La provincia di Pavia è una provincia italiana della Lombardia di abitanti. Confina a nord con la città metropolitana di Milano, a est con la provincia di Lodi e con l'exclave di San Colombano al Lambro (città metropolitana di Milano), a est e sud-est con l'Emilia-Romagna (provincia di Piacenza), a sud-ovest, a ovest e nord-ovest con il Piemonte (province di Alessandria, Vercelli e Novara).
Geografia fisica È percorsa dai fiumi Ticino e Po, che si incontrano a sud del capoluogo e che la dividono in tre zone: il Pavese, situato in Pianura Padana, nella parte nordest della provincia, a nord del Po e a est del Ticino, che prende il nome dal capoluogo di provincia, che è anche il comune più popoloso, Pavia (situato a valle del Ticino rispetto a Vigevano, sulla sponda sinistra, vicino alla sua confluenza con il Po); la Lomellina, anche questa in Pianura Padana, a nordovest, a ovest del Ticino ma sempre a nord del Po, il comune più importante è Vigevano, situato nei pressi della sponda destra del Ticino; l'Oltrepò Pavese, in territorio appenninico, a sud del Po, prende il nome dal suo essere appunto dall'altro lato del Po rispetto al resto della provincia, il comune più importante è Voghera.
Il territorio del Siccomario, alla confluenza dei due fiumi, secondo la definizione precedente si troverebbe in Lomellina, ma per motivi storici è considerato parte del Pavese. Di queste 3 zone la Lomellina è quella più estesa, con un'estensione di , seguita dall'Oltrepò di , mentre il Pavese ha un'estensione di circa la metà di quella della Lomellina, con circa . Un altro importante corso d'acqua della provincia è l'Olona. Si tratta di un colatore alimentato da rogge e risorgive che trae origine nelle campagne attorno a Bornasco, attraversa la campagna pavese e confluisce nel Po presso San Zenone. Tale corso d'acqua non è da confondersi con l'omonimo fiume che nasce nelle Prealpi Varesine, e confluisce a Milano nel Lambro Meridionale. Prima delle deviazioni operate dai Romani i due fiumi costituivano un unico corso d'acqua, da cui deriva l'omonimia mantenutasi sino ai giorni nostri.
Per un breve tratto interessa la provincia anche il fiume Lambro. Maggiore è il percorso compiuto nella provincia dal suo affluente colatore Lambro meridionale, derivato dall'Olona a Milano, che riceve le acque in eccesso dei navigli e scorre al confine tra le province di Pavia e di Lodi. La Staffora è il maggior torrente dell'Oltrepò Pavese e confluisce nel Po, dopo un percorso di . Altri corsi d'acqua dell'Oltrepò sono i torrenti Coppa, Scuropasso, Tidone, Versa, Avagnone (che confluisce nel Trebbia), Curone e, per un breve tratto, lo Scrivia. Nella parte più meridionale dell'Oltrepò Pavese il confine è segnato in val Trebbia per una piccola porzione dal fiume Trebbia, il punto più a sud è posto nel comune di Brallo di Pregola accanto alla frazione emiliana di Ponte Organasco (Cerignale - provincia di Piacenza). Nella Lomellina scorrono il Sesia, al confine con le province di Alessandria e Vercelli e, paralleli a questa e al Ticino, i piccoli fiumi Agogna e Terdoppio, provenienti dal Novarese.
La provincia è in gran parte pianeggiante. La pianura a nord del Po ha una base sabbiosa, specialmente in Lomellina, ove affiorano alcuni sabbioni (resti di antiche dune) un tempo assai più numerosi. Nell'Oltrepò la poca pianura presente è prevalentemente argillosa; a sud della limitata fascia pianeggiante l'Oltrepò presenta un'ampia area collinare facente parte della catena Appenninica che lentamente si innalza in modeste montagne (tutte sotto i ). Solo all'estremità meridionale, a sud di Varzi, quasi all'improvviso le montagne si fanno più impervie e raggiungono altitudini considerevoli con alcune delle maggiori vette dell'Appennino Ligure: il Monte Lesima (la maggiore elevazione della provincia con i suoi ), il Monte Chiappo (), la Cima Colletta (), il Monte Bogleglio () e il Monte Penice ()
Storia
Attraversata dai due maggiori fiumi italiani per portata, il Po e il Ticino, che confluiscono quasi nel suo centro, la provincia di Pavia appare, a seconda dei punti di vista, divisa o unita da questi fiumi. Superficialmente si direbbe divisa, e tale fu storicamente quando il suo destino fu deciso da forze esterne, per le quali un fiume poteva essere un comodo confine amministrativo o politico-militare. Al contrario, quando furono le forze locali a poter giocare un ruolo determinante, prevalse la tendenza all'unione delle terre lungo i fiumi, principali vie di comunicazione nella pianura, e motivo di coesione. Così i Romani, che divisero il territorio addirittura fra tre regioni diverse, non tennero in alcun conto le precedenti aggregazioni etniche, che - come diremo - appaiono organizzate lungo i fiumi.
Nel Medioevo fu la città di Pavia ad aggregare di nuovo il territorio, ma nel XVIII secolo, nel dominio assoluto delle cancellerie europee, esso fu smembrato tra stati diversi, e Napoleone, padrone di tutte queste aree, mantenne questa divisione radicale. Sarà necessario attendere l'azione del governo sabaudo, nel 1859, per vedere riunito definitivamente il territorio pavese. In tutto questo va comunque sottolineato il caso particolare della Lomellina, e in particolare di Vigevano, che nel corso dei secoli e ancora poco tempo prima dell'Unificazione aveva sempre cercato e spesso ottenuto forti autonomie dal potere centrale, come testimoniato da entità amministrative quali il Vigevanasco e, all'interno dello Stato di Milano nel XVII secolo, con una propria Congregazione indipendente da quella del Principato di Pavia.
Età antica Gli scarsi cenni, ricavabili dagli autori antichi e dalla toponomastica, sulle popolazioni che abitavano il territorio attorno alla confluenza del Ticino nel Po, ci consentono di avere un pur vago disegno del quadro etnografico fino al II secolo a.C.
Il popolo più importante era probabilmente quello dei Marici, citati da Plinio che ne fa, assieme ai Levi, i fondatori di Pavia (Ticinum). Entrambi erano di stirpe celtica: i Marici si distendevano lungo il Po nelle province di Pavia e Alessandria, i Levi lungo il Ticino. Proprio alla confluenza dei due fiumi questi popoli confinanti fondarono Pavia, probabilmente come loro mercato e luogo di incontro.
Più a ovest, a nord del Po, si trovavano i Libìci (Lebeci secondo Polibio), che occupavano la Lomellina occidentale e l'adiacente Vercellese. Non sembra avere invece consistenza storica il fantomatico popolo degli Iriati, nato dall'arbitraria correzione del nome degli Iluati, citati da Livio, per ottenere una suggestiva ma superflua connessione con il nome della città di Iria, Voghera.
I Romani giunsero nella provincia di Pavia nel III secolo a.C., al tempo delle guerre contro i Galli e i Cartaginesi. Nel 222 a.C. sconfissero gli Insubri a Clastidium, nell'Oltrepò Pavese, uno dei principali villaggi dei Marici loro alleati. Nel 218 a.C. furono sconfitti da Annibale presso il Ticino. La successiva colonizzazione ebbe come centro propulsore la vicina colonia latina di Piacenza, la cui centuriazione si distese su tutta la pianura dell'Oltrepò.
La fondazione, attorno al 120 a.C., della colonia di Tortona, determinò il passaggio all'area di influenza di tale città della parte occidentale dell'Oltrepò Pavese (Voghera). La colonizzazione di Pavia (187 a.C.) fu pure realizzata con la centuriazione della pianura a nord del Po e ad est del Ticino, mentre la parte a ovest del Ticino non conserva tracce di centuriazione (se non attorno a Vigevano, dove giungeva la colonizzazione di Novara). È pertanto da ritenersi che nella Lomellina, come forse nella parte collinare dell'Oltrepò, più a lungo si mantenesse l'elemento indigeno. La zona a nord del Po, nella suddivisione dell'Italia in regioni operata da Augusto, fu attribuita alla Transpadana, mentre l'Oltrepò fu suddiviso tra l'Emilia e la Liguria lungo il confine tra le aree di influenza di Piacenza e Tortona. A partire dalla tarda romanità il territorio della provincia acquisì un ruolo di primo piano nello scenario nazionale: Pavia divenne sede di una zecca imperiale dal III secolo d.C., vi furono istituite fabbriche statali di armi e proprio a Pavia (dove era stanziato un grosso contingente militare) si rifugiò Oreste, incalzato dalla rivolta di Odoacre nel 476 d.C., la cattura di Oreste e la deposizione del figlio Romolo Augustolo decretò la fine dell'impero romano d'occidente. Contemporaneamente, un altro centro conosceva, sempre per ragioni militari, grande sviluppo: Lomello.
Medioevo Durante il regno degli Ostrogoti, Teodorico fece realizzare un grande palazzo reale a Pavia che divenne, insieme a Verona e Ravenna, sede regia. Nel 572 Pavia fu conquistata dai Longobardi, che ne fecero la loro capitale. I Longobardi organizzarono le loro conquiste in ducati, ma la geografia amministrativa del territorio pavese in questo periodo non è nota.
Pavia, fino al 1024 capitale del regno d'Italia, fu sede del palazzo reale, il quale era formato da un grande complesso di edifici dove trovavano sede, oltre alla corte e all'abitazione del sovrano. nel quale l’Europa poteva rifornirsi di prodotti di lusso provenienti dal mondo bizantino e islamico. Grazie alle vie d’acqua a Pavia giungevano, oltre ai veneti, anche mercanti salernitani, gaetani, amalfitani e dell’Europa settentrionale, come gli angli e sassoni.
Il re Rotari nel 643 emise l'editto e si ebbe una rinascita religiosa cattolica, con varie fondazioni monastiche fra le quali primeggia il Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro.
Nella successiva età carolingia il territorio venne diviso in contee: nella provincia di Pavia furono istituite quelle di Pavia, di Lomello (da cui si originò la Lomellina), a nord del Po. Il territorio a sud del fiume apparteneva nella parte occidentale alla contea di Tortona, nella parte centrale e orientale (ecclesiasticamente nella diocesi di Piacenza) rimase forse nel territorio piacentino, come in epoca romana. La città era attraversata dalla "Roggia Carona, che permise con le sue acque la nascita di diverse attività artigianali.
Nel 996 è conte di Lomello Cuniberto; lascia la contea ai figli Aginulfo e Ottone I, che nel 1001 concentra nelle sue mani anche le cariche di Conte di Pavia e di Conte Palatino (la maggiore carica giudiziaria del Regno), con sede nel Sacro Palazzo (Palazzo Reale) di Pavia. Nel 1024, alla morte dell'Imperatore Enrico II, i Pavesi distrussero questo palazzo, e i conti palatini si ritirarono in Lomellina, loro dominio originario, dove resistettero alle pressioni del nascente comune pavese; furono infine sottomessi e costretti a stabilirsi in città. Nello stesso tempo il Comune di Pavia cominciò a estendere la propria influenza sull'Oltrepò, dove già il Vescovo e vari monasteri della città avevano la signoria su numerosi paesi.
La città di Pavia stava quindi unificando per la prima volta nella sua storia il territorio di quei popoli che l'avevano fondata molti secoli prima. Questo stato di fatto fu ufficializzato nel 1164 da Federico I, che attribuì a Pavia l'intera Lomellina e gran parte dell'Oltrepò. Rimaneva indipendente la zona meridionale dell'attuale provincia: per il possesso di queste terre Pavia dovette lottare a lungo con i Comuni vicini (come nella battaglia di Casei Gerola del 1213), specie con Piacenza, raggiungendo infine una certa stabilità di confini. Ma la più pericolosa nemica di Pavia fu senza dubbio Milano, che le contese a lungo il possesso della Lomellina.Tuttavia Pavia, sempre ghibellina, poté giovarsi dell'aiuto dell'imperatore Federico I (che fu incoronato nella basilica di San Michele re d'Italia e più volte soggiornò in città) e del nipote Federico II.
I Pavesi esercitarono sul loro territorio un potere signorile, mantenendo per secoli una condizione di privilegio rispetto agli abitanti rurali. I nobili pavesi vi possedevano la maggior parte dei beni fondiari, e questa situazione ancora sussisteva nel XVIII secolo.