Il Ritratto di Fillide Melandroni (noto anche come Ritratto di cortigiana) era un dipinto di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio.

L'opera, di cui si sono perse le tracce, probabilmente andata distrutta a Berlino nel 1945, ritraeva Fillide Melandroni, una delle più note cortigiane attive a Roma a cavallo tra il XVI e il XVII secolo.

Il ritratto di Fillide Melandroni è l'unico, tra i pur pochissimi ritratti riferiti al Caravaggio, per il quale non si sono mai posti i dubbi di autografia che invece caratterizzano il resto dell'esigua produzione ritrattistica oggi attribuita al MerisiCi si riferisce ai pochi ritratti veri e propri che a livello critico sono proposti come opere del Caravaggio: esclusi quindi ipotetici ritratti ed autoritratti contenuti in opere di altro soggetto. Le fonti testimoniano poi diversi altri ritratti eseguiti dal Merisi, ma tali dipinti, almeno sino ad oggi, non sono stati individuati..

Storia Il quadro ritraeva Fillide Melandroni (Siena, 1581 – Roma, 1618), una delle più note cortigiane attive a Roma a cavallo tra XVI e XVII secolo. Il suo successo nel campo della prostituzione fu propiziato dal sodalizio che ella strinse, sul finire del Cinquecento, con Ranuccio Tomassoni, prosseneta dalle amicizie molto influenti. Ranuccio Tomassoni fu poi ucciso, nel 1606, dallo stesso Caravaggio. Molto si è favoleggiato sul fatto che tale omicidio sia stato causato dalla reciproca gelosia di entrambi per la Melandroni, ma tale congettura non ha mai trovato riscontri documentali, così come, più a monte, non v'è fonte alcuna che dimostri che il Merisi e Fillide siano mai stati amanti. In definitiva, l'unico contatto certo che si registra tra la cortigiana e il pittore consiste proprio nella circostanza che questi eseguì il ritratto di lei, peraltro non quale dono o omaggio personale, bensì perché commissionatogli dall'amante del tempo di Fillide, cioè il nobile e letterato veneziano Giulio Strozzi.

In un testamento vergato da Fillide Melandroni nel 1614 si legge che costei era in possesso di un ritratto eseguito dal Caravaggio. La stessa testatrice dà disposizione che, alla sua morte, il quadro debba essere restituito al legittimo proprietario dello stesso, cioè il suo amante Giulio Strozzi, che pertanto si deduce ne sia stato il committente.Sybille Ebert-Schifferer, Caravaggio e la cortigiana: aspetti sociologici e problemi artistici, in Bulletin de l'Association des Historiens de l'Art Italien, N. 15-16 (2010), pp. 59-74.

Le prime analisi critiche del testamento in discorso sono giunte alla conclusione che nell'atto non si specifichi chi fosse la persona effigiata nel ritratto ivi menzionato. Secondo una successiva rilettura del testo invece se ne dovrebbe senza dubbio dedurre che la persona che compare nel dipinto del Merisi sia proprio Fillide Melandroni.Il passaggio del testamento della Melandroni relativo al quadro è stato letto: dixit et declaravit se habere in eius domo unum quadrum seu retractus mani Michaelis Angeli de Caravagio quod spectat et pertinet ad ill. d. Julium Strozzium propterea voluit illud eidem ill.re Julio restitui et consignari. Il punto di interesse è il "seu": così l'atto direbbe che in casa della rogante c'è un quadro ovvero un ritratto fatto da Caravaggio. Secondo questa trascrizione resterebbe quindi taciuta l'identità della persona ritratta. Rossella Vodret nel 2022 ha letto diversamente il testamento ed in particolare per la studiosa laddove si è sinora inteso seu retractus si deve invece leggere sui retractus, cioè un ritratto della stessa dichiarante, per l'appunto Fillide Melandroni. Si veda il contributo di R. Vodret: «unum quadrum sui retractus manu Michaelis Angeli de Caravagio, è di Fillide Melandroni. Una nuova lettura del testamento», pubblicato sul sito www.aboutartonline.com il 20 febbraio 2022.

Nell'elenco dei beni della cortigiana redatto alla sua morte, il ritratto in questione non compare più tra i suoi averi. Se ne è inferito che Fillide lo avesse già restituito allo Strozzi (quindi già prima del suo decesso).

In un inventario dei quadri raccolti nella collezione di Vincenzo Giustiniani, datato 1638, è censito anche il ritratto di una cortigiana di nome Fillide, di mano del Caravaggio. Si pensa che si tratti dello stesso quadro citato nel testamento della Melandroni che in un momento imprecisato, dopo il 1614, Giulio Strozzi, forse trovatosi in ristrettezze economiche, ha venduto al marchese Giustiniani, grande ammiratore del Merisi, nonché committente in proprio di più dipinti del pittore lombardo.Di questo acquisto però non v'è prova documentale. Sarebbe quindi astrattamente possibile ipotizzare che il ritratto della cortigiana di nome Fillide inventariato nel 1638 sia un dipinto commissionato direttamente dal Giustiniani, quindi un quadro diverso da quello menzionato nel testamento della Melandroni del 1614. Un labile indizio in questo senso potrebbe essere fornito dalla circostanza, da taluno adombrata, che il ricco banchiere sia stato uno dei clienti della celebre prostituta. Se ne dovrebbe però dedurre che Caravaggio abbia ritratto costei per ben due volte, il che sembra molto improbabile. Appare quindi molto più semplice pensare che il marchese Giustiniani abbia acquistato il ritratto di Fillide dallo Strozzi (cioè il medesimo quadro citato nel testamento della cortigiana). Del resto è un fatto certo che nelle raccolte dei Giustiniani vi fossero non solo tele da loro direttamente commissionate al Merisi, ma anche dipinti eseguiti dall'artista lombardo per altri committenti e poi comprati in un secondo momento.

Nel 1812 i discendenti di Vincenzo Giustiniani a causa delle crescenti difficoltà finanziarie della famiglia misero in vendita una parte cospicua delle raccolte pittoriche del casato, dipinti che, nel 1815, vennero acquistati dal re di Prussia: tale alienazione incluse anche il ritratto della Melandroni che venne così collocato nel Kaiser Friedrich Museum di Berlino, città dove nel 1945 la tela andò probabilmente distrutta in un grande incendio (nel quale bruciarono moltissime opere d'arte, compresi altri quadri di Caravaggio anch'essi provenienti dalla collezione Giustiniani). Maurizio Marini, Michelangelo Merisi da Caravaggio "pictor praestantissimus", Roma, 1987, pp. 451-453.

Il ritratto di Fillide ci è quindi noto solo attraverso riproduzioni fotografiche, una delle quali - caso fortunato, vista l'epoca dello scatto - è a colori.

Occorre altresì aggiungere che nello stesso inventario Giustiniani del 1638 si attesta la presenza di un altro ritratto di cortigiana, anch'esso del Caravaggio, per il quale però si tace il nome della donna raffigurata. Cionondimeno non vi sono dubbi sul fatto che il quadro poi giunto a Berlino sia quello con Fillide: lo stesso inventario infatti dice che l'altro ritratto femminile era molto più grande e peraltro che era stato lasciato incompleto dal pittore: le ridotte dimensioni del ritratto già al Kaiser Friedrich Museum e la sua compiutezza portano quindi ad escludere che esso possa indentificarsi con il ritratto della cortigiana senza nome.Quest'ultimo dipinto deve pertanto essere annoverato tra le varie opere del Merisi documentalmente testimoniate ma mai individuate.

Uno dei primi contributi critici dedicati al perduto ritratto di Berlino si deve allo storico dell'arte tedesco Hermann Voss. Questi però sulla base dell'analisi iconografica del dipinto escluse che potesse trattarsi del ritratto di una cortigiana: per il Voss infatti il fiore che la donna porta con la mano al petto - identificato come fiore di mirto - è da intendersi come un attributo nuziale: per lo studioso si tratterebbe quindi del ritratto di una sposa che egli ipoteticamente individua nella moglie di Onorio Longhi, buon amico di Caravaggio, Caterina Campani.È certo che Caravaggio abbia raffigurato anche costei, in quanto tale ritratto è documentato dall'inventario testamentario di Martino Longhi, figlio di Onorio e della Campani. Anche questo dipinto, caduta l'ipotesi del Voss, va ascritto quindi alle opere del Merisi che si sa essere state realizzate ma che, ad oggi, non sono state individuate.Hermann Voss, «Caravaggios Fruhzeit. Beitràge zur Kritik seiner Werke und seiner Entwicklung», in Jahrbuch der preussischen Kunstsammlungen, XLIV, 1923, p. 81.

Sulla scorta di questa ipotesi il Voss datava il quadro intorno al 1590 (cioè la data presumibile delle nozze di Onorio Longhi)Hermann Voss, «Caravaggios Fruhzeit. Beitràge zur Kritik seiner Werke und seiner Entwicklung», op. cit., p. 81. La data, anche alla luce delle conoscenze in seguito acquisite sulla cronologia del soggiorno romano del Caravaggio, sarebbe comunque insostenibile essendo il Merisi arrivato a Roma piuttosto dopo e secondo le ipotesi più estreme addirittura nel 1595.. Superata in seguito la lettura dello storico tedesco e individuatasi pacificamente in Fillide Melandroni la donna ritratta, la data di possibile esecuzione del dipinto è stata necessariamente spostata in avanti (nel 1590 Fillide aveva infatti meno di dieci anni) e collocata tra il 1597 e il 1600.

La successiva scoperta del citato testamento del 1614 e quindi della probabile committentenza del ritratto da parte di Giulio Strozzi, divenuto l'amante della cortigiana, sembrano suggerire un ulteriore avanzamento della data di presumibile realizzazione del quadro, posto che lo Strozzi difficilmente è situabile a Roma prima del 1600: sembra quindi più plausibile collocare il ritratto tra il 1601 e il 1605, datazione comunque compatibile all'età di Fillide (nata del 1581) in quegli anni.

Al dipinto è dedicato un madrigale seicentesco di autore ignoto ma prevalentemente attribuito a Marzio Milesi, giurista e poeta dilettante che ha composto versi anche per un'altra opera del Caravaggio (l'Amor vincit omnia) appartenuta a Vincenzo Giustiniani:Vi è anche un altro componimento poetico - questa volta in latino - anch'esso anonimo (Giovanni Michele Silos?) sempre dedicato ad un ritratto di cortigiana di Caravaggio. In tal caso però l'identità della donna ritratta è celata dietro l'appellativo letterario di Taide, leggendaria prostituta amata da Alessandro Magno. Non è quindi possibile stabilire se anche questi versi siano stati dedicati al ritratto di Fillide o se si riferiscano all'altro ritratto di cortigiana del Merisi - il cui nome è rimasto sconosciuto - posseduto dal marchese Giustiniani.

Descrizione e stile

Fillide è in posizione quasi frontale eccetto per il viso che è leggermente rivolto verso sinistra, anche se lo sguardo si dirige diritto verso gli occhi dell'osservatore. Gran cura è dedicata all'abbigliamento e agli accessori della cortigiana per tramandarne la raffinatezza dei gusti ma probabilmente anche per evidenziare il benessere da lei raggiunto grazie al successo nella sua professione.

Vediamo così un corpetto finemente ricamato e trapunto d'oro indossato sopra una camicia candida, un grande bracciale al polso che par di pasta vitrea, arte tipicamente veneziana, forse un dono del veneziano Strozzi,Fiora Bellini, Melandroni Fillide, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 73, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2009, pp. 229-232. e degli orecchini di perla con nastro nero. Riguardo ad essi, il già citato inventario testamentario dei beni di Fillide ne attesta il possesso di “due pendenti d'oro con due perle”. Si è autorevolmente proposto che si tratti degli stessi orecchini che si vedono nel quadro.Silvia Danesi Squarzina, La collezione Giustiniani: Inventari, Torino, 2003, p. 400. Altri hanno ipotizzato che possa trattarsi di gioielli appartenuti al Caravaggio, individuabili nell'elenco dei beni pignorati al pittore nel 1605 a causa della sua morosità verso la locatrice della casa ove egli alloggiava. In tale elenco compare infatti anche un generico “paro di pendenti”.