Il cosiddetto "sventramento di San Berillo" è consistito nell'operazione di abbattimento di gran parte dello storico quartiere di San Berillo a Catania. Realizzato a partire dal febbraio 1957 nell'ambito di un piano di risanamentoCarlo Gelosi, Simona Totaforti, Governo locale e trasformazioni urbane, FrancoAngeli, 2011, pp. 175-177, è stato portato a termine solo parzialmente ed è stato giustificato con vari motivi, come ripulire una zona malfamata, eradicare la criminalità e creare un asse viario da piazza Stesicoro a piazza Papa Giovanni XXIII (dove si trova la Stazione Centrale), ovvero il Corso Sicilia, quest'ultimo probabilmente il pretesto più credibile. Esso però inevitabilmente determinò una ferita nel volto della città, lasciando un vuoto ancora visibile nel suo tessuto urbano e un contenzioso tra i privati proprietari delle aree interessate e il Comune di Catania.
Premesse storiche Il terremoto e la ricostruzione nel XVIII secolo
Il terremoto del Val di Noto del 1693 rappresentò una cesura nella storia urbanistica di Catania, essendo stata la città quasi rasa al suolo. La ricostruzione fu coordinata da Giuseppe Lanza, duca di Camastra, che stabilì la larghezza delle strade più importanti e dei punti pubblici di raccolta della gente per i futuri terremoti. Egli orientò infatti verso l'Etna l'asse viario principale del centro storico, cioè appunto via Etnea, quindi in direzione nord-sud, ponendo, nel XVIII secolo, il fulcro della ricostruzione della città all'incrocio dei Quattro Canti, ben o male a metà strada fra piazza del Duomo a sud e piazza Stesicoro a nord.
Il XIX secolo Nella prima metà del XIX secolo il centro storico di Catania si era spostato verso piazza Stesicoro: a nord-ovest della piazza, nel Palazzo Tezzano, vi si trovavano l'Ospedale San Marco e il Tribunale. La piazza, nella seconda metà del secolo, trovò una propria sistemazione intorno ai resti dell'Anfiteatro romano, di cui restò visibile solo uno scorcio e che, soprattutto, venne aperto soltanto dopo gli scavi effettuati dal 1903 al 1907, ad opera di Filadelfo Fichera. Nella sua parte est, la centralità della piazza venne ulteriormente sottolineata dal Monumento a Vincenzo Bellini, realizzato da Giulio Monteverde nel 1882.
Il quartiere di San Berillo, quindi, prendeva corpo più ad est del tratto di via Etnea che va dai Quattro Canti a piazza Stesicoro, mentre, al proprio est, esso arrivava fino alla zona nella quale, nel 1866, fu inaugurata la Stazione Ferroviaria Centrale, in una piazza creata appositamente, l'attuale "piazza Papa Giovanni XXIII", una volta che, almeno in questo angolo di città, la tratta ferroviaria fu fatta passare lungo la costaGiuseppe Arcidiacono, San Berillo di Catania: da centro a periferia, in Architettura&Città n°2 - Società, identità e trasformazione, ed. Di Baio, 2007, ISBN 8874990952 p. 87-92..
Questo quartiere, in virtù della sua centralità, sarebbe potuto divenire zona nobile, all'interno del tessuto urbano, anche in relazione al movimento ferroviario, con la realizzazione di strade di larghezza non inferiore ai 10 m, ma ciò non avvenne, secondo l'architetto e ingegnere barone Bernardo Gentile Cusa, in quanto vi era la contrarietà della proprietaria dei terreni, Maria li Destri Trigona, duchessa di Misterbianco, forse attenta all'opportunità di sfruttare la speculazione con maggiore cubatura.
Nel 1852 l'espansione del quartiere aveva intanto raggiunto la Chiesa del Santissimo Crocifisso della Buona Morte e l'antistante "piazza Alfredo Cappellini", oggi intitolata a Giovanni Falcone. Le strade di San Berillo apparivano allora quasi ortogonali tra loro e certune assai strette, ma sempre senza alcun collegamento diretto con il luogo dove sarebbe sorta la Stazione Centrale.
Nel 1882 viene affidato proprio al barone Gentile Cusa il compito di finire il progetto per un quartiere funzionale alla Stazione Centrale: si tratta di un ampliamento a nord-est, che finisce per diventare la base per il primo Piano Regolatore Generale di Catania, il quale egli stesso firmerà nel 1888 con il titolo Piano regolatore pel risanamento e per l'ampliamento della città di Catania. Il nuovo progetto sembra riprendere la suggestione del duca di Camastra e le centralità allora espresse, trasferendole verso nord e mantenendo delle corrispondenze: per esempio si può citare "via Santa Caterina", ovvero l'attuale "via Umberto I", inaugurata nel 1890, la quale, con un asse ovest-est, dal Giardino "Vincenzo Bellini" si dirige verso la "zona industriale" del tempo, dove si raffinava lo zolfo, in seguito allungata fino all'attuale "piazza Galatea", nella zona dell’Armìsi; un altro esempio poi potrebbe essere anche l'incrocio fra via Etnea e quella che da lì in poi verrà denominata "la Passeggiata delle Carrozze", cioè i viali Regina Margherita e XX Settembre, che collegano "piazza Santa Maria di Gesù" con "piazza Giovanni Verga", replicando una sorta di Quattro Canti, però molto più a nord; da notare infine che la longitudine della parte est di piazza Stesicoro coincide con quella del "largo dei Vespri", dalla prima inizia il corso Sicilia verso est ma anche "via San Gaetano alle Grotte" verso nord-est e "via Carlo Felice Gambino" verso sud-est, così come dal secondo continua verso est "viale XX Settembre", ma da lì inizia anche "via Matteo Renato Imbriani" a nord-est e "via Redentore" a sud-est.
Al pieno comparto dei quartieri storici, Gentile Cusa contrappone il vuoto, inteso anche come misura igienico-sanitaria, un esempio fra tutti è la "piazza d'Armi", l'antico nome dell'attuale piazza Giovanni Verga, che diviene nuovo centro della città così concepita: vuota e che, nel caso della piazza, si ridurrà anche di più, ospitando nella parte nord il nuovo tribunale, cominciato nel 1937 e inaugurato nel 1953 .
Il XX secolo
Nel 1903-04, scavi archeologici intensi squarciano gran parte di piazza Stesicoro, in modi che, nel giudizio di Vitaliano Brancati, la faranno somigliare alla tolda di una nave colpita di fianco. Lo scavo, secondo il direttore dei lavori Filadelfo Fichera, rappresenta un primo accenno di programma archeologico, edilizio e sanitario per San Berillo, sempre con l'idea di collegare la piazza alla stazione. Sono gli anni del commercio dello zolfo e Catania è snodo fondamentale delle esportazioni, tanto per mezzo dei treni che per mezzo del porto nuovo: il collegamento risulta sempre più angusto, nella misura in cui cresce la propensione industriale della città. Il Grande Albergo, in piazza Cappellini, è l'unico edificio di un certo rilievo, per il resto, San Berillo, nella sua povertà, corrisponde a quell'impulso di edilizia popolare che, con case basse e corti centrali, si era già verificato più a nord (quartieri Consolazione e Borgo) con un'urbanizzazione caotica e fittissima. È proprio l'impulso commerciale dello zolfo ad indirizzare i notabili catanesi verso l'ipotesi dello sventramento à la Haussmann: un boulevard che colleghi con asse orizzontale i 2 punti in questione per favorire l'afflusso alle e il deflusso dalle ferrovie, la circolazione di aria e di luce diurna (ma anche di truppe, visto il favore con cui i catanesi vedono le imprese coloniali), abbattere i vicoli infetti (nel 1911 un'epidemia di colera causò parecchi morti) e sottolineare, isolandoli, la magnificenza di grandi edifici e monumenti.
A questo punto si susseguono una serie di piani di sventramento, di cui solo quello di Brusa verrà messo in opera. Nel 1913, un primo piano propone una demolizione radicale, che suscita molte perplessità, interrotte dallo scoppio della Grande Guerra. Un piano di risanamento del 1927 si scontra con l'impossibilità di seguire una via dritta. Alcune proposte contenute nei progetti Alfa 1932 e S.P.Q.C. (il primo di Piccinato, Guidi e Marletta; il secondo di Mancini, Paternò e Severino) confluiscono nel PRG del 1934, supervisionato da Gustavo Giovannoni, che sembra trovare una formula adeguata, pur snobbando, con le sue prospettive essenziali, il monumento a Vincenzo Bellini. Stavolta, però, è la Seconda guerra mondiale a fermare il processo.
D'altra parte, benché i danni bellici non siano stati così imponenti o, se tali, solo in altri quartieri, a partire dal 1947 il vecchio progetto di sventramento riparte con rinnovata energia dall'idea di risanare San Berillo, come il resto della città, dopo i bombardamenti: il piano di ricostruzione di Gino Nicotra intende sempre demolire il quartiere, riprendendo lo spirito modernista di Giovannoni. Esiste il vecchio problema della non corrispondenza tra l'anfiteatro e la stazione ottocentesca: Nicotra allora prevede un percorso leggermente curvo. L'aspirazione della Catania divenuta ormai "Milano del Sud" non si sente soddisfatta dall'intervento démodé di Nicotra, con il suo "culto dell'asse".
Il piano ISTICA Negli anni 1950, lo sventramento, infine, viene realizzato: la promessa di indirizzarsi alla stazione e al mare si produce, ma a baionetta, attraverso una linea spezzata, nei termini pensati dall'architetto Brusa della Società Generale Immobiliare (SGI) di Roma (di proprietà vaticana e principale finanziatrice del piano ISTICA). L'ISTICA (Istituto immobiliare di Catania) fu costituito il 27 novembre del 1950, con un capitale di 55 milioni di lire (di questi, 20 milioni della SGI, 20 del Banco di Sicilia, 10 della Cassa di risparmio Vittorio Emanuele, 2,5 della Provincia e 2,5 della Camera di Commercio locale). L'istituto sorse con il pieno appoggio della Democrazia Cristiana siciliana.
Il piano Brusa, inizialmente offerto a titolo gratuito e poi valutato e pagato 60 milioni di lire, fu recepito in toto dall'ISTICA e approvato dal Consiglio comunale il 3 marzo 1951, contestualmente alla costituzione dell'Ist-Berillo, cui viene affidata la realizzazione di un abitato che accolga i cosiddetti "deportati di San Berillo" (circa 30.000 persone), il quartiere di San Leone (al quale si aggiungeranno Nesima e Curìa).
Il piano ISTICA, il 16 maggio 1952, viene poi inserito nel PRG dal commissario prefettizio, appena 10 giorni prima delle elezioni amministrative che attribuiranno lo scranno di sindaco a Domenico Magrì e alla sua giunta, composta da DC e Partito Nazionale Monarchico.Si veda, a tal proposito, una domanda di autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti dell'onorevole Francesco Pezzino del Partito Comunista Italiano richiesta da Magrì.
Anche la Regione Siciliana interviene, con una legge speciale, la n. 13 del 25 giugno 1954.
All'Ist-Berillo arrivano ingenti finanziamenti: lo Stato interviene con 380 milioni di lire, mentre 400 milioni provengono dalla Regione. Secondo accordi stretti a Roma, viene previsto che, su un'area di 240.000 m2, si possano costruire 1.800.000 m3. Gli espropri devono essere ultimati entro il febbraio 1960, mentre i lavori entro il 3 luglio 1969. A carico dell'ISTICA vengono previste spese per 10 miliardi e 338 milioni di lire e ricavi per 7 miliardi e 338 milioni di lire. I 3 miliardi mancanti dovranno essere forniti dal Comune con il gettito dell'imposta di famiglia.
È del maggio 1956 la firma, da parte dell'ISTICA, del contratto di concessione dei lavori. Lo sventramento prende concreto avvio nel febbraio del 1957, quando è sindaco Luigi La Ferlita.