Mangiafoco, chiamato anche Mangiafuoco negli adattamenti, è un personaggio immaginario del libro Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi.
Ruolo nella storia Mangiafoco è il burattinaio del "Gran Teatro dei Burattini"; viene descritto come «un omone così brutto, che metteva paura soltanto a guardarlo. Aveva una barbaccia nera come uno scarabocchio d'inchiostro, e tanto lunga che gli scendeva dal mento fino a terra: basta dire che, quando camminava, se la pestava coi piedi. La sua bocca era larga come un forno, i suoi occhi parevano due lanterne di vetro rosso, col lume acceso di dietro; e con le mani schioccava una grossa frusta, fatta di serpenti e di code di volpe attorcigliate insieme». Il suo inusuale aspetto ha dato l'idea a diversi illustratori e adattamenti di offrire l'idea che potrebbe anche non essere completamente umano.
Giunto nel villaggio di Geppetto, Mangiafoco piazza il suo tendone vicino alla spiaggia. Mentre è diretto a scuola, Pinocchio viene attratto dalla musica proveniente dello stand. Andando contro i buoni propositi appena promessi al padre, Pinocchio chiede ad un ragazzo cosa sia il tendone e, incuriosito dalla possibilità di vedere altri pupazzi come lui, chiede come si possa accedere, finendo con il vendere il suo abbecedario (che Geppetto gli aveva faticosamente comprato vendendo la sua giacca nonostante il gelo invernale) a un venditore di panni usati per avere i soldi per l'ingresso.
Anche se il romanzo non lo dice esplicitamente, è lasciato presumere che anche le marionette di Mangiafoco (che sono le figure delle maschere della commedia dell'arte, tra cui Arlecchino e Pulcinella) siano vive e senzienti come il protagonista, in quanto lo scorgono tra il pubblico e lo invitano sul palco, interrompendo l'opera per festeggiare con lui. Mangiafoco, furibondo per il caos creato, entra in scena, prende Pinocchio e, promettendo che ne pagherà le conseguenze più tardi, lo rinchiude dietro le quinte. La sera stessa, Mangiafoco desidera punire Pinocchio bruciandolo nel camino per cuocere un montone con cui intende cenare e ordina a Pulcinella e Arlecchino di andarlo a prendere.
Pinocchio però si mette a piangere disperato: vedendo ciò, Mangiafoco si intenerisce e comincia a starnutire. Arlecchino spiega a Pinocchio che il burattinaio si comporta sempre in tale modo quando si commuove. Mangiafoco allora prima chiede a Pinocchio del padre e poi, non volendo far soffrire Geppetto portandogli via il figlio, opta per bruciare un'altra marionetta, ordinando a due burattini gendarmi di gettare nel fuoco Arlecchino. Mentre questi sviene dalla paura, Pinocchio domanda la grazia per Arlecchino, chiamando Mangiafoco con diversi titoli, uno più altezzoso dell'altro, tra cui "sua eccellenza". Il burattinaio è ancora una volta impietosito, ma al contempo desidera cucinare il montone, quindi Pinocchio si offre per essere bruciato al posto di Arlecchino, come in origine avrebbe dovuto essere, commuovendo tutti i presenti, compreso Mangiafoco, il quale ricomincia a starnutire e, dopo un bacetto da parte di Pinocchio, Mangiafoco acconsente a non bruciare nessuno ed a mangiare il montone crudo. A tale notizia, tutte le marionette festeggiano tutta la notte fino all'alba.
Mangiafoco chiede quindi a Pinocchio del mestiere di Geppetto, e Pinocchio risponde che fa il "povero" e "guadagna tanto da non avere mai un centesimo in tasca". Impietosito per la situazione del burattino, il burattinaio decide di regalargli cinque zecchini d'oro come scusa per il suo rude comportamento e lo lascia andare. Sfortunatamente, le monete non arriveranno mai a Geppetto, in quanto Pinocchio incontrerà sulla via il Gatto e la Volpe che con i loro imbrogli gliele ruberanno.
Il compagno Pinocchio Ne Il compagno Pinocchio, dello scrittore russo Aleksej Nikolaevič Tolstoj, l'equivalente di Mangiafoco è Karabas Barabas (o Barbas Carabas) ed è il principale antagonista della vicenda. Per quanto, proporzionato al protagonista (qui tanto piccolo da poter essere facilmente messo in una tasca), sia alto e imponente quanto Mangiafoco, Karabas è decisamente un normale umano grande e grosso, ma dalla media mole e l'iconica barba nera diventa un elemento comico in quanto il burattinaio deve sempre ficcarsela in tasca per evitare di inciamparci ogni volta (a un certo punto, Burattino userà la barba a suo vantaggio facendola impigliare tra gli alberi durante un inseguimento). Nella storia, Karabas è in possesso di una misteriosa chiave d'oro, che aprirà le porte ad un favoloso tesoro nascosto dietro una cucina dipinta. Karabas, inoltre, non ha burattini: quelli che spaccia per tali sono in realtà delle personcine di legno che (stando ad alcune versioni) rapì da un mago che, alla morte, incanto l'albero da cui fece nascere le personcine (e da quell'albero Burattino sarebbe nato). Delle personcine rapite, solo una, Malvina, scappò e si rifugiò nella foresta.
L'incontro tra Burattino e Karabas va come tra quello di Pinocchio e Mangiafoco, ma anziché commuoversi a starnuti, quello che trattiene Karabas dal bruciare lui e Arlecchino è lo scoprire che il padre di Burattino ha una cucina dipinta. Per non dare sospetti per questo cambio di personalità, Karabas gli dona le monete d'oro. Più tardi, Karabas si accorge di aver perso la chiave e, ripercorrendo i suoi passi, scopre che gli è caduta nel fiume di Zia Tortilla, la saggia delle tartarughe che, leggendo il suo animo malvagio, si rifiuta di restituirgliela. Lamentandosene con il suo compare Duremar, un venditore di sanguisughe, Karabas gli spiega la situazione e scopre che una delle sue personcine, Pierrot, lo ha udito e lo insegue. Pierrot riesce a scappare e riunirsi a Burattino e Malvina. Il protagonista, più tardi, facendo leva sulla sbronza del burattinaio a seguito di un lungo e comico inseguimento, scopre più dettagli sulla chiave che ha ottenuto da Tortilla. Nell'inseguimento che ne segue, Karabas è ora aiutato da Duremar, i suoi mastini e Alice e Basilio (la Volpe e il Gatto), ma sono colti alle spalle da Papà Carlo (controparte di Geppetto), che porta in salvo Burattino e i suoi amici a casa. Non riuscendo ad entrare, Karabas corrompe il sindaco affinché gli affidi due poliziotti per entrare in casa di Carlo, ma quando ci riesce è troppo tardi: Burattino ha aperto la porta dietro la cucina dipinta e l'ha chiusa da dentro. Al suo interno, Burattino trova il teatro del fulmine e lo usa per esibirsi con i suoi amici e il suo creatore, lasciando sul lastrico Karabas, il quale perde prima il suo compare Duremar, che va a farsi assumere come macchinista da Carlo, e poi tutte le sue personcine che si uniscono a Pierrot, Malvina e Burattino. Il romanzo si conclude con Karabas che tenta di riprendere uno di essi, ma viene fermato da Artemone (controparte di Medoro), inciampa nella sua barba e casca in una pozzanghera.
Altri media
Nonostante il personaggio di Mangiafoco sia l'archetipo del "non giudicare un libro dalla copertina" e abbia un ruolo positivo nel romanzo, grazie ad adattamenti come la versione Disney (e forse anche grazie alla versione di Tolstoj), viene spesso raffigurato come un personaggio malvagio nella storia, quasi sicuramente a causa della sua professione, che lo rende un oppositore adatto per una marionetta senza fili. Molto spesso, il Mangiafoco cattivo è spesso fuso ad altri antagonisti come l'Omino di burro o il crudele direttore del circo che acquista il ciuchino Pinocchio. Molti adattamenti fanno di lui il capo del Gatto e la Volpe e/o fanno di lui la motivazione per cui Geppetto parte su una barchetta per raggiungere il figlio oltremare.
Nel primissimo adattamento del 1911, Mangiafuoco è tra gli ultimi ostacoli incontrati da Pinocchio, dove intrappola Pinocchio per aver interrotto il suo spettacolo, ma il burattino riesce a scappare. A dare le monete a Pinocchio, verso l'inizio della pellicola è la Fata dopo che lo salva dall'impiccagione. Nel film del 1947 Le avventure di Pinocchio di Giannetto Guardone, Mangiafuoco è interpretato da Erminio Spalla. Non ha differenze dalla sua controparte originale. Le sue marionette sono attaccate ai fili, mosse da un invisibile burattinaio. Nel film animato italiano del 1971 Un burattino di nome Pinocchio di Giuliano Cenci, è doppiato da Michele Gammino e ricalca il personaggio fedelmente. Le sue marionette, hanno i fili sul palco, ma dietro le quinte non li hanno, inoltre, sono loro a lasciare la scena con Pinocchio anziché venire sgridati dal burattinaio sul palco. Nell'anime del 1972 Le nuove avventure di Pinocchio, Mangiafuoco è il primo antagonista della serie. Franco, uno dei bulli della scuola, gli vende Pinocchio e il burattinaio (come nella versione Disney) ne fa di lui un'attrazione, ma lo maltratta, gli mente sul fatto che lo pagherà bene e lo minaccia di bruciarlo se tenta di scappare. Non potendone più di non essere pagato, Pinocchio decide di scappare rubando i soldi e i suoi fratelli burattini (inanimati ma con cui può telepaticamente comunicare) mentre l'uomo dorme. Mangiafuoco però si sveglia e insegue il protagonista, che molla i fratelli e i soldi, fino ad un lago ghiacciato dove il malvagio sprofonda. Diversi episodi dopo, in seguito a mesi di ricovero, Mangiafuoco ritorna e rapisce Pinocchio, il Gatto e la Volpe per farli esibire nella sua tournée per l'Italia. Imparando dai suoi errori, tratta le sue star un po' meglio, ma mai con rispetto e, nonostante i vani tentativi di fuga dei tre, Mangiafuoco riesce a tenerli buoni, grazie anche al suo fido cane Doro. Su consiglio di un collega, Mangiafuoco decide di partire per l'Africa e far fortuna con le miniere di diamanti, ma una tempesta causata dalla Fata fa colare a picco la sua nave e la ciurma (più Geppetto e il suo Topino che li seguivano) naufraga sulla costa Africana separati. In più occasioni, Mangiafuoco tenta di riprendersi Pinocchio, ma questi riesce a scappare e riesce anche a mettere le mani sui diamanti che però sono poi rubati da Mangiafuoco che, assieme a dei nuovi animali, decide di tornare in Italia e mettere su un circo. Geppetto torna a casa con lui, speranzoso che Pinocchio segua il suo esempio, lavorando temporaneamente nel circo come stalliere. Sfortunatamente, come Geppetto si dimette e torna a casa, Pinocchio raggiunge il circo e Mangiafuoco gli offre un contratto per garantirgli che non lo imbroglierà, affinché lui lavori sia come attrazione che come stalliere. Pinocchio accetta ma con la complicità di Gatto, Volpe e gli altri animali maltrattati, manda a monte lo spettacolo, facendo arrestare il burattinaio dalle autorità per aver messo a rischio la vita degli spettatori. Le bestie sono rimandate alle proprie rispettive case mentre Pinocchio, Gatto e Volpe tornano a casa. Nonostante Mangiafuoco prometta vendetta, non lo si vedrà più.