Biografia I primi anni
Nato a Varese e cresciuto a Lozza (in provincia di Varese), paese di origine ancestrale della famiglia,. Maroni crebbe frequentando gli ambienti dell'oratorio e della parrocchia come chierichetto e organista.. Studiò al liceo classico "Ernesto Cairoli" a Varese, dove fu allievo del professore cattolico marxista Cesare Revelli che lo indirizzò alla politica... Il giovane Maroni per buona parte della sua adolescenza frequentò formazioni politiche di estrema sinistra: nell'ambito del Sessantotto militò in vari gruppi politici marxisti-leninisti attivi a Varese, in particolare nel Movimento Studentesco,.. e fino al 1979 in Democrazia Proletaria. In questo periodo ebbe un'esperienza come conduttore radiofonico nella radio libera Radio Varese, dove si occupò di un programma dedicato al folclore locale...
Tra i banchi del liceo Cairoli conobbe Emilia Macchi, figlia di uno dei fondatori della storica azienda Aermacchi, che sposò nel 1983 e dalla quale avrebbe poi avuto i tre figli: Chelo, Filippo e Fabrizio.. Laureatosi in giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Milano, Maroni si recò a L'Aquila per sostenere l'esame di Stato da procuratore e iniziò a lavorare come praticante avvocato presso l'avvocato Calligari a Varese, oltre a collaborare con un giornale locale... Dopo il servizio militare, tra il 1981 e il 1992 lavorò nell'ufficio legale di diverse società: alla Banca d'America, al Banco Ambrosiano e alla Banca del Monte a Milano e alla Avon a Olgiate Comasco, divenendo dirigente in quest'ultima... A partire dal 1983 e per il resto della sua vita Maroni ricoprì il ruolo di tastierista, suonando l'organo Hammond, nel gruppo varesino dei Distretto 51... Famosa sarebbe poi divenuta la sua passione per il Milan..
L'inizio dell'attività politica Il primo incontro tra Maroni e Umberto Bossi avvenne nel 1979, nell'ambito di un progetto di lottizzazione di Lozza, osteggiato dall'amico e vicino di casa di Maroni, Andrea Brianza; quest'ultimo, conosciuto e sostenuto da Bossi, presentò l'attivista a Maroni. Tra i due iniziò quindi una breve collaborazione sui temi dell'autonomismo; si impegnarono in particolare ad affiggere clandestinamente manifesti e a tracciare scritte sui muri... Maroni si rese partecipe nella società editoriale Nord Ovest, fondata insieme a Bossi e Bruno Salvadori dell'Union Valdôtaine, contribuendo poi a pagarne i debiti, e nell'Unolpa (Unione Nord-Occidentale Lombarda per l'Autonomia), fondata da Bossi. Dopo una lunga parentesi dedicata agli impieghi professionali, l'impegno politico di Maroni riprese nel 1989, in seguito alla fondazione della Lega Nord. Nel 1990, su invito di Bossi, Maroni divenne segretario provinciale della Lega Lombarda a Varese... Alle elezioni amministrative del 1990 Maroni venne eletto consigliere comunale e alle elezioni politiche del 1992 venne eletto alla Camera dei deputati, dove assunse la carica di vicecapogruppo leghista... Sempre nel 1992 alle elezioni amministrative, culminate nell'elezione a Varese di Raimondo Fassa, primo sindaco leghista in una città capoluogo di provincia, Maroni risultò il candidato più votato e venne nominato assessore al commercio e alla polizia urbana. e in seguito assessore alle risorse finanziarie..
Ministro dell'interno
Dopo la vittoria elettorale del Polo delle Libertà alle elezioni politiche del 1994 e il successivo incarico di formare un esecutivo presieduto da Silvio Berlusconi, venne nominato Ministro dell'interno e Vicepresidente del Consiglio dei ministri in quota Lega nel governo Berlusconi I; diventò così il primo politico non democristiano della storia repubblicana ad assumere la titolarità del Ministero dell'internoLa Democrazia Cristiana aveva sempre espresso i ministri in tale dicastero dal 1946 in avanti; Nicola Mancino, predecessore di Maroni, aveva infatti assunto l'incarico nel 1992 da esponente della Democrazia Cristiana e dopo lo scioglimento della formazione nel 1994, non aveva abbandonato l'area politica di appartenenza, aderendo al Partito Popolare Italiano che ne risultava l'erede diretto.. In quei mesi si distinse per la polemica instaurata in merito al decreto Biondi sull'abolizione della custodia cautelare, che suscitò numerose polemiche in quanto secondo le accuse il decreto favoriva le persone coinvolte in Tangentopoli e serviva a proteggere certe categorie economiche privilegiateIl decreto Biondi era per i poveri cristi. No, aiutava i tangentisti. Corriere della sera. Archivio storico. 19 agosto 1996.. Il decreto fu firmato da Maroni stesso., oltre che dall'allora ministro di grazia e giustizia Alfredo Biondi. Il giorno successivo Maroni accusò di essere stato imbrogliato e di non aver compreso realmente l'entità del provvedimento: «Faccio autocritica perché il governo ha dato l'impressione di voler proteggere alcuni amici».Ma a chi faceva comodo il DECRETO SALVA-LADRI?. Repubblica. Archivio. 24 luglio 1994. Si trattò di un segnale di crisi, primo indizio dell'uscita della Lega dalla coalizione di maggioranza, con la conseguente caduta del governo Berlusconi avvenuta qualche mese dopo le elezioni politiche del 1994. Maroni si oppose alla sfiducia, ricevendo per questo feroci critiche da Bossi e rimase temporaneamente fuori dalla Lega.
La fase secessionista
A partire dal 1996 Maroni fu al fianco di Bossi nella svolta secessionista della Lega Nord.. Il 12 agosto 1996 il procuratore di Verona avviò delle indagini sulla Guardia Nazionale Padana, sospettata di essere un'organizzazione paramilitare,Maroni, la passione delle ronde. Nel '96 reclutava le Guardie padane. Repubblica. Politica. 12 maggio 2009."All'armi siam leghisti". Così la Lega minacciava lo Stato. Repubblica. Inchieste. 22 dicembre 2011.La Lega secessionista. Repubblica. Inchieste. 26 dicembre 2011. e in occasione della dichiarazione d'indipendenza della Padania, avvenuta a Venezia il 15 settembre 1996, venne indagato dalla magistratura per reati legati al vilipendio dell'unità nazionale.
Il 18 settembre venne così disposta la perquisizione delle residenze di Corinto Marchini, Enzo Flego e Sandrino Speri. Due pattuglie della DIGOS si presentarono alla sede della Lega di via Bellerio a Milano. A tale perquisizione si opposero alcuni leghisti, tra i quali Maroni, che ne contestavano la validità.Lega ore 18: la Polizia da' la carica. Corriere della Sera. Archivio storico. 19 settembre 1996. Marchini aveva indicato come proprio ufficio una stanza che si rivelò invece essere, come scritto sulla porta, l'ufficio di Roberto Maroni; nessun altro locale venne identificato come un possibile ufficio dell'indagato. Il procuratore decise di ignorare tale informazione e di far perquisire ugualmente l'ufficio. Si contarono contusi da entrambe le parti e Maroni, caricato su una barella, venne portato in ospedale.corriere.it - Lega ore 18: la Polizia da' la carica
Maroni venne imputato a Verona nel 1996 come ex capo delle camicie verdi, insieme ad altri quarantaquattro leghisti, con le accuse di attentato contro la Costituzione e l'integrità dello Stato e creazione di struttura paramilitare fuorilegge.Maroni incalza: sabato la guardia nazionale. Corriere della Sera. Archivio storico. 18 settembre 1996. Tuttavia, i primi due reati contestati sono stati ampiamente ridimensionati dalla legge 24 febbraio 2006, nº 85 varata dal centrodestra allo scadere della legislatura. Restava in piedi solo il terzo, ma anche da questo Maroni ottiene il non luogo a procedere nel dicembre 2009. Il 1º ottobre 2010, dopo le pause di qualche anno per aspettare la delibera prima della Corte di giustizia dell'Unione europea e poi della Corte costituzionale, sulla posizione dei 36 indagati che al tempo ricoprivano cariche di eurodeputato o di parlamentare, la difesa ha sollevato un'eccezione, con riferimento all'entrata in vigore imminente, l'8 ottobre, del nuovo codice dell'ordinamento militare che abroga l'associazione a carattere militare.Processo alle «Camicie verdi». Udienza rinviata a novembre. Corriere del Veneto. Politica. 1º ottobre 2010.Legge salva Lega, stop al processo. Corriere del Veneto. Cronaca. 4 ottobre 2010. Il 26 febbraio 2012 il giudice ha sollevato dubbio di legittimità sui 2 decreti con cui nel 2010 il governo Berlusconi aveva cancellato articoli di legge per il reato di associazione militare con fini politici.Guardia padana, dopo 16 anni processo rinviato alla Consulta. Corriere della Sera. Archivio storico. 26 febbraio 2012.
Il 16 settembre 1998 Roberto Maroni fu condannato in primo grado a 8 mesi per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale,Maroni il moralista: l'unico ministro dell'Interno denunciato per resistenza a pubblico ufficiale . Stop Censura. Notizie e foto. 7 febbraio 2011. per aver tentato di mordere un polpaccio a un agente di polizia incaricato di perquisire la sede del partito in via Bellerio a Milano. La Corte di appello di Milano il 19 dicembre 2001 ha confermato la decisione di primo grado riducendo la pena a 4 mesi e 20 giorni perché nel frattempo il reato di oltraggio era stato abrogato. La Cassazione nel 2004 ha poi confermato la condanna commutandola però in una pena pecuniaria di euro. Per la Suprema Corte «la resistenza» di Maroni e degli altri leghisti «non risultava motivata da valori etici, mentre la provocazione era esclusa dal fatto che non si era in presenza di un comportamento oggettivamente ingiusto ad opera dei pubblici ufficiali». In modo particolare gli atti compiuti da Maroni sono stati ritenuti «inspiegabili episodi di resistenza attiva [...] e proprio per questo del tutto ingiustificabili».
Ministro del lavoro e delle politiche sociali
L'8 giugno 2001 Massimo Dolazza, guardia del corpo di Umberto Bossi, responsabile della sicurezza della Lega e senatore nella XII e XIII legislatura, pubblicò un'intervista, seguita da un libro-inchiesta, nel quale denunciava i legami trasversali dei partiti politici col gruppo Finmeccanica. Nel capitolo conclusivo riportò il caso della ex moglie di Roberto Maroni, Emilia Macchi, all'epoca direttore delle risorse umane della Aermacchi. Mentre Dolazza non venne ricandidato alle elezioni politiche e ritornò a ricoprire il ruolo di consigliere leghista a Stezzano, Maroni iniziò a lavorare nell'ambito della nuova coalizione della Casa delle Libertà quale delegato leghista alla definizione del programma per le elezioni politiche del 2001, nelle quali venne rieletto deputato nel collegio uninominale di Varese.
A partire da giugno 2001 Maroni ricoprì l'incarico di ministro del lavoro e delle politiche sociali nei governi Berlusconi II e III, avvalendosi della collaborazione del giuslavorista Marco Biagi, che venne tuttavia assassinato dalle Nuove Brigate Rosse, malgrado la sollecitazione del ministro a rinnovargli la scorta. Tra le norme volute da Maroni vi fu la legge delega 23 agosto 2004, nº 243 e il successivo decreto legislativo 5 dicembre 2005, nº 252 in base ai quali venne innalzata l'età pensionabile dai cinquantasette ai sessant'anni; la manovra entrò in vigore nel 2008 e venne aspramente criticata dalle forze di centro-sinistra; il governo Prodi II procedette poi a rimodularlo. A partire dal 2004 cominciò a stringersi attorno a Bossi il cosiddetto "cerchio magico", composto dai suoi collaboratori più vicini, dal quale però Maroni si vide escluso..
Capogruppo della Lega Nord alla Camera Alle elezioni politiche del 2006 Maroni venne rieletto deputato tra le liste della Lega Nord-Movimento per l'Autonomia nella circoscrizione Lombardia 2 in seconda posizione. Nella XV legislatura è stato membro della 3ª Commissione Affari esteri e comunitari, segretario della Giunta delle elezioni e capogruppo del gruppo parlamentare della Lega Lega Nord Padania alla Camera.