Regno di Napoli (in latino medievale: Regnum Neapolitanum) è il nome con cui è conosciuto, nella storiografia moderna, l'antico Stato italiano esistito dal XIV al XIX secolo ed esteso a tutta l'Italia meridionale. La sua continuità istituzionale fu interrotta in due occasioni dalla temporanea instaurazione di regimi repubblicani (1647 e 1799).
Il suo nome ufficiale era Regnum Siciliae citra Pharum, il cui significato è “Regno di Sicilia al di qua del Faro”, in riferimento al Faro di Messina, e si contrapponeva al contemporaneo Regnum Siciliae ultra Pharum, cioè “Regno di Sicilia al di là del Faro”, che si estendeva sull'intera isola di Sicilia. In epoca normanna, l'intero Regno di Sicilia era distinguibile in due macro-aree: la prima includeva i territori insulari della ex Contea di Sicilia; la seconda includeva invece i territori peninsulari, costituiti in larga parte da quelli che furono il Ducato di Puglia e Calabria e il Principato di Capua; riuniti con i normanni nel suddetto regno.
Quest'ultimo Stato fu istituito nel 1130, col conferimento a Ruggero II d'Altavilla del titolo di Rex Siciliae dall'antipapa Anacleto II, titolo confermato nel 1139 da papa Innocenzo II. Il nuovo Stato insisteva così su tutti i territori del Mezzogiorno, attestandosi come il più esteso degli antichi Stati italiani;Il primato fu mantenuto dal Regno di Napoli dopo la divisione dei due regni. il suo assetto normativo fu definitivamente formalizzato fin dalle Assise di Ariano del 1140-1142. In seguito, con la stipula della pace di Caltabellotta del 1302, seguì la formale divisione del regno in due: Regnum Siciliae citra Pharum (noto nella storiografia come Regno di Napoli) e Regnum Siciliae ultra Pharum (anche noto, per un breve periodo, come Regno di Trinacria, e conosciuto nella storiografia come Regno di Sicilia). Pertanto tale trattato può essere considerato l'atto di fondazione convenzionale dell'entità politica oggi nota come Regno di Napoli.
Il regno, come Stato sovrano, vide una grande fioritura intellettuale, economica e civile, sia sotto la dinastia angioina (1282-1442), sia in seguito alla conquista aragonese del trono napoletano da parte di Alfonso I (1442-1458), sia sotto il governo di un ramo cadetto della Casa d'Aragona (1458-1501); a quel tempo, la capitale, Napoli, era celebre per lo splendore della sua corte e il mecenatismo dei suoi sovrani. Nel 1504, la Spagna unita sconfisse la Francia nel contesto delle guerre d'Italia, e il Regno di Napoli fu da allora legato dinasticamente alla monarchia ispanica insieme a quello di Sicilia, fino al 1713 (de facto fino al 1707): entrambi furono governati come due vicereami distinti ma con la dicitura ultra et citra Pharum, e con la conseguente distinzione storiografica e territoriale tra Regno di Napoli e Regno di Sicilia. In seguito alla pace di Utrecht il reame napoletano passò ad essere amministrato, per un breve periodo (1713-1734), dalla monarchia asburgica d'Austria. Benché i due regni, nuovamente riuniti, avessero ottenuto l'indipendenza con Carlo di Borbone già nel 1735, l'unificazione giuridica definitiva di entrambi i regni si ebbe solo nel dicembre 1816, con la fondazione dello Stato sovrano del Regno delle Due Sicilie.
Il territorio del Regno di Napoli, inizialmente, corrispondeva alla somma dei territori delle odierne regioni italiane di Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, comprendendo anche alcune aree dell'attuale Lazio meridionale ed orientale, appartenenti fino al 1927 alla Campania, ovvero all'antica provincia di Terra di Lavoro (circondario di Gaeta e circondario di Sora), e all'Abruzzo (circondario di Cittaducale).
Nomenclatura Il termine "Regno di Napoli" è di uso quasi universale tra gli storici, ma non venne mai utilizzato ufficialmente dal governo. Difatti, nonostante gli Angioini fossero rimasti al potere nella penisola italiana, mantennero il nome originale di Regno di Sicilia (Regnum Siciliae). Alla fine della Guerra del Vespro, la Pace di Caltabellotta (1302) stabilì che il nome del regno sarebbe stato Regno di Sicilia Citra Farum, divenendo poi questo noto colloquialmente come Regno di Napoli (Regnum Neapolitanum o, appunto, Regno di Napoli).
Nel Tardo Medioevo, era comune distinguere le Due Sicilie notando la loro posizione rispetto al resto dell'Italia e la Punta del Faro, cioè lo Stretto di Messina. Il regno peninsulare era noto come Sicilia Citra Farum o al di qua del Faro ("da questa parte del Faro"), mentre il regno insulare era noto come Sicilia Ultra Farum o al di là del Faro ("dall'altra parte del Faro"). Quando entrambi i regni passarono sotto il dominio di Alfonso il Magnanimo nel 1442, questo uso divenne ufficiale, sebbene Ferdinando I di Napoli (1458–94) preferisse il semplice titolo Re di Sicilia (Rex Siciliae).Eleni Sakellariou, L'Italia meridionale nel tardo Medioevo: cambiamenti demografici, istituzionali ed economici nel Regno di Napoli, c.1440–c.1530, Brill, 2012, pp. 63–64.
Al tempo di Alfonso il Magnanimo, i due regni erano sufficientemente distinti da non essere più visti come divisioni di un unico regno. Nonostante fossero ripetutamente in unione personale, rimasero amministrativamente separati; nel XVIII secolo l'intellettuale napoletano Giuseppe Maria Galanti sosteneva che "Regno di Puglia" fosse il vero nome "nazionale" dello Stato peninsulare. Tuttavia, nel 1816, i due regni si unirono per formare il Regno delle Due Sicilie.
Storia Dal Regno di Sicilia al Regno di Napoli
L'unità territoriale del Meridione: Ruggero II e la dinastia normanna
L'isola di Sicilia e l'intera Italia meridionale a sud del Tronto e del Liri erano i territori che formavano il Regno di Sicilia, costituito di fatto nel 1127-1128 quando il conte di Sicilia, Ruggero II d'Altavilla, unificò sotto il suo dominio i diversi feudi normanni dell'Italia Meridionale (Ducato di Puglia e Calabria) con capitale Palermo.
Con il titolo di Re di Sicilia fu acclamato dalla prima seduta del parlamento siciliano e successivamente incoronato dall'antipapa Anacleto II fin dal 1130; successivamente legittimato, nel 1139, da papa Innocenzo II. Alla fine del XII secolo, a seguito della sconfitta di Federico Barbarossa, lo Stato Pontificio aveva avviato con papa Innocenzo III una politica di espansionismo del potere temporale; papa Innocenzo IV, in linea col suo predecessore, rivendicò i diritti feudali dello Stato della Chiesa sul Regno di Sicilia, poiché i titoli regali sullo Stato erano stati assegnati ai Normanni (Ruggero II) da Innocenzo II.
Periodo della dinastia sveva
Quando però Enrico VI, figlio del Barbarossa, sposò Costanza d'Altavilla, ultima erede del Regno di Sicilia, il territorio del regno passò sotto la corona sveva, diventando un centro strategico della politica imperiale degli Hohenstaufen in Italia, in particolare con Federico II.Atlante Storico Mondiale DeAgostini, a cura di Cesare Salmaggi, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1995.
Il sovrano svevo, nella duplice posizione di Sacro Romano Imperatore e re di Sicilia, fu uno dei protagonisti della storia medievale europea: si preoccupò principalmente del Regno di Sicilia, delegando ai principi germanici parte dei suoi poteri nei territori d'oltralpe. Principale ambizione del sovrano fu quella di creare uno Stato coeso ed efficiente: nobiltà feudale e città dovevano rispondere unicamente al re, in uno Stato fortemente centralizzato retto da un capillare apparato burocratico e amministrativo, che trovò la sua massima espressione nelle Costituzioni di Melfi.
Durante il regno di Federico II, le nuove vie commerciali in direzione della Toscana, della Provenza e in definitiva dell'Europa, risultavano sempre più vantaggiose e proficue rispetto a quelle del Mediterraneo meridionale, dove spesso i traffici erano ostacolati dall'ingerenza dei Saraceni e l'incostanza di diversi regni islamici. Federico II fondò a Napoli lo Studium, ovvero la più antica università statale d'Europa, destinata a formare le menti della classe dirigente del regno.
Alla morte di Federico (1250), il figlio Manfredi assunse la reggenza del regno. Un diffuso scontento e la resistenza dei ceti baronale e cittadino al nuovo sovrano sfociò infine in una violenta sollevazione contro le imposizioni provenienti dalla corte regia. In questo i rivoltosi trovarono il sostegno di papa Innocenzo IV, desideroso di estendere la sua autorità nel Mezzogiorno. Tanto i feudatari quanto la classe, tipicamente urbana, composta da burocrati, notai e funzionari, desideravano più indipendenza e maggiore respiro dal centralismo monarchico; pertanto Manfredi tentò una mediazione. Il nuovo sovrano affrontò i conflitti con una decisa politica di decentramento amministrativo che tendeva ad integrare nella gestione del territorio, oltre che i ceti baronali, anche le città.
Pur senza cedere alle richieste d'autonomia provenienti dall'ambiente urbano, il nuovo sovrano valorizzò molto più del padre la funzione delle città come poli amministrativi, favorendo anche l'inurbamento dei baroni; ciò fece emergere, accanto alla più antica nobiltà baronale, un nuovo ceto burocratico urbano, che in vista di una promozione sociale, investì parte dei guadagni nell'acquisto di estesi patrimoni terrieri. Tali mutamenti della composizione del ceto dirigente urbano indussero anche nuove relazioni tra le città e la corona, preannunciando le profonde trasformazioni della successiva età angioina.
Manfredi continuò inoltre a legittimare le politiche ghibelline, controllando direttamente l'«Apostolica Legazia di Sicilia», corpo politico-giuridico in cui l'amministrazione delle diocesi e del patrimonio ecclesiastico era direttamente gestita dal sovrano, ereditaria e senza la mediazione papale. In questi anni papa Innocenzo IV sostenne una serie di rivolte in Campania e Puglia che portarono all'intervento diretto dell'imperatore Corrado IV, fratellastro maggiore di Manfredi, il quale infine riportò il Regno sotto la giurisdizione imperiale. Succedette a Corrado IV il figlio Corradino di Svevia e, finché quest'ultimo fu ancora minorenne, il governo della Sicilia e della Apostolica Legazia fu presa da Manfredi: egli, più volte scomunicato per contrasti col papato, arrivò a proclamarsi re di Sicilia.G. Catalano, Studi sulla Legazia Apostolica di Sicilia, Reggio Calabria, 1973, La legazia di Sicilia, p. 40 e ss.
Morto Innocenzo IV, il nuovo papa di origine francese Urbano IV, rivendicando diritti feudali sul Regno di SiciliaP. Delogu, A. Gillou, G. Ortalli, Storia d'Italia a cura di G. Galasso, vol I, pp. 301-316. e temendo la possibilità di una definitiva unione del regno al Sacro Romano Impero, chiamò in Italia Carlo d'Angiò, conte di Angiò, Maine e Provenza, e fratello del re di Francia, Luigi IX: nel 1266 il vescovo di Roma lo nominò rex Siciliae. Il nuovo sovrano dalla Francia partì allora alla conquista del regno, sconfiggendo prima Manfredi nella battaglia di Benevento, e poi Corradino di Svevia a Tagliacozzo, il 23 agosto 1268.
Gli Hohenstaufen, la cui linea maschile si era estinta con Corradino, furono eliminati dalla scena politica italiana mentre gli angioini si assicurarono la corona del Regno di Sicilia. La sconfitta di Corradino, tuttavia, fu la premessa di importanti sviluppi, perché le città siciliane, che avevano accolto benevolmente Carlo d'Angiò dopo la battaglia di Benevento, erano nuovamente passate a sostenere la parte ghibellina. La svolta anti-angioina sull'isola, motivata dall'eccessiva pressione fiscale del nuovo governo, non ebbe conseguenze politiche immediate, ma fu il primo passo verso la successiva guerra del vespro.