La lettera rubata (The Purloined Letter) è un racconto di Edgar Allan Poe del 1845.
Si tratta del terzo e ultimo racconto scritto da Poe con protagonista l'investigatore Auguste Dupin, dopo I delitti della Rue Morgue e Il mistero di Marie Roget.
Trama Come di consueto, la vicenda è narrata dall'anonimo amico del cavalier Dupin. Una sera, i due ricevono nel loro appartamento la visita del loro conoscente, il signor G., prefetto di polizia di Parigi. G. informa i due del furto, avvenuto negli appartamenti regali, di una lettera indirizzata a "un illustre personaggio". Costei, interrotta nella lettura dall'arrivo dell'altro alto personaggio cui voleva tenerla celata, è stata impossibilitata a recuperarla: a sottrarla, alla loro stessa presenza, è stato l'intrigante e spregiudicato ministro D., che ha sostituito la lettera con un'altra di minore importanza e che si propone di usarla a fini di ricatto contro l'interessata.
La polizia ha perquisito a fondo la casa di D. alla ricerca della lettera, esaminando minuziosamente mobili, pareti e tappeti per individuare eventuali nascondigli, ma non ha trovato nulla. Dupin suggerisce a G. e ai suoi uomini di ripetere le ricerche, e chiede una descrizione della lettera. Un mese dopo, G. fa ritorno da Dupin: la polizia non ha ancora ottenuto alcun risultato ed egli dichiara di essere disposto a pagare 50.000 franchi a chiunque possa aiutarlo a trovare la lettera. Dupin chiede a G. di emettere un assegno per tale importo; una volta ricevuto l'assegno, Dupin gli consegna la lettera, da lui recuperata, e il prefetto estasiato corre via a restituirla alla legittima proprietaria.
A questo punto Dupin spiega al narratore come sia giunto a ritrovare la lettera rubata: la polizia, sostiene, nelle sue ricerche non aveva tenuto conto della psicologia del suo avversario e aveva dato per scontato che, data la natura politicamente sensibile della lettera, il ministro D. si sarebbe dato da fare per nasconderla, mentre Dupin aveva ipotizzato l'avesse celata in bella vista. Si recò quindi in casa di D., mascherando gli occhi con occhiali verdi per ispezionare di nascosto le stanze, e venendo ricevuto dal ministro. In uno degli scomparti di un portacarte economico appeso vicino al caminetto, c'era una lettera sporca e mezza strappata: Dupin capì che si trattava della lettera scomparsa, artefatta da D. per nasconderne la natura. Prima di andarsene finse di dimenticare la tabacchiera come pretesto per tornare il giorno successivo. Poco dopo la seconda visita, si verificò un tafferuglio in strada (in realtà organizzato in anticipo con un complice pagato da Dupin). Mentre D. era distratto, Dupin prese la lettera e la sostituì con una copia esteriormente identica che aveva preparato.
Dupin aveva deciso di non tentare di impadronirsi apertamente della lettera nel fondato timore che D. lo avrebbe fatto uccidere. Inoltre, poiché Dupin appoggia politicamente la dama ricattata per diciotto mesi dal ministro, e nutre un vecchio rancore personale nei confronti di D., egli è certo che il ministro userà quella che egli ritiene la lettera autentica per il suo piano di ricatto, finendo invece per causare la propria rovina politica. Pertanto, nella lettera da lui lasciata Dupin ha scritto un messaggio per D., dal quale il ministro comprenderà di essere stato sconfitto da Dupin: Un dessein si funeste, / S'il n'est degne d'Atrée, est degne de Thyeste ("Se un disegno così sinistro non è degno di Atreo, è degno di Tieste"): versi tratti dalla tragedia Atrée et Thyeste di Crébillon.
Storia editoriale Il racconto fu pubblicato per la prima volta sul The Gift for 1845 (uscito nel dicembre 1844).
Analisi
L'autore si dilunga in minuziose considerazioni sulle forme di intelligenza e sul come certe regole, applicabili alla maggioranza delle persone quando se ne vogliono intuire le mosse, non lo siano più quando si ha a che fare con personaggi di particolari capacità intellettuali, e sul come debbano in questi casi essere tenute anche in conto le caratteristiche comportamentali del soggetto, al fine di capire quale via abbia seguito per raggiungere il suo scopo. Nel caso particolare la conclusione emergente è che la tecnica migliore per nascondere una cosa è proprio quella di metterla bene in evidenza in mezzo ad altre simili.
Il racconto fu spunto di riflessione per Sigmund Freud, Jacques Lacan e Jacques Derrida.Rispettivamente nei saggi, La negazione (1915, tr. in Opere, VIII, Boringhieri, 1976, pp. 36-48), Il seminario su "La lettera rubata" (1956, in Scritti, tr. Giacomo Contri, Einaudi, 1966, pp. 7-58) e Il fattore della verità (1975, tr. Francesco Zambon, Adelphi, 1978). Si veda anche Giovanni Bottiroli, Strutturalismo e strategia in Jacques Lacan. Un'interpretazione della «Lettera rubata», in "aut aut", n. 177-178, 1980, pp. 95-116.
Adattamenti L'autore Guido Crepax, come già fatto in precedenza con altri racconti di Poe, ha realizzato nel 1990 una versione a fumetti.
Note
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