Il parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, situato nell'entroterra romagnolo tra Imola e Faenza, è un'area naturale protetta di oltre duemila ettari che si distingue nell'Appennino settentrionale come unica catena montuosa costituita quasi esclusivamente da gesso. Le particolarità e i motivi di interesse di questo territorio hanno portato, negli anni sessanta, all'idea di tutelare la zona, avviando studi per definire e circoscrivere l'area. Il parco fu istituito il 15 febbraio 2005 dalla Regione Emilia-Romagna.

Il territorio del parco si sovrappone quasi interamente con la zona speciale di conservazione e zona di protezione speciale Vena del Gesso Romagnola (IT4070011) ed è gestito dall'Ente di gestione per i Parchi e la Biodiversità - Romagna.

La vena del gesso romagnola dal 19 settembre 2023 è riconosciuta Patrimonio dell'umanità dall'UNESCO come parte del sito "Carsismo nelle evaporiti e grotte dell'Appennino settentrionale".

Storia La Vena del Gesso racchiude in sé particolari valori naturali che, nel corso dei secoli, a partire dal 1500, furono al centro dell'interesse scientifico di alcuni studiosi, come il bolognese Luigi Ferdinando Marsili (1658-1730) che lasciò memoria di alcune sue ricerche sui gessi e sullo zolfo delle miniere in Romagna.

Tra gli anni cinquanta del XIX secolo e il 1872 il geologo e paleontologo imolese Giuseppe Scarabelli programmò ed eseguì numerose campagne di esplorazione della grotta del Re Tiberio, per poi intraprendere alcuni importanti studi sulla geologia della Vena del Gesso: furono sue le prime ipotesi sulla formazione dei gessi entro bacini o stagni d'acqua dolce più o meno fra loro congiunti e in vicinanza del mare e l'appartenenza a un unico orizzonte stratigrafico dalla Romagna alla Sicilia. Attorno al 1860 effettuò per la prima volta in Italia uno scavo archeologico stratigrafico, sempre nella grotta del Re Tiberio, rinvenendo importanti reperti dai quali iniziarono studi sulla frequentazione delle grotte della Vena del Gesso.archive.is GIUSEPPE SCARABELLI, UN PIONIERE DELLA SPELEOLOGIA DELL'APPENNINO

Nel 1936 il naturalista forlivese Pietro Zangheri pubblica una ricerca sulla flora e vegetazione della fascia gessoso-calcarea del basso Appennino romagnolo. Qualche anno dopo si occupa della geologia della Vena del Gesso evidenziando, forse per primo, la necessità di tutelarne gli ambienti particolari.

Negli anni sessanta alcune associazioni culturali e naturalistiche iniziarono a presentare preoccupazioni per l'ambiente messo in pericolo dall'ampliarsi delle escavazioni nelle grosse cave di gesso, sollecitando la Provincia di Ravenna a prendere provvedimenti per la conservazione delle zone. Nel 1967 la Camera di commercio locale elaborò un progetto per la loro tutela a seguito del quale il Ministero della pubblica istruzione, il 30 luglio 1974, emanò un decreto ("Dichiarazione di notevole interesse pubblico di una zona interessante i comuni di Riolo Terme, Casola Valsenio e Brisighella") col quale quasi tutta la zona gessosa compresa fra la frazione Crivellari ed il torrente Sintria veniva posta tra i beni ambientali sotto tutela, restando esclusa l'area di cava di Borgo Rivola. Dopo la Legge Regionale n.2 del 1977 ("Provvedimenti per la salvaguardia della flora regionale") le provincie interessate vennero invitate a raccogliere proposte e progetti per la costituzione del Parco Naturale Regionale della Vena del Gesso. Nel 1980 un provvedimento del Consiglio Regionale stabilì che: "nella realizzazione del Parco della Vena dei Gesso dell'Appennino Romagnolo... vengano ritenute prioritarie le esigenze delle attività estrattive del gesso per le quali la zona è particolarmente vocata...", suscitando le proteste delle associazioni ambientaliste e protezionistiche e la regione assegnò alla Comunità Montana Faentina 140 milioni di lire da destinarsi ai primi interventi di realizzazione del parco. Nel 1982 venne discusso il documento sulle "Linee programmatiche per l'elaborazione del piano territoriale del Parco Regionale della Vena del Gesso", ma la proposta di parco non ebbe seguito.

Nel 1991 il piano territoriale paesistico regionale inseriva l'area della Vena tra quelle del “Piano regionale dei parchi”. Nel 1997 venne steso un progetto preliminare di Piano Territoriale per il Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola, promosso da tutti gli enti territoriali interessati con un alto livello di consenso fra le comunità locali, che impone dei limiti per l'escavazione del gesso nella cava di Borgo Rivola. Nel 2002 fu sottoscritto a Riolo Terme il Documento programmatico del Parco e con la Legge Regionale 21 febbraio 2005 n. 10, venne istituito il parco regionale della Vena del Gesso Romagnola.

Progetti Nella riunione del 24 gennaio 2018, il Consiglio direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO, ha deciso di inserire nella lista propositiva italiana dei siti naturalistici per il Patrimonio Mondiale dell'UNESCO il sito "Grotte e carsismo evaporitico dell'Emilia-Romagna", facendo seguito alla candidatura proposta dalla Regione Emilia-Romagna e fortemente sostenuta dal Ministero dell'Ambiente.

Nel 2010 è stato avviato un progetto quinquennale ("Progetto Life Natura Gypsum 2010-2014") di recupero ambientale e riqualificazione del Parco che ha riguardato interventi di salvaguardia di aree carsiche (grotte, inghiottitoi, doline), degradate principalmente a causa dell'abbandono di rifiuti da parte dell'uomo.

Il 1º gennaio 2016 è partito, anche sul territorio del Parco della Vena del Gesso, il "Progetto Life Eremita", della durata di cinque anni, con l'obiettivo di assicurare le migliori condizioni per la conservazione delle popolazioni residuali di due specie di insetti saproxilici di prioritario interesse conservazionistico (Osmoderma eremita e Rosalia alpina) e di due specie di acque lentiche e lotiche (Graphoderus bilineatus e Coenagrion mercuriale), agendo sui fattori di minaccia di origine antropica.

2020, l'ipotesi di espansione della cava di Monte Tondo Durante l'anno 2000 uno studio inerente all'ampliamento della cava su Monte Tondo, presso Borgo Rivola, affidato all’“Agenzia regionale per la protezione ambientale” (ARPA) e formalmente recepito nel PIAE e nel PAE (piani di attività estrattiva), stabiliva due vincoli: un quantitativo massimo di gesso estraibile ed un'area massima dove proseguire l’estrazione. Raggiunti questi limiti, (in particolare quello dell’area massima di estrazione del gesso) l’attività di estrazione del gesso doveva cessare.

Nonostante questi accordi, nel 2020, la società che gestisce la cava (Saint-Gobain PPC Italia S.p.A.), ha richiesto un ulteriore ampliamento dell'area di estrazione del minerale con il rischio di andare a compromettere permanentemente ambienti sia ipogei che superficiali del Parco della Vena del Gesso.

Dopo tale richiesta, a fine anno 2020, la Regione Emilia-Romagna ha commissionato uno studio per la “Valutazione delle componenti ambientali, paesaggistiche e socioeconomiche in relazione al proseguimento dell’attività estrattiva del Polo Unico Regionale del gesso in località Monte Tondo, nei Comuni di Riolo Terme e Casola Valsenio”, affidandolo ad un raggruppamento temporaneo di Impresa.

Saranno gli Enti locali, in base ai risultati dello studio, a scegliere se assecondare o meno i piani di espansione proposti dalla cava.

2023: Patrimonio dell'Umanità Nel settembre 2023, la Vena del Gesso Romagnola è stata inserita nella lista dei siti dell'UNESCO durante la 45ª sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale. Il sito, che ora beneficia di una protezione e valorizzazione rafforzate, comprende sette aree distribuite nelle province di Reggio Emilia, Bologna, Rimini e Ravenna, offrendo una significativa opportunità di promozione culturale e socioeconomica per i territori coinvolti

Descrizione

Morfologia Il territorio del parco si trova ad altitudini comprese fra 50 e 515 m s.l.m. ed ha una superficie complessiva di 60,63 km² di cui 20,41 km² di riserva, e 40,22 km² di area contigua.

Territorio e comuni interessati Il parco si sviluppa sulle colline romagnole tra Imola e Faenza, nell'area dell'Appennino imolese e dell'Appennino faentino, a una decina di chilometri dalla linea di congiunzione con la pianura, attraversando le valli del Santerno, del Senio del Sintria fino da arrivare a quella del Lamone. Interessa sei comuni:

Brisighella (1.824 ettari); Borgo Tossignano (1.526 ettari); Casalfiumanese (255 ettari); Casola Valsenio (981 ettari); Fontanelice (440 ettari); Riolo Terme (1.001 ettari).

Le zone di tutela Per la varietà degli ambienti, in seguito all'approvazione ed entrata in vigore del Piano del Parco, il territorio è suddiviso in quattro zone, classificate secondo il regime di tutela al quale sono sottoposte: "Zona A di riserva integrale": comprendono aree di eccezionale valore naturalistico, in cui l'antropizzazione è assente o di scarso rilievo e nelle quali l'ambiente naturale è conservato nella sua integrità; sono destinate alla salvaguardia ed al mantenimento degli equilibri biologici ed ambientali in atto, alla prevenzione ed all'eliminazione di eventuali fattori di disturbo endogeni ed esogeni. In linea di massima queste zone sono accessibili solamente per scopi scientifici e didattici e nella Vena del Gesso Romagnola hanno una superficie di 52 ettari "Zona B di protezione generale": è la zona nella quale le attività consentite sono finalizzate al miglioramento della complessità degli ecosistemi, al mantenimento di equilibri naturali e colturali, all'esaltazione ed alla conservazione degli elementi di forte caratterizzazione paesaggistica, storica, monumentale, ancorché non coerenti con le caratteristiche di naturalità peculiari della zona stessa. Nella zona B vengono conservate le caratteristiche naturali, nello stato più indisturbato possibile. La naturalità è mantenuta attraverso la mera protezione, l'intervento attivo dell'Ente ed il mantenimento dei soli usi didattici, educativi, divulgativi, ricreativi ed agro-silvo-pastorali tradizionali, compatibili con la conservazione delle caratteristiche di massima naturalità. È costituita da 749 ettari; "Zona C di protezione ambientale": dove è in genere più elevata la presenza di nuclei e centri abitati e si concentrano l’agricoltura e le altre attività significative, il grado di tutela è meno forte e il conseguimento di positivi risultati nella gestione del territorio è in una certa misura legato alla capacità del parco di diventare un partner affidabile e un sostegno per i produttori agricoli e gli altri operatori economici. Nel parco della Vena del Gesso ha una superficie di 1.240 ettari. "Zona D": corrispondente al territorio urbano e urbanizzabile e una "Area Contigua", con funzione di transizione e connessione rispetto al territorio del Parco stesso. Geologia

L'emergenza di maggiore rilievo del parco, intorno alla quale si è andato costruendo il progetto di tutela, è costituita dagli affioramenti dei gessi messiniani, che appartengono alla formazione geologica nota come Formazione gessoso-solfifera.

Incastonata tra la più antica formazione marnoso-arenacea a sud-ovest e la più recente formazione argille azzurre (calanchi) a nord-est, la Vena del Gesso Romagnola è l'unica formazione geologica interamente gessosa che esista in Europa. Il gesso è presente nelle rocce sedimentarie con continuità da Bologna a Pesaro ed emerge con imponenza nella Vena del Gesso per costituire un bastione naturale lungo circa 25 km, con una larghezza media di un chilometro e mezzo.