Ha fatto parte del pool di Mani pulite come sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Milano; nel 1996 è entrato in politica, e nel 1998 ha fondato il partito Italia dei Valori dal quale, nell'ottobre 2014, si allontana lasciando tutti gli incarichi.

Dal punto di vista ideologico Di Pietro dichiara di considerarsi un liberale di fede cattolica.

È stato due volte ministro della Repubblica prima come Ministro dei lavori pubblici nel Governo Prodi I dal 18 maggio 1996 al 20 novembre 1996 e Ministro delle infrastrutture nel Governo Prodi II dal 17 maggio 2006 all'8 maggio 2008.

Biografia Nato a Montenero di Bisaccia (Campobasso), figlio di Giuseppe Di Pietro e di Annina Palma (1912-1994) ha due sorelle: Concettina e Pierina. Nel 1987 il padre morì travolto e schiacciato dal trattore con cui stava arando i campi di barbabietole, mentre la madre si spense nel 1994 dopo un attacco cardiaco (i suoi funerali furono celebrati sotto la massima scorta). Di Pietro aveva una sorella gemella, Angelina, morta all'età di quattro anni nel sonno accanto al fratello; Di Pietro dirà che il suo primo ricordo fu quello di svegliarsi accanto al suo corpo freddo. La sorella maggiore si recò in convento a Termoli ed il giovane Antonio la seguì in seminario, ma non avendo la vocazione si trasferì a Roma nella scuola di perito industriale.

Durante la gioventù praticò diversi lavori: il gelataio, il cameriere, il garagista notturno, il lavamacchine. Dopo aver conseguito il diploma di perito in telecomunicazioni, nel 1971 a 21 anni emigrò a Böhmenkirch, in Baden-Württemberg (Germania); la sua giornata si suddivideva fra un lavoro da operaio lucidatore di metalli in una fabbrica metalmeccanica e un altro, il pomeriggio, in una segheria. Tornato in Italia, nel 1973, intraprese gli studi all'Università degli Studi di Milano presso la facoltà di giurisprudenza, mentre lavorava nell'Aeronautica Militare.

Nel 1978 terminò gli studi universitari conseguendo la laureaDurante una puntata di Matrix del 20 gennaio 2006, Berlusconi negò la validità della laurea conseguita da Di Pietro, sostenendo che gli sarebbe stata data dai servizi segreti. Antonio Di Pietro, per smentire quanto affermato da Berlusconi decise di pubblicare la propria pergamena di laurea su internet. Si segnalano a tal proposito i seguenti articoli:

l'11 maggio 2012 la suprema Corte di Cassazione sancisce la validità del titolo di laurea di Antonio Di Pietro dirimendo definitivamente la questione *; inoltre, sul processo per diffamazione a carico di Silvio Berlusconi la Corte di Cassazione non riconosce a Berlusconi l'insindacabilità delle opinioni espresse da parlamentare, annullando la sentenza di non punibilità emessa il cinque ottobre 2010 dal giudice di Viterbo, e rinviandola a nuovo esame *; l'anno successivo, attraverso un pubblico concorso, assunse le funzioni di segretario comunale in alcuni comuni del comasco. Nel 1980 vinse un concorso della Polizia di Stato per Commissario, frequentando la Scuola Superiore di Polizia. Successivamente venne inviato alla questura di Milano come responsabile del IV distretto di Polizia giudiziaria. Nel 1981 invece vinse il concorso di uditore giudiziario: fu assegnato, con funzione di Sostituto Procuratore, alla Procura della Repubblica di Bergamo.

Vita privata Di Pietro si è sposato nel 1973 con Isabella Ferrara, da cui lo stesso anno ha avuto un figlio: Cristiano, consigliere regionale del Molise dal 2011 al 2018 per l'Italia dei Valori.

Dopo il divorzio, si è sposato in seconde nozze nel 1994 con Susanna Mazzoleni, avvocata di famiglia bergamasca (padre anch'egli avvocato e nonno notaio). Con lei ha avuto due figli: Anna e Antonio Giuseppe.

Dopo la fine dell'esperienza politica si è ritirato nel suo paese natale, Montenero di Bisaccia, dove ha riavviato l'azienda agricola di famiglia.

Oltre a divenire famoso per Tangentopoli, si è sostenuto da alcune parti che Di Pietro fosse abbastanza vicino alla Democrazia Cristiana e in particolare ad Andreotti: Craxi in un'intervista di fine anni '90 affermò che Di Pietro fosse relatore al Premio Fiuggi, patrocinato da Andreotti in persona, così come ad altre iniziative vicine a lui. Per quel che concerne le sue passioni sportive, non ha mai nascosto di essere tifoso della Juventus.

Carriera in magistratura Il pool di Mani Pulite e Tangentopoli

Nel 1985 passa alla Procura della Repubblica di Milano, dove si occupa soprattutto di reati contro la pubblica amministrazione. Si fa notare per la sua padronanza degli strumenti informatici, che gli consente una notevole velocizzazione delle indagini e un efficiente collegamento dei dati processuali. In questo modo, all'epoca di Tangentopoli, può svolgere una notevolissima mole di lavoro. Nel 1989 il Ministero di Grazia e Giustizia lo nomina consulente per l'informazione e membro di alcune commissioni ministeriali per la riorganizzazione informatizzata dei servizi della pubblica amministrazione. Partecipa a vari incontri pubblici con la classe dirigente dell'epoca.

Nel 1991, in un articolo pubblicato sul mensile milanese Società civile, Di Pietro sostenne che la tangente data al politico dall'imprenditore in cambio dell'appalto costituiva un sistema così pervasivo da rappresentare la norma, nella Milano degli anni novanta; la tangente, che egli chiamava «dazione ambientale», a suo parere veniva oramai data talmente per scontata che praticamente non era necessario né chiederla né proporla: era automatica, «ambientale», appunto.

Le prove di quanto affermato in quell'articolo arriveranno con l'arresto di Mario Chiesa proprio da parte dell'allora PM Di Pietro, il primo tassello di un gigantesco "effetto domino" che dette l'avvio alla fine della I Repubblica. Come Pubblico Ministero di punta del cosiddetto pool di Mani pulite, composto anche da altri magistrati come Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo, Ilda Boccassini e Armando Spataro, coordinati da Francesco Saverio Borrelli, ha messo sotto inchiesta per corruzione centinaia di politici locali e nazionali, tra cui alcune figure politiche di primo piano, come il segretario del Partito Socialista Italiano, Bettino Craxi.

In riferimento ai fatti di quegli anni, Di Pietro ha rivelato, durante la puntata dell'8 ottobre 2009 della trasmissione televisiva Annozero, che, pochi giorni prima della strage di via D'Amelio (19 luglio 1992), in seguito a una nota riservata dei ROS che lo indicava come probabile obiettivo di un imminente attentato, fu messo sotto protezione e fatto espatriare in Costa Rica, sotto il falso nome di Marco Canale.

Dimissioni dalla magistratura Il 6 dicembre del 1994, poco prima che si riuscisse a tenere alla Procura di Milano l'interrogatorio, che era previsto per il 26 dicembre, dell'allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, indagato per corruzione, si dimetterà dalla magistratura. La spiegazione resa all'epoca fu quella di voler evitare "di essere tirato per la giacca", ma su questo dettaglio si ebbero nel tempo, da parte dello stesso Di Pietro, varie versioni: Di Pietro prima addusse l'esigenza che i veleni sul suo conto - dal "poker d'assi" di Rino Formica al dossier de "Il Sabato", dall'inchiesta del GICO sull'autosalone di via Salomone alle indagini bresciane attivate dalle denunce degli inquisiti - non danneggiassero l'immagine della Procura di Milano. Successivamente lamentò come ragione scatenante la fuga di notizie sull'avviso di garanzia a Berlusconi, reso noto durante la conferenza di Napoli sul crimine transnazionale mentre Di Pietro si trovava a Parigi per rogatorie internazionali.

Una sentenzaTribunale di Brescia del 29 gennaio 1997 assolutoria nei confronti di diversi imputati, tra cui Paolo Berlusconi e Cesare Previti, accusati di aver fatto indebite pressioni affinché Di Pietro abbandonasse la magistratura, ha sostenuto che Di Pietro si fosse già determinato a lasciare la toga quando venne avanzata la richiesta di interrogare Silvio Berlusconi. La sentenza afferma anche che alcuni fatti ascrivibili al magistrato potevano presentare rilevanza disciplinare.

Nel 2020 Di Pietro ha rilasciato un'intervista in cui contesta questa versione, dà la sua spiegazione e annuncia di aver intenzione di fornire maggior precisazioni in futuro.

Carriera politica Prima chiamata in politica Subito dopo le elezioni del 27 marzo 1994, Silvio Berlusconi gli chiede di abbandonare la magistratura e di entrare a far parte del suo governo come ministro dell'interno. Quando il Governo Berlusconi I era in formazione, ci furono una serie di incontri tra Silvio Berlusconi e Di Pietro, falliti definitivamente il 7 maggio 1994, con l'ultimo no di Di Pietro a Berlusconi a qualunque incarico di governo.

Di Pietro di fronte a numerosi giornalisti ha sostenuto che, pur dichiarandosi lusingato, non accettò perché preferiva continuare il suo lavoro di magistrato, seguendo il consiglio di Francesco Saverio Borrelli (che avrebbe rivolto, con analogo successo, lo stesso consiglio a Piercamillo Davigo, cui Ignazio La Russa avrebbe offerto il ministero della giustizia). Secondo quanto affermato da Cesare Previti nel 1995, a Di Pietro era stato offerto il ministero dell'interno e quest'ultimo aveva manifestato la sua disponibilità. Le affermazioni di Previti contrastano con quelle fatte da Berlusconi durante l'ultima campagna elettorale e nel 1996, quando sostenne di non aver avuto il tempo di formulare l'offerta in questione, poiché Di Pietro lo aveva già messo al corrente del fatto che gli era stato sconsigliato di accettare l'offerta.

Nel luglio del 1995 in un interrogatorio presso la procura di Brescia circa i suoi rapporti con Di Pietro, Silvio Berlusconi riferì di aver proposto al magistrato la direzione dei servizi segreti. Anni dopo, nella campagna elettorale del 2008, Berlusconi ha negato di aver offerto un ministero a Di Pietro.

Ministro dei Lavori pubblici nel Governo Prodi I

Nel 1996 chiamato da Romano Prodi accetta di divenire ministro nel suo Governo sostenuto dalla coalizione dell'Ulivo, appena insediatosi dopo la vittoria nelle elezioni politiche di aprile.

L'incarico affidatogli è il ministro dei lavori pubblici, ma decide di presentare le sue dimissioni dopo sei mesi, il giorno dopo in cui gli viene notificata da Brescia una nuova indagine nei suoi confronti (avviso di garanzia). Prodi respinge le dimissioni, ma Di Pietro non vuole tornare sui suoi passi. Verrà poi prosciolto dai 27 capi di accusa in tutti e dieci i processi perché il fatto non sussiste.

Elezione al Senato e al Parlamento europeo Il 20 giugno 1997 il senatore del PDS Pino Arlacchi è nominato vicesegretario generale delle Nazioni Unite. Nelle settimane successive Massimo D'Alema d'intesa con Romano Prodi offrono a Di Pietro la possibilità di sostituire Arlacchi candidandosi per l'Ulivo nel collegio senatoriale del Mugello, in Toscana. Di Pietro accetta inaugurando così la sua attività politica.

Il 9 novembre 1997 si tengono dunque le elezioni suppletive che Di Pietro vince contro Giuliano Ferrara per la coalizione di Silvio Berlusconi, Sandro Curzi per il PRC, e Franco Checcacci per la Lega Nord, con il 67,8% dei voti. Diventa così senatore e, come indipendente, aderisce al gruppo misto. Il neosenatore però lavora subito per la creazione di un gruppo parlamentare proprio, ma nel febbraio 1998 è costretto a rinunciarci preferendo lavorare alla creazione di un proprio movimento politico.