Il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco (in acronimo: CNVVF; abbreviato: VVF) è il corpo ad ordinamento civile della Repubblica Italiana incaricato del soccorso tecnico urgente, della prevenzione e dell’estinzione degli incendi e del soccorso alla popolazione in caso di calamità, incidenti ed altre emergenze. Dipendente dal Ministero dell'Interno, esercita altresì funzioni di protezione civile, polizia giudiziaria e pubblica sicurezza.

È preposto a garantire, su tutto il territorio nazionale, ad eccezione del territorio del Trentino-Alto Adige e della Valle d'Aosta (dove sono presenti servizi equivalenti gestiti a livello provinciale o regionale) le prestazioni previste dalla legge.

Dal 1º dicembre 2024 al 24 settembre 2026, il corpo è guidato dall'ingegnere Eros Mannino, fino ad allora Direttore Centrale per la Prevenzione e Sicurezza Tecnica del Corpo, subentrato all'ingegnere Carlo Dall'Oppio. A decorrere dal 25 settembre 2026, l'ingegnere Marco Ghimenti ha assunto le funzioni di Capo del Corpo.

Storia Dagli Stati preunitari al Regno d'Italia Negli stati preunitari italiani i corpi ed i servizi pompieristici erano regolamentati su base locale, con differenze all'interno delle varie entità statali; il primo corpo di pompieri in epoca moderna nella penisola italiana fu fondato a Napoli da re Giuseppe Bonaparte il 22 febbraio 1806.

Dopo la proclamazione del Regno d'Italia, la situazione dei servizi antincendio rimase frammentata, riflettendo i differenti modelli organizzativi preunitari; i corpi dei pompieri civici continuarono a operare su base comunale, regolati da deliberazioni locali e atti di governo, con evidenti disparità tra le varie città. I servizi erano spesso inadeguati, soprattutto nei piccoli centri. Un'indagine del 1910 rivelò che su circa 1100 corpi attivi, solo 3000 pompieri erano professionisti, mentre oltre 10.000 erano avventizi o volontari.

Il 31 maggio 1899 i comandanti dei principali corpi si riunirono a Napoli per elaborare uno statuto per la Federazione Tecnica Italiana dei Corpi Pompieri, ufficializzata poi a Milano nel corso del V Congresso nazionale dei pompieri italiani.

La prima guerra mondiale e le unità militari dedicate Durante la prima guerra mondiale, all'interno del Genio militare del Regio Esercito furono costituite sezioni speciali di pompieri-zappatori, inizialmente nelle prime quattro Armate nel 1915, e successivamente anche nelle VI e VIII tra il 1917 e il 1918. Le unità erano composte da personale proveniente dai corpi dei pompieri civici, ed erano incaricate di difendere strutture militari e logistiche nelle retrovie e sul fronte.

Tra i compiti assegnati a queste squadre vi erano, oltre lo spegnimento degli incendi, anche la bonifica di campi di battaglia da ordigni inesplosi, la demolizione di edifici pericolanti, la stesura di reticolati e mascheramenti, lo svuotamento di trincee e camminamenti dall'acqua;

Il ventennio fascista, la nascita del Corpo nazionale e la soppressione dei locali

Durante il ventennio fascista, il Ministero dell'interno affidò al prefetto Alberto Giombini l'incarico di riformare il settore e istituire un corpo nazionale unico. Con il regio decreto legge 10 ottobre 1935, n. 2472, venne istituito il Corpo Pompieri, posto alle dirette dipendenze del Ministero dell'interno, articolato in comandi e copri provinciali e distaccamenti nei centri maggiori.Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia n. 165 dell'8 febbraio 1936.

Il regio decreto legge 16 giugno 1938, n. 1021 introdusse ufficialmente la denominazione “vigili del fuoco”, in sostituzione della parola “pompiere”.

Il regio decreto legge 27 febbraio 1939, n. 333, convertito in legge il 22 maggio 1939, n. 960, abolì le precedenti organizzazioni locali, istituendo ufficialmente il Corpo nazionale dei vigili del fuoco, con una struttura centralizzata ed uniforme a livello nazionale La nuova Direzione generale Servizi Antincendio del ministero dell'interno, con sede iniziale a Roma in via Bertoloni 27, coordinava 94 comandi provinciali numerati alfabeticamente, ciascuno con un proprio motto in latino. Il comando di Roma ricevette il n. 1, che fu ceduto da Agrigento. Giombini fu nominato Direttore generale dei servizi antincendi e avviò una profonda modernizzazione del Corpo.

Tra i provvedimenti più significativi ci furono l'introduzione della Targa unica “VF” per i mezzi, la creazione di un unico modello di elmo nazionale e l'istituzione della Cassa Sovvenzioni Antincendi per il finanziamento dei corpi provinciali. Dal 26 giugno al 3 luglio 1939 si svolse a Roma il primo campo nazionale dei Vigili del Fuoco, con esercitazioni e simulazioni a cui assistette anche Benito Mussolini, e nel 1941 vennero inaugurate le Scuole Centrali Antincendi, con sede in Roma.

La seconda guerra mondiale e la nuova riorganizzazione

Durante la seconda guerra mondiale, con la legge n. 1570 del 27 dicembre 1941, n. 1570, il Corpo venne ulteriormente riformato e riorganizzato a livello centrale e periferico; conferendo l'obbligo alle amministrazioni provinciali di fornire caserme, locali e alloggi di serivzio, nel contempo conferendo al Corpo tutti i servizi di estinzione incendi e dei soccorsi tecnici in generale; inoltre ai vigli nell'esericizio delle loro funzioni venne concessa la qualifica di "agente di pubblica sicurezza".

Il 26 agosto 1942, in previsione dell'invasione di Malta (operazione C3), fu creato il Battaglione Speciale Vigili del Fuoco, meglio conosciuto come il Battaglione Santa Barbara, formato da volontari dei Vigili del fuoco selezionati secondo criteri rigidissimi. Il comando fu affidato all'ingegnere Osvaldo Piermarini. L'operazione fu abbandonata nell'autunno dello stesso anno e il battaglione venne smembrato in cinque centurie, inviate in aiuto delle città italiane più colpite dai bombardamenti alleati. Ai membri del battaglione fu concesso di portare sulla divisa lo stemma di Santa Barbara.

Dal 1943, con l'intensificarsi dei bombardamenti, vennero istituite le centurie mobili, gruppi operativi da 100 uomini, antesignane delle future colonne mobili. L'armistizio di Cassibile determinò una divisione del Corpo. A nord fu mantenuto un corpo sotto l'autorità della Repubblica Sociale Italiana, guidato da Giombini, mentre nel meridione operò sotto il Regno del Sud coordinata dal generale Giuseppe Pieche. La Direzione Generale dei Servizi Antincendi, costretta a lasciare Roma, si trasferì prima a Ponte di Legno, poi a Seregno e infine a Milano. Giombini cercò di garantire la continuità del servizio e la protezione dei civili, intervenendo anche per evitare rappresaglie tedesche. Intanto, numerosi vigili del fuoco parteciparono alla Resistenza italiana in modo clandestino.

Nel 1944, il comando di Roma si prese carico del recupero dei corpi delle vittime delle Fosse Ardeatine. Nel 1945, il comando di Trieste si occupò del recupero delle salme dalle Foibe. Al termine del conflitto, il Corpo si dotò di uno stendardo tricolore e unificò le due direzioni nord e sud., sotto la direzione di Pieche. i Vigili del Fuoco smisero di essere visti come una struttura legata al controllo militare del territorio e divennero uno dei principali punti di riferimento civile per la ricostruzione e la rinascita dell'Italia.

Il secondo dopoguerra, e l'inserimento nel "servizio nazionale della protezione civile"

Durante il secondo dopoguerra in Italia, con la legge 13 ottobre 1950, n. 913, fu istituito il servizio di leva volontario nel Corpo (A.V.V.A.), con corsi di addestramento presso le Scuole Centrali Antincendi di Capannelle. Il primo corso partì il 10 gennaio 1951, e fino al 21 marzo 2005 si formarono 192 corsi, per un totale di 168.736 giovani.

La legge 13 maggio 1961, n. 469, riconfermò il carattere civile e la dipendenza dal Ministero dell'Interno del Corpo, riorganizzandolo e definendone le competenze principali. Furono soppressi i corpi provinciali e la Cassa Sovvenzioni Antincendi. Rimase un unico Corpo nazionale, articolato in comandi provinciali, distaccamenti e posti di vigilanza.

Negli anni 1960 e 1970 il Corpo andò incontro a importanti modifiche normative. La legge 8 dicembre 1970, n. 996 assegnò al Corpo compiti specifici in caso di calamità pubbliche. Nel 1976, in seguito al terremoto del Friuli, si sperimentò per la prima volta una gestione coordinata delle emergenze, che condusse alla nascita del Dipartimento della protezione civile e l'inquadramento nel corpo nel nuovo Servizio nazionale della protezione civile creato con la legge 24 febbraio 1992, n. 225.

Le riforme ed il nuovo assetto negli anni 2000 Durante il governo Berlusconi II il decreto legge 7 settembre 2001, n. 343 (convertito nella legge 9 novembre 2001, n. 401), ha dispoto la possibilità per le prefetture di avvalersi e coordinare le unità del corpo a livello provinciale in casi di emergenza e calamità.

Successivamente - ai sensi della legge delega 30 settembre 2004, n. 252 - nel 2005 è stato emanato il nuovo ordinamento del Corpo e nel 2006 ne sono stati ridefiniti i compiti istituzionali.

Compiti istituzionali Le competenze, le funzioni e di compiti del Corpo sono stabilite dal decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139 e dalle ulteriori leggi in materia.

Prevenzione e spegnimento incendi L'attività di prevenzione e protezione incendi costituisce una delle principali funzioni svolte; in questo ambito rilevano innanzitutto i compiti di tipo preventivo e operativo, che intervengono direttamente con lo svolgimento delle attività economiche e industriali a rischio di incendio. Tale funzione si esplica in ogni situazione caratterizzata dall'esposizione al rischio di incendio negli edifici pubblici e privati e nei luoghi di lavoro, del controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose, dell'energia, della protezione da radiazioni ionizzanti, dei materiali da costruzione.

Esercita inoltre la vigilanza ispettiva sull'applicazione della normativa in materia di prevenzione incendi, rilascia il certificato di prevenzione incendi e altre documentazione prevista dalla legge al riguardo, vigila sull'applicazione del codice di prevenzione incendi e delle altre normative di interesse, nonché svolge altri compiti in materia di prevenzione attengono alla elaborazione di norme e alle attività di studio.

Soccorso pubblico Il Corpo effettua gli interventi tecnici necessari al fine di salvaguardare l'incolumità delle persone e l'integrità dei beni, garantendo soccorso in generale non solo in occasione di un incendio, ma anche di altre situazioni di emergenza quali calamità naturale, disastri e incidenti di varia natura (come crolli, frane, piene, alluvioni). Si occupa anche della attività di ricerca e soccorso in determinati contesti.

Protezione civile Il C.N.VV.F. esercita funzioni di soccorso quale componente del servizio nazionale della protezione civile. In tali occasioni, assicura gli interventi di soccorso tecnico indifferibili e urgenti, e di ricerca e salvataggio assumendone la direzione e la responsabilità nell'immediatezza degli eventi, attraverso il coordinamento tecnico-operativo e il raccordo con le altre componenti e strutture coinvolte.

Difesa civile Svolge anche funzioni e attività di difesa civile, consistenti nella salvaguardia svolta nei confronti della popolazione civile e delle Infrastrutture nazionali in caso di minaccia alla sicurezza nazionale. Essa ricomprende:

la garanzia e la sicurezza delle istituzioni; la capacità di sopravvivenza economica, produttiva e logistica del Paese in occasione di crisi interne o internazionali; nell'ambito di tali crisi, la gestione di rischi di tipo non convenzionale, derivanti dall'impiego in danno di persone o beni, di armi di distruzione di massa di tipo nucleare, biologico e chimico.

Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, nell'ambito delle proprie competenze istituzionali, deve a riguardo: