L'Arno (già Cesarea, già Fort St. George, già Wandilla) è stata una nave ospedale della Regia Marina, già piroscafo passeggeri italiano.

Storia

Wandilla Costruita tra il 1911 ed il 1912 per la Adelaide Steam Ship Company, con sede ad Adelaide, la nave era in origine il piroscafo misto Wandilla da 7785 tsl, di bandiera britannica e . Propulsa da due macchine alternative a vapore a quadruplice espansione alimentate a carbone (ed in seguito convertite alla nafta) e della potenza di 7300 CV, che permettevano una velocità di crociera di 14,5 nodi ed una massima di 16,36 (altre fonti indicano variabilmente la velocità in 14, 14,5, 15 o 16 nodi), la nave poteva trasportare in tutto 423 passeggeri, 231 dei quali in prima classe, 120 in seconda e 72 in terza). Dopo il completamento il piroscafo venne adibito a servizio di linea sulla tratta Fremantle-Sydney, trasportando merci e passeggeri ed avendo un discreto successo.

Requisita nel maggio 1915 dalla Royal Australian Navy, la nave venne inizialmente impiegata come trasporto truppe come HMAT Wandilla, con equipaggio in prevalenza australiano e pennant number A 62, compiendo sei viaggi di trasporto truppe dell'Australian Army dall'Australia all'Europa, per poi essere trasformata, nel luglio 1916, in nave ospedale, venendo impiegata nel canale della Manica e nel Mediterraneo per conto del Commonwealth (formalmente sino al 2 febbraio 1917, anche se di fatto l'unità continuò ad avere impiego come nave ospedale anche l'anno successivo). In questo periodo la nave, tra l'altro, circumnavigò l'Africa e partecipò ai soccorsi degli equipaggi di due navi affondate dagli U-Boote. Nel febbraio 1918 la Wandilla stessa venne attaccata da un U-Boot che la colpì con un siluro, che tuttavia non esplose. Restituita all'armatore nel 1919, la nave dopo il conflitto tornò in servizio civile, sulla rotta New York-Sydney (per altre fonti la nave non venne invece più impiegata sino al 1921, in quanto la compagnia proprietaria riteneva che il trasporto costiero dei passeggeri non avesse futuro).

Fort St. George Nel 1921 il Wandilla venne acquistato dalla neocostituita Bermuda & West Indies Steam Ship Company (bandiera canadese, operativa sulle tratte che univano il Canada e New York a Bermuda ed alle Indie Occidentali) di Hamilton, che lo ribattezzò Fort St. George e, dopo averlo modificato per adattarlo al trasporto di 380 passeggeri in prima classe e 50 in seconda, lo utilizzò sulla rotta Bermuda-New York. Al posto delle stive per il carico vennero ricavati dei serbatoi d'acqua: la nave, infatti, venne impiegata per il trasporto, oltre che dei passeggeri, anche di acqua dolce alle Bermuda. Nella mattinata del 22 marzo 1924 il Fort St. George fu protagonista di una collisione con il transatlantico britannico Olympic nel porto di New York. Mentre l'Olympic stava lasciando a marcia indietro il molo 59, il Fort St. George, che stava scendendo il North River diretto in mare aperto a velocità sostenuta (poi giudicata eccessiva), cercò di passare sotto la poppa del transatlantico, finendo invece col “raschiarne” il timone con scafo e sovrastrutture, e riportando gravi danni (all'albero maestro, alle scialuppe, ai ponti ed ai parapetti per una lunghezza di circa 45 metri) che richiesero riparazioni in bacino di carenaggio (l'Olympic riportò invece seri danni alle strutture poppiere, che dovettero essere sostituite). Nel successivo processo la maggiore responsabilità della collisione venne attribuita all'equipaggio del Fort St. George.

Cesarea Nel 1935 il piroscafo venne ceduto alla compagnia di navigazione italiana Lloyd Triestino (con sede a Trieste), che lo ribattezzò Cesarea (la nave venne iscritta con matricola 376 al Compartimento marittimo di Trieste) e lo sottopose ad alcune modifiche, incrementandone la stazza lorda ad 8024 tsl.

Prima dell'inizio della guerra d'Etiopia, la Cesarea fu una delle sei navi passeggeri (le altre erano Vienna, Gradisca, Helouan, Aquileia e California) noleggiate e poi requisite tra il giugno e l'ottobre 1935 dalla Regia Marina per aggiungersi alle due già impiegate (Urania e Tevere) per il trasporto dei feriti e dei malati tra le truppe inviate in Eritrea e Somalia in preparazione dell'invasioneEnrico Cernuschi, Maurizio Brescia, Erminio Bagnasco, Le navi ospedale italiane 1935-1945, pp. 8-14-15-16-18-25-27-30-31-32-34-36-37-41-42-44-46. Dotate di attrezzature molto all'avanguardia per l'epoca (tra cui apparati di condizionamento dell’aria), queste navi non vennero classificate e denunciate presso gli appositi organismi internazionali come navi ospedale, ma come «navi trasporto infermi»: dato che delle navi ospedale non avrebbero potuto trasportare truppe e rifornimenti ma solo feriti e malati, tale classificazione venne ideata per poter utilizzate le unità in questione come trasporti di truppe e rifornimenti per le operazioni in Eritrea e Somalia all'andata, senza ledere le convenzioni internazionali, e per rimpatriare e curare feriti e malati al ritorno (le missioni delle navi trasporto infermi si concludevano sempre a Napoli). Tale decisione venne motivata anche dal fatto che occorreva sfruttare appieno ogni singolo viaggio, dato che Massaua, Chisimaio e gli altri porti di Eritrea e Somalia erano scarsamente ricettivi ed attrezzati in maniera non adeguata. Ugualmente provviste di dotazioni sanitarie e di personale medico (tra cui in media una dozzina di crocerossine), le navi trasporto infermi si distinguevano dalle navi ospedale per la colorazione, bianca ma priva di croci rosse e strisce verdi prescritte per tali unità. Qualora fossero insorte più serie complicazioni con il Regno Unito era stato deciso che le navi trasporto infermi sarebbero state subito denunciate a Ginevra come vere e proprie navi ospedale, ma tale risoluzione non venne mai attuata. Dal 1935 al 1936-1937 (tra il 1935 ed il 1937 le navi trasporto infermi compirono in tutto 104 missioni, trasportando 42.273 tra feriti e malati) la Cesarea, dotata di 400 posti letto (risultando in ciò la meno capiente tra le navi trasporto infermi), venne quindi impiegata tra l'Italia e la futura Africa Orientale Italiana al comando del capitano di corvetta Giuseppe Moschini (direttore sanitario era il colonnello medico Francesco Maiorca), trasportando truppe all'andata ed infermi al ritorno. Fece notizia tra i media italiani e stranieri la presenza a bordo di tale nave, in qualità di crocerossina, della principessa di Piemonte Maria José. La Cesarea, con a bordo la principessa, partì il 26 marzo 1936 e giunse a Porto Said il 30 marzo, arrivando poi a Massaua alle otto del mattino del 7 aprile, scortata dai sommergibili Luigi Settembrini e Ruggiero Settimo mandatile incontro, accolta dal grido di «Viva il Re» ripetuto tre volte dagli equipaggi schierati a bordo delle navi in rada. L'8 aprile la Cesarea salpò da Massaua alla volta di Mogadiscio, rientrando nel porto eritreo il successivo 29 aprile e ripartendo poi per l'Italia alle sei di sera del 3 maggio, scortata da quattro sommergibili sino a dieci miglia dal porto.

Riarmata come vera e propria nave ospedale e provvista degli adeguati contrassegni, la Cesarea venne poi impiegata insieme ad altre tre navi ospedale (Gradisca, Aquileia ed Helouan) nella guerra civile spagnola. Nel corso di tale conflitto, dal febbraio 1937 al luglio 1939, le quattro navi ospedale italiane effettuarono in tutto 31 missioni, trasportando dalla Spagna a Napoli 15.612 tra feriti e malati, prevalentemente appartenenti al Corpo Truppe Volontarie.

Arno Nel frattempo, nel 1938, la Cesarea aveva cambiato nome in Arno. Terminato il conflitto in Spagna, il piroscafo riprese brevemente il servizio come nave mercantile.

Poco prima dell'entrata dell'Italia nella seconda guerra mondiale, il 5 giugno 1940, l'Arno venne nuovamente requisita a Trieste dalla Regia Marina, ed il 12 luglio 1940 (per altra fonte il 14 luglio) fu iscritta nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato come nave ospedale, dotata di 440 posti letto. Ridipinta pertanto secondo le norme stabilite dalla Convenzione di Ginevra per le navi ospedale (scafo e sovrastrutture bianche, fascia verde interrotta da croci rosse sullo scafo e croci rosse sui fumaioli), la nave, dotata di adeguate attrezzature sanitarie ed imbarcato personale medico, entrò in servizio nell'agosto 1940. Nel corso dello stesso mese di agosto l'Arno venne mandata in Libia per una prima missione. Direttore sanitario fu, dall'entrata in servizio al settembre 1941, il colonnello medico Giuseppe Tallarico. A bordo dell'Arno prestò tra l'altro servizio, quale cappellano militare, il futuro cardinale Giulio Bevilacqua.

Nella notte dell'8 dicembre 1940, durante un attacco aereo britannico sul porto di Napoli, la nave ospedale, che era all'ormeggio oscurata, venne colpita da una bomba, riportando seri danni. I lavori di riparazione, effettuati a Genova, durarono due mesi.

Dopo la distruzione del convoglio «Tarigo» (16 aprile 1941), che aveva causato l'affondamento di tre cacciatorpediniere e cinque mercantili dell'Asse ed un cacciatorpediniere britannico, l'Arno venne inviata per due giorni a perlustrare le acque dello scontro (nei pressi delle secche di Kerkennah) alla ricerca di naufraghi. Le numerose unità navali (dapprima cacciatorpediniere e torpediniere italiane inviate sul luogo, poi unità minori ed ausiliarie partite da Tripoli, nonché, oltre all'Arno, la nave soccorso Orlando ed i trasporti in transito in quelle acque) recuperarono complessivamente 1271 superstiti, su circa 3.000 uomini imbarcati sulle navi affondateGianni Rocca, Fucilate gli ammiragli. La tragedia della Marina italiana nella seconda guerra mondiale, p. 153. Nel corso delle operazioni di ricerca dei superstiti la scorta di benzina per le motolance dell'Arno si esaurì per l'intensa attività di ricerca svolta delle imbarcazioni, tanto che un idrovolante da soccorso CANT Z.506 dovette ammarare vicino alla nave ospedale per recapitare altro carburante. La nave imbarcò anche i sopravvissuti del cacciatorpediniere Luca Tarigo, recuperati in un primo tempo dal piroscafo mercantile Antonietta Lauro.

Nei giorni successivi al 24 maggio 1941 l'Arno venne inviata, insieme alla nave ospedale Sicilia, alla ricerca dei superstiti del trasporto truppe Conte Rosso, silurato ed affondato alle 20.45 del 24 maggio dal sommergibile britannico Upholder, mentre era in navigazione in convoglio da Napoli a Tripoli. Perirono con la nave 1297 uomini (per altre fonti 1544), mentre le unità della scorta e quelle inviate in soccorso salvarono 1432 naufraghi. L'Arno trasse in salvo 60 uomini.

Nel giugno 1941 l'Arno venne impiegata come set cinematografico per le riprese del film «La nave bianca», diretto da Francesco De Robertis e Roberto Rossellini e riguardante la vita a bordo delle navi ospedale italiane in guerra.

Il 26 luglio 1941 la nave ospedale lasciò Porto Empedocle e venne mandata a cercare eventuali sopravvissuti del fallimentare assalto sferrato nella notte tra il 25 ed il 26 dalla X Flottiglia MAS contro il porto della Valletta (Malta). L'Arno non riuscì a rintracciare nessuno (nell'attacco erano andati perduti i MAS 451 e 452, otto “barchini esplosivi” «MTM», due SLC ed un motoscafo da trasporto «MTL», mentre tra gli incursori si erano registrati 15 morti e 18 prigionieri: i pochi sopravvissuti erano stati recuperati dall'avviso Diana).

Nell'estate 1941 l'Arno, trovandosi a Tripoli, cedette alla città, per necessità, alcune decine di tonnellate di acqua e di nafta dei suoi serbatoi.