Cervarezza Terme (Sciürvarèscia nel dialetto locale, Cervarèša in dialetto reggiano), capoluogo del Comune di Ventasso in provincia di Reggio Emilia, con Cerreto Laghi e Marola, è una località turistica dell'Appennino reggiano.
Geografia fisica Situata nell'alto Appennino reggiano, ai piedi del Monte Ventasso, Cervarezza si trova nella vallata del fiume Secchia. La località si trova lungo la storica direttrice che unisce la pianura Padana alla Lunigiana ed al mar Ligure. Cervarezza dista 4 km da Busana e 50 da Reggio nell'Emilia.
Storia Nel IX secolo il "monte Cervario", denominazione di un territorio limitaneo a quello che all'oggi si chiama Cervarezza. Quest'ultimo nome, che, dal latino medievale, indica "luogo dei cervi", compare ufficialmente come tale almeno dal 1106 indicato come Cervaricia. Mentre è del 1153 la prima testimonianza scritta dell'esistenza di una cappella. Cervarezza è al centro di contese civili (tra le famiglie che si erano insediate nella vallata – Dalli, Vallisneri – e il Comune di Reggio) ed ecclesiastiche (arciprete di Campiliola e rettore di Busana). Al 1315 conta circa 200 abitanti ed è catalogata insieme a Busana, con cui condivide un'unica organizzazione comunale. Nel 1387 i Dalli acquisiscono il diritto di patronato sull'oratorio di S. Maria Maddalena, risultando padroni anche del lago del Ventasso.
Origini e Medioevo e origini storiche di Cervarezza si inseriscono nel contesto più ampio della storia dell’Appennino Reggiano, una regione caratterizzata da una frammentazione politica e territoriale che cominciò già a partire dall’Alto Medioevo (tra il VI e il X secolo). Durante questo periodo, dopo la caduta dell’Impero Romano d'Occidente, l’area fu soggetta a invasioni da parte di vari popoli, come i Goti e i Longobardi.
La conquista longobarda nel VII secolo portò alla riorganizzazione del territorio, suddiviso in feudi affidati a nobili locali che avevano il compito di amministrare e difendere la zona in nome del re longobardo. Le aree appenniniche erano particolarmente difficili da controllare a causa della loro conformazione montuosa e dell’isolamento, fattori che favorirono lo sviluppo di piccoli poteri locali.
Durante il regno longobardo e, successivamente, sotto i Franchi dopo la conquista di Carlo Magno nel 774, le montagne di Cervarezza rientravano in un sistema di vassallaggio feudale. Le prime famiglie nobili locali erano legate a signori di livello superiore, come il marchese di Tuscia (Toscana settentrionale) o i nobili della Lombardia. La documentazione per questa fase storica è limitata, ma si sa che i territori dell'Appennino erano già un luogo di passaggio e controllo strategico.
L'Età dei Canossa: XI e XII secolo Una delle famiglie più influenti nell’Appennino Reggiano e nel territorio di Cervarezza fu quella dei Canossa, che esercitò un potere determinante tra l'XI e il XII secolo. Questa dinastia, con il suo dominio esteso in gran parte dell'Italia centro-settentrionale, giocò un ruolo di rilievo sia dal punto di vista politico sia da quello religioso.
La figura più nota dei Canossa fu Matilde di Canossa (1046-1115), che ereditò vasti territori tra cui il castello di Canossa, situato a poche decine di chilometri da Cervarezza.
Durante il periodo di Matilde, le zone montane, comprese quelle di Cervarezza, furono probabilmente sotto il controllo indiretto dei Canossa, i quali avevano la giurisdizione su gran parte dell'Appennino emiliano.
Matilde di Canossa morì nel 1115 senza eredi diretti, e alla sua morte i suoi possedimenti vennero gradualmente assorbiti dall'Impero e da altre famiglie nobiliari locali. Tuttavia, il potere frammentato che aveva caratterizzato il suo dominio si mantenne nella regione anche nei secoli successivi.
Il Basso Medioevo: Il Declino dei Canossa e l'Ascesa dei Comuni Con la morte di Matilde e il conseguente declino della potenza della famiglia Canossa, il controllo di Cervarezza e delle altre località montane passò sotto l'influenza di nuovi attori politici. Nel XII e XIII secolo, mentre nelle città della pianura come Reggio Emilia si sviluppavano i comuni, le aree montane continuarono a essere governate da piccole famiglie nobiliari che avevano ereditato frammenti dell’antico potere feudale.
Cervarezza si trovava in una zona di confine tra i poteri crescenti dei comuni emiliani e l'autorità residua dei signori feudali. Questi ultimi mantenevano ancora il controllo delle risorse naturali della montagna, come il legname e i pascoli, ma si trovavano progressivamente più dipendenti dai comuni urbani, che volevano estendere il loro dominio anche nelle zone rurali. Reggio Emilia in particolare iniziò a rivendicare autorità sulle terre montane, comprese quelle di Cervarezza.
Il Dominio Estense (XV-XVIII secolo) A partire dal XIV secolo, il controllo della regione passò sotto il Ducato di Modena e Reggio, governato dalla potente famiglia Este. Nel 1409, Nicolò III d'Este riuscì a consolidare il suo dominio su Reggio Emilia e le zone montane, includendo quindi Cervarezza nel suo ducato. Sotto il dominio estense, il sistema feudale venne ulteriormente consolidato, ma con una crescente centralizzazione del potere.
Gli Este gestivano queste zone prevalentemente tramite rappresentanti locali, qui furono di Dalli che dal 1442 che riscuotevano tasse e mantenevano l’ordine pubblico.
La Dominazione Napoleonica e il Regno d'Italia Il XVIII secolo fu un periodo di crisi per molte signorie italiane. Con l’arrivo delle truppe francesi di Napoleone Bonaparte alla fine del secolo, la regione appenninica e il ducato di Modena e Reggio furono assorbiti nella Repubblica Cisalpina (1797-1802) e poi nel Regno d’Italia (1805-1814), entrambi stati satellite della Francia napoleonica. Durante il breve periodo napoleonico, molte delle antiche istituzioni feudali vennero abolite, e le terre furono riorganizzate sotto nuove amministrazioni civili. Questo cambiamento colpì anche le aree rurali, compresa Cervarezza, che vide un riordino delle proprietà terriere.
Dopo la caduta di Napoleone, con il Congresso di Vienna (1815), i territori dell'Emilia tornarono sotto il controllo degli Este, e Cervarezza venne reintegrata nel Ducato di Modena e Reggio. Tuttavia, questo periodo di restaurazione non durò a lungo: già nel 1859, con l’Unità d’Italia, il ducato venne annesso al nascente Regno d’Italia.
Cervarezza e l'Unità d'Italia Dopo l'Unità d’Italia, Cervarezza, come molte altre località montane, sperimentò un periodo di transizione verso un nuovo sistema amministrativo. Sotto il Regno d’Italia, i vecchi privilegi feudali vennero aboliti, e la montagna iniziò un lento processo di integrazione economica e sociale con il resto della nazione. Tuttavia, l’isolamento geografico e la mancanza di infrastrutture moderne mantennero Cervarezza in una condizione di relativa povertà.
Le Acque Termali e la Nascita del Turismo (XIX secolo) La scoperta delle sorgenti termali di Cervarezza avvenne con più precisione nel XIX secolo, quando si iniziò a riconoscere le proprietà curative delle acque sulfuree che sgorgano dalle pendici del Monte Ventasso. Le sorgenti termali erano già note in tempi antichi, ma fu solo con l’avvento della scienza moderna che si cominciò a studiarne i benefici per la salute.
Nel 1850, vennero fatte le prime analisi scientifiche delle acque termali di Cervarezza, che dimostrarono la loro ricchezza di minerali e solfati, confermandone le proprietà benefiche per la cura di malattie della pelle, problemi respiratori e disturbi reumatici. Questo scatenò l’interesse delle classi benestanti che, nel pieno dell’epoca del Grand Tour, iniziarono a frequentare le località termali italiane per il benessere fisico.
Nel corso del XIX secolo, vennero realizzati i primi stabilimenti termali a Cervarezza, rendendo il piccolo borgo una delle mete più frequentate dell’Appennino Reggiano. Queste strutture, inizialmente modeste, si svilupparono in un complesso più ampio con l’aumento della domanda turistica.
Epoca Fascista e Seconda Guerra Mondiale Negli anni ’20 e ’30 del XX secolo, sotto il regime fascista, il turismo termale venne incoraggiato come parte di una politica di promozione del benessere fisico e della salute. Durante questo periodo furono realizzati nuovi stabilimenti termali e migliorate le infrastrutture del paese, per accogliere un numero crescente di visitatori. Cervarezza divenne così un importante punto di riferimento per il turismo montano e termale dell’epoca.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la zona dell’Appennino Reggiano, e quindi anche Cervarezza, divenne un’area strategica per la Resistenza italiana contro l’occupazione nazifascista. I monti e le foreste offrivano rifugi sicuri per i partigiani, che trovavano sostegno tra la popolazione locale. Tra il 1943 e il 1945, Cervarezza fu testimone di numerosi episodi di guerriglia e rappresaglie da parte delle forze occupanti. Le truppe tedesche, consapevoli dell'importanza strategica della regione, effettuarono diverse incursioni nei paesi montani, portando a scontri violenti.
Il ruolo della popolazione fu fondamentale nel fornire cibo, rifugi e informazioni ai partigiani, rendendo Cervarezza e i paesi limitrofi parte integrante della lotta per la liberazione.
Il Dopoguerra e lo Sviluppo del Turismo Moderno Con la fine della guerra, Cervarezza e l’intero Appennino reggiano affrontarono un lento processo di ricostruzione e rilancio economico. Le terme rimasero una risorsa chiave per l’economia locale, e negli anni ’50 e ’60 vennero realizzati nuovi investimenti per modernizzare le strutture e migliorare l’accessibilità turistica della zona.
La seconda metà del XX secolo vide un boom del turismo montano in Italia, con lo sviluppo di strutture ricettive e attività sportive invernali come lo sci. Cervarezza, con la sua posizione alle pendici del Monte Ventasso, divenne una base per gli escursionisti e per gli appassionati di sport all’aperto. Le terme, nel frattempo, continuarono a essere una meta ambita da chi cercava cure naturali per i propri disturbi.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa di San Matteo Apostolo storica chiesa parrocchiale del paese, costruita ante 1153. Appare nominata insieme a quella di Busana come dipendente della Pieve di Campiliola in documenti del 1153, 1157 e 1184. Nel 1543 la chiesa figura in rovina. Ristrutturata, si trovava ancora in pessime condizioni sul finire del secolo XIX quando è ricostruita dalle fondamenta sotto la direzione di tale Bonilauri da Cavriago. L'edificio presenta una facciata a capanna, slanciata, con portale architravato concluso da frontespizio ed oculo centrale. Sulla facciata è leggibile la data "1893" mentre sul fianco sinistro è riportata quella del "1778". L'interno è in ordine dorico con volta a botte ed abside semicircolare.
Campane Concerto di 4 Campane in Sib3 fuse nei primi del 1900 dalla Capanni di Castelnovo Ne' Monti di Reggio Emilia. le campane, prima che venne costruito il campanile, erano 3 ( la quarta campana venne aggiunta quando le altre furono collocate sul campanile) e avevano la corda.
Note:
I: Sib3 II: Si3 III: Reb4 VI: Mib4