Labbazia di Cluny fu fondata nell'omonimo paese dell'allora regione della Borgogna il 2 settembre 909 (o meno probabilmente nel 910), quando il duca di Aquitania e conte d'Alvernia (nella Francia centrale), Guglielmo I detto il Pio, fece dono di un grande possesso fondiario a un abate, Bernone, che fu incaricato di costruirvi un monastero.
Rinunciando a qualsiasi diritto personale sulla nuova istituzione, Guglielmo I mise il monastero sotto la diretta autorità del papa, sottraendolo quindi al potere del vescovo locale. L'abbazia, che adottò la Regola benedettina, e la sua costellazione di dipendenze acquisirono presto grandissima rilevanza politica ed economica e giunsero ad esemplificare il tipo di vita religiosa caratteristico del X e dell'XI secolo.
Lo stesso monastero di Cluny divenne la più famosa, prestigiosa e sovvenzionata istituzione monastica d'Europa. La maggior influenza cluniacense si ebbe a partire dalla seconda metà del X secolo fino ai primi anni del XII. Nell'abbazia è inoltre inumato papa Gelasio II.
Storia Nel 910 l'abbazia, casa madre dell'ordine omonimo, era ancora di dimensioni modeste. Donando la sua riserva di caccia nelle foreste della Borgogna, Guglielmo dette a Cluny il grande privilegio di liberarla da ogni obbligo verso di lui o la sua famiglia se non la preghiera, a differenza degli altri signori dei suoi tempi che non rinunciavano a far valere i loro intenti, specialmente nella designazione degli abati. Guglielmo prese questa decisione insieme a Bernone, il primo abate, per liberare il nuovo monastero da influenze secolari.Franco Cardini e Marina Montesano, Storia Medievale, Firenze, Le Monnier Università/Storia, 2006, p. 191.
La chiesa abbaziale Dopo la primitiva chiesa di medie dimensioni (Cluny I), tra il 955 e il 1040 fu ricostruita la chiesa principale (Cluny II), oggi conosciuta solo tramite scavi archeologici. Mostrava un ampio presbiterio, con absidi anche sul transetto, e un coro allungato, tripartito e con deambulatorio. La chiesa fu voluta dal quarto abate dell'Ordine cluniacense, San Maiolo, che operò anche per la diffusione della riforma cluniacense in tutta l'Europa occidentale.
Il modello di Cluny II venne per esempio replicato nella chiesa di Santa Reparata a Firenze, dove fu vescovo Gerardo di Borgogna, che aveva avuto modo di vedere il modello nella sua terra di origine. Nel Regno di Sicilia, dove il modello viene metabolizzato nell'architettura siculo-normanna, conosce la sua prima applicazione nel Duomo di Catania, di cui il comparto absidale è il solo resto monumentale tangibile, e nel Duomo di Cefalù con varianti premostratensi e bizantine.
«Cluny III»
La chiesa di Cluny, divenuta il luogo di maggiore richiamo monastico ed anche ecclesiale della cristianità, divenne troppo piccola per l'affluenza dei fedeli. Rimane famoso l'incontro che vi si tenne nel 1048 tra Brunone dei conti di Egisheim-Dagsburg, mentre si recava a Roma per essere consacrato papa, e il priore del monastero, l'italiano Ildebrando di Soana, che lo ammonì di togliersi la porpora pontificale ed indossare al suo posto l'abito del pellegrino e presentarsi a Roma chiedendo con umiltà di essere eletto dal clero e dal popolo. Il consiglio fu accolto e Brunone divenne papa Leone IX. Nel 1088 l'abate Ugo decise la costruzione della terza chiesa abbaziale (chiesa di San Pietro e Paolo o "Cluny III"). L'edificio era di notevoli dimensioni: lungo 187 metri, era dotato di un particolare tipo di nartece a sviluppo longitudinale, chiamato «galilea», che in molte chiese conventuali cluniacensi precedeva l'ingresso all'area liturgica vera e propria, con funzione di filtro tra interno ed esterno. Aveva ben cinque navate, un coro allungato diviso sempre in cinque navate con deambulatorio e cappelle radiali, un doppio transetto e sei torri oltre a due campanili situati alle estremità dei bracci del primo transetto. Rimase il più grande edificio religioso d'Europa prima della ricostruzione della Basilica di San Pietro a Roma nel XVI secolo. Tra l'altro non venne demolita la vecchia chiesa abbaziale, ma venne lasciata a fianco della nuova.
La campagna di costruzione fu finanziata dall'annuale census stabilito da Ferdinando I di León, reggente della Castiglia e León in un periodo fra il 1053 ed il 1065. Tale finanziamento fu poi riconfermato da Alfonso VI nel 1077 e, di nuovo, nel 1090. La somma fu fissata a 1.000 aurei da Ferdinando, e raddoppiata da Alfonso VI nel 1090. Per Cluny, la somma equivaleva semplicemente alla più grande annualità che l'ordine avesse mai ricevuto da un re o un laico, e non venne mai superata.
La donazione annuale di Enrico I d'Inghilterra, pari a 100 marchi d'argento (non d'oro), per il 1131, sembra poca cosa al confronto. Il census alfonsino permise all'abate Ugo (morto nel 1109) di affrontare la costruzione della terza e imponente chiesa abbaziale. Quando i pagamenti in monete d'oro islamiche estorte al regno di Castiglia e León vennero in seguito a mancare, non tardò a manifestarsi una imponente crisi finanziaria che afflisse i cluniacensi durante il periodo di Pontius (1109 – 1125) (Pietro il Venerabile, 1122 – 1156). A Cluny, l'importazione d'oro rese manifeste le ricchezze appena scoperte dei cristiani spagnoli e portò la Spagna centrale per la prima volta nella più ampia orbita europea.
Il declino A partire dal XIII secolo, Cluny si trovò in difficoltà finanziarie, causate in gran parte dalla costruzione della terza abbaziale. L'elemosina ai poveri aumentava le uscite mentre la cattiva gestione delle terre e la riluttanza delle case affiliate a pagare il tributo annuo riducevano le entrate dell'abbazia, che incominciò ad indebitarsi con i mercanti locali o con finanzieri ebrei di Mâcon.. Aumentarono i conflitti con i priorati e l'autorità papale s'inasprì, con le nomine dirette dell'abate da parte della Santa Sede. I monaci vivevano nel lusso ma erano rimasti solo poco più che una sessantina già alla fine del XV secolo.. A partire dal concordato di Bologna del 1516, fu il re di Francia a scegliere l'abate di Cluny. Iniziò così il deteriore costume delle assegnazioni dell'abbazia ad abati commendatari, a causa del quale spesso il titolare era un personaggio estraneo all'abbazia, impegnato altrimenti a corte, che si limitava a incassare i benefici derivanti dalla gestione operata da altri (i priori).
Nel 1789 l'abbazia divenne bene nazionale e con decreto del 2 novembre di quell'anno i beni della Chiesa di Francia vennero posti a disposizione della Nazione. La furia della Rivoluzione francese si abbatté su Cluny: il monastero fu saccheggiato depredando tutto quello che si trovava al suo interno (dalle tappezzerie ai mobili, per arrivare fino agli oggetti di culto) poi gli edifici furono rasi al suolo. I beni saccheggiati vennero messi in vendita. Nel 1793 vennero bruciati gli archivi e saccheggiata la grande biblioteca. Le terre abbaziali furono vendute nel 1798, ricavando 2,14 milioni di franchi. Le rovine dell'abbazia vennero riutilizzate come cave di pietra per gli edifici della zona fino al 1813. Ad oggi, delle strutture originali, non rimane che l'8%.
Il monastero Organizzazione
Il monastero di Cluny differiva per due motivi dagli altri centri e confederazioni benedettine: nella sua struttura organizzativa e nell'esecuzione della liturgia come sua principale forma di lavoro. Mentre, infatti, la maggior parte dei monasteri benedettini rimanevano autonomi e associati agli altri solo in maniera informale, Cluny creò una grande federazione in cui gli amministratori di sedi minori svolgevano la funzione di deputati dell'abate di Cluny e rispondevano di tutto ad esso. I responsabili dei monasteri cluniacensi, essendo sotto la diretta supervisione dell'abate della "casa madre", autocrate dell'ordine, erano chiamati quindi non abati ma priori; questi si incontravano a Cluny una volta all'anno per trattare di questioni amministrative e fare rapporto. Le altre strutture benedettine, anche quelle di formazione più antica, riconobbero Cluny come la propria guida. Quando nel 1016 papa Benedetto VIII decretò che i privilegi di Cluny si estendessero anche alle sue sedi minori, ciò rappresentò un ulteriore incentivo per le comunità benedettine ad entrar a far parte dell'ordine cluniacense.
I monaci ospiti di Cluny proposero, inoltre, una rivalutazione dell'originale ideale del monachesimo benedettino, inteso come entità produttiva ed autosufficiente, simile alle contemporanee "ville", tipiche delle zone ove l'influenza dell'Impero romano era ancora predominante, e dei manieri (manifestazione del feudalesimo), in cui ogni membro della comunità doveva offrire il lavoro manuale, oltre alla preghiera. San Benedetto di Aniane, il "secondo Benedetto", aveva raggiunto la consapevolezza che i "monaci neri" non potevano più supportare se stessi con il solo lavoro fisico: fu questo il carattere fondamentale delle costituzioni monastiche che egli compilò nell'817 per regolare tutti i monasteri carolingi, su richiesta di Luigi il Pio. In tale prospettiva, la decisione di Cluny di offrire esclusivamente delle preghiere perenni (laus perennis) era la testimonianza che la specializzazione vi aveva compiuto un passo ulteriore. In tutti i monasteri della rete, alla regola benedettina vennero aggiunte le consuetudines, le particolari norme elaborate a Cluny: quella detta "cluniacense" divenne pertanto una particolare "congregazione" all'interno dell'Ordine benedettinoImpropriamente si parla di un "Ordine di Cluny"..
L'influenza dell'abbazia
Si deve a Maiolo (954-994) l'ideazione del ruolo di Cluny come "casa madre" di una serie di affiliazioni monastiche, sempre ampliabile. Nell'Europa frammentata del X ed XI secolo, la rete cluniacense esportò la sua influenza riformatrice, coprendo con particolare intensità la Francia, l'Italia settentrionale, la Germania e la penisola iberica. Libero da interferenze laiche o episcopali, responsabile solo davanti al papato, in quel tempo attraversato da turbolenze, con papi rivali appoggiati da gruppi rivali di nobili, lo spirito cluniacense rivitalizzò le chiese gallica e normanna, coinvolgendo il monastero reale francese di Fleury. Per quanto riguarda l'InghilterraAnche se Cluny ispirò Dunstano di Canterbury, non ci furono dei priorati cluniacensi ufficiali inglesi fino a quello di Lewes, fondato dall'Anglo-Normanno Conte di Warren, a Lewes, nel 1077 ca., le case cluniacensi meglio conservate sono quelle di Castle Acre, nel Norfolk, e Wenlock, nello Shropshire. Fino al regno di Enrico VI tutte le case cluniacensi in Inghilterra erano francesi, governate da priori francesi e controllate direttamente da Cluny. L'atto di Enrico che innalzò i priorati inglesi ad abbazie indipendenti, fu un gesto politico, un segno della neonata coscienza nazionale inglese.
I primi stabilimenti cluniacensi avevano offerto rifugio da un mondo attraversato da conflitti, ma verso la fine dell'XI secolo la pietà dell'ordine permeava l'intera società, arrivando al risultato di una finale e decisiva cristianizzazione del continente europeo. Da Cluny vennero novità fondamentali per tutta la Chiesa occidentale, dalla liturgia all'architettura sacra, a vere e proprie istituzioni, come le ricorrenze di Tutti i Santi e della commemorazione dei defunti del 1º e 2 novembre.
I priori cluniacensi, colti e di buona famiglia, collaborarono fruttuosamente con i potenti, aristocratici o monarchi che fossero, nelle zone dove si trovavano i loro monasteri, raggiungendo posizioni di prestigio e responsabilità. Cluny diffuse in Europa la pratica della venerazione del re come sostenitore e protettore della Chiesa e, a loro volta, i monarchi dell'XI secolo andarono incontro ad un cambiamento nella loro condotta spirituale: un re inglese, Edoardo il Confessore, fu addirittura canonizzato.