L'agricoltura urbana consiste nel coltivare, trasformare e distribuire il cibo all'interno di contesti urbanizzati o peri-urbani, come città, villaggi, ecc.Bailkey, M. and J. Nasr. 2000. From Brownfields to Greenfields: Producing Food in North American Cities. Community Food Security News. Fall 1999/Winter 2000:6 L'agricoltura urbana può anche prevedere l'allevamento di animali, l'acquacoltura, le pratiche agro-forestali e l'orticoltura, sia in contesti propriamente urbani sia in aree peri-urbane. Hampwaye, G.; Nel, E. and Ingombe, L., GDN Working Paper

L'agricoltura urbana può riguardare diversi livelli di sviluppo economico e sociale. Avere a disposizione cibi salutari per una corretta nutrizione e avviare un’attività di coltivazione che può produrre reddito, sono tra le motivazioni chiave che spingono a svolgere questa pratica.

Storia Già nelle città semi-desertiche della civiltà persiana si utilizzavano i qanat, infrastrutture sotterranee in grado di raccogliere e incanalare l'acqua piovana dalle falde acquifere e trasportarla alle città per irrigare i campi. Adattamenti delle infrastrutture per le coltivazioni urbane sono stati osservati anche a Machu Picchu, dove l’acqua veniva conservata come parte dell’architettura a gradini della città e gli spazi per gli orti erano progettati per ricevere più sole possibile in modo da prolungare la stagione fertile.

L’utilizzo di tecniche per una produzione alimentare supplementare, in aggiunta alle attività agricole tradizionali e alle importazioni è da tempo utilizzato. Tentativi di aumentare la produzione sono stati operati in periodi caratterizzati da scarsità di cibo come guerre, crisi e depressioni, ma anche in periodi di relativa abbondanza. I primi orti domestici sono nati in Germania all’inizio del XIX secolo come risposta alla povertà e all’insicurezza alimentare. Nel 1893, ai cittadini di una Detroit colpita dalla depressione, fu chiesto di utilizzare lotti di terra liberi per coltivare ortaggi. Vennero soprannominati Pingree's Potato Patches, dal nome del sindaco Hazen S. Pingree, che ebbe l’idea. La sua intenzione era che questi giardini producessero reddito, approvvigionamento alimentare e aumentassero l’indipendenza durante i periodi di difficoltà. Durante la prima e la seconda guerra mondiale, i governi di Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia e Germania incoraggiarono la popolazione a coltivare gli orti della vittoria: orti domestici o in parchi pubblici in cui coltivare verdura, frutta e piante aromatiche per ridurre la pressione sull’approvvigionamento alimentare pubblico e accrescere il morale della popolazione. Durante la prima guerra mondiale, il presidente Woodrow Wilson invitò tutti i cittadini americani a utilizzare qualsiasi coltivazione di cibo disponibile, vedendo ciò come un riparo per far fronte a una situazione potenzialmente dannosa. L'Europa consumata dalla guerra, infatti, non riuscì più ad esportare generi alimentari negli Stati Uniti che dovettero far fronte alle mancate importazioni con un piano di produzione alimentare interna con l’obbiettivo di nutrire la nazione e persino di fornire un surplus ad altri paesi bisognosi. Dal 1919, furono oltre 5 milioni gli appezzamenti di terreno che coltivavano cibo e furono raccolte oltre 500 milioni di libbre di prodotti.

Una pratica molto simile entrò in uso durante la Grande Depressione che fornendo un obbiettivo, un lavoro e cibo a coloro che altrimenti sarebbero rimasti senza nulla in tempi così duri. Questi sforzi contribuirono a risollevare il morale e stimolare la crescita economica. Oltre 2,8 milioni di dollari di cibo furono prodotti durante la Depressione dagli orti di sussistenza. Dalla seconda guerra mondiale, la War/Food Administration istituì un Piano Nazionale per i Victory Garden che si proponeva di stabilire sistematicamente un'agricoltura funzionante all'interno delle città. Con questo nuovo piano in azione, ben 5,5 milioni di americani presero parte al movimento degli orti della vittoria e furono coltivate oltre 9 milioni di libbre di frutta e verdura all'anno, rappresentando il 44% dei prodotti coltivati negli Stati Uniti durante quel periodo.

Funzione economica ed ecologica

La coltivazione urbana è normalmente praticata per produrre reddito o approvvigionamento di cibo, anche se in alcune comunità la motivazione principale è la ricreazione o l'uso intelligente del tempo libero.Fraser, Evan D.G., 2002 Urban Ecology in Bangkok Thailand: Community Participation, Urban Agriculture and Forestry, Environments, Vol. 30 no.1, 2002 Questo tipo di attività agricola contribuisce alla sicurezza alimentare e all'igiene in due modi: innanzitutto, incrementando la disponibilità di cibo per gli abitanti della città; inoltre, mettendo ortaggi, frutta, e carne, a disposizione dei consumatori urbani. Una forma comune ed efficiente di agricoltura urbana è la pratica con metodi biointensivi. Dal momento che l'agricoltura biointensiva promuove la produzione di cibo con risparmio energetico, l'agricoltura urbana e peri-urbana sono considerate, in genere, pratiche sostenibili.

Impatti

Impatti sociali L'agricoltura urbana può avere un grande impatto sul benessere sociale ed emotivo degli individui. Gli orti urbani sono spesso luoghi che facilitano l'interazione sociale positiva, che contribuisce anche al benessere sociale ed emotivo generale. Molti giardini facilitano il miglioramento delle reti sociali all'interno delle comunità in cui si trovano.

Inoltre, favoriscono il riciclo dei rifiuti organici, utilizzati come concimi, e come tutte le aree verdi migliorano il microclima locale e combattono fenomeni come l’effetto isole di calore. Molto spesso, questi orti sono gestiti da associazioni impegnate in progetti sociali per la comunità locale.

L'agricoltura urbana è stata una risposta positiva per affrontare i problemi alimentari. A causa della sicurezza alimentare che viene fornita con l'agricoltura urbana, spesso sorgono sentimenti di indipendenza e responsabilizzazione. È stato anche riportato che la capacità di produrre e coltivare cibo per se stessi migliora i livelli di autostima o di autoefficacia.

Le famiglie e le piccole comunità traggono vantaggio dai terreni liberi e contribuiscono non solo al fabbisogno alimentare delle loro famiglie, ma anche ai bisogni della città di residenza.

Impatti economici Oltre a generare benefici a livello sociale, può avere un ruolo economico positivo sia in termini privati che pubblici. Per quanto riguarda il settore pubblico è possibile ridurre la spesa, ad esempio riducendo l’esborso per la manutenzione del verde pubblico. D’altro canto per i privati riesce ad essere una fonte di reddito, anche se minima, accorciando così le disuguaglianze sociali e generando occupazione con la possibilità di creare turismo rurale, un settore che negli ultimi anni risulta essere in enorme crescita.

Ma non va tralasciato il punto di vista produttivo; da un lato la produzione derivante da queste aree può essere messa a disposizione della comunità locale, ma dall’altra può alimentare un mercato commerciale di zona che, al giorno d’oggi, fa sempre più fatica a trovare prodotti freschi in un raggio di pochi chilometri, con conseguente importazione di prodotti per far fronte alle richieste. Così facendo è possibile ridurre la distanza tra produttore e consumatore aiutando lo sviluppo economico locale.

Efficienza energetica In quest’ultimo decennio il rapido incremento della popolazione mondiale e la crescente urbanizzazione hanno accresciuto la richiesta di approvvigionamenti alimentari, intensificando la pressione sulle risorse naturali con conseguente deforestazione, degrado dei suoli ed emissioni di gas serra. Entro il 2050 questa situazione sarà ulteriormente esasperata poiché si stima il raggiungimento dei 10 miliardi di individui sul pianeta, di cui oltre il 70% concentrato nelle città (World Population Prospects: The 2019 Revision). Tutto ciò comporterà un aumento del 50% della domanda mondiale di prodotti agricoli che renderà indispensabile il rafforzamento del sistema di distribuzione alimentare con conseguenti effetti sull’inquinamento ambientale.

Lo sviluppo di un’agricoltura urbana, con minore consumo di energia legata ai trasporti, si inserisce perfettamente nell’ottica di un’economia circolare, che mira appunto a rendere più sostenibili i processi produttivi, adottando un approccio integrato di tecnologie innovative e buone pratiche agronomiche, per migliorare qualità alimentare e rese produttive, limitando scarti e perdite. La chiave del successo dell’agricoltura urbana è la coltivazione fuori suolo, basata su soluzioni tecnologiche di avanguardia che consentono di accrescere la produzione, di abbattere l’uso di fertilizzanti e pesticidi e produrre alimenti privi di contaminanti grazie soprattutto alla filtrazione spinta dell’aria all’interno di questi impianti e a buone pratiche agronomiche e di processo.

Impronta ecologica La natura efficiente dal punto di vista energetico dell'agricoltura urbana può ridurre l'impronta carbonica di ciascuna città riducendo la quantità di trasporto necessaria per fornire beni al consumatore. Tali aree possono agire come pozzi di assorbimento del carbonio compensando parte dell'accumulo di carbonio che è insito nelle aree urbane, dove la pavimentazione e gli edifici sono più numerosi degli impianti. Le piante assorbono l'anidride carbonica atmosferica (CO₂) e rilascia ossigeno respirabile (O₂) attraverso la fotosintesi. Il processo di sequestro del carbonio può essere ulteriormente migliorato combinando altre tecniche agricole per aumentare la rimozione dall'atmosfera e prevenire il rilascio di CO₂ durante il periodo del raccolto. Tuttavia, questo processo si basa molto sui tipi di piante selezionate e sulla metodologia di coltivazione. In particolare, la scelta di piante che non perdono le foglie e rimangono verdi tutto l'anno può aumentare la capacità di sequestrare il carbonio.

Riduzione dell'ozono Il fenomeno dell’urbanizzazione nelle città industriali del Settecento e nei secoli successivi ha creato una frattura nel rapporto città-campagna che aveva preso il sopravvento fino ad allora. Il nuovo assetto urbanistico, dovuto alle sopravvenute esigenze industriali, ha innescato l’inizio dei primi conflitti tra città e campagna.

All’interno di un progressivo processo di espansione urbana, il verde ha iniziato ad assumere nuovi ruoli, non più soltanto simbolici, decorativi o economici. Nel Settecento, in Francia, nasce così il concetto di "giardino pubblico", al quale, oltre alla funzione propriamente ornamentale della vegetazione, viene riconosciuta anche quella igienica, legata soprattutto alla salubrità dell’aria. Il fenomeno dei grandi inurbamenti delle città ottocentesche contribuisce ulteriormente a porre il problema del verde urbano, in termini di soluzione al degrado ambientale, nonché di vivibilità. I piani regolatori tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, prevedono, infatti, ampi spazi da destinare a verde pubblico.

A seguito della spinta del modello economico industriale che ha avuto una accelerazione nel corso di tutto il Novecento, occorre rilevare che le sostanze inquinanti, emesse nell’atmosfera in luoghi e tempi anche lontani, partecipano anche ai nostri giorni alla formazione dell’ozono.

Attraverso la luce solare che funziona da catalizzatore, si verifica una reazione tra gli ossidi di azoto, “precursori” emessi principalmente dal traffico veicolare e dagli impianti termoelettrici per la produzione di energia, e i composti organici volatili (COV) di varia provenienza, sia naturale che antropica. L’ozono così formato nella troposfera rappresenta oggi una seria minaccia, oltre che per gli ecosistemi forestali, anche per le coltivazioni, con effetti negativi in ambiti economici e sociali, risultando un potente agente inquinante che induce sensibili reazioni negli organismi vegetali.