La storia dell'isola d'Irlanda si articola in varie fasi ed è caratterizzata da innumerevoli invasioni militari da parte di popolazioni esterne, ma anche culturali e religiose, come quella cristiana nei primi secoli dopo Cristo.
La divisione fra Repubblica d'Irlanda e Irlanda del Nord si creò infatti con la stipula del trattato Government of Ireland Act del 1920. Dividere la storia dei due paesi dal 1922 in poi è sicuramente funzionale, ma non del tutto appropriato: prima della divisione dell'isola, infatti, la storia è stata sempre particolarmente omogenea.
Irlanda pre-cristiana
Età della pietra Le notizie che si hanno dell'Irlanda precristiana giungono da scritti romani, dalla poesia e mitologia irlandesi e dai ritrovamenti archeologici. I primi abitanti dell'isola, popolazioni del mesolitico, vi arrivarono intorno all'8000 a.C. quando, in seguito al ritiro dei ghiacci, l'ambiente divenne più ospitale. I ritrovamenti di selci (nelle contee di Antrim, Down, Louth e Dublino) delimitano l'area del loro insediamento alle coste e alle rive dei fiumi. Intorno al 4500 a.C. arrivò una cultura neolitica e a quest'epoca risale l'introduzione dell'agricoltura, apparvero le prime ceramiche, gli attrezzi in pietra levigata, le case di legno rettangolari e le tombe megalitiche, monumenti in pietra di grandi dimensioni come le tombe a passaggio (passage tombs) di Newgrange, Knowth e Dowth, alcune delle quali sono allineate secondo criteri astronomici (ad esempio Newgrange). In seguito, verso la fine del neolitico, apparvero sull'isola nuovi tipi di monumenti, terrapieni circolari e cerchi di pietre.
Età dei metalli L'Età del bronzo cominciò nel 2000 a.C. circa con l'arrivo delle prime popolazioni protoceltiche dall'Europa centro meridionale, che diedero inizio allo scambio culturale delle successive popolazioni celtiche classiche di Hallstatt e La Tène, come testimoniano moltissimi utensili d'oro e bronzo rinvenuti e databili a quel periodo, dalla classica forma a torque. Alcuni nuovi studi genetici hanno aperto nuovi scenari alla possibilità che le lingue celtiche si fossero formate in questo periodo.
L'introduzione della lavorazione del ferro in Irlanda avvenne attorno al VII secolo a.C. ad opera di popolazioni celtiche o, più probabilmente, di gruppi di Celti sbarcati nell'isola e fusisi successivamente con i primitivi abitatori. All'epoca di questa prima età del ferro l'isola era divisa in diversi regni (In Tuisceart, Airgialla, Ulaid, Mide, Laigin, Mumhain, Cóiced Ol nEchmacht) governati da un'aristocrazia guerriera e una classe erudita, della quale facevano probabilmente parte i druidi.
A partire dal XVII secolo gli storici svilupparono la teoria che la lingua parlata all'epoca dei regni potesse essere quella goidelica, un ramo della lingua celtica, introdotta in seguito all'invasione dei Celti. Ricerche successive dimostrano che lo sviluppo della cultura dell'epoca fu un processo graduale e continuo e che l'introduzione di aspetti linguistici e di elementi della cultura celtica avvenne in seguito a scambi culturali con i gruppi celti del resto d'Europa. Non vi sono ritrovamenti archeologici che possano far supporre un'invasione di larga scala da parte dei Celti della cultura di La Tène, e ricerche genetiche confermano la teoria dell'assorbimento graduale di elementi celti da parte della popolazione nativa di origine protoceltica nella tarda età del Bronzo. Elementi genetici dei celtici insulari compatibili con le popolazioni odierne, come dimostrato da alcuni studi, erano già presenti nel XX secolo a.C.
I Romani e l'Irlanda
I Romani conoscevano l'Irlanda e la chiamavano Hibernia: già nel 100 d.C. Tolomeo era in grado di fare una descrizione geografica dell'isola e una disamina delle varie tribù che la popolavano. Non si sa, tuttavia, che rapporti avessero i Romani con le tribù locali.
Fino a poco tempo fa era convinzione comune che i Romani non avessero mai invaso l'Irlanda o che non l'avessero mai considerata parte integrante dell'Impero: se ciò è quasi certamente vero per la seconda considerazione, la prima è stata messa in profonda crisi da ritrovamenti archeologici che testimoniano la presenza di romanità.
Infatti a Drumanargh la radice "ruman" del nome D(ruman)argh lascia sottintendere un chiaro riferimento ai Romani, un promontorio fortificato 15 km a nord di Dublino, dove sono stati ritrovati reperti di fattura romana. Del resto, scavi archeologici hanno portato alla luce manufatti romani e romano-britannici in molti siti associati al capo irlandese Tuathal Techtmar.Tara e Clogher R. B. Warner (1995), "Tuathal Techtmar: a myth or ancient literary evidence for a Roman invasion?", Emania 13
Ciò proverebbe più che altro l'esistenza di rapporti commerciali e diplomatici tra l'Impero romano e l'Irlanda, anche se si ipotizza che i Romani potrebbero aver aiutato Tuathal, o qualcuno come lui, a riconquistare il trono con una piccola spedizione militare di supporto in Hibernia, così da avere un potente alleato irlandese che fosse capace di porre fine alle scorrerie irlandesi in Britannia ai tempi di Agricola. Ad esempio, il poeta romano Giovenale (II secolo), che potrebbe aver servito in Britannia sotto il comando di Agricola, afferma che "le armi furono portate oltre le coste irlandesi".
Lo storico Vittorio De Martino pensa che vi fu nel primo secolo d.C. una spedizione esplorativa di Agricola in IrlandaVittorio De Martino (2003), Roman Ireland, The Collins Press. Infatti Tacito riferisce che Agricola stimava – basandosi evidentemente su questa spedizione – che gli sarebbe bastata una legione romana per assoggettare l'Hibernia.
Irlanda medievale
Dal 400 a San Patrizio
Niall dei Nove Ostaggi (morto tra il 450 e il 455) fu il capostipite della dinastia Uí Néill, che dominò gran parte dell'Irlanda occidentale, settentrionale e orientale. Politicamente la precedente enfasi sull'appartenenza alla tribù fu rimpiazzata, intorno al VI secolo, da successioni dinastiche patrilineari, e scomparvero diversi regni. Sulle coste occidentali dell'Inghilterra imperversavano pirati, alcuni dei quali fondarono nuovi regni in Scozia (Pictland), Galles e Cornovaglia.
Forse furono proprio costoro, rientrati come ricchi mercenari, mercanti o schiavi liberati dalla Britannia e dalla Gallia, a portare sull'isola la fede cristiana. Vi sono fonti che attestano la presenza di missionari attivi nel sud dell'Irlanda ben prima dell'arrivo di San Patrizio. Qualunque fosse l'origine, e probabilmente ve n'è più di una, la nuova fede ebbe effetti profondi e duraturi.
La tradizione vuole che san Patrizio, patrono d'Irlanda, sia giunto nell'isola nel 432 e che abbia iniziato la sua opera di conversione al cristianesimo l'anno successivo. La vecchia religione dei druidi collassò presto davanti al vigore della nuova fede, che comunque ne assorbì diversi elementi culturali, come alcuni tratti di spiritualismo o vari simboli preesistenti adattati alla nuova causa.
I monaci irlandesi presto divennero grandi studiosi ed esperti di latino. La cultura e la fede cristiana resistevano all'interno dei monasteri durante il Medioevo, mentre il resto dell'Europa era sconvolto dalle invasioni barbariche. Accanto alla preghiera fiorirono varie arti, come quella della lavorazione dei metalli e della scultura raffinata, che portarono alla creazione di numerosi gioielli, abbazie, croci scolpite nella pietra (le famose croci celtiche). A quest'epoca risalgono anche i manoscritti illuminati, il più celebre dei quali è il Book of Kells conservato a Dublino.
Questo periodo prospero fu bruscamente interrotto dalle invasioni vichinghe a partire dal IX secolo, con ondate di scorribande che partivano dall'Antrim o dall'Irlanda occidentale e si estendevano a tutta l'isola, comportando saccheggi sistematici ai villaggi e soprattutto ai monasteri, dei quali rimangono numerose rovine. I Vichinghi fondarono diverse città nel nord dell'isola: tra queste, Donegal e Drogheda.
L'invasione e la permanenza vichinga, tuttavia, non modificarono l'assetto religioso dell'Irlanda, che è ancora oggi un paese in grande maggioranza cattolico, benché nell'Irlanda del Nord vi sia un numero consistente di protestanti.
Dall'800 al 1166 La prima incursione documentata da parte dei Vichinghi avvenne nel 795, quando fu saccheggiata l'isola di Lambay, al largo di Dublino. Le prime incursioni vichinghe furono rapide e condotte da gruppi poco numerosi. Nei duecento anni successivi crebbero di tono e intensità: il saccheggio e l'incendio di molti monasteri pose un termine a quella che era stata l'epoca d'oro del cristianesimo in Irlanda. A questo periodo risalgono le cosiddette Round Towers, edifici circolari di cui ancora sono oggetto di dibattito lo scopo e l'uso.
Intorno all'840 i Vichinghi iniziarono a insediarsi stabilmente sulla costa e costruirono città murate, di solito in corrispondenza degli estuari di fiumi, dove trascorrevano i mesi invernali: i principali insediamenti furono le attuali città di Limerick, Waterford, Wexford, Cork, Arklow e soprattutto Dublino. Dalla costa gli invasori si inoltravano nell'interno, seguendo le rive dei fiumi, per fare incursioni e saccheggi.
I Vichinghi si amalgamarono con la popolazione locale, dando origine a un'etnia mista chiamata in irlandese Gall-Ghaeil (Gall era il termine con cui erano chiamati gli stranieri, intendendo i Vichinghi; Gaeil l'endonimo del popolo irlandese). I discendenti di Ivar Beinlaus (uno dei fondatori di Dublino) dominarono l'isola fino a quando Maelsechlainn II, re del Meath, e Brian Boru (c. 941–1014) li sconfissero nella battaglia di Clontarf.
L'invasione normanna La morte di Brian Boru impedì un consolidamento politico e così, all'alba del XII secolo, l'Irlanda continuava a essere divisa in molti piccoli regni. Il potere era esercitato dai capi di alcune dinastie impegnate nel costante tentativo di ottenere la supremazia sull'isola. Il sovrano di Leinster, Diarmait Mac Murchada (in inglese Diarmuid MacMorrough), fu costretto all'esilio dall'High King, Ruaidri mac Tairrdelbach Ua Conchobair. Fuggì in Aquitania e ottenne da Enrico II l'aiuto dei Normanni per la riconquista del suo regno. Il grosso delle forze normanne sbarcò sull'isola nel 1169 e in poco tempo furono riconquistati il Leinster e il controllo di Waterford e Dublino.
Diarmait nominò erede del regno Riccardo di Clare, II conte di Pembroke, suo genero, destando la preoccupazione di Enrico II, che temeva la creazione di uno stato normanno rivale in Irlanda e che quindi decise di prenderne possesso.
L'invasione inglese
Nel 1171 il re Enrico II d'Inghilterra, al comando di una nutrita flotta, sbarcò a Waterford e occupò le terre irlandesi, divenendo il primo sovrano d'Inghilterra a mettere piede in Irlanda. Nel 1172 la bolla papale Laudabiliter, emessa da Papa Adriano IV, avallò la presa di potere ed Enrico assegnò i territori al figlio Giovanni, nominandolo Dominus Hiberniae ("Lord of Ireland"); quando Giovanni, in maniera inattesa, succedette al fratello e divenne sovrano, la "Lordship" (Signoria) d'Irlanda divenne direttamente dipendente dalla corona britannica.
Il sistema di Common Law inglese, tuttavia, cominciò a penetrare nell'isola soltanto dal XIII secolo e la legge inglese veniva applicata soltanto a Dublino e nella zona circostante, ovvero nella collina di Tara e nella cosiddetta area The Pale (la Royal County, approssimativamente coincidente con la contea di Meath).