Rioni Antichi Rioni Sin dall'antichità, alcune strade intersecavano il territorio a sud della metropoli dauna di Arpi, passando nei pressi dell'area su cui sorse più tardi Foggia. Dopo l'abbandono del centro dauno di Arpi, la popolazione si sparse nelle campagne vicine costituendo e trovando momenti di aggregazione in una miriade di centri abitati minori, piccoli agglomerati urbani, casali sparsi nelle campagne lungo le principali vie commerciali o in posizioni di rilievo a guardia di passi e guadi. La rete viaria della Daunia, dopo la scomparsa di centri antichi come Arpi ed altre città, modifica in parte il tracciato di alcune arterie ed accrebbe o sminuì, a seconda dei casi, l'importanza di questa o quella via.
Le strade si adeguarono quindi ad una nuova situazione geo-politica e, dissolto l'impero romano, i Bizantini costruirono una cintura di difese militari a sud del fiume Fortore, che rappresenta il loro primo confine settentrionale in Puglia. Dopo la battaglia di Civitate, i Bizantini furono definitivamente sconfitti dai Normanni, che sconlinarono nella pianura Dauna. Restavano alcuni capisaldi del potere Bizantino, sul Gargano e lungo la costa, come Siponto. Troia andava acquistando quel ruolo egemonico che in Capitanata era stato un tempo dell'antica Arpi.
Una strada, detta "francigena", univa Troia al mare ed a Siponto: essa costituiva un diverticulum della via Traiana e nell'ultimo tratto, dopo il fiume Candelaro, cambiava il nome in "strada peregrinorurm".
Questa arteria ripercorreva in parte una strada più vecchia, che dall'antica Eca, nei pressi di Troia, passando per Arpi, raggiungeva il mare. Dopo l'abbandono del sito di Arpi, la strada si sposta, poco più a sud di questa metropoli dauna. Lo spostamento a sud di tale arteria ne comporta l'incrocio con la strada proveniente da Lucera e Civitate. Questa via era caratterizzata da due componenti essenziali di traffico, la prima commerciale, che serviva gli scambi fra l'interno ed il mare e la seconda religiosa, percorsa dai numerosi pellegrini che si recavano verso il santuario dell'Arcangelo Michele. Una strada disseminata come altre, da taverne poste ai crocevia per il ristoro dei pellegrini ed il cambio dei cavalli. Una di queste poste e probabile esistesse già nell'area dell'attuale chiesa di San Tommaso, forse unitamente a qualche altro edificio, formando un piccolo casale lungo la via francigena.
La presenza di un piccolo insediamento urbano lungo la via da Troia a Siponto, fu incentivata nella seconda meta dell'XI secolo dal ritrovamento del quadro dell'Iconavetere. L'incremento demografico ebbe un ulteriore sviluppo e l'antico nucleo urbano normanno, detto "Terra Vecchia", si estenderà fuori del suo aggere difensivo per allungarsi verso la chiesa di Santa Maria, sorta nei pressi del luogo ove fu ritrovato il quadro dell'Iconavetere e poi lungo la stessa arteria commerciale che portava al mare, l'attuale via Arpi, ai cui lati sorgeranno numerose chiese, quasi come le antiche edicole pagane lungo le vie romane.
II ritrovamento del quadro dell'Iconavetere costituirà un polo di aggregaziune socio-religiosa. Foggia inizierà a coniugare più funzioni di una certa importanza, quella commerciale, quella agricola e quella religiosa. Sull'epoca del ritrovamento dell'Iconavetere, non esistono documenti certi, ma diverse cronache fanno risalire l'evento al 1062 o al 1073. La tavola di legno su cui è dipinta la Vergine, come tante altre raffigurazioni sacre in Capitanata, dovette essere nascosta durante il periodo delle persecuzioni iconoclaste e poi ritrovata avvolta, secondo la tradizione, da sette veli posti a protezione del dipinto. Nascosta qualche secolo prima dagli abitanti della non lontana Arpi, o da altri, in una depressione del terreno, fu poi rinvenuta, quando questa fu colma d'acqua, dopo essersi liberata dal fondo limaccioso.
L'abitato sarà poi indicato con i nomi di: "Sancta Mariam de Fogià", "Sanctam Mariam in Foce", in documenti che vanno dal 1092 al 1105. Verso il XII secolo, l'abitato torna ad essere citato senza il nome della Vergine, nel Febbraio del 1125 abbiamo "Castro Fogie", il casale ormai era stato fortificato. L'abitato, già abbastanza popolato, conteneva nella sua area urbana alcune chiese, come quella di SanTommaso, eretta, secondo la tradizione, nel luogo dell'antica taverna del Gufo o del Bufo. Nelle campagne circostanti sorgevano pure alcuni monasteri, come quelli di Santa Cecilia a Sud-ovest di Foggia nei pressi dell'omonima contrada, e di San Nicola situato nei pressi della Chiesa del Calvario. Oltre al tempio di Santa Maria, eretto nei pressi del luogo ove fu ritrovata l'Iconavetere, sorgevano a Foggia anche le chiese di Sant'Angelo, Sant'Andrea, Sant'Antonio, San Lazzaro. A Sant'Elena, SS. Filippo e Jacobo, Sant'Eleuterio e San Pietro. Delle chiese di Sant'Angelo, Sant'Antonio, San Lazzaro e Sant'Elena, anche se distrutte, si conserva oggi la memoria storica, sorgevano rispettivamente: la prima nel luogo ove fu poi eretto il Municipio; la seconda all'incrocio fra i corsi Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele, la terza nei pressi del viale d'ingresso al Cimitero e l'ultima, Sant'Elena nei pressi di Gesù e Maria. Delle altre chiese non si conosce con certezza il luogo ove sorgevano, ma, almeno per alcune, solo la zona. Sant'Andrea, come riportato in un documento del 13 maggio 1214, era situata nel "suburbio Manie Porte", ovvero della Porta Magna, grande, o forse della Porta del Mattino, dal latino "mane", quindi di una porta esistente ad est della città, verso la strada per il mare. Nello stesso diploma è citata anche la chiesa dei SS. Filippo e Jacobo, che era situata: "extra portam suburbii Bassani", nei pressi, quindi, di quella dedicata a Sant'Antonio, pure citata nel medesimo documento: "ecclesiam Sancti Antonii, quae est in suburbio Bassani ".
Intorno al Duecento, lo sviluppo urbano dell'abitato di Foggia era già progredito oltre il nucleo più antico, il "castrum togie", che potrebbe identificarsi con l'area della "Terra Vecchia", la quale si estendeva nella porzione Ovest e Sud-ovest dell'antico tuso urbano del centro storico di Foggia, delimitato dal Corso Garibaldi e da Via Manzoni. Oggi una piccola stradina chiamata "Terravecchia" scorre da via Calvelo a Via N. Sulmona. Proprio in questa zona, ben quattro vicoli, fino ai primi anni dell'Ottocento, erano chiamati Vico Capo la Terra. Queste quattro strade cambieranno i loro nomi rispettivamente in: Vico Santissimo Castello, Vico Terra Vecchia, Vico Calvello e Strada Capo la Terra. Oggi la situazione e ancora diversa, Via Santissimo Castello e stata assorbita da Via Calvello, la Strada Capo la Terra da Via Le Ortane, mentre resta solitario il breve Vico Terravecchia in una delle aree urbane più degradate del centro storico. La Terra Vecchia era cinta da mura e si sviluppava lungo la "Via Publica", oggi via Arpi, nel tratto a Sud-ovest di Piazza De Santis e fino a largo Civitella. Lungo l'attuale Via Arpi, il centro storico si è sviluppato con la caratteristica forma a lisca di pesce, tipica dei borghi medioevali, soprattutto di pianura.
Nel XII secolo, da un elenco di beni, il "quaternus excadencis" ove sono indicate tutte le rendite che la corte sveva possedeva in Foggia, sono indicati già numerosi "suburbii" o quartieri sorti fuori dell'antica Terra Vecchia, oltre alla "platea magna" o semplicemente "platea Fogie". Nel documento sono citati il "suburbio Maniaporci, intorno alla chiesa di S.Elena, presso il "fossatum dirutum", i suburbi di S. Andrea, quelli di Bassano e San Pietro, quest'ultimo forse lungo la via per Castiglione, ove sorge ancora un'antica masseria fortificata. Altra chiesa citata è quella di San Martino, che sorgeva molto probabilmente nell'attuale omonima via del centro storico, chiamata nel settecento "strada della cantina di S. Martino". Nell'elenco delle rendite sveve è citato anche il "suburbio Templi", si tratta di quel quartiere sorto intorno al tempio dedicato a Santa Maria Iconavetere.
Giuseppe de Troia in Foggia e la Capitanata nel quaternus excadenciarum di Federico II di Svevia, dice invece che "Il suburbium Templi era il sobborgo sorto tutt'intorno alla Domus Templi, cioè alla Casa del Tempio. La Domus Templi era la Casa dei Cavalieri del Tempio, cioè dei Templari, la cui chiesa in Foggia era intitolata a S. Giovanni Battista. Difatti, in una inchiesta fatta intorno al 1220-1224, la chiesa in questione è detta: ecclesìa, Sancti Joannis de Templo.
Nella prima meta del Cinquecento, a seguito di gravi eventi bellici, i Cavalieri di S. Giovanni si rifugiarono a Malta e, da allora presero il nome di Cavalieri di Malta. In Foggia l'antica ecclesia Sancti Joannis de Templo, passata già ai Cavalieri di San Giovanni, divenne la chiesa di San Giovanni di Malta si trovava fuori della porta Arpana. A livello dell'attuale chiesa di San Giovanni Battista. La collinetta su cui sorge l'attuale chiesa di S. Giovanni Battista. con le casette d'intorno e che si estende verso nord fino a comprendere tutta la zona della Taverna dell'Aquila e verso est per circa 100 metri sulla via San Lazzaro che mena a Manfredonia, era il sito dell'antico suburbium Templi. La politica accentratrice di Federico II apporterà ulteriore prosperità al centro abitato di Foggia, che sarà prescelto nella riorganizzazione politico-amministrativa dello stato svevo fra le residenze più frequentate dallo stesso imperatore, che vi erigerà pure un palazzo fuori dalla Terra Vecchia, contribuendo ancora di più all'espansione urbana della città.
Foggia acquisterà una nuova fisionomia e nuovi quartieri, come la "civita", sorta intorno alla chiesa di Santa Maria. La "civita" si sviluppa oltre che intorno alla chiesa di Santa Maria, anche lungo la via pubblica, o piazza pubblica, oppure piazza mercantile, l'attuale via Arpi, nel tratto che si estende a Nord-Est di Piazza de Sanctis. Pressappoco questo punto di Via Arpi veniva chiamato anche "capo la piazza", allo scopo di indicare il punto più esterno della "civita" sorta al di fuori del "castrum" più antico, come il "capo la Terra" rappresentava, invece, il termine della Terra Vecchia. II re di Napoli, Ferdinando IV, venuto a Foggia per le nozze del principe ereditario Francesco con l'arciduchessa Maria Clementina d'Austria il 14 agosto del 1797, entra in città dalla "Porta di S. Agostino" ed attraversa la strada "dei mercanti" fino al Pozzo Rotondo. Lungo questa strada si sono sviluppati, dopo la 'terra vecchia", tutti gli altri quartieri più antichi sorti fuori del "castrum". La costruzione del palazzo di Federico II di Svevia occuperà un'ulteriore area già periferica, che permetterà alla città di continuare il suo sviluppo urbano in direzione nord-est. L'agglomerato urbano trabocca, quindi, dopo il duecento, fuori della cerchia fortificata della "terra vecchia" ed è necessaria la costruzione di una nuova cinta di mura, che si estenderà pressappoco lungo le attuali Via Manzoni, Fuiani e Corso Garibaldi. Nel 1229, però, sappiamo con certezza che proprio l'imperatore Federico II ordinerà di radere al suolo le mura ed i bastioni della città di Foggia, perché questa gli si era ribellata. È probabile, però, che l'imperatore non abbia eliminato del tutto le fortificazioni della città; Foggia, infatti, era una città di pianura che non aveva difese naturali. Questa caratteristica impose sicuramente, almeno nei secoli successivi, forse con l'avvento degli Angioini, nuove fortificazioni. Certamente non si tralta di mura costellate da torri o bastioni, ma almeno di fossati ed aggeri formati con la terra rimossa. Di una città senza mura ci parla Domenico da Gravina in una "Chronica" compilata verso il 1349. Nei primi anni del settecento, il canonico Gerolamo Calvanese scrive di Foggia: "È sprovveduta nientemeno di muraglie, essendo diroccate ed occupate da casamenti quelle che vi edificarono i re Normanni e le torri, colle quali tu adornata da Federico II".