Figlio di re Demetrio II Etolico e della principessa epirota Ftia, salì al trono alla morte del suo tutore e cugino, Antigono Dosone. Parteggiò per la Lega achea nella guerra contro la Lega etolica.

Nel 215 a.C., durante la seconda guerra punica, strinse un'alleanza con Annibale, in opposizione all'espansione romana nella parte orientale del Mediterraneo. Non appena Roma ebbe riaffermato la propria supremazia su Cartagine, fu decisa una ritorsione militare contro re Filippo, dando così inizio alla prima guerra macedone, conclusasi nel 205 a.C. con la pace di Fenice.

Sconfitto nella battaglia di Cinocefale nel 197 a.C. dovette ritirarsi dalla Grecia meridionale.

Biografia

Origini Figlio di Demetrio II, perse il padre quando era solo un infante e pertanto il trono fu assunto dallo zio, Antigono III il quale, tuttavia, fu sollecito degli interessi del nipote e lo considerò sempre come proprio successore, sebbene avesse dei figli... Sentendo vicina la propria morte a causa di una malattia, Antigono predispose un consiglio di tutori esperti per il giovane e gli affiancò come mentore Arato di Sicione, grande uomo di stato della Lega Achea. Nel 221 a.C., quando Antigono morì, Filippo, ormai diciassettenne, gli succedette sul trono senza alcuna opposizione..

Macedonia all'ascesa di Filippo La Macedonia si trovava tra l'Illiria e la Tracia e a nord della Grecia, sulle cui città-stato rivali e ribelli mantenevano una precaria egemonia. Essa era pari alle altri grandi potenze di Egitto e Siria che dominavano la costa orientale del Mar Mediterraneo. In Asia e in Grecia, piccoli re e città costituivano un mutevole mosaico di alleanze, e periodicamente le loro guerre coinvolgevano i paesi confinanti.

Spesso questi staterelli si univano per approfittare di un qualsiasi segno di debolezza da parte delle grandi potenze, e le tribù barbare erano pronte a lanciarsi in incursioni e saccheggi oltre il confine settentrionale non appena l'esercito macedone abbassava la guardia: in questo quadro la Macedonia era un paese prospero, anche perché poteva contare su una maggiore solidità statale.

Non bisogna, inoltre, trascurare il fatto che Filippo aveva potuto contare sulla prudente ed al contempo vigorosa amministrazione dello zio il quale era riuscito a sconfiggere i Dardani, a rafforzare il dominio macedone sulla Tessaglia. ed infine aveva acquisito il rispetto degli Achei grazie al suo intervento nella Guerra CleomeneaPlutarco, Cleomene, 16-30.

Infine, Filippo fu rapido ad assumere il controllo degli affari pubblici prima garantendo a diversi amici e sodali importanti cariche pubbliche, e tra questi Apelle ottenne l'incarico di reggente., ma, in seguito, in modo del tutto autonomo. Lo stesso Apelle, infatti, non mantenne a lungo il potere e fu messo da parte con il figlio e altri seguaci (Leonzio, Megalea e Tolomeo) quando fu accusato dal sovrano di tradimento ed intelligenza con gli Etoli, nemici del re..

Campagna contro gli Etoli

Convinti che Filippo non fosse altro che un giovane ed inesperto, gli Etoli decisero di attaccare gli Achei nel Peloponneso; costoro si appellarono al re macedone ma Filippo adottò una strategia estremamente prudente: in un primo momento si limitò ad inviare distaccamenti a saccheggiare il territorio nemico, poi, dopo che gli Etoli ebbero sconfitto gli Achei presso Cafiae, invase il Peloponneso con considerevoli forze e si acquartierò a Corinto.

A Corinto, presiedette un congresso cui parteciparono rappresentanti degli Achei, Beoti, Focesi, Acarniani, Messeni e degli Epiroti che, concordemente, dichiararono guerra agli Etoli, affiancati dagli Elei e dagli Spartani; ottenuto tale consenso, Filippo V fece ritorno in Macedonia per prepararsi allo scontro definitivo..

Giunto in Macedonia, Filippo concluse un trattato di pace con gli Illiri, poi, nella primavera del 219 a.C., entrò in Epiro con un esercito di 15.000 soldati e 800 cavalieri ove ottenne rinforzi dagli Epiroti., poi, invase l'Etolia e conquistò diverse piazzeforti, tra cui l'importante città di Ambracia oltre a numerosi villaggi di frontiera.. Poco dopo, tuttavia, la Macedonia fu invasa dai Dardani e Filippo fu costretto a lasciare parte dell'esercito a svernare in Tessaglia, inviandone un secondo distaccamento a presidiare le frontiere settentrionali..

Nell'inverno del medesimo anno, ottenuti rinforzi dagli Achei, Filippo si presentò improvvisamente a Corinto cogliendo completamente di sorpresa le truppe radunate dagli Etoli e dagli Elei: dopo un breve assedio, il re macedone conquistò la fortezza di Psofi, avanzò senza incontrare resistenza fino ad Elea conquistando interamente le fertili pianure dell'Elide.. Ottenuti tali successi, si ritirò ad Argo ove rimase per il resto dell'inverno..

Nella primavera del 218 a.C., Filippo decise di conquistare la strategica isola di Cefalonia ma non riuscì ad espugnare la città di Palae per il tradimento di uno dei suoi ufficiali.. Costretto ad abbandonare l'impresa, sbarcò improvvisamente nel Golfo di Ambracia onde proseguì fino al cuore dell'Etolia la cui capitale, Thermo, fu completamente saccheggiata e distrutta; da Thermo si ritirò al Golfo di Ambracia senza che gli Etoli riuscissero a sbarrargli la strada..

Dopo aver portato terrore agli Etoli, Filippo tornò a Corinto per punire gli Spartani i quali si erano alleati con gli Etoli: con l'appoggio di forze achee, Filippo invase la Laconia, saccheggiò le pianure vicino a Sparta, avanzò fino a Capo Malea e nel ritorno sconfisse le truppe spartane ed il loro sovrano, Licurgo..

A seguito di questi successi, gli Etoli ed i loro alleati chiesero la pace tramite la mediazione degli abitanti di Chio e di Rodi ma Filippo, che, dopo essere avanzato fino a Tegea, era tornato in Macedonia, rifiutò.; nella primavera del 217 a.C., il re invase la Peonia, espugnò la fortezza di Bilazora (strategicamente importante poiché controllava le strade tra la Macedonia, la Tessaglia e l'Epiro) donde avanzò fino in Tessaglia.. Alcuni mesi dopo, al tempo delle celebrazioni dei Giochi Nemei ad Argo, nel momento in cui era giunta in Grecia la notizia della battaglia del lago Trasimeno, Filippo stipulò un trattato con i Chii, i Rodii e Tolomeo IV Filopatore e concluse le ostilità con gli stati greci..

Alleanza con Annibale

Dopo aver sconfitto gli Etoli e consolidato i confini del proprio regno, Filippo, volse il proprio sguardo verso occidente ove la Repubblica romana era impegnata, con esiti al momento disastrosi, a fronteggiare la minaccia di Annibale che avrebbe certamente guardato favorevolmente ad una alleanza in funzione anti-romana.

Tali progetti furono, peraltro, influenzati notevolmente dall'opera di uno dei consiglieri del sovrano, l'ex re illirico Demetrio di Faro, il quale si era rifugiato alla corte macedone dopo che fu sconfitto da Roma nella Seconda guerra illirica.. Infatti, mentre Filippo era impegnato contro gli Etoli, un messaggero comunicò a Filippo la notizia della vittoria di Annibale sui romani nella battaglia del lago Trasimeno nel giugno 217 a.C.: in un primo momento il sovrano mostrò il messaggio solo a Demetrio, che, probabilmente vedendo la possibilità di riconquistare il regno perduto, gli consigliò di addivenire immediatamente ad una pace con gli Etoli ed aggiunse:

Filippo, bramoso di ricreare l'impero, fu subito convinto dalle parole di Demetrio, firmò la pace con gli Etoli e cominciò a pianificare la spedizione contro Roma..

Nell'inverno tra il 217 ed il 216 a.C., Filippo diede ordine ai cantieri navali di armare una flotta di 100 navi e fece cominciare l'addestramento degli equipaggi, impresa che quasi nessun re macedone aveva mai compiuto in precedenza; tale flotta, composta principalmente dai lembi, piccole imbarcazione tipiche degli illiri, non avrebbe mai potuto impegnare in uno scontro diretto la marina romana ma in ogni caso avrebbe potuto trasportare le truppe, qualora la flotta romana fosse lontana..

Nel frattempo, Filippo intraprese una spedizione contro gli Illiri conquistando la regione fino alle valli solcate dai fiumi Apsus e Genusus (l'odierno Shkumbini in Albania) che intendeva usare come basi d'appoggio per poter inviare rapidamente rinforzi, una volta che fosse sbarcato in Italia..

All'inizio dell'estate, Filippo ritenne che fosse ormai giunto il momento per lo sbarco e comandò pertanto alla sua flotta di radunarsi ad Apollonia; tuttavia, mentre la marina macedone costeggiava l'isola di Saseno, il sovrano ricevette la notizia dell'arrivo della flotta romana diede l'ordine di ritirarsi; in realtà la flotta avversaria era composta da 10 navi e, dando l'ordine della ritirata, il re aveva perso la migliore occasione oltre che parte della reputazione..

Umiliato ma non domato, Filippo inviò messaggeri per contattare Annibale con il quale concluse un trattato di alleanza (215 a.C.); . i cui termini sono riportati in tale modo da Tito Livio:

I Romani, tuttavia, entrarono in possesso di una copia del trattato e presero le opportune contromisure, dichiarando guerra al sovrano macedone (214 a.C.): inviarono una flotta a pattugliare l'Adriatico e, quando seppero che Filippo aveva posto d'assedio la città di Apollonia, inviarono in aiuto degli assediati 2.000 soldati e poi il pretore, Marco Valerio Levino. Il re macedone, sorpreso da un attacco notturno presso Apollonia, fu messo in fuga, riparando in Macedonia con un esercito pressoché disarmato.; .

Negli anni seguenti, Filippo continuò la sua spedizione in Illiria conquistando diverse città e piazzeforti. mentre i Romani iniziarono a tessere una rete diplomatica con i vari stati greci in modo da imbrigliare Filippo; ben presto gli Etoli, l'Elide, Sparta, Messene, Scerdilaiede, re di Tracia e Attalo I di Pergamo aderirono all'alleanza anti-macedone...

La nascita di questa coalizione segnò la fine delle ambizioni italiche di Filippo il quale dovette affrontare contemporaneamente gli Etoli, Pergamo e Roma. mentre i suoi alleati achei venivano sottoposti all'offensiva degli Spartani..

In ogni caso, Filippo, sebbene avesse perduto l'isola di Egina e parte della Focide, riuscì a sconfiggere per due volte gli Etoli presso Lamia costringendoli a ritirarsi; furono, quindi avviate delle trattative di pace ma il tentativo fallì..

La guerra riprese, sempre incerta: Filippo respinse gli attacchi romani in Epiro ma subì gli attacchi degli Illiri mentre la flotta congiunta romano-pergamena continuava ad avanzare e a conquistare i possedimenti insulari macedoni, praticamente circondati dai nemici... Filippo, tuttavia, riuscì a reagire: infatti, essendo venuto a sapere che le truppe pergamene, di stanza ad Opus nella Locride, si erano divise da quelle romane, decise di attaccarle riuscendo a costringere Attalo I di Pergamo a ritirarsi nei suoi possedimenti..

Nel 206 a.C., gli Etoli, abbandonati da Pergamo e lasciati soli dai Romani che avevano ritirato il grosso delle loro forze per concentrarlo in Africa, firmarono una pace con Filippo; poi, nella successiva primavera 35.000 soldati romani, sotto la guida del console Publio Sempronio Tuditano, sbarcarono in Epiro ove tentarono, senza successo, di riconquistare alcune città e di spingere gli Etoli contro il re macedone..

A questo punto, privi di alleati ma, avendo prevenuto il pericolo di uno sbarco di Filippo in Italia in appoggio ad Annibale, i Romani intrapresero dei negoziati con il re macedone che si conclusero con la Pace di Fenice che confermava lo status quo..

Guerra contro Rodi