Pianello è una frazione del comune di Cagli in provincia di Pesaro-Urbino.
Geografia fisica
Morfologia
Pianello di Cagli è un piccolo centro abitato posto a 394 m s.l.m., sorge a valle del Monte Nerone alla confluenza del fiume Certano e del fiume Giordano. Dopo Pianello il fiume prende il nome Bosso e nel suo percorso verso Cagli percorre una gola dalle forme aspre e selvagge, ricchissima di piante e animali delle specie più diverse. La gola del fiume Bosso ed il territorio compreso tra Pianello, Pieia e Monte Nerone sono di estremo interesse dal punto di vista geologico e da decenni sono meta di studiosi provenienti dalle più importanti università italiane e straniere. Nel territorio della vallata, le popolazioni da secoli hanno estratto le pietre utilizzate per la costruzione degli edifici, alcune di particolare pregio che venivano inviate anche a Roma: il travertino, molto resistente agli agenti atmosferici, il marmarone dal colore bruno, la pietra campanella di più colori, la scaglia rosata, di gran lunga la più utilizzata per la costruzione di tutte le abitazioni della vallata e del cagliese, la più povera arenaria e, infine, la corniola selcifera, ovvero la pietra molare particolarmente ricercata fin dall'antichità per la realizzazione di enormi macine da mulino. La particolare ubicazione geografica di Pianello, punto di chiusura delle vallate dei torrenti Certano, Giordano e Fiumicello e imbocco della vallata del fiume Bosso, ne hanno fatto fin dall'antichità un punto di passaggio privilegiato lungo le vie che dall'Adriatico portano verso la valle del Tevere. Quella attraverso Pianello è la via più breve lungo questa direttrice, sfruttata sin dai tempi degli Umbri, Etruschi e Romani fino al medioevo, perché facilmente percorribile anche durante i periodi invernali, essendo caratterizzata da valichi a quota abbastanza bassa. Il massiccio del Nerone, sulle cui pendici sorge Pianello e che divenne polo di attrazione per le antiche popolazioni pastorali della civiltà appenninica, è caratterizzato da una fitta rete di spaccature, ripari sottoroccia e caverne scavate nel calcare massiccio. L'esteso sistema di cavità carsiche presente all'interno della montagna fanno di queste zone il paradiso degli speleologi.
Flora
La flora della valle del fiume Bosso e dei dintorni di Pieia è una miniera di prezioso materiale di studio sia per la varietà delle specie presenti che per l'estrema rarità di alcune, definite rare o rarissime non solo nella regione marchigiana, ma in tutta la catena appenninica. La caratteristica principale e singolare è la convergenza di specie vegetali provenienti da regioni molto diverse che vanno a comporre aree vegetazionali composite e singolari. I boschi degli alvei fluviali sono il regno del pioppo bianco (Populus alba), dell'ontano nero (Alnus glutinosa), del tiglio (Tilia platyphillos), dell'olmo campestre (Ulmus minor) e di innumerevoli specie di salice. Salendo di quota troviamo i querceti a roverella associati all'acero trilobo (Acer monspessulanus) ed all'acero minore (Acer campestre), nonché ad arbusti come il biancospino (Crataegus laevigata), il corniolo (Cornus mas), il ciliegio canino (Prunus mahaleb) ed il prugnolo (Prunus spinosa). Nei fianchi delle vallate di rilevante importanza sono i boschi di carpino (Ostrya carpinifolia) e orniello (Fraxinus ornus) che troviamo in associazione con diverse varietà di acero, sorbo e ciliegi selvatici e, molto spesso, con il leccio (Quercus ilex). Fra gli arbusti sono molto frequenti la sanguinella (Cornus sanguinea), il corniolo, il nocciolo (Corylus avellana) e la berretta da prete (Euonymus europaeus). Infine alle quote più alte, tra 900 e 1500 metri, il cerro (Quercus cerris) gradualmente lascia il campo al vero re della montagna, il faggio (Fagus silvatica), che in genere forma boschi monospecifici. Lungo i bordi delle faggete possiamo trovare qualche isolato esemplare di agrifoglio (Ilex aquifolium) e di acero di monte (Acer pseudoplatanus). Un così elevato numero di specie vegetali concentrato in un territorio ristretto, associato a particolari condizioni climatiche che si verificano nei mesi di ottobre e novembre, con temperature molto basse di notte e umidità elevata e sole di giorno, danno luogo ad una vera e propria esplosione di colori, uno spettacolo della natura riscontrabile in pochi altri luoghi e che tecnicamente viene chiamato fogliame autunnale. Il foliage, nato in Canada, vanta ormai tantissimi appassionati nel mondo che, attraverso la rete, si scambiano notizie sui luoghi e sui giorni dell'anno in cui il fenomeno raggiunge l'apice. La vallata di Pianello, ancora poco nota, non è ancora entrata nel circuito degli appassionati di foliage, ma certo ne ha tutte le caratteristiche, con il suo caleidoscopio di colori autunnali che vanno dal rosso arancio fiammante dello scotano, al giallo vivo dell'acero, dal bordeaux e dal rosa dell'orniello al marrone dei cerri, dal giallo chiaro dei carpini al verde scuro dei lecci e del bosso, con tutte le sfumature e le tonalità intermedie.
Fauna La fauna che popola la vallata di Pianello è tipicamente appenninica. Tra i mammiferi le specie più diffuse sono la volpe, la donnola, il tasso, la faina, la lepre e il riccio. Da qualche anno è diventata molto rilevante la presenza di cinghiali, nonostante siano cacciati in modo assiduo da numerose squadre di cacciatori, tanto che questo è diventato il tipo di caccia più praticato nella zona. È piuttosto facile imbattersi in istrici ed anche la presenza del lupo viene notata sempre più spesso. Tra gli uccelli si segnala la presenza comune della gallinella d'acqua e del martin pescatore, di diversi esemplari di airone, oltre a falchi, poiane, ghiandaie, merli, usignoli, rondini. Da qualche anno sono tornate a nidificare sulle rocce più alte e nascoste del Nerone anche le maestose aquile. Tra i rettili i più comuni sono la lucertola, il ramarro e l'orbettino oltre a varie specie di serpenti fra i quali la natrice dal collare, il biacco e, in alcune zone, viene talvolta segnalata anche la vipera. Nei fiumi, oltre a trote, barbi e cavedani, troviamo il gambero di fiume, il granchio di fiume ed un pesce molto particolare che vive sotto i sassi, localmente viene chiamato capisciotto, una specie che in passato è finita molto spesso nel mirino dei pescatori di frodo per la prelibatezza delle sue carni. Il capisciotto o scazzone (Cottus gobio) è una specie molto sensibile all'inquinamento delle acque e pertanto, proprio per la sua specificità, deve essere adeguatamente tutelata e trova il suo habitat naturale nelle gelide e limpidissime acque del torrente Giordano.
Cultura Gastronomia
La festa caratteristica del paese è la sagra della lumaca, che si tiene la terza domenica di giugno. Le lumache vengono preparate con una ricetta tipica pianellese non riscontrabile nelle gastronomie dei luoghi limitrofi. Nel 2012 (50º anniversario della sagra) è stata organizzata una enorme polenta che ha consentito di conseguire il World Guinnes Record per la Polenta più grande del mondo realizzata in un unico pentolone e con una sola cottura. Con una pentola di 3 metri di diametro per un'altezza di 1 metro e 70 centimetri è stata ottenuta una polenta del peso finale di 3.560 chili, che ha superato il precedente record detenuto dal Canada con circa 2.790 chili.
Storia Le origini e le genti umbre La vallata di Pianello entra nella storia quando, durante l'età del Bronzo medio (circa 1500 a.C.), le prime tribù di cacciatori-raccoglitori giunsero ad abitare le numerose grotte poste alle pendici del Monte Nerone, fra le quali spicca per importanza il complesso naturale di Fondarca, presso Pieia. Recenti campagne di scavi effettuate nella zona dall'Università della Tuscia, hanno portato alla luce numerosi reperti (scodelle, olle, resti di ossa animali, ect.). La valle, secondo quanto indicano i più recenti studi, venne poi colonizzata dalle popolazioni Umbre, probabilmente in conseguenza di un Ver Sacrum, ovvero una Primavera Sacra, rituale tipico delle antiche popolazioni italiche. Nella zona, ritenuta sacra per via delle alte vette e delle numerose sorgenti che sgorgano dal monte Nerone, si installò verosimilmente la tribù dei Pieienates, una delle tribù Ikuvine che hanno lasciato una descrizione di riti e cerimoniali nelle famose Tavole eugubine conservate a Gubbio. La vallata di Pianello è sempre stata una zona di confine e, con l'ascesa di Roma, si trovarono contemporaneamente ad interagirvi le genti umbre, quelle delle confinanti zone etrusche, le popolazioni celtiche, che da tempo si erano insediate nella zona, ed i nuovi conquistatori romani che infine ebbero il sopravvento su tutte le altre popolazioni, le quali vennero gradualmente integrate ed assorbite, dando così inizio ad un nuovo periodo storico che ha lasciato profondi segni sul territorio.
Il corridoio bizantino La zona si trovò a ricoprire un ruolo nuovamente importante durante il periodo longobardo-bizantino, nei secoli VI-VIII, quando la valle di Pianello divenne una parte fondamentale di quello che ormai unanimemente gli storici individuano come il Corridoio Bizantino, cioè un'esigua striscia di territorio rimasta sempre in mano bizantina e da questi strenuamente difesa per non perdere il collegamento fra Ravenna e Roma attraverso l'Appennino. Il corridoio era ritagliato fra i territori sotto il controllo longobardo e la parte che attraversava la vallata di Pianello ne rappresentava la parte più impervia e disagevole, attraverso la quale era possibile scavalcare l'Appennino. Il presidio del corridoio era garantito dalla presenza di numerose rocche e fortificazioni contrapposte, longobarde e bizantine, costruite sulle alture ai lati. Il corridoio seguiva in larga parte il percorso di un'antica strada umbro-romana che da Apecchio saliva verso la Serra della Stretta passando attraverso le fortificazioni dell'Arcella e dell'Arcellina, per arrivare ad Acquapartita ed al Trebbio, quindi Miara, L'Oncia, Caiserra, Pievarella, Caimercati, Chiaramonte, San Silvestro ed infine scendeva verso l'antica Luceoli (nei pressi di Cantiano), in direzione Gubbio. Il periodo longobardo-bizantino ha lasciato segnali del tutto evidenti nella toponomastica della valle, nei dialetti e nelle dedicazioni santoriali. Gli studi effettuati hanno dimostrato come all'interno del corridoio toponomastica e dialetto siano di derivazione principalmente greca, con la pronuncia della vocale a molto aperta (Pianello, Moria, Cantiano), mentre all'esterno del corridoio la pronuncia avviene ancora oggi alla moda franco-gotica, come se fosse una e molto stretta e la u è pronunciata come ü longobarda (Serravalle, Pieia, Cerreto). Lo stesso discorso può essere verificato analizzando le dedicazioni santoriali delle numerose chiese presenti nel territorio, dove ai santi cari alla tradizione bizantina (Apollinare, Quirico e Giulitta, Silvestro,) si contrappone il santo per eccellenza dei longobardi (S.Michele Arcangelo).
Il medioevo e l'abbazia di San Pietro di Massa L'azione dei benedettini sul finire dell'ottavo secolo fu molto intensa, tanto che nel territorio di Cagli secondo lo studioso cagliese Gottardo Buroni, esistevano ben otto monasteri benedettini e fra questi quello di San Pietro di Massa che fu poi, per alcuni secoli, il punto di riferimento religioso, economico, politico e giudiziario di tutta la vallata di Pianello, fino a quando non entrò, inevitabilmente, in conflitto con il nascente Comune di Cagli, che mal tollerava un simile potere all'interno della sua giurisdizione.