LArs amatoria (L'arte amatoria) è un poemetto in distici elegiaci., in latino, composto da Publio Ovidio Nasone nell'1 a.C. o nell'1 d.C.

Caratteri principali L'opera, che si divide in tre libri, offre agli uomini strategie di conquista delle donne e alle donne consigli su come attrarre il proprio amante. Ovidio compone quest'opera durante la sua maturità e più precisamente si ritiene che i primi due libri risalgano all'1 a.C. o all'1 d.C., quando il poeta doveva avere circa quarant'anni. Il terzo ed ultimo libro, comparso subito dopo, doveva forse appartenere ad un progetto che comprendeva anche i Remedia amoris.

Il ruolo del poeta e della donna NellArs amatoria, dall'alto della sua esperienza di poeta e di amante, Ovidio assume il ruolo di praeceptor amoris, professore di erotismo, che impartisce insegnamenti per praticare l'arte della seduzione. La novità di Ovidio sta nell'aver reinterpretato il ruolo di praeceptor. Se prima il poeta-amante dopo aver vissuto una storia tormentata con la dolce amata si sentiva socialmente in dovere di mettere al servizio degli altri la propria esperienza, ora il ruolo del poeta viene scisso dalla sua vita passata. Inoltre, mentre in precedenza il poeta-amante si definiva uno schiavo d'amore, ora, il praeceptor guarda dall'esterno il rapporto d'amore tra due partner e si diletta nel dare consigli dettagliati, invitando i lettori a seguirli in modo rigoroso, quasi come si segue una ricetta di cucina. Dunque quello che prima era un poeta-amante, diventa nellArs amatoria un poeta-regista., che muove gli amanti come pedine su una scacchiera.

Anche il ruolo della donna cambia all'interno dell'elegia di tipo erotico, essendo diventata solo una preda da cacciare tra tante altre. Nella tradizione infatti, la puella, soggetto delle attenzioni di un corteggiatore era una, ben determinata. Al contrario nellArs amatoria la puella non ha nome, è generica.

Le strategie d'amore Per Ovidio bisogna godere degli aspetti positivi del rapporto, lasciando da parte le sofferenze, che fino ad allora sembravano inevitabili. E per far questo è necessario produrre strategie e tattiche, che il poeta nel suo manuale suggerisce con un rigore scientifico, tale da ricordare i trattati tecnici e giuridici. Il titolo stesso rimanda alle ars. Infatti così come i trattati dellars rhetorica, il poema si apre con la presentazione del tema di fondo dell'opera e con lintentio, la raccolta degli argomenti veri o verosimili, per proseguire, conformemente alla tradizione didascalica, con la partitio, ossia “l'enumerazione introduttiva sui punti da trattare, prima di un'intricata narratio o di una argumentatio”.

Il poeta assicura che le strategie di conquista da lui proposte sono universali e valide per ogni fanciulla. Tuttavia, alla fine dell'opera, Ovidio tiene a sottolineare che a dispetto di quanto da lui esposto, l'amore non è una scienza esatta e ogni donna per essere conquistata richiede un metodo diverso, in quanto vive in contesti differenti, ha abitudini differenti.

I metodi utili sia per la conquista che per il mantenimento del rapporto sono principalmente due: l'inganno e la simulazione. Secondo il poeta, bisogna simulare di accondiscendere ad ogni richiesta e capriccio della preda, che riterrà così di essere davanti ad un amante fedele e prodigo. Egli consiglia agli amanti:

L'amore è quindi una guerra spietata in cui il fine giustifica i mezzi, onesti o sleali che siano. È pertanto importante che l'amante non si mostri mai debole agli occhi dell'amata e soprattutto che non diventi schiavo d'amore (come invece accadeva nelle precedenti esperienze elegiache), ma renda tale l'amante.

Ad appoggiare le sue idee il poeta cita molto spesso degli exempla, esempi di storie tratte dalle leggende e dai miti degli eroi e degli dei. Questa tecnica letteraria era molto nota non solo nell'ambito delle produzioni letterarie ma soprattutto in quelle di tipo pratico, come nei trattati giuridici o nelle orazioni. Qui gli exempla coprivano il ruolo fondamentale di confutare o dimostrare una tesi o un fatto oggetto della disquisizione. Addirittura i giudici, nei processi, erano soliti appellarsi ad essi per assolvere o condannare gli imputati. È probabilmente dai manuali in cui erano appositamente raccolti che Ovidio trae l'abbondante numero di exempla di cui si serve.

Destinatario Alla fine del proemio del libro I, Ovidio indica i suoi destinatari ma non lo fa nominando chi può e chi non può accostarsi alla lettura dei suoi carmi, bensì vi allude usando la tecnica della negazione: dice soltanto chi se ne deve assolutamente tenere lontano. Tuttavia egli non lo fa esplicitamente, ma menziona solo l'abbigliamento tipico delle donne che per statuto morale e sociale non possono accedervi.

Si tratta in primo luogo delle vestali e delle fanciulle vergini, a cui il poeta allude con le parole vittae tenues, tenui bende. Era usanza che solo queste categorie di donne vestissero queste bende di lana che cingevano il capo per poi annodarsi sul collo. L'altra e ancor più importante categoria era quella delle matrone, le donne sposate. Queste erano solite indossare linstita, ossia un indumento che applicato alla parte posteriore della stola, scendeva lungo tutto il corpo, fino a coprire i piedi. Questi indumenti erano assolutamente vietati non solo alle cortigiane, ma anche alle libertae e alle libertinae, le schiave libere. In tal modo, ai lettori, che conoscevano queste usanze, giungeva chiaro il proposito del poeta, di rivolgersi soltanto alle donne libere, che fossero giovani o mature. Egli infatti insegna che le donne giovani, consapevoli della loro fresca bellezza, sono più difficili da conquistare ed anche più pretenziose; le donne in età più avanzata, sfiorite dal tempo, sono esse stesse a concedersi e a voler conquistare.

Forma e stile LArs amatoria prende come modelli principalmente le forme del poema didascalico, dell'elegia e dei trattati tecnico scientifici. Dal primo Ovidio prende la consequenzialità degli eventi narrati e la chiarezza dell'esposizione, mentre dall'elegia la tematica e il metro, ovvero il distico, distintivo della poesia erotico-elegiaca. Dai trattati è tratto il tipico tono severo degli insegnamenti. Lo stile si dimostra sempre elegante e lascia spazio all'ironia con cui il poeta descrive le parti salienti dell'approccio.

La metafora ed il mito Per impartire i suoi precetti, il poeta fa uso di alcune metafore, che riprende in tutti e tre i libri del poema. Una di queste è quella della caccia. Egli invita entrambi gli innamorati a tendere delle trappole, a gettare l'amo, a pensare, insomma, come cacciatori. Proprio come questi, l'innamorato deve studiare la sua preda, conoscerne l'habitat, le abitudini e le sue compagnie, così da riuscire a sfruttare ogni occasione che si presenta per porre i propri inganni.

Altrettanto radicata nel pensiero del poeta è l'immagine dell'amore come una guerra in cui si scontrano due eserciti avversi che si combattono con le armi specifiche del proprio sesso: le armi che il poeta, giustappunto, si occupa di fornire ai suoi lettori. L'oggetto della contesa qui, non è l'amore, bensì soltanto il piacere sessuale. L'allievo-amante deve essere sempre ben attento a non farsi coinvolgere sentimentalmente, sicché possa continuare a tenere le redini del giogo anche dopo aver vinto la prima battaglia, quella della conquista.

Ogni consiglio o strategia viene sempre accompagnato da un racconto mitologico o leggendario. Un esempio suggestivo compare nei versi 525-562 in cui Ovidio rimanda al mito di Arianna per sottolineare l'importanza del luogo degli incontri e per raccomandare di tenere sempre presenti le condizioni "patologiche". della preda.

Contenuti dell'opera

Libro I Il libro I dellArs amatoria è composto da 770 versi ed è dedicato, insieme al secondo, agli uomini.

Nella prima parte, che costituisce il proemio, il poeta si rivolge direttamente ai suoi lettori e li invita a "cogliere nuovi amori", una volta letto il suo poema e appresi i suoi insegnamenti. A vegliare su di lui vi sarà Venere, la quale lo aiuterà ad addomesticare Cupido con le sue arti.

Nei versi 3-4 compare il primo di una lunga serie di exempla: così come Automedonte, l'abile auriga dell'eroe Achille, e come Tifi, l'impavido timoniere, anche Ovidio sarà timoniere e auriga di Amore, contro cui, al contrario dei due eroi, dovrà faticare. D'altra parte, a soccorrere il poeta vi è la giovane età del dio, che gli consentirà di essere guidato. Si sdoppia così il compito di praeceptor che Ovidio si propone di avere: se da un lato sarà insegnante di coloro che ancora non conoscono il mondo della seduzione, dall'altra sarà guida del dio che la permette. Per ribadire questo concetto, ricorre nuovamente ad Achille al quale fece da maestro il centauro Chirone, proprio come Ovidio lo sarà per Amore. Una differenza fondamentale tra il binomio studente-insegnante che contrappone Achille-Chirone a Ovidio-Amore consiste nel fatto che nella prima coppia è il puer, l'alunno, a intimorire “gli amici e i nemici”, mentre nel secondo caso sarà il praeceptor con la sua ars a dare paura al suo ribelle allievo. Sarà infatti con quest'opera che il poeta si vendicherà per la sofferenza che Amore, con le sue frecce avvelenate, gli ha inferto nella sua vita.

Nei vv 25-27 il poeta opera una recusatio (una delle cinque parti della retorica): nega l'ausilio sia di Apollo che delle Muse, elemento invece richiesto dalla tradizione. Non saranno loro a ispirargli il carme, bensì solamente la sua esperienza. Dopo aver innalzato il tono del canto con queste parole, Ovidio termina il proemio con i versi più contestati della sua opera, quelli a cui successivamente si appellerà per difendersi dall'accusa di corruttore dei costumi. Quivi egli indica le uniche donne a cui si riferisce l'opera: le donne libere.

Dal verso 35 si entra nel vivo degli insegnamenti: per prima cosa, egli suggerisce il luogo in cui il giovane può cercare l'amata. Sono da privilegiare i luoghi affollati come il circo, il teatro, il banchetto o addirittura il Foro. Questo suggerimento era in aperto contrasto con la tradizione dell'elegia erotica, in quanto i poeti precedenti che cantavano la stessa materia preferivano gli spazi chiusi dove gli amanti potevano rimanere soli, piuttosto che quelli aperti e affollati. Molto propizie sono, inoltre, le corse dei cavalli, sport amato dai romani. Qui, avvistata la preda, sarà necessario che il cacciatore si dimostri sicuro di se stesso e prontamente chiacchieri con la fanciulla di un qualsiasi argomento. Qualora egli non sappia rispondere a qualche sua domanda, deve ricorrere all'invenzione e mai tacere.

Dal verso 392 poi, Ovidio passa a disquisire sui modi per conquistare la giovane, senza minimamente prendere in considerazione la possibilità che essa possa rifiutare il corteggiamento, perché

A conferma di questa ipotesi, il poeta narra, dal verso 289 al verso 326, la nota leggenda di Pasifae, la regina di Creta, che non seppe frenare il desiderio e si unì con un toro. Dalla stessa famiglia, per altri motivi, sarà attinto successivamente un altro exemplum, quello che vede protagonista Arianna, la figlia di Pasifae.

Altro consiglio è quello di conoscere l'ancella più fidata, quella a cui la donna affida i più segreti pensieri e che può aiutare il corteggiatore ad entrare nelle sue grazie. Qualora poi sia l'ancella a mostrarsi disponibile, non è, secondo il poeta, disdicevole accontentarla, purché questo non ostacoli la riuscita della caccia.

Fondamentali per attrarre la preda nella rete della seduzione sono i munera, i doni. Il poeta ne dedica una lunga sezione, in cui specifica che non bisogna fare doni all'amante, ma bisogna solamente prometterli. Perché con la speranza di riceverli lei si legherà ancor di più al corteggiatore e si concederà. Se invece sarà lei a riceverli, perderà l'interesse del suo benefattore.