Biografia Infanzia ed educazione Nacque nel Castello di Rivoli da Margherita di Valois e da Emanuele Filiberto di Savoia, al quale successe come duca il 30 agosto del 1580. Carlo Emanuele era di gracile costituzione, con le spalle leggermente arcuate, i lineamenti delicati e l'incarnato pallido. Fin da bambino, tuttavia, il padre lo aveva abituato ad ogni sorta di esercizio fisico e di sport, rendendolo un abile cavaliere e un invincibile spadaccino.
Primo matrimonio Nel 1585 sposò l'Infanta Caterina Michela d'Asburgo, figlia di Filippo II ed Elisabetta di Valois; la ragazza era di piccola statura, esangue, malaticcia, con il volto butterato dal vaiolo. Per lei fece realizzare la residenza del Castello di Mirafiori, tra gli odierni parchi Sangone e Miraflores.
Guerra per il possesso di Saluzzo Ambizioso e sicuro di sé, grazie all'ottimo stato del Ducato trasmessogli dal padre, cercò di espandere territorialmente il proprio potere. Nell'autunno 1588, approfittando delle guerre di religione francesi in cui era coinvolto suo cugino di primo grado Enrico III, invase il saluzzese, territorio assoggettato alla Francia dal 1548. Le truppe sabaude conquistarono in due mesi il paese, impadronendosi di Carmagnola, Centallo, Saluzzo, Revello (dove la guarnigione francese capitolò, con l'onore delle armi, al termine di un duro assedio e quattromila cannonante) e anche di Casteldelfino e Pontechianale.Ercole Ricotti, op. cit., volume 3, pp. 77-80 La Francia protestò e, per mezzo del negoziatore Harlai di Sancy, formò nella primavera 1589 un'alleanza con Ginevra, Berna e altri cantoni svizzeri per muovere contro Carlo Emanuele di Savoia. Berna firmò poi la pace di Noyon, abbandonando Ginevra.Ercole Ricotti, op. cit., volume 3, pp. 100-102 Il nuovo Re di Francia (già Re di Navarra fino al 1589), Enrico IV, gli intimò la restituzione del territorio alla corona francese, ma Carlo Emanuele I rifiutò: era guerra contro i francesi.
Gran parte dei combattimenti si svolse in Alta Val Susa ed in Val Chisone: i francesi erano comandati dal Lesdiguières, detto "la volpe del Delfinato". La guerra si sviluppò con alterne vicende e tregue temporanee finché si concluse con la pace di Vervins (2 maggio 1598), che rimandò ad un successivo accordo la vertenza sul Marchesato. Carlo Emanuele riprese i contatti con la Spagna, Enrico IV allora si infuriò e minacciò la ripresa delle ostilità. Intervenne anche papa Clemente VIII quale arbitro, ma nel luglio del 1600 scoppiò ugualmente la guerra franco-savoiarda, che si chiuse, grazie anche alla mediazione pontificia ad opera del cardinale Pietro Aldobrandini, con il trattato di Lione (17 gennaio 1601). La conquista territoriale venne riconosciuta da Enrico IV a Carlo Emanuele I in cambio della Bresse e altre cessioni territoriali oltre le Alpi. Il baratto ribadiva la vocazione italiana dei Savoia e legava i destini della casata a quelli della penisola. Carlo Emanuele annotò nei suoi Ricordi: «È molto meglio avere uno Stato solo, tutto unito, come è questo di qua dei monti, che due, e tutti e due malsicuri».
Fatta la pace con la Francia, Carlo Emanuele progettò allora di attaccare direttamente la città di Ginevra, capitale spirituale del calvinismo e con cui proseguiva ancora il conflitto. Ma la sua azzardata spedizione dell'11 dicembre 1602 : « L'Escalade », impresa condotta con mercenari comandati dall'Albigny, è uno scacco, ancor oggi commemorato dalla città divenuta svizzera. Il 21 luglio 1603, con la firma del trattato di San Giuliano, si giunse alla pace e alla restituzione dei territori occupati durante la guerra (Carlo Emanuele riebbe così Saint Genis).Ercole Ricotti, op. cit., volume 3, pp. 352 Nonostante l'accordo raggiunto con la capitale del calvinismo, ripresero le persecuzioni di protestanti nel ducato.
Rapporti tra Francia e Spagna
Allarmato da un possibile riavvicinamento tra Francia e Spagna, Carlo Emanuele si riavvicina ai francesi. Anche la Spagna tenta di riportare nella sua orbita il Ducato. Dopo lunghe trattative fra Carlo Emanuele e gli emissari di Enrico IV, si giunge al Trattato di Bruzolo (25 aprile 1610). Il trattato stipulato presso il Castello di Bruzolo in Val di Susa, a metà strada tra Torino e l'antico confine tra Delfinato e Piemonte, prevede un'alleanza stretta fra il Ducato e la Francia in chiave antispagnola: la vittoria in un'eventuale guerra contro la Spagna avrebbe portato ai Savoia il Ducato di Milano; era previsto nel caso anche il matrimonio dell'erede di Carlo Emanuele, Vittorio Amedeo, con Elisabetta, figlia di Enrico IV. Ma l'assassinio di quest'ultimo (14 maggio 1610) rimette tutto in discussione. Maria de' Medici, vedova di Enrico IV e reggente in nome del Delfino (il futuro Luigi XIII) non ancora adulto, rifiuta di riconoscere il trattato di Bruzolo e Carlo Emanuele si trova isolato e alla mercé della Spagna. A questo punto il re di Spagna pretende da Carlo Emanuele scuse ufficiali. Il figlio del duca di Savoia, Emanuele Filiberto, deve recarsi a Madrid dove, il 10 novembre 1610 s'inginocchia di fronte al re Filippo III e legge la richiesta di perdono.In questa occasione Carlo Emanuele scrisse questa quartina:
Prima guerra del Monferrato
La morte improvvisa del genero di Carlo Emanuele, Francesco IV Gonzaga, alla fine del 1612 scompiglia nuovamente la situazione: Francesco aveva avuto da Margherita di Savoia una figlia, Maria, ed un figlio maschio, Ludovico, morto però poco prima del padre. Subentra a Francesco il fratello Ferdinando Gonzaga, che rinuncia alla porpora cardinalizia per il ducato. Carlo Emanuele non accetta, sostenendo di voler difendere i diritti della nipote Maria e l'applicazione degli accordi matrimoniali della figlia, stipulati al tempo del matrimonio, con Vincenzo Gonzaga, padre di Francesco e di Ferdinando Gonzaga, ed entra in armi occupando nell'aprile 1613 Trino, Moncalvo ed Alba. Insorgono le potenze europee, e Carlo Emanuele deve restituire i territori occupati. Rifiuta però di riconoscere ufficialmente Ferdinando Gozaga quale sovrano del Monferrato e la richiesta spagnola di un disarmo unilaterale sabaudo. Ciò riaccende il conflitto, gli spagnoli assediano Asti nel 1615 e nel 1616 ma non riescono a conquistarla. Vi sono vari rovesciamenti di fronte: Luigi XIII manda nel 1617 persino un esercito, al comando del Lesdiguières, in soccorso del ducato per la riconquista, riuscita, di Alba, occupata dagli spagnoli. Le forze spagnole riescono invece a occupare Vercelli. Carlo Emanuele svolge nuove operazioni, con l'aiuto dei bernesi e avendo assoldato mercenari tedeschi.
Il conflitto si intrecciò con la guerra degli Uscocchi, avendo Carlo Emanuele preso la parte dei Veneziani e la Spagna dell'Austria. Entrambi i fronti si chiusero con un compromesso siglato a Parigi (6 settembre 1617) e Madrid (26 settembre 1617). In base ad esso, la lite sul Monferrato fu rimessa ad un arbitrato imperiale e vi fu il disarmo sia della Spagna che dei Savoia e la restituzione reciproca dei territori occupati; gli Uscocchi furono trasferiti nell'entroterra. furono L'accordo fu confermato a Pavia il 9 ottobre 1617. La serie di restituzioni andò avanti per le lunghe a causa delle reciproche diffidenze; Vercelli fu restituita dalla Spagna ai Savoia nell'estate del 1618.
Guerra di Valtellina
Nel 1620, approfittando di torbidi religiosi, gli spagnoli occuparono la Valtellina cattolica, togliendola ai Grigioni protestanti. Carlo Emanuele, non accettando una dominazione spagnola della Valtellina e dei passi alpini, intervenne nel conflitto contro la Spagna e dalla parte dei Grigioni, entrando in lega (7 febbraio 1623) con Francia e Venezia. Nel 1625, le truppe franco-sabaude invasero la Liguria attaccando la Repubblica di Genova, alleata della Spagna, ma furono respinte anche grazie al soccorso portato dal duca di Feria, governatore di Milano, che invase il Piemonte. Il duca di Feria trovò però sul suo cammino, a sbarrargli l'avanzata, la rocca di Verrua. Nell'assedio gli spagnoli subirono perdite pesantissime e furono costretti a ritirarsi. Fallita l'invasione spagnola del Piemonte, Carlo Emanuele progettava l'invasione sabauda della Lombardia. Tuttavia, abbandonò questi piani per il mancato appoggio francese. La pace di Monzón del 1626, chiuse il conflitto ristabilendo in Valtellina la sovranità dei Grigioni, pur garantendo autonomia religiosa ai cattolici.
Guerra di successione di Mantova e del Monferrato La questione della successione nel Ducato di Mantova rimette in discussione i rapporti fra Spagna e Francia e la guerra riprende. Luigi XIII è giunto al potere e riprende la politica del padre. La sorella, Maria Cristina di Francia, va sposa al futuro Duca di Savoia Vittorio Amedeo (1619). Alla morte di Vincenzo II Gonzaga, ultimo Duca di Mantova in linea diretta (dicembre 1627), la Francia sostiene il diritto di Carlo I di Nevers e Rethel, discendente di un ramo dei Gonzaga stabilitosi già da tempo in Francia a Nevers, alla sovranità sul Ducato di Mantova, occupa Mantova e rafforza le difese di Casale, che viene assediata dagli spagnoli. Carlo Emanuele si allea alla Spagna, occupa e annette Trino e Alba. Il cardinale Richelieu tenta senza successo di riportare verso la Francia il Duca di Savoia. Nella primavera del 1629 un esercito francese scende in Piemonte, attacca e conquista Susa. Con il trattato di Susa (11 marzo 1629) Carlo Emanuele lascia l'alleanza con la Spagna e diviene nuovamente alleato dei francesi che manterranno un presidio militare in Susa e si impegnano a difendere il Ducato di Savoia da ritorsioni spagnole. Il ducato di Savoia otterrà Alba e Moncalvo a spese degli stessi spagnoli.
La Spagna è costretta a levare l'assedio a Casale. Filippo IV di Spagna non accetta la situazione: un esercito spagnolo al comando di Ambrogio Spinola sbarca a Genova, mentre un altro scende su Como al comando del conte di Collalto.Queste vicende storiche sono narrate da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi(capitoli XII, XVIII). Carlo Emanuele si dichiara neutrale scontentando così i francesi. All'inizio del 1630 un esercito francese valica nuovamente le Alpi per costringere Carlo Emanuele a rispettare il trattato di Susa. I francesi occupano Pinerolo ed attaccano Avigliana. Poco dopo un altro esercito francese valica le Alpi e si congiunge al precedente. In Bassa Valsusa l'esercito ducale, nel quale combatte anche Vittorio Amedeo, viene sconfitto. Morto Carlo Emanuele, la pace sarà siglata da Vittorio Amedeo, ratificando per i Savoia da una parte il guadagno di Trino e Alba e dall'altra la perdita di Pinerolo.
Secondo matrimonio Il vedovo Carlo Emanuele I di Savoia si risposò segretamente a Riva presso Chieri il 28 novembre 1629 con la sua amante ufficiale Maria Margherita di Rousillon, marchesa di Riva presso Chieri (24 dicembre 1599 (batt.) – 10 novembre 1640), figlia di Gabriele di Rousillon "Signore di Châtelard" e di Laura di Saluzzo dei "Signori di Monterosso", dalla quale ebbe avuto quattro figli, legittimati dopo il matrimonio ma senza diritto di successione. Fra questi Don Antonio di Savoia, commendatario di quattro abbazie, inclusa la Sacra di San Michele.
Morte Il 26 luglio 1630 Carlo Emanuele, colto da violenta febbre, muore in Savigliano, a Palazzo Cravetta. Gli succede il figlio Vittorio Amedeo, che diviene Duca di Savoia con il nome di Vittorio Amedeo I.
Venne inizialmente sepolto presso la Chiesa di San Domenico di Savigliano, poi la salma venne trasferita presso il Santuario di Vicoforte, comune vicino a Mondovì, che fu da lui voluto e finanziato. La tomba attuale fu realizzata in marmo dai fratelli scultori Filippo e Ignazio Collino nel 1792 e si trova nella cappella di San Bernardo del santuario.
Carlo Emanuele era legato da profonda amicizia a Celso Adorno, padre barnabita, che era stato suo confessore e padre spirituale.
L'opinione pubblica di allora sul duca