Persone (Persù in dialetto bresciano) è una frazione del comune di Valvestino, nella omonima valle in provincia di Brescia. Fu comune indipendente del Trentino fino al 1928, anno in cui fu aggregato a quello di Valvestino. Dal censimento del 1921 risultava avere 95 abitanti, mentre all'inizio del Ventunesimo secolo vi abitano stabilmente le 40 e le 50 persone.
Origine del nome Il toponimo deriverebbe per alcuni da una parola di origine celtica non più decifrabile. mentre per il noto linguista Carlo Battisti il toponimo è da ricercarsi invece nella radice prelatina "bars" che significa altura, quindi si indicava un villaggio costruito su un'altura, e in seguito sulla radice "bars" si sarebbe sovrapposto la parola latina medioevale "bersa" che indicava un recinto o una siepe di selva per rinchiudervi di notte gli animaliStudi trentini di scienze storiche, a cura della Società di studi trentini di scienze storiche, 1989.. Uguale è il toponimo del comune trentino di Bersone. Difatti l'etnografo Bartolomeo Malfatti nel suo "Saggio di toponomastica Trentina" edito nel 1896 riporta che: "Bersu", secondo il Ducange, sono le "crates viminere, seu sepes ex palis vel ramis, quibus silver vel parci undique incinguntur". Questa voce deriva probabilmente da "Bers", che nell'antico bretone significava divieto; onde "bersa" proibire. Da qui, coll'idea di luogo custodito, chiuso, la voce "Bersa"=cella vinaria di un Cartolario marsigliese, citato dal Ducange. Si può ammettere che dei paesi indicati sopra, più d'uno prendesse il nome da un luogo frequente di siepi, o ricinto"B. Malfatti, Saggio di toponomastica Trentina, in Società degli Alpinisti Tridentini, XIX Annuario 1894-1895, Rovereto 1896, pag.117..
Il toponimo Persone è attestato in una pergamena del 21 agosto del 1405 quando fu stipulato un compromesso tra le comunità di Magasa, Armo, Persone, Moerna e Turano della Val Vestino con quella di Storo per stabilire i rispettivi confini sul monte Tombea... Nel 1913 il glottologo Carlo Battisti riportò nella sua ricerca sul dialetto della Val Vestino che gli abitanti del luogo venivano soprannominati: "striù", stregoniDie Mundart von Valvestino. Ein Reisebericht, Vienna, A. Holder, 1913..
Storia
Persone trova la sua origine probabilmente in epoca pre-romana come piccolo insediamento di popolazioni “reto-celtiche”: Stoni o Galli Cenomani. Fu dal 1100 circa al 1826 comune della Contea di Lodrone, territorio soggetto alla podestà della nobile famiglia dei conti Lodron, feudatari dei principi-vescovi di Trento; nel 1849 fu accorpato dall'amministrazione austriaca al comune di Turano assieme a Moerna, Armo e Bollone.. Nel villaggio nacque nel 1740 Giovanni Grandi, bandito e "assassino di strada", giustiziato nel Castello di Stenico il 15 novembre del 1788. La zona è conosciuta per la ricchezza della sua flora: vi cresce la Scabiosa vestina, endemismo insubrico che dalla valle prende il nome, raccolto sul monte Tombea dal botanico trentino Francesco Facchini e pubblicato come specie nuova da Wilhelm Daniel Joseph Koch nel 1843; il 5 luglio 1853 la specie fu ritrovata nella zona dal botanico bavarese Friedrich Leybold, che nella stessa escursione raccolse la Daphne petraea e la Saxifraga tombeanensis..
È il luogo ove si condussero tra il 25 giugno e il 10 agosto 1866 le operazioni in Valvestino, della terza guerra di indipendenza tra le forze garibaldine e austriache. Sorta in una vallecola, dal 1861 al 1918 qui vi passava il confine tra Regno d'Italia e Austria Ungheria, dopo che per secoli era stato il punto di confine tra Repubblica di Venezia e Contea principesca del Tirolo, dopo la parentesi napoleonica fu confine tra il Lombardo Veneto e l'Impero d'Austria. Nel dicembre 1916, nel corso della prima guerra mondiale, vi transitò proveniente da Capovalle il re Vittorio Emanuele III di ispezione alle linee fortificate della Val Vestino.
La comunità fu parte in causa nelle grandi contese confinarie della valle: è citata nella pergamena del 21 agosto 1405 con cui le comunità di Magasa, Armo, Persone, Moerna e Turano devolvevano ad arbitrato la lite con Storo per i confini del monte Tombea, e ottenne una quota dei pascoli e dei boschi nella grande divisione terriera del 31 ottobre 1511.
Il fondo benefico Grandi Domenico Grandi, curato di Pedersano e originario di Persone, istituì, con atto del 18 febbraio 1711 e con testamento del 23 gennaio 1712, due cappellanie, di cui una nella chiesa di Pedersano, l'altra nella chiesa di Persone. Per quanto riguarda la prima, essa obbligava il beneficiato alla celebrazione di 4 messe alla settimana, in suffragio dell'anima del testatore e di quella dei suoi parenti e benefattori. Il godimento della cappellania spettava, secondo le disposizioni del fondatore, ai suoi parenti sacerdoti, prima della linea paterna e poi materna, e nel caso di loro assenza, ai discendenti della famiglia Chemelli di Pedersano, o al curato pro tempore di Pedersano. A tale scopo don Domenico Grandi legò alcuni capitali e alcuni suoi beni stabili, siti in località Strafalt, nella frazione di Piazzo (Pomarolo), e in località Cerna nelle pertinenze di Pedersano. I suddetti fondi vennero coltivati da coloni con contratti di mezzadria; sul fondo a Strafalt vi era anche una casa di campagna, con stalla e avvolto, destinata ai coloni stessi. Dal 1888 al 1906, il beneficio Grandi fu assegnato al curato di Pedersano, don Annibale Zanolli, che redasse per quegl'anni la documentazione necessaria alla gestione e all'amministrazione del beneficio. Con il decreto vescovile del 17 agosto 1907, la cappellania Grandi fondata presso la chiesa di Pedersano, venne assegnata a don Vigilio GrandiVigilio Grandi, nato a Valvestino nel 1878, divenne cooperatore a Dro nel 1902, fu curato a Moerna e Persone tra il 1906 e il 1914, poi parroco a Castel Tesino fino al 1921 e decano di Borgo Valsugana fino al 1955, quando si ritirò in Seminario fino alla sua morte, avvenuta nel 1966. Fu investito del beneficio Domenico Grandi dal 1907 al 1963. (in ADT, Sacerdoti defunti, 1966, Grandi mons. Vigilio), curato di Moerna (Valvestino), che aveva richiesto di esserne investito per questioni di parentela e diritto di patronato. Secondo l'atto di consegna compilato da don Annibale Zanolli il 17 settembre 1907, il patrimonio del beneficio Grandi consisteva in un'obbligazione di stato di 600 corone, in un fondo vignato e boschivo in località Strafalt stimato 3200 corone e in un altro fondo vignato e boschivo in località Cerna stimato 800 corone. I fondi si trovavano in ottimo stato, mentre la casa colonica aveva bisogno di qualche riparazione. L'orto sito a Pedersano in località Cros, assegnato alla cappellania secondo il testamento di don Domenico Grandi, non faceva più parte del patrimonio del beneficio. I capitali lasciati con testamento dal fondatore per l'importo complessivo di 1026 corone erano stati ridotti a 600 corone. Monsignor Vigilio Grandi godette del beneficio Grandi fino al 1963, quando per sua rinuncia, ritornò ad essere assegnato al parroco di Pedersano, al tempo don Giovanni Volcan, che ne divenne beneficiato dal 1 luglio 1963. L'Ordinariato di Trento, con rescritto del 7 novembre 1963, concesse per un quinquennio la riduzione delle 208 messe annue che fino a quel momento gravavano il beneficio Grandi di Pedersano, a 4 messe annue; autorizzò inoltre il parroco ad utilizzare il reddito residuo del beneficio Grandi per il proprio sostentamento, per spese di miglioria alla campagna e per il restauro della casa beneficiale. Su richiesta del parroco, l'Ordinariato autorizzò in data 8 gennaio 1968 la vendita di tutto il patrimonio del beneficio Grandi, la devoluzione di una certa somma alla chiesa parrocchiale di Pedersano per lo svolgimento di opere pastorali e a suffragio dell'anima del fondatore del beneficio, e l'affrancazione perpetua di tutti gli oneri missari a carico del beneficiato.
Monumenti e luoghi di interesse
Architetture religiose
La chiesa di San Matteo La cappella di San Matteo di Persone viene citata nel 1537 nell'ambito della pieve di Tignale. Tale cappella dipenderà da Turano fra il 1564 e il 1726. Imprecisata la data di edificazione della chiesa. Le quattro campane, fuse a TrentoLe quattro campane vennero fuse nel 1909 dalla ditta Cobacchini di Trento e trascinate in Valvestino d'inverno per la Bocca Cocca., furono collocate sulla torre nel 1909 e fu ridipinta nel 1951La chiesa parrocchiale è stata abbellita nell'estate 1951 con il restauro del campanile e decorazioni dell'interno eseguite dal pittore dilettante don Bruno Belli di Sopraponte..
La curazia di Persone fu istituita il 7 febbraio 1729. Nel 1822 passò nel Decanato di Condino rimanendovi fino al 1936. Con decreto vescovile del 10 settembre 1986 ed in base al Concordato del 1984, veniva stabilita l'estinzione della curazia di Persone conglobata nella parrocchia di Turano, che assumeva il titolo "Martirio di S. Giovanni Battista" in luogo di S. Giovanni Battista Decollato.
Le santelle religiose Un tempo la profonda religiosità popolare delle genti di questa valle si esprimeva spesso con l'erezione di opere sacre e l'apposizione di "segni" che avevano lo scopo di garantire un quotidiano "filo diretto" con il Creatore. C'era sempre qualche buon motivo per ringraziarlo per invocarne la benevolenza. Cosi, lungo le stradine di campagna e le mulattiere di montagna è facile imbattersi in vecchi manufatti ormai spesso offuscati, dalla patina del tempo: croci, tabernacoli, capitelli, lapidi in ricordo di eventi tragici, piccoli dipinti votivi realizzati per grazie ricevute. Presso di essi il viandante sostava qualche attimo in rispettosa preghiera: anche il passante più frettoloso, vi gettava almeno uno sguardo, elevando un pensiero al Cielo.
I tre capitelli o santelle siti nelle vicinanze dell'abitato, lungo le antiche mulattiere che collegavano il villaggio con gli altri abitati della Val Vestino furono presumibilmente edificati tra il 1700 e il 1800, per volontà di pii benefattori. I manufatti si presentano con volta a sesto d'arco e le strutture verticali sono in muratura portante. Le coperture sono a due falde simmetriche con il manto in coppi e furono recentemente ristrutturate in quanto versavano in stato di abbandono con gli affreschi sbiaditi e esposti alle intemperie..
La prima santella è posizionata lungo l'antico percorso, oggi strada provinciale, che congiunge Persone a Moerna ed è dedicata al culto di Sant'Anna a protezione della famiglia, è la più antica e si presume sia stata costruita nel 1700. Gli affreschi che l'adornano raffigurano alla sua destra San Rocco protettore dalla peste nera e a destra San Sebastiano, santo pure invocato contro la pestilenza. La devozione a San Rocco e a San Sebastiano deriva dal fatto che la peste nera colpì duramente la popolazione fino al 1630 quando praticamente scomparve definitivamente dal bresciano ma rimase attiva in Europa, in Russia, fino al 1770. Nella zona della Riviera del Garda e del Trentino, l’epidemia pestilenziale, fu documentata già a partire dal 1300 e poi a seguire nel 1428, 1433,1496, 1530, 1567 e nel 1576. La stessa popolazione del villaggio di Droane, secondo la tradizione, fu annientata nel XVI secolo.
Alla periferia dell'abitato di Persone, sulla strada per il fondovalle che un tempo conduceva a Turano, è situato il capitello oggi dedicato alla devozione di San Giuseppe col Bambino, patrono dei padri di famiglia e degli artigiani. Una terza santella era presente fino a pochi decenni fa ai lati della provinciale per Moerna, poco distante dall'abitato, quando fu demolita per l'allargamento della sede stradale.