La frase nomen omen (al plurale nomina omina o nomina sunt omina) è una locuzione latina che, tradotta letteralmente, significa «il nome [è] augurio» «il nome è un presagio», «un nome un destino», «il destino nel nome», «di nome e di fatto», e deriva dalla credenza dei Romani che nel nome della persona fosse indicato il suo stesso destino.
Origine e utilizzo La frase deriva originariamente dal poeta comico romano Plauto, che usò la frase nomen atque omen (ossia «nome e allo stesso tempo anche premonizione») in un passo della sua commedia Persa (Il persiano).
La locuzione è oggi impiegata, spesso in modo scherzoso, per fare riferimento a caratteristiche personali o professionali che sono richiamate dal nome stesso dell'individuo, ad esempio una persona allegra che si chiami Felice, una pescivendola di nome Alice, e così via.
Esiste anche una pratica divinatoria basata sull'interpretazione del nome, chiamata onomanzia.
Altre forme La locuzione è anche nota nella forma nomina sunt consequentia rerum («i nomi sono conseguenti alle cose») presente nelle Institutiones di Giustiniano (Libro II, 7, 3),Sì come è scritto: nos … consequentia nomina rebus esse studentes…, «noi… cercando di far sì che i nomi corrispondano alle cose …». ma in questo caso ci si riferisce ai nomi delle cose del mondo. Tale espressione è ripresa nella Vita Nova di Dante (Capitolo XIII, 4), però applicata nel contesto dell'amore.
Nella forma conveniunt rebus nomina saepe suis («spesso i nomi sono appropriati alle cose e persone cui appartengono») Citazione n. 1703, p. 509 (N.B.: il riferimento di Fumagalli a Poésies populaires latines du moyen âge di Edelestand du Méril (citato come Duméril) contiene una leggera inesattezza nel titolo e va inteso all'opera Poésies inédites du moyen âge dello stesso autore). si ritrova nella commedia elegiaca De Paulino et Polla di Riccardo da Venosa (vv. 411-412).
Note
Voci correlate Attronimo Locuzioni latine Onomanzia
Categoria:Terminologia latina