Noci (I Nusce in dialetto nocese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Bari, in Puglia. Sorge sulle Murge meridionali e della Terra dei Trulli, comprensorio turistico dei trulli e delle grotte. Ha fatto parte della Comunità montana della Murgia Barese Sud-Est.
Geografia fisica Territorio
Noci si trova a metà strada tra Bari e Taranto, su una collina delle Murge barese a 420 metri s.l.m. L'altezza di tutto il territorio nocese, che ha una superficie di , varia dai 331 metri s.l.m, nella parte nord-ovest, ai 470 metri di Monte Carello, nella parte nord-orientale. Il patrimonio boschivo è indubbiamente uno degli elementi naturalistici più caratterizzanti. Il fragno (Quercus trojana) ha rappresentato l'unica ed immediata risorsa ambientale dei primi coloni; oggi i boschi, un tempo largamente diffusi nel territorio e abbattuti in larga misura tra XVII e XVIII secolo, occupano circa il 20% dell'intero territorio comunale e sono costituiti per il 90% da fragno.
Il territorio comunale confina a nord con il comune di Putignano, a nord est con il comune di Castellana Grotte, a ovest con il comune di Gioia del Colle, a sud con il comune di Mottola (TA) e a est con il comune di Alberobello.
La legge regionale n. 19 del 24 luglio 1997 individuò quale "area naturale protetta e avente interesse naturalistico", nonché "ambientale e paesaggistico" la zona di Barsento nella quale venne inclusa Noci. Tra i comuni interessati dalla porzione vi sono Putignano, Alberobello, Monopoli e Castellana Grotte.
L'area fa parte inoltre della cosiddetta "Murgia dei Trulli", territorio caratterizzato dalla presenza di tipiche architetture e strutture rurali, trulli e masserie. Il comune di Noci, per la sua altitudine superiore alla media dei comuni limitrofi, rientra nella zona della comunità montana della Murgia Barese Sud-Est.
Clima La breve distanza da due mari ( dall'Adriatico e dallo Ionio) determina la mitezza del clima, che pure è posta in area collinare. L'area geografica di riferimento, quella della Murgia barese sud-est, è definita zona "caldo temperata", in quanto la temperatura media del mese più freddo, in genere gennaio, è di 6,5 °C, ossia compresa fra –3 e 16 °C.
L'estate, invece, è spesso calda e asciutta (clima mediterraneo), con siccità estiva. La temperatura media, infatti, è attorno ai 15-16 °C, con minimi termici nelle notti invernali che scendono raramente al di sotto di 3° e con massimi di 30°-35° nei meriggi di agosto. La piovosità, accentrata nell'autunno e nell'inverno, registra una media annua di 720 mm circa.
Storia
Le origini normanne Un'antica lezione storiografica risalente allo storico locale Pietro Gioja (1801-1865), legava le origini della città pugliese agli anni della seconda metà del VI secolo quando, per volere del capitano Conone e su mandato dell'imperatore Giustino II, sulla collina dove attualmente sorge Noci, sarebbe stata eretta una cittadella di carattere militare (Castellum Nucum). La notizia sarebbe stata confermata, secondo il Gioja, dalla testimonianza del vescovo di Bisceglie, Pompeo Sarnelli il quale, in un documento del 1680 specifica che "In questo tempo il duce Tulliano [...] edificò [cioè nel 591] [...] ne' Monti Appennini del Castello delle Noci la Badia di Barsento de' Monaci di S. Equizio".Pietro Gioia, Conferenze istoriche sul comune di Noci, Industria grafica Laterza, 1970 Più verosimile nondimeno che la fondazione della città sia da ascrivere ai tempi della dominazione normanna. Il primevo nucleo cittadino risalirebbe ad una torre normanna (o sveva) poi convertita nel campanile dell'attuale collegiata nocese (di essa si conserva traccia nel basamento e in una feritoia rinvenuti all'interno della torre campanaria).
Tra i primi documenti a fornirci notizia dell'abitato, ve n'è uno risalente al 1188, anno in cui l'arcivescovo Rainaldo di Bari, per incarico di papa Alessandro III riconosce e giudizialmente definisce soggetta alla giurisdizione del vescovo Cafisio di Conversano la città di Rutigliano; contestualmente il vescovo elenca le singole località sottopostegli, tra cui Sanctam Mariam de Nucibus. Tra le prime testimonianze documentali del periodo svevo ve n'è una contenuta nello Statutum de reparatione castrorum, risalente al 1240, anno in cui l'imperatore Federico II di Svevia ingiunge agli uomini del casale di Santa Maria delle Noci di partecipare alla manutenzione del castello di Ruvo: Castrum Rubi [reparari potest] per homines Rubi, Biticti, Binetti, S. Nicandri, Monturoni, Lusicii, Canniti, Pali et S. Marie de Nocibus.B. Ligorio, Federico II: ebrei, castelli e ordini monastici in Puglia nella prima metà del XIII secolo, Artebaria ed., 2011, p. 54.P. Gentile, Noci - Percorsi storici nel centro antico, Formiche di Puglia, 2007, p. 17.
All'ingrandimento del nucleo fortificato originario contribuì, secondo una vecchia tradizione storiografica, il trasferimento degli abitanti dei vicini borghi di Barsento e Casaboli, antichi centri abitati, che appaiono completamente disabitati nel XV secolo (come risulterebbe in un documento del 1481, in cui si allude a "locis inhabitatis Casabolae") e, secondo una versione ormai smentita dallo storico Pasquale Gentile, distrutti nel 1040 per iniziativa del duca Rainero de Fumis, signore di Mottola, per punire i due centri di aver tentato di rendersi indipendenti. In realtà il fatto che almeno Casaboli esistesse ancora (e fosse florido) in questi anni è attestato dalla donazione da parte del conte normanno Goffredo ai Benedettini di Santo Stefano di Monopoli nel 1086-1088 e, un secolo dopo, da un diploma del 1169 che registra la donazione feudale di Roberto Altavilla conte di Loretello all'abate del medesimo monastero.Pasquale Gentile, Percorsi storici nel centro antico, Parco letterario 'Formiche di Puglia', 2007, p. 280
Da un atto di vendita privato rogato in Conversano si evince che nel 1218 Noci, o meglio la sua chiesa, è retta da un abate, di nome Maraldizzo.
Epoca angioina e aragonese
Sotto il dominio angioino la comunità, ovvero quello che in quest'epoca è qualificabile come locus, conosce un decisivo sviluppo. Ne sono testimonianza le architetture civili (archi lunati nelle vie del centro antico) e religiose (cappella della Santissima Trinità nella Collegiata) erette in quest'epoca.
Da ritenersi certamente spuria la notizia di un'eventuale fondazione da parte del principe di Taranto Filippo I d'Angiò nel 1316 (in quel tempo impegnato in guerra in nord Italia). Sotto i sovrani francesi fu interessata da un programma di pianificazione economica e difensiva inserita nel contesto di rafforzamento degli insediamenti urbani del Principato tarantino (si pensi ai centri vicini di Martina Franca e Francavilla), lasciati indeboliti dalla dominazione normanno-sveva. Risalirebbe regno di Giovanna I la realizzazione o quantomeno l'inizio della edificazione della cinta muraria.
Le Cedole Angioine, registri di tassazione reali, attestano che nel 1340 il casale è sottoposto a tassazione. Nel 1372, anno dell'edificazione di una torre commissionata dal feudatario Ludovico d'Enghien, il paese inizia ad essere attestato invece come "terra", ovvero città fortificata, non più come casale. Giannantonio Orsini Del Balzo (1386-1463) proseguì in quest'opera di rafforzamento, attuando presumibilmente il decollo urbano della città con la costruzione (o ultimazione) delle mura. Secondo un'altra versione storiografica l'edificazione del sistema murario sarebbe da anticipare agli anni tra il 1347 e il 1372 (anno in cui la terra nocese cessa di identificarsi come casale) e da attribuire a Gualtieri VI di Brienne.
All'interno del processo di appropriamento del demanio, Noci ottiene il riconoscimento di universitas, che nel gergo curialesco del tempo indicava l'istituzione comunale (lo status di "terra" serba in sé quello di "universitas" indicante la totalità delle terre accanto all'"universitas hominum").Nicola Bauer, Noci nell'Ottocento, Schena Editore, 1993, p. 19 A partire da quest'epoca, essendo divenuta "terra", assume la configurazione di piccolo centro urbano, con un pubblico consesso civico in cui spicca la figura del sindaco, primo tra pari nel governo del paese. La costruzione delle mura svolge una importante funzione attrattiva verso i casali vicini, che si spopolano progressivamente a favore della terra nocese per divenire disabitati sul finire del XV secolo.
Nel 1407 re Ladislao I concede alla comunità che si era ribellata al dominio della contessa di Conversano Margherita del Balzo (1394-1469) lo scioglimento dai vincoli feudali e il rango di città regia attraverso il Diploma delle franchige, ponendo fine alla soggezione feudale e sancendo il trasferimento della terra tra i possedimenti della corona.Pasquale Gentile, Noci - Percorsi storici nel centro antico, Vito Radio editore s.r.l., Putignano 2007, p.11 Alla morte di Ladislao, è tuttavia conquistata da Antonio e Giacomo Caldora che nel 1440 la consegnano ad Antonio Orsini del Balzo. Al 1417 risale l'istituzione del capitolo collegiale della chiesa nocese a seguito di una bolla di Martino V (zio di Giannantonio Orsini).
Dopo essere stata retta da Giannantonio, a partire dal 1440 la terra venne ceduta in dote alla figlia di quest'ultimo Caterina nel 1456 con l'assenso di Alfonso d'Aragona.
Tra XIV e XV secolo il nucleo abitativo si trova inserito in un arco territoriale a cavaliere tra il Principato di Taranto (entità feudale formalmente autonoma inclusa nel regno napoletano) e la contea conversanese. L'area in questione in cui insisteva la terra nocese era dominata dai possedimenti legati all'Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni, di cui fanno parte Putignano, Locorotondo, Fasano e Casaboli stessa feudo dell'abbazia di Santo Stefano di Monopoli. La cintura dei casali ospitalieri fungeva da cuscinetto tra la regione dei conti conversanesi e il territorio dei principi di Taranto. Gualtieri VI di Brienne (1302-1356), conte di Conversano, a più riprese negli anni trenta del XIV secolo aveva condotto scorrerie nei territori dell'Ordine, non colpendo tuttavia Noci, che rimaneva soggetto alla contea di Conversano.
Il matrimonio di Caterina Orsini Del Balzo, figlia del principe di Taranto Giovannatonio, con Giulio Antonio I Acquaviva d'Aragona, conte di Conversano, nel 1456, segnò il trasferimento di Noci agli Aquaviva-d'Aragona, unitamente ai feudi di Bitonto, Bitetto, Gioia del Colle, Cassano Murge, Casamassima, Turi, Polignano a Mare, Martina Franca e Montrone, rientranti nella contea di Conversano (ricevuta in dote da Caterina da parte del padre). Da allora rimase fino alla soppressione della feudalità nel 1806 sotto il dominio feudale della famiglia Acquaviva d'Aragona. Caterina, contessa di Conversano e Giulio Antonio, duca d'Atri, nel 1470 fanno eseguire lavori di ampliamento nella Chiesa della Natività. Come attestato da un'iscrizione nella lunetta del portale maggiore:
Ricorrenti nella storia dell'università nocese le lotte per l'acquisizione di un proprio territorio, condotte in particolare contro il vicino centro di Mottola. Le usurpazioni di terre mottolesi da parte dei nocesi si ripetono a più riprese nel corso dei secoli a partire dal XVI secolo conoscendo anche esiti sanguinosi. Altro fatto efferato della storia nocese è la conquista e il saccheggio operato dalle truppe di mercenari cappelletti di Fabrizio Maramaldo nel 1529, i quali dopo l'infruttuoso tentativo di assediare Monopoli, si volsero alle campagne circostanti colpendo Noci e Martina Franca.Luigi Finamore Pepe, Monopoli e la Monarchia delle Puglie, Monopoli, 1897. Al 1595 risale l'edificazione del palazzo pubblico destinato ad essere sede di un teatro e di una corte di giustizia, che funge da luogo di governo del rettore nominato dal conte di Conversano Adriano Acquaviva.
Rivoluzione napoletana e restaurazione