Noventa Vicentina (Noénta in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vicenza in Veneto.

Noventa Vicentina è rinomata per la presenza nel proprio centro storico di numerosi edifici, palazzi e ville fineottocenteschi-primonovecenteschi in stile Liberty: lo Stile Floreale caratterizza anche il Teatro Modernissimo.

Geografia fisica Territorio Noventa Vicentina è il comune più a sud della provincia di Vicenza. Dista dal capoluogo e da Padova. Il territorio è pianeggiante, pur trovandosi a pochi chilometri dai Colli Euganei (a est) e dai Colli Berici (a nord-ovest). Idrografia Il comune è inoltre lambito a sud dal fiume Frassine che segna il confine tra la provincia di Padova (comuni di Borgo Veneto e Ospedaletto Euganeo) e la provincia di Vicenza. Clima

Origini del nome Il nome di Noventa Vicentina (dal latino nova entia, nuove terre) ricorda l'opera di bonifica attuata dopo le disastrose alluvioni dell'età longobarda.

Storia

Epoca antica Sul suo territorio sono stati trovati reperti riferibili a presenza umana in epoca preistorica; fu densamente abitato in età romana.

Medioevo Fonti storiche certe attestano l'esistenza di un castello vescovile a Noventa, uno dei più importanti del Basso Vicentino, del quale tuttavia sono state perse tracce e memoria. Durante il Medioevo, in quest'area i vescovi di Vicenza possedevano vaste proprietà, spesso insidiate dalle vicine Este, Montagnana e Lozzo i cui signori tendevano ad estendere i propri domini. Per tale fatto, aggravato dalla lontananza di Vicenza, il castello di Noventa doveva essere piuttosto forte: il Pagliarino scriveCroniche di Vicenza, III, p. 163 che i castelli di Noventa e di Pojana erano «abbondanti di ricchezze, forti et cinti di bastioni et di fossa»..

Il primo documento che parla espressamente del castello di Noventa è il diploma imperiale rilasciato da Ottone III al vescovo di Vicenza Girolamo nell'anno 1000: esso vi figura tra i castelli esentati dalla tassa del fodro, privilegio che circa cent'anni dopo Enrico IV confermava al vescovo Ezzelino.

Il fatto di essere esistito sin dal X secolo e di essere stato di proprietà vescovile, farebbe pensare che il castello di Noventa sia stato in origine una fortificazione dell'antichissima pieve di Santa Maria, così come è avvenuto in tanti casi consimili e relativi all'epoca delle incursioni degli Ungari. Tuttavia i castelli nati dalla fortificazione delle chiese in quell'epoca erano generalmente di dimensioni e di strutture modeste, mentre quello di Noventa doveva invece essere grande e robusto; in secondo luogo, anziché nei pressi della pieve, è assai probabile ch'esso sorgesse a sud ovest di contrà Capovilla, ai confini col territorio di Pojana, dove esiste tuttora il molto indicativo toponimo "Castellazzo"Stante tale indicazione, non dovrebbe esserci nessuna relazione tra l'area del castello e quella attualmente occupata dagli edifici storico-artistici di Noventa (Villa Pojana di San Floriano, Villa Pojana di Santa Maria Elisabetta, Villa Barbarigo Rezzonico, Villa Manin, ecc.); questi ultimi, d'altra parte, furono eretti solo dopo il XV secolo e per conto di famiglie nobili non originarie di Noventa..

Tenuto conto di questo, si può ipotizzare che a NoventaCosì come avvenne anche a Brendola, dopo il primitivo incastellamento della pieve i vescovi abbiano fatto erigere in altro luogo anche un castello vero e proprio - lo stesso di cui parla il Pagliarino - e che abbiano mantenuto nei pressi della pieve la domus episcopatus, della quale si ha documentata memoria almeno sin dal 1266. Sulla base di quest'ipotesi, a Noventa potrebbero esservi stati due nuclei fortificati; ciò almeno sino al 1240, perché in quell'anno i castelli di Noventa e di Pojana «furono - secondo il Pagliarino - posti in ruina et in esterminio da Eccelino»Croniche di Vicenza, citato..

Quanto alla domus episcopatus, essa sopravvisse all'epoca ezzeliniana; viene spesso citata negli atti e documenti successivi al 1260, mentre non vien più fatta menzione alcuna del castello, il che confermerebbe l'ipotesi dell'esistenza di due distinte opere fortificate e che dopo la distruzione del 1240 il castello non sia più stato ricostruito, mentre continuò ad essere utilizzata la primitiva fortificazione pievana che includeva la domus e sorgeva nel centro abitato.

Quest'ultimo conservò probabilmente ancora per qualche tempo i segni dell'originaria impostazione urbanistica: lo si deduce da un atto pubblico del 1471 in cui si legge «Noventa... in contracta burgi ab ecclesia», si parla cioè del burgus, sorto a ridosso delle fortificazioniIn un altro documento del 1498 si parla anche di una «contracta burgantini»; più che al burgus, però, tale dizione dovrebbe riferirsi all'attuale Bergoncino..

Verso la metà del Trecento, durante la dominazione scaligera, il territorio di Noventa fu sottoposto, sotto l'aspetto amministrativo, al Vicariato civile di Orgiano e tale rimase sino alla fine del XVIII secolo..

Età moderna e contemporanea Noventa, che dal 1404 era entrata a far parte della Serenissima Repubblica di Venezia, trova nel secolo successivo, dopo la conclusione delle travagliate vicende legate alla guerra della Lega di Cambrai (1508), le condizioni che le permettono di svilupparsi economicamente e socialmente.

Il Vicentino seguirà fino in fondo le sorti di Venezia e dopo la caduta della Serenissima passerà sotto la dominazione austriaca, per poi entrare a far parte, nel 1866, del Regno d'Italia.

Simboli

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Duomo dei Santi Vito, Modesto e Crescenzia, posto in via Giacomo Matteotti. Nei primissimi anni del Trecento la parrocchiale fu trasferita dalla pieve di Santa Maria a una cappella benedettina dedicata a san Vito e - più tardi - anche ai santi Modesto e Crescenzia. Sulla stessa area di questa cappella gotica, fra il 1640 e il 1650 fu costruita la chiesa, ulteriormente ampliata e modificata alla fine dell'Ottocento. La facciata marmorea, rifatta insieme con l'ampliamento, presenta un portale concluso da una lunetta a tutto sesto affrescata. L'interno è a una sola navata, con sei altari laterali, e tre grandi absidi che incorniciano il presbiterio. L'altare maggiore in marmo di Carrara, attribuito allo scultore padovano Antonio Bonazza, reca al centro un bassorilievo con la Cena di Emmaus. Nella parete di sinistra, sopra l'altare di San Rocco, si trova una pala di Giambattista Tiepolo che raffigura i Santi Rocco e Sebastiano, commissionata dal cardinale Carlo RezzonicoSito del Comune - Storia del territorio . Altri dipinti di celebri pittori come: Giambattista Tiepolo, Francesco Maffei, Niccolò Bambini, Antonio Zanchi, Giulio Carpioni e Domenico Campagnola. Sul retro della chiesa si trova un sacello neogotico coronato in pinnacoli, realizzato durante la seconda metà del XIX secolo, a scongiurare il pericoloso colera.

Chiesa di Sant'Antonio, ubicata nella frazione Saline.

Chiesa di San Giovanni Evangelista, ubicata nella frazione Saline all'angolo tra Via Padovana e Via Pietro Giacomelli. Risalente al Seicento, fu fatta erigere dalla famiglia aristocratica veneziana Vidman. Questo edificio religioso si trova sul retro di Villa Albrizzi.

Chiesa del Cuore Immacolato di Maria e San Giovanni Evangelista, ubicata nella frazione Saline. Delle tre chiese presenti a Saline essa è la meno antica e la più capiente.

Chiesa del Redentore, risalente al Settecento, ubicata in campagna nella frazione Are in Via Pavarazzi e al cui interno conserva dipinti ottocenteschi. Questo edificio religioso si trova sul retro di Villa Zarantonello.

Chiesa di Santa Teresa d'Avila, in stile rinascimentale e ubicata accanto a Villa Arnaldi Prosdocimi in via Alcide De Gasperi di fronte all'incrocio con Via Roma.

Cappella Gentilizia di Villa Arnaldi Prosdocimi, costruita nel 1741, reca sull'altare una statua della Vergine in marmo, attribuita ad Orazio Marinali.

Architetture civili Villa Barbarigo, sede del Municipio di Noventa Vicentina e principale meta turistica.

Villa Manin Cantarella, villa veneta situata nel centro del comune di Noventa Vicentina; casa natale di Umberto Masotto.

Villa Arnaldi Prosdocimi, villa patrizia del XVI secolo, fu ristrutturata nel XVIII secolo dagli Arnaldi; è ubicata in Via Alcide De Gasperi. La facciata asimmetrica reca ai lati della porta d'ingresso quattro pilastri bugnati, che al piano nobile continuano in lesene ioniche che reggono il frontone triangolare. Sul retro, nel giardino, davanti alla parete cinquecentesca una vera da pozzo gotica. All'interno un ampio scalone settecentesco; nelle sale laterali, vi sono sovraporte in legno laccato e fregi alle travi, stucchi al soffitto nella sala d'ingresso.

Villa Albrizzi, nella frazione di Saline. A tre piani, ha caratteristiche tipicamente rinascimentali. La facciata presenta una bella modanatura in pietra di Nanto alla porta centrale, e una cornice a dentelli sotto il tetto. L'aia è in pietra masegna. Al di là della strada che porta ad Este, si trovano i portici in mattoni. Sul retro è ubicata la Chiesa di San Giovanni Evangelista.

Villa San Floriano, villa nella frazione di Caselle. Le cornici delle porte e delle finestre sono in pietra di Nanto. Di fronte è presente un oratorio dedicato a San Floriano. Il complesso, interamente circondato da mura, comprende la casa padronale, un oratorio e gli annessi rustici. Comprende un solo piano nobile, reca alle porte a alle finestre cornici in pietra di Nanto. All'interno, un ampio salone centrale, esteso per l'intera lunghezza dell'edificio, mette in corrispondenza l'entrata principale con quella della corte. Ai lati si aprono le stanze. Le cantine sono a volta. Adiacenti alla casa si trovano i granai, le abitazioni dei dipendenti e le stalle, con ampi portici ad arco. Nell'ampio cortile, il séleze (aia) in mattoni. Di fronte alla casa, oltre all'aia, l'oratorio dedicato a San Floriano, già esistente nel XIII secolo.

Teatro Modernissimo, inaugurato nel settembre 1876 con il nome di Teatro della Concordia, fu in seguito denominato Teatro Sociale. Ricostruito con l'aggiunta della bottega del caffè, e di un'ala per i camerini, fu riaperto nel dicembre del 1910. La sala assunse l'attuale nome nel 1919 quando fu trasformata in cinema. Divenne di proprietà del Comune nel 1936. I lavori di restauro effettuati tra il 1982 e il 1985 hanno riportato l'edificio alla sua immagine originaria, sia interna che esterna. Dal 1986 il Teatro è sede di importanti manifestazioni culturali.

Palazzo Stefani, nel cui corpo centrale, datato 1788, si trovano affreschi, decorazioni, colonne, stucchi, ferri battuti; i pavimenti sono in palladiana e marmo. Nelle ali, più basse, ristrutturate senza intaccare l'originaria struttura, sono stati ricavati numerosi appartamenti.

Villa Zarantonello, risalente al XVI secolo e ubicata in campagna nella frazione Are in Via Pavarazzi. Sul retro, è ubicata la Chiesa del Redentore.

Palazzo Franzosi, edificato nel 1822. L'edificio, ubicato in Corso Giacomo Matteotti, dispone di tre ingressi: quello principale sul davanti (a settentrione) da Corso Giacomo Matteotti, quello secondario sul retro (a meridione) da Via Vittime delle Foibe e un terzo ingresso laterale (a occidente) da Via Giuseppe Garibaldi.

Palazzo Primon, edificio ottocentesco-primonovecentesco in cui ebbe sede l'Ex Albergo Primon ubicato all'angolo tra Via Giuseppe Garibaldi e Corso Giacomo Matteotti.

Villa Bertin - Romagna, edificio in stile Liberty risalente al 1913 e ubicato in Via Giuseppe Garibaldi.

Villa Martinoni, edificio in stile Liberty ubicato all’angolo tra Via Carlo Porta e Via E. Zanettini.

Piazze Piazza IV Novembre (in precedenza conosciuta fino a inizio Novecento come Piazza Granaria), ubicata davanti Villa Barbarigo. In passato la piazza fu dedita per la raccolta e l’essicazione dei prodotti agricoli delle famiglie patrizie veneziane dei Barbarigo e dei Rezzonico.