La mistica della femminilità (The Feminine Mystique) è il saggio uscito nel 1963 della femminista e attivista Betty Friedan; pietra miliare del secondo femminismo, venduto in milioni di copie e tradotto in italiano nel 1964 da Loretta Valtz Mannucci.
Contenuto L'autrice cerca di dare una spiegazione al «problema inespresso» che rende infelici, depresse e predisposte all'abuso di alcol e psicofarmaci le donne americane degli anni sessanta. Secondo lei, questo problema è il risultato di un inganno che prende il nome di mistica della femminilità a causa della quale milioni di americane hanno rinunciato ai loro sogni di realizzazione professionale, per dedicarsi esclusivamente alla maternità e alla vita casalinga. I risultati statistici confermano infatti che, alla fine degli anni cinquanta, l'età media del matrimonio era scesa a 20 anni e stava ancora scendendo a 17-18 anni negli anni Sessanta. La frequenza al college si era ridotta al 35% mentre nel 1920 la percentuale era del 47%.
La mistica della femminilità è quindi un deliberato progetto di persuasione e condizionamento che ha portato milioni di americane a segregarsi nei sobborghi residenziali americani.
L'autrice individua i soggetti responsabili della diffusione della mistica della femminilità tra i direttori di giornali, gli educatori, gli psicanalisti, i sociologi funzionalisti. Nella maggior parte delle redazioni di rotocalchi e riviste femminili le decisioni sulla linea editoriale da prendere è presa da direttori e redattori maschi, che hanno infarcito le riviste di argomenti futili, escludendo deliberatamente notizie riguardanti il mondo, la politica, la società, in sintesi tutto ciò che oltrepassi le quattro mura domestiche o il limitato perimetro di un suburbio residenziale americano.
La mistica della femminilità ha tratto, inoltre, la sua forza dal pensiero freudiano e soprattutto dall'uso che ne hanno fatto i suoi volgarizzatori, spesso privi delle basi intellettuali per comprendere il senso che Freud aveva attribuito a certi concetti e soprattutto incapaci di comprendere che certe sue teorie erano state elaborate entro i limiti della cultura e della società del tempo. Per esempio il concetto di invidia del pene, che Freud aveva inventato per spiegare un fenomeno osservato in alcune sue pazienti viennesi di ceto medio, che in epoca vittoriana avevano molte ragioni per invidiare gli uomini, dai volgarizzatori veniva usato per spiegare tutti i difetti delle donne americane.
Ma i più zelanti missionari della mistica della femminilità, secondo Friedan, sono i funzionalisti. Il funzionalismo secondo lei è un'aberrazione della sociologia, perché il suo approccio scientifico parte da questo assunto: «questo è ciò che è, perciò questo è ciò che deve essere». Tale approccio si limita a una descrizione della realtà così com'è, senza lo sforzo di costruire una teoria che cerchi una verità più profonda, per questo motivo le teorie funzionaliste di fatto impediscono qualsiasi mutamento dello status quo e rafforzano il conformismo e i pregiudizi del passato.
Anche Margaret Mead, celebre antropologa statunitense, non viene risparmiata dalla critica. In particolare il suo testo Maschio e femmina (Male and Female, New York, 1953) viene additato come la «chiave di volta della mistica della femminilità». Questo testo che, peraltro, ha il merito di descrivere il grande potenziale inutilizzato delle donne, finisce per concludere tutte le sue riflessioni con la glorificazione della funzione biologica della donna.
Presidi, professori, educatori “sessuo-diretti” hanno, inoltre, predisposto i loro programmi didattici con lo scopo di preparare le donne a essere mogli e madri ideali, distogliendole dall'idea di perseguire qualsiasi carriera. Tale educazione sessuo-diretta diventa, secondo l'autrice, tanto più pericolosa quanto più tende a ridurre l'età delle sue destinatarie scesa negli anni sessanta addirittura a 11-12 anni.
La mistica ha, infine, potuto attecchire anche grazie alla complicità di alcune donne che, pur avendo costruito una carriera personale, hanno pubblicamente sostenuto che il valore più alto e l'unico impegno possibile per la donna è la sua femminilità, intesa alla fine nel ruolo meramente biologico-riproduttivo.
La mistica della femminilità non avrebbe però avuto tanta diffusione se non avesse risposto a bisogni autentici della società americana, in primo luogo all'esigenza di tranquillità familiare dopo l'orrore della seconda guerra mondiale, assecondando anche la richiesta di «privatismo» delle giovani generazioni che non trovano nessun autentico valore nella società contemporanea, in secondo luogo la mistica della femminilità soddisfa il bisogno di un'ideologia, che colma la mancanza di mete e il gran vuoto di ideali.
Il suo successo è anche dovuto che al fatto che la mistica della femminilità finisce per assecondare una debolezza delle adolescenti che, negli anni in cui stanno diventando adulte, nel momento difficile della decisione di chi vogliono diventare, sentono come allettante la possibilità di non dover scegliere per il proprio avvenire, di non dover prendere delle decisioni e impegnarsi per raggiungere i propri scopi. La mistica suggerisce che basta attendere per essere scelte dal futuro marito, liberandole dall'obbligo di affrontare la questione della loro identità, perché possono definirsi come moglie e madre di qualcuno.
L'inganno però dura pochi anni e le donne finiscono per crollare sotto il peso dell'insoddisfazione e della noia: migliaia ricorrono all'aiuto dello psichiatra. Molte hanno una relazione extraconiugale, altre fanno uso di psicofarmaci e abuso d'alcol e praticamente tutte riversavano la loro energia inespressa su marito e figli in una relazione così onnipresente e soffocante da diventare patologica. Le conseguenze negative, pertanto, si riverberano anche sui congiunti, in particolare sui figli con i quali le madri instaurano una relazione simbiotica, nella quale i figli vengono distrutti. L'infantilismo delle madri contagia, così, una intera generazione sempre meno autonoma nel mondo reale.
In conclusione, impedire alle donne di impegnare veramente la loro energia creativa genera una enorme perdita per la società americana. Capitolo 1: Nel corso del 1950, l'età media al matrimonio è diminuita e il tasso di natalità è aumentato. Allo stesso tempo, mentre la cultura dominante insiste sul fatto che la donna americana trovi realizzazione nel matrimonio e in una vita da casalinga, il fenomeno delle donne tristi persiste.
Capitolo 2: L'autrice afferma che le decisioni editoriali riguardanti le riviste femminili all'epoca venivano prese per lo più da uomini, che insistevano su storie e articoli che mostravano le donne come casalinghe felici o in carriera creando così la "mistica femminile". Ciò va in contrasto con gli anni '30, quando le riviste femminili spesso presentavano eroine sicure e indipendenti, molte delle quali erano coinvolte in carriere.
Capitolo 3: Ricorda la sua decisione di conformarsi alle aspettative della società rinunciando alla sua promettente carriera in psicologia per crescere i figli e mostra che altre giovani donne lottano ancora con lo stesso tipo di decisione. Molte abbandonano presto la scuola per sposarsi, temendo che se avessero aspettato troppo a lungo o fossero diventate troppo istruite, non sarebbero state in grado di attirare un marito. A fine capitolo sostiene che, sebbene i teorici discutano di come gli uomini debbano trovare la loro identità, ci si aspetta che le donne siano autonome, ma l'identità della donna è determinata dalla sua biologia.
Capitolo 4: Il capitolo descrive come le prime femministe americane, abbiano combattuto contro l'assunto che il loro ruolo fosse quello di essere esclusivamente moglie e madre. Osserva esse che hanno assicurato importanti diritti per le donne, tra cui l'istruzione, il diritto di perseguire una carriera e il diritto di voto.
Capitolo 5: In questo capitolo, è esplicita la critica verso Freud. Egli vede le donne come esseri infantili e destinate a diventare casalinghe. Critica il suo concetto di invidia del pene, utilizzato per spiegare un fenomeno osservato in alcune sue pazienti viennesi di ceto medio, che in epoca vittoriana avevano molte ragioni per invidiare gli uomini.
Capitolo 6: In questo capitolo critica il Funzionalismo, che ha tentato di rendere le scienze sociali più credibili studiando le istituzioni della società come se fossero parti di un corpo sociale. Le donne sono state studiate in termini di funzione nella società e confinate ai loro ruoli biologici sessuali come casalinghe e madri. Friedan sottolinea che questo non è provato, ne è un esempio Margaret Mead, eminente funzionalista, che ha avuto una fiorente carriera come antropologa.
Capitolo 7: In questo capitolo si discute il cambiamento nell'educazione delle donne dal 1940 ai primi anni Sessanta. Molte scuole femminili si concentravano su materie non impegnative; le discipline trattate erano relative al matrimonio, la famiglia e altre materie ritenute adatte alle donne, poiché gli educatori, influenzati dal funzionalismo, ritenevano che troppa educazione avrebbe rovinato la femminilità e la capacità di realizzazione sessuale. Friedan afferma che questo cambiamento nell'istruzione ha inciso nello sviluppo di molte ragazze in quanto non hanno mai dovuto affrontare la dolorosa crisi di identità e la successiva maturazione che deriva da molte sfide adulte.
Capitolo 8: In questo capitolo si osservano le incertezze e le paure derivate dalla Seconda guerra Mondiale e dalla Guerra Fredda. Questi due eventi hanno innescato negli americani l'ideale di famiglia perfetta. Ciò favorito dal fatto che molte donne che hanno lavorato durante la guerra hanno dovuto affrontare il licenziamento, la discriminazione o l'ostilità quando quei stessi ruoli sono ritornati ad essere occupati da uomini.
Capitolo 9: In questo capitolo Friedan mostra che gli inserzionisti pubblicitari hanno cercato di incoraggiare le casalinghe a pensare a se stesse come professioniste che hanno bisogno di prodotti specializzati per svolgere il loro lavoro, scoraggiandole dall'avere carriere reali.
Capitolo 10: Il capitolo contiene interviste a diverse casalinghe a tempo pieno, scoprendo che, sebbene non siano soddisfatte dalle loro faccende domestiche, sono tutte estremamente impegnate con esse. Dalle risposte ricevute l'autrice nota come queste donne allunghino inconsciamente i loro doveri domestici per riempire il loro tempo, poiché la mistica femminile ha insegnato che questo è il loro ruolo e se non porteranno a termine i loro compiti diventeranno inutili.
Capitolo 11: Friedan osserva che incapaci di trovare soddisfazione nella casa e nei bambini, molte casalinghe lo cercavano nel sesso. Ma Friedan osserva che la vita sessuale non può soddisfare tutte le aspettative di una persona. Da qui il rischio di una costrizione che porta la moglie a moltiplicare i rapporti extraconiugali e il marito a fuggire di casa il più spesso possibile.
Capitolo 12: Molti bambini mancano di punti di riferimento nella vita materiale o emotiva a causa della vita insoddisfacente che le loro madri conducono. Una donna insoddisfatta può sperare di "recuperare" grazie ai suoi figli, turbandoli profondamente nel loro desiderio di autonomia.
Capitolo 13: Riferendosi alla gerarchia dei bisogni di Abraham Maslow, Friedan osserva che le donne sono intrappolate fin dall'inizio, a livello fisiologico, assegnate a un'identità attraverso il loro solo ruolo sessuale. In realtà, come gli uomini, le donne hanno bisogno di un vero lavoro per completare la loro autorealizzazione, il più alto livello della gerarchia dei bisogni.