La basilica concattedrale di Sant'Agata è il duomo di Gallipoli, concattedrale della diocesi di Nardò-Gallipoli, basilica minore e monumento nazionale italiano. La basilica è dedicata a sant'Agata patrona della città di Gallipoli e della diocesi omonima. L'attuale chiesa Concattedrale è stata elevata a basilica pontificia minore nel 1946 da papa Pio XII, su richiesta del vescovo Nicola Margiotta. Con Regio Decreto del 21 novembre 1940, il re d'Italia Vittorio Emanuele III la aveva già elevata al rango di monumento nazionale per via della sua importanza storica e artistica. È sede di un'arcipretura, di un Capitolo dei canonici e della parrocchia omonima.
Descrizione
Si trova al centro e nel punto più alto dell'isola, sito probabilmente destinato ad area sacra sin dall'antichità. Per l'opera furono chiamati i costruttori locali Francesco Bischettimi e Scipione Lachibari, i quali seguirono il disegno dell'intera fabbrica realizzato da Giovan Bernandino Genuino. A causa dell'elevato numero di tele può essere considerata una vera e propria pinacoteca. È una chiesa barocca del XVII secolo, riedificata in sostituzione dell'antica chiesa romanica intitolata a san Giovanni Crisostomo. Il canonico della cattedrale D'Elia sostenne che la basilica risaliva al XII e quindi doveva avere uno stile normanno romanico pugliese. Nel 1629 si distrusse l'antico tempio e si pose la prima pietra della nuova chiesa, alla presenza dell'arciprete Michele di Valandia, alto prelato del capitolo, supplente del vescovo Rueda assentedocumento conservato presso l'archivio di Stato di Lecce. Fondamentale fu la donazione fatta a tal proposito dal medico, filosofo, docente, letterato di Gallipoli Giovanni Giacomo LazzariB. Ravenna, Memorie storiche di Gallipoli, p. 327Testamento di Giovanni Giacomo Lazzari in data 10/17 maggio 1628 firmato a Lecce. Un'iscrizione posta dall'allora vescovo di Gallipoli Oronzo Filomarini (posta oggi sopra l'entrata della sacrestia) spiega l'origine dell'ex cattedrale, un tempo dedicata a San Giovanni Crisostomo.
Testo in italiano dell'iscrizioneTesto in latino dell'iscrizione Questo tempio una volta (era dedicato) a Giovanni Crisostomo, in seguito a Sant'Agata dopo la scoperta della sua mammella nell'Anno del Signore 1126 Templum hoc olim divo Joanni Chrysostomo, postea divae Agathae post eius mamillae inventionem anno domini 1126
Prospetto
Il prospetto, in carparo, è diviso in due ordini. Il primo si presenta scandito da lesene-paraste scanalate di ordine dorico intervallate dai portali di accesso alle navate e dalle nicchie contenenti le statue di sant'Agata, di san Fausto e di san Sebastiano. Sotto alla statua di san Sebastiano è presente la scritta latina: «ISTEQUE MORBO LIBERAT URBEM». Il secondo, per cui furono adottate soluzioni fornite dall'architetto leccese Giuseppe Zimbalo, ospita, in corrispondenza delle due nicchie presenti nel piano inferiore, altrettante nicchie, inquadrate da decorate cornici leggermente timpanate, in cui trovano sistemazione le statue di santa Marina, a sinistra, e di santa Teresa d'Avila, a destra. Fra le due paraste ioniche si apre un grande finestrone a nido d'ape mentre sui riccioli delle volute di raccordo sono impostati i busti dei santi Tommaso d'Aquino e Giovanni Crisostomo. Il prospetto culmina con un frontone su cui è posta la data 1696, anno in cui venne completato.
Campane La chiesa concattedrale non è dotata di una torre campanaria: le tre campane (in passato quattro) sono infatti poste sulla terrazza e montate sul frontespizio con delle aperture (si parla per questo di campanile a vela). La torre che è adiacente alla basilica è invece la torre civica, con due campane che scandiscono però la vita civile. In passato vi erano due campanili asimmetrici: quello di sinistra era composto da tre piani e da aperture bifore; terminava con un campanone e con due battitori delle ore; quello di destra aveva dimensioni maggiori e ben cinque piani, terminava con un'estremità a cupola con una croce. Nome Iscrizione latina Anno Campanone MODERANTE ECCLESIAM BENEDICTO XIV IMPERANTE IN REGNO AMBAR[UM] SICILIARUM CAROLO BORBONIO REGE. GALLIPOLIT. SEDEM ARCHIEPISCOPO ANTONIO MARIA R. A. PISCATORI LT MANTECAZA A. D. MDCCXLII. SANCTUS DEUS. + SANCTUS FORTIS + SACTUS IMMORTALIS + MISERERE NOBIS + PER IPSUM + CUM IPSO + ET IN IPSO + EST TIBI DEO PATRI OMNIPOTENTI IN UNITATE SPJRITUS SANCTI + OMNIS HONOR + ET GLORIA AMEN + 1744. 1744 II campana AES SACRUM CAMPANAE QUOD IN HONOREM VIRGINIS MARIAE DEI PARENTIS IMMACULATAE AB OMNI LABE ORIGINALIS CULPAE IN SUA INTEGERRIMA CONCEPTIONE EX ANIMO DEVOTE SACRAVIT ILL. ET REV. EPISC. D. ANTONIUS LA SCALA A. R. S. MDCCCLVI IN CATHEDRALI GALLIPOLITANA. 1856 III campana CAIETANO MULLER EPISCOPO ET R. SUBECONOMO F. D'ELlA CURANTE. FRANCISCUS OLITA A.D. 1899 LYCII REFUNDIT ME FRACTAM QUAM MICHAEL OLITA EIUS PROAVUS CAROSINI FUDERAT A.D. 1864 1899 IV campana Giuseppe Olita da Lecce fuse 1895. (non più esistente) 1895 IV campana OPUS AFFABRE EXCUDIT NICOLAUS GIUSTOZZI TRANEN[SIS] 1935Dal sito ufficiale della basilica cattedrale gallipolina,
Interno
Il valtellinese Pietro Maisen nel suo libro Gallipoli e suoi dintorni illustrati afferma che «la Cattedrale può a buon diritto dirsi uno dei santuari meno indegni che la mano dell'uomo abbia potuto innalzare al Creatore»Pietro Maisen Valtellinese, Gallipoli e suoi dintorni. L'interno, a pianta a croce latina, si compone di tre navate separate da dodici colonne doriche. A rendere solenne la struttura è la presenza di dodici altari barocchi così distribuiti: Sant'Isidoro Agricola San Francesco di Paola e il miracolo Epifania o Adorazione dei Magi Madonna della Grazie con Sant’Andrea apostolo e San Giovanni Battista Sant'Agata San Sebastiano Immacolata Concezione Anime del Purgatorio Assunzione di Maria Incoronazione di Maria con Sant’Oronzo e San Nicola nel transetto: Madonna del Soccorso Santissimo Sacramento Nell'altare del Santissimo Sacramento (tutto in marmo comprese le colonne realizzate dal vescovo Filomarini) vi sono due sepolcri. Il primo custodisce i corpi di tutti i vescovi gallipolini e vi è la seguente iscrizione:
L'ultimo vescovo ad essere sepolto nel sepolcro della concattedrale è stato Vittorio Fusco, il quale scelse volutamente la città di Gallipoli, pur essendo morto a Nardò.
L'altro sepolcro appartiene invece alla famiglia Balsamo. La pittura è l'indiscussa protagonista. Le tele conservate nella concattedrale ne fanno una vera e propria pinacoteca. La decorazione si deve in massima parte al pittore gallipolino Giovanni Andrea Coppola. Questi, dopo aver adattato ad uno dei nuovi altari il dipinto di Gian Domenico Catalano, raffigurante la Madonna col bambino tra Sant'Andrea e San Giovanni Battista (IV altare a sinistra), inserendolo in un'ampia cornice con Storie dei Santi, dipinse sei grandi pale d'altare: Il miracolo di San Francesco di Paola (II altare a sinistra), l'Adorazione dei Magi (III altare a sinistra), le Anime del Purgatorio (III altare a destra), l'Assunzione della Vergine (II altare a destra), il Martirio di Santa Agata (nel braccio sinistro del transetto) e San Giorgio (nel braccio destro del transetto). A rendere più suggestivo il tempio, sono le navate minori che constano di 12 altari nel transetto.dDl sito ufficiale della Basilica concattedrale gallipolina.
Nel XVIII secolo l'allora cattedrale, grazie alla volontà del nuovo vescovo, il napoletano Oronzo Filomarini, fu oggetto di trasformazioni che ne completarono l'arredo interno in chiave barocca. Il Filomarini volle a Gallipoli Nicola Malinconico, valente pittore napoletano, divulgatore delle ampie scenografie giordanesche. A lui si devono la grande tela de La cacciata dei mercanti dal tempio sulla controfacciata, episodi del Nuovo e Vecchio Testamento sulle pareti e nella volta del coro; il Martirio di San Sebastiano, nel braccio destro del transetto, e due cicli di tele dedicate alla Vita di Sant'Agata (sul soffitto) e alla Storia del rinvenimento della mammella della Santa (nella navata centrale, tra i finestroni). Carlo Malinconico, figlio di Nicola, oltre a ritoccare e riadattare alcuni dipinti del padre e firmare una Visitazione nel transetto, completerà l'apparato iconografico della chiesa con la serie degli Apostoli, degli Evangelisti, delle Virtù e dei Dottori della Chiesa. Nel presbiterio, delimitato da una balaustra marmorea, s'innalza un maestoso altare maggiore in marmi policromi opera dell'artista bergamasco Cosimo Fanzago. Intorno alla macchina d'altare sono la cattedra vescovile e il grande coro in legno di noce con quarantuno stalli. Tra gli altri arredi degni di nota sono il pulpito, intagliato dal tedesco Giorgio Aver, e il fonte battesimale. A dominare la cattedrale è una tela posta sopra l'altare maggiore (nella cupola della crociera nel transetto) è il Martirio di Sant'Agata, un'opera eseguita da Nicola Malinconico; essa ricopre più di 100 metri quadrati, ed è molto simile allo stile di Luca Giordano, suo maestro.
Il Capitolo concattedrale di Gallipoli Il capitolo dei canonici della basilica concattedrale di Gallipoli vanta origini antichissime e risalirebbe alle origini dell'omonima diocesi (VI secolo). Nell'Ottocento il capitolo era costituito da diciannove canonici tra cui emergevano sette dignità in questo ordine: arciprete, arcidiacono, decano, cantore, tesoriere, primicerio ed infine il preposito; i rimanenti erano i cosiddetti canonici semplici (come il penitenziere). Altri diciotto sacerdoti si definivano cantori, in quanto occupavano gli stalli del coro coadiuvando i canonici effettivi. Altri cinque erano definiti amovibili poiché nominati direttamente dal vescovo: il loro principale ufficio era quello di cantare l'ufficio divino in canto gregoriano; gli altri tre sono i cappellani. Il capitolo completo era rappresentato quindi da trentasette sacerdoti. Sino al 1741 i canonici vestivano con una cotta, una mozzetta di lana di color nero. Le dignità sono riconoscibili per la mozzetta violacea. Tutti gli altri componenti vestivano solo una cotta bianca.
Nel 1741 il pontefice Benedetto XIV riformò l'abbigliamento dei canonici: da questa data in poi vestiranno un rocchetto con maniche strette e lunghe e su di esso la cappa magna di lana violacea con cappuccio. Durante l'inverno indossano una pelle bianca di coniglio. Oggi il capitolo della pontificia basilica concattedrale è costituito da quattro canonici, capeggiati da un presidente-primicerio-teologo.
Coro, cattedra, presbiterio Tre sono le tele che imponenti occupano il coro, ma la più importante e senza dubbio quella ritraente "Il sepolcro di Agata", la grande tela centrale di Nicola Malinconico: come si deduce dallo stesso nome, viene rappresentato qui il sepolcro della santa martire. Sono numerose le figure che sono vicino alla tomba, segnate indelebilmente dalla pietas cristiana, ma tra esse spicca quella di una figura celestiale che sta per inserire nel sepolcro una tavola recante la seguente iscrizione: "Mentem Sanctam Spontaneami Honorem Deo et Patriae Liberationem" cioè "Agata spontaneamente e santamente si era votata ad onorare Dio e a ottenere la liberazione della sua patria". Il Malinconico ha ritratto una scena relativa all'anno dopo la morte della santa, quando i catanesi si rivolsero al sepolcro per arginare l'eruzione dell'Etna. Le altre due tele (sempre del Malinconico) sono la Guarigione del vecchio paralitico e L'Ingresso di Gesù in Gerusalemme caratterizzare da un estremo realismo: sulle figure è adagiato un vestito morbido e leggero con panneggio. Alle spalle dell'altare maggiore della basilica concattedrale si erge il coro ligneo iniziato nel 1706 e terminato un anno dopo, su iniziativa del vescovo Oronzo Filomarini; furono sistemati i sedili disposti a tre ordini, lavorati in legno di noce con eleganti intagli, fiorami e altri fregi da un celebre artista tedesco, Giorgio Aver.G.Castiglione