All'origine della pretesa cristiana è un saggio del sacerdote cattolico e teologo Luigi Giussani, fondatore del movimento Comunione e Liberazione, pubblicato nel maggio 1988. È il secondo volume del PerCorso, opera in tre parti, pubblicata per la prima volta tra il 1986 e il 1992, nella quale don Giussani riassume il suo itinerario di pensiero e di esperienza e che rappresenta la base, sviluppata in quarant'anni di insegnamento, della sua proposta educativa.Scheda di
Nel testo Giussani descrive il passaggio dal senso religioso, come descritto nel primo volume del PerCorso (Il senso religioso), all'avvenimento storico della rivelazione cristiana.Scheda di .
Storia editoriale
Il PerCorso nacque, come impianto iniziale, quale base delle lezioni di religione tenute da don Giussani al liceo Berchet di Milano negli anni cinquanta e in seguito rielaborata per l'insegnamento di introduzione alla teologia all'Università Cattolica.Nota di edizione de Il senso religioso. Volume primo del PerCorso, Jaca Book, Milano, 1ª edizione, 1986. L'opera intende esemplificare le modalità secondo le quali si può aderire coscientemente e ragionevolmente al cristianesimo, tenendo conto dell'esperienza reale.
Il libro ricalca, sviluppandola, l'impostazione data da don Giussani in una sua prima opera intitolata Il senso religioso e pubblicata originariamente nel 1966. Seguendo lo schema lì adottato, il PerCorso inizia col tema del senso religioso inteso come «essenza stessa della razionalità e la radice della coscienza umana». Il secondo volume riguarda il tema della rivelazione, mentre il terzo verte sul tema della Chiesa.
All'origine della pretesa cristiana fu pubblicato nel marzo del 1988 da Jaca Book e fu seguito, negli anni successivi, dal testo conclusivo del PerCorso, Perché la Chiesa, in due tomi, nel 1990 e nel 1992.Scheda dell'edizione Jaca Book di .
Nel 2001 Rizzoli Editore, che aveva già pubblicato la rinnovata edizione de Il senso religioso nel 1997, realizzò quella che, riveduta e corretta, con un nuovo apparato bibliografico e di note, una nuova prefazione dell'autore, è considerata l'edizione "definitiva" di All'origine della pretesa cristiana.Scheda dell'edizione Rizzoli di Il testo fu poi pubblicato anche in edizione economica nella Biblioteca Universale Rizzoli nel 2004.
L'edizione in lingua inglese di All'origine della pretesa cristiana, pubblicata da McGill-Queen's University Press di Montréal, fu presentata al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York il 24 maggio del 1999 analogamente a quanto avvenne nel dicembre del 1997 per The Religious Sense.. La presentazione di At the Origin of the Christian Claim fu organizzata dall'Osservatore permanente della Santa Sede presso l'ONU monsignor Renato Martino con interventi del cardinale John O'Connor, Arcivescovo di New York, del pastore e teologo luterano Gilbert C. Meilander, del rabbino e filosofo ebraico Neil Gillman e di Razan A.G. Farhadi, ambasciatore afghano presso l'ONU.
Giussani stesso affermò di tenere particolarmente a questo libro, poiché «esprime le ragioni di una fede consapevole e matura».
All'origine della pretesa cristiana e gli altri testi del PerCorso sono alla base del volume per l'insegnamento della religione cattolica rivolto agli studenti delle scuole superiori intitolato Scuola di religione e pubblicato dalla SEI di Torino nel 1999 (e in una nuova edizione nel 2003).Scheda dell'edizione del 1999 di Scheda dell'edizione del 2003 di
Contenuti Nell'introduzione, ampliata nella riedizione del libro ad opera dell'editore Rizzoli, Giussani riepiloga gli aspetti salienti dell'esperienza religiosa dell'uomo, contenuto del primo volume del PerCorso.. Il senso religioso è «quella natura originale dell'uomo per cui egli si esprime esaurientemente in domande ultime» e quindi «espressione adeguata di quel livello della natura in cui la natura diventa coscienza del reale tendenzialmente secondo la totalità dei suoi fattori». Coincide con l'aspetto ultimo e profondo della ragione.
L'uomo non distratto, ma consapevole, si rende conto che il senso della realtà, cioè il contenuto ultimo della ragione, è un fattore non immediatamente compreso, esterno, una «x», come la definisce l'autore. Giussani descrive come «vertiginosa» la condizione umana di fronte a questo riconoscimento che è il vertice della ragione umana. Vertiginoso è aderire a qualcosa che non si riesce ad afferrare, qualcosa di cui si intuisce la presenza, ma che non è visibile, misurabile e non si possiede. Cioè il «mistero» com'è cristianamente definito.. La ragione umana, per sua natura è così spinta alla ricerca di una soluzione, anzi, la ragione stessa implica l'esistenza di una soluzione.. Creatività religiosa e esigenza della rivelazione Nei primi due capitoli è descritto come l'uomo abbia cercato nella storia di immaginare e di definire il mistero in rapporto con sé attraverso le religioni. Giussani afferma che in tal senso tutte le religioni sono vere, «l'unico dovere che l'uomo ha è quello della serietà nell'aderirvi». Tutti gli aspetti della creatività religiosa rispondono alla necessità della ragione di comprendere il fattore misterioso che è avvertito come risposta alle proprie domande ultime.. Viene però sottolineato che il mistero stesso deve rivelarsi. «Unico aiuto adeguato alla riconosciuta impotenza esistenziale dell'uomo non può essere che il divino stesso, quella divinità nascosta, il mistero, che in qualche modo si coinvolga con la fatica dell'uomo illuminandolo e sostenendolo nel suo camminare.». La necessità della rivelazione è stata intuita dai grandi artisti in ogni tempo e luogo (l'autore cita Giacomo Leopardi e Platone) Inoltre l'ipotesi della rivelazione non può essere esclusa a priori perché escluderla significherebbe limitare la libertà del mistero stesso in un'ultima forma di idolatria.. L'autore esemplifica, con l'aiuto di citazione degli storici delle religioni Julien Ries (futuro cardinale) e Mircea Eliade e di altri, come l'ipotesi della rivelazione sia stata affrontata nelle varie credenze, fino al caso dell'ebraismo in cui è evidente l'implicarsi di Dio nella storia e dell'uomo e addirittura di un popolo..
Giussani definisce quindi in cosa consiste la «pretesa» a cui fa riferimento il titolo del libro. «Nel nobile sforzo razionale, morale ed estetico che esprimono, tutte le religioni sono vere e l'uomo, indotto dalle esigenze della sua umanità, deve compiere questo sforzo e deve quindi avere una religione.» L'esigenza della rivelazione è insita in ogni tentativo religioso. Considerando tutti i tentativi religiosi e la libertà di espressione dell'uomo, che ci sia una che dice di sé «io sono la religione, l'unica strada», sarebbe un delitto «in quanto imposizione morale della propria espressione agli altri».. Conclude però l'autore:
L'ipotesi dell'incarnazione Per andare al fondo di questa pretesa, apparentemente irrazionale, Giussani utilizza uno schema che riassume come l'uomo concepisce e realizza il suo rapporto con il divino:V. copertina di .
La linea orizzontale è la traiettoria umana e sopra di essa incombe la presenza del fattore esterno X (destino, fato, mistero ultimo, Dio). Le frecce ascendenti indicano la tensione conoscitiva della ragione umana verso X. La freccia verticale indica il rivelarsi del mistero, del significato ultimo, nella vicenda umana. L'ipotesi dell'incarnazione consiste nel supporre che «X», «l'enigmatica presenza che incombe oltre l'orizzonte, senza la quale la ragione non potrebbe essere ragione [...] entrasse nel flusso del tempo e dello spazio e con forza espressiva inimmaginabile si incarnasse in Fatto tra noi.» Incarnarsi significa che X diventa un fatto normale sperimentabile nella traiettoria storica, un fatto che si implica concretamente, direttamente e personalmente con l'uomo. Escludere questa ipotesi sarebbe per l'autore irragionevole. Si tratta quindi, vista la plausibilità e la razionalità dell'ipotesi, di domandarsi: «è accaduto o no?».
Nell'ipotesi che il divino abbia scelto di utilizzare questo metodo, incarnandosi, si tratterebbe di un «capovolgimento del metodo religioso», il rapporto uomo-destino non si baserebbe più sullo sforzo umano, non sarebbe più un dignitoso tentativo umano. Si tratterebbe invece di «imbattersi in un presente», non uno sforzo moralistico, ma «la semplicità di un riconoscimento». Giussani lo chiama «incontro»..
La pretesa cristiana non è quindi semplicemente l'affermazione che il cristianesimo è l'unica risposta, ma piuttosto l'annuncio che quanto ipotizzato, il capovolgimento secondo cui il significato ultimo si è incarnato, è un fatto accaduto. Non un problema teorico, ma storico. «La prima domanda di cui ci dobbiamo investire non è: È ragionevole o giusto quel che dice l'annuncio cristiano?, ma È vero che sia accaduto o no? È vero che Dio è intervenuto?»..
Una citazione di Fëdor Dostoevskij introduce la descrizione di come la domanda posta sopra sia quella fondamentale e ponga un problema ineliminabile nell'esperienza religiosa dell'uomo.
L'autore sostiene così che il «semplice fatto che un solo uomo affermi Dio è diventato uomo pone un problema radicale e ineliminabile nella vita religiosa dell'umanità.». Citando Kierkegaard Giussani afferma che l'uomo non può disinteressarsi di un fatto come la dichiarazione di un uomo che ha affermato di essere Dio, passivamente.
La società tende a non prendere in considerazione questo annuncio per la percezione di enormità dei termini del problema. Invece una riflessione sulla veridicità del cristianesimo parte, secondo i termini di realismo che Giussani ha già delineato nel primo volume del PerCorso, dalla verifica sull'oggetto, in questo caso da Cristo stesso, unico caso nella storia in cui non ci si trova di fronte a un uomo genericamente divinizzato, ma che si è sostanzialmente identificato con Dio..
L'autore spiega che storicamente il fatto cristiano è indagabile attraverso i Vangeli: la testimonianza di persone mosse dall'urgenza di far conoscere i fatti accaduti secondo la loro intelligenza, nella forma di un annuncio. Cioè «il ricordo di un fatto eccezionale trasmesso da qualcuno che ritiene vitale farlo conoscere ad altri.» Non un resoconto stenografico, ma «memoria e annuncio». La domanda da porsi secondo Giussani è: «È plausibile? È convincente?». L'analisi di quanto descritto nei testi evangelici richiede, citando von Balthasar, di «non lesinare sul senso», cioè è necessario farsi provocare dalla totalità del fatto, la pretesa di Cristo, così com'è..
Il metodo della rivelazione
L'approccio al fatto cristiano richiede la convivenza nel tempo con Cristo stesso, con la modalità che Cristo stesso propone, nell'unicità della sua pretesa. Il venir meno di questo metodo non soddisfa, secondo Giussani, che qui richiama il primo volume del PerCorso, i requisiti per una seria indagine. Convivenza nel tempo, tenendo conto che Cristo fa costantemente appello all'intelligenza e la sollecita, al fine di giungere alla certezza..
Il punto di partenza è quindi per l'autore la constatazione che «il mistero ha scelto di entrare nella storia dell'uomo con una storia identica a quella di qualsiasi uomo»..
Giussani inizia qui il racconto dell'incontro umano dei primi apostoli con Gesù ricordando che il racconto di Giovanni «riporta la memoria di un uomo che ha trattenuto per tutta la vita negli occhi e nel cuore l'istante in cui la sua esistenza è stata investita da una presenza e capovolta» ().. Dell'incontro con Gesù fatto insieme al suo amico Andrea Giovanni ricorda l'ora, «erano circa le quattro del pomeriggio» ()..
Gli apostoli si trovano di fronte a una persona diversa dalle altre, dalla personalità eccezionale, ma che con una modalità semplicissima, la convivenza con loro, porta ad una certezza apparentemente sproporzionata, quella di aver trovato il Messia..