La guerra dei sei giorni (; , «la sconfitta», o حرب 1967, Ḥarb 1967, guerra del 1967; 5-10 giugno 1967) fu un conflitto facente parte dei conflitti arabo-israeliani che vide contrapposti Israele e le nazioni confinanti Egitto, Siria e Giordania. Anche per via dell'effetto sorpresa, la guerra si tramutò in una netta vittoria israeliana nonostante la superiorità numerica degli arabi.

Al termine del conflitto Israele aveva conquistato la penisola del Sinai e la striscia di Gaza all'Egitto, la Cisgiordania e Gerusalemme Est alla Giordania e le alture del Golan alla Siria. L'esito della guerra, la condizione giuridica dei territori occupati ed il relativo problema dei rifugiati influenzano pesantemente ancora oggi la situazione geopolitica del Medio Oriente.Hinnebusch (2003), pp. 171–173.

Il contesto storico Dopo la crisi di Suez del 1956, l'Egitto accettò il dislocamento di una forza di emergenza delle Nazioni Unite (la Forza di emergenza delle Nazioni Unite, UNEF) nel Sinai, con lo scopo di garantire che tutte le parti in causa rispettassero l'armistizio di Rodi (1949). Negli anni successivi vi furono numerosi scontri di frontiera minori tra Israele e i suoi vicini arabi, in particolare la Siria. All'inizio del novembre 1966, la Siria firmò un trattato di mutua difesa con l'Egitto.Gawrych (2000) p. 5. Poco dopo, Israele attaccò la città di al-Samu, nella Cisgiordania occupata dalla Giordania,Segev (2007), pp.149–152. e le unità giordane che le affrontarono furono rapidamente sconfitte.Hart (1989) p. 226. Re Hussein di Giordania criticò il presidente egiziano Gamal Abd el-Nasser per non essere venuto in aiuto della Giordania e di «nascondersi dietro le gonne dell'UNEF».Oren (2002), p. 312; Burrowes & Muzzio (1972), pp. 224–25.

Nel maggio 1967, Nasser ricevette rapporti dall'Unione Sovietica secondo i quali Israele stava ammassando truppe al confine siriano; Nasser cominciò ad ammassare truppe nella penisola del Sinai, lungo il confine israeliano (16 maggio), espulse la forza UNEF da Gaza e dal Sinai (19 maggio) e occupò le posizioni dell'UNEF a Sharm el-Sheikh, sugli stretti di Tiran.Shlaim (2007), p. 238.Mutawi (2002), p. 93. Israele ripeté le dichiarazioni fatte nel 1957, secondo le quali una chiusura degli stretti sarebbe stata considerata un atto di guerra o comunque una giustificazione per la guerra.Cohen (1988), p. 12«Interferenze, da parte di forze armate, con navi battenti bandiera israeliana che esercitino il diritto di libero e innocente passaggio nel Golfo di Aqaba e attraverso gli stretti di Tiran sarà considerato da Israele un attacco che le consenta di esercitare il suo inerente diritto all'auto-difesa in base all'articolo 51 dello Statuto e di prendere tutte le misure necessarie per garantire il libero e innocente passaggio delle sue navi nel Golfo e negli Stretti». Nasser dichiarò gli Stretti chiusi alle navi israeliane il 22-23 maggio. Il 30 maggio, la Giordania e l'Egitto firmarono un patto di mutua difesa. Il giorno successivo, dietro invito giordano, l'esercito iracheno cominciò a schierare truppe e unità corazzate in Giordania,Churchill (1967), pp. 52, 77. con un successivo rinforzo di un contingente egiziano. Il 1º giugno, Israele formò un governo di unità nazionale. e il 4 giugno fu presa la decisione di aprire le ostilità. Il mattino successivo, Israele lanciò l'operazione Focus, un attacco aereo a sorpresa a larga scala, che segnò l'inizio della guerra dei sei giorni.

Israele completò l'offensiva aerea nei primi due giorni, poi portò a termine tre vittoriose campagne terrestri. L'attacco aereo colse gli aerei egiziani ancora a terra, paralizzando le forze aeree egiziane, siriane e irachene e, distruggendo l'aeronautica militare giordana, stabilì rapidamente la supremazia aerea, che accelerò le successive vittorie terrestri.

La campagna terrestre del Sinai durò dal 5 all'8 giugno e sfondò le difese egiziane, bloccandone la fuga, imponendo gravi perdite e causando l'accettazione incondizionata del "cessate il fuoco" il 9 giugno. Dal 5 al 7 giugno, Israele occupò Gerusalemme, Hebron e l'intera Cisgiordania. La battaglia contro la Siria per le strategiche alture del Golan durò dal 9 al 10 giugno.

Avvenimenti prodromici Le dinamiche che portarono allo scoppio della guerra furono un complesso intreccio di errori di calcolo di entrambe le parti. Nonostante fossero passati più di undici anni dalla fine della crisi di Suez, le rivalità tra Israele e i suoi vicini non si erano mai placate. L'Egitto, pur essendo uscito sconfitto dalle forze anglo-francesi sul vero e proprio fronte del canale di Suez, era riuscito in tale occasione a uscire vittorioso sul piano politico, anche grazie all'appoggio che aveva ricevuto dall'Unione Sovietica e dagli Stati Uniti.

Inoltre, in seguito a pressioni internazionali, l'esercito israeliano si era ritirato dalla penisola del Sinai dopo aver occupato, in violazione del cessate il fuoco imposto dall'ONU, l'area della cittadina di Eilat, affacciandosi così sul golfo di Aqaba. Ciò fece supporre a Stati Uniti e Francia che l'Egitto fosse disposto a cessare le proprie ostilità nei confronti di Israele e che di conseguenza mettesse fine anche al sostegno dei guerriglieri palestinesi.

Gli attriti tra Israele ed Egitto continuarono invece a persistere, anche se grazie alle truppe ONU schierate nel territorio del Sinai a partire dal 1957 le rivalità tra Egitto e Israele sembrarono essere state almeno in parte contenute. Questa calma "obbligata" spinse quindi il governo egiziano a valutare la possibilità di riaprire gli Stretti di Tiran al transito di navi mercantili israeliane.

Tuttavia una serie di avvenimenti a partire dal 1964, fece ritenere a Israele che la situazione geopolitica definitasi nella regione dopo la crisi di Suez fosse a rischio. La rinascita politica palestinese, con la creazione dell'OLP nel 1964, le prime operazioni militari dell'organizzazione guerrigliera palestinese al-Fath e la salita al potere nel 1963 a Damasco dell'ala sinistra del Partito Ba'th, favorevole alla guerra rivoluzionaria e al pieno sostegno dei fedayyin, spinse Israele a rivedere la propria posizione politica. Questi eventi contribuirono a convincere gli israeliani della necessità di portare avanti una strategia offensiva in modo da prevenire un attacco a sorpresa da parte dei paesi arabi.

Altro punto di attrito che incrementò le tensioni tra Israele ed i Paesi arabi fu il Headwater Diversion Plan di Siria e Giordania, che prevedeva la costruzione di una diga lungo il fiume Giordano per deviare il corso di quest'ultimo prima del suo sfociare nel mare di Galilea. Tale progetto aveva lo scopo di sottrarre allo Stato di Israele la maggior parte delle risorse idriche, rendendo di fatto vani tutti i tentativi intrapresi l'anno prima di rendere fertili molte delle zone aride di Israele.Murakami, Masahiro (1995) Managing Water for Peace in the Middle East: Alternative Strategies

L'atteggiamento israeliano, che si concretizzò tra la fine del 1966 e la primavera del 1967 in raid sulla Cisgiordania e la Siria, spinse l'Egitto a prendere l'iniziativa nel progetto, mai accantonato, di ristabilire l'assetto precedente alla crisi di Suez del 1956. Il 14 maggio 1967 l'esercito egiziano dispose quindi le proprie forze sul Sinai, e ottenne dall'ONU il ritiro delle truppe di pace dalla penisola e dalla striscia di Gaza. Di conseguenza Israele perse una delle principali conquiste politiche del 1956 e il 22 maggio infine l'Egitto chiuse gli stretti di Tiran, passo che gli israeliani avevano preannunciato di considerare casus belli. Nasser era quindi pronto, almeno a parole, ad affrontare una guerra, ma decisamente sottostimava la potenza militare di Israele a cui per agire mancava invece solo l'appoggio politico dell'Occidente. Questo aspetto era in effetti delicato, poiché nel 1956 gli Stati Uniti, temendo un rapido espandersi del conflitto, si erano adoperati per mantenere lo status quo.

Nei giorni successivi Nasser intensificò la sua propaganda antisraeliana, che condizionò molto l'opinione pubblica occidentale. L'attività di propaganda egiziana mirava a costituire un blocco sempre più ampio di Paesi arabi "progressisti" nell'azione antisraeliana, includendo in prospettiva perfino l'Arabia Saudita, isolando l'Iran "conservatore" e filoccidentale. In questo modo il contrasto tese a uscire dalla dimensione regionale e a delinearsi come una partita che decideva l'influenza sull'area vicinorientale (e le sue risorse petrolifere) dei due blocchi occidentale e sovietico. L'URSS, infatti, appoggiava da tempo l'Egitto, anche se faceva pressione su Nasser affinché agisse con prudenza e non scatenasse le ostilità. D'altronde le ipotesi di mediazione da parte di Stati Uniti e Regno Unito, che puntavano sulla riapertura degli stretti di Tiran, si scontravano con la linea dura del Cairo.

Il 1º giugno il presidente israeliano Eshkol cedette alle pressioni del comando militare (l'allora generale Ariel Sharon aveva addirittura ipotizzato verbalmente un colpo di Stato militare in caso di esitazione governativa) e formò un governo di unità nazionale. Gli Stati Uniti a questo punto autorizzarono tacitamente un'iniziativa militare di Israele. La mobilitazione degli eserciti arabi e il divieto di navigazione degli Stretti di Tiran da parte egiziana furono però le vere cause del timore dell'establishment israeliano di un possibile imminente attacco da parte egiziana.

Il conflitto

5 giugno

Il 5 giugno 1967, alle 7:45 del mattino, l'aviazione israeliana lanciò un attacco a sorpresa contro l'aviazione egiziana, annientandola quasi completamente a terra (operazione Focus). Dei 420 aerei da combattimento di costruzione sovietica a disposizione quel giorno, 286 vennero distrutti dopo le due ondate di attacco, e insieme con loro vennero rese inutilizzabili le piste di decollo, lasciando praticamente le forze armate egiziane senza copertura aerea. Nelle ore successive la stessa sorte (ma senza il fattore sorpresa) toccò all'aviazione siriana, che se pure non poteva vantare il numero di velivoli egiziani, disponeva di aerei di ultima generazione. Inoltre, non appena terminato il primo attacco aereo contro l'Egitto, Israele diede il via alle operazioni di terra (operazione Lenzuolo Rosso), entrando nella striscia di Gaza e successivamente nella penisola del Sinai.

Sul fronte giordano intanto, le prime ore del 5 giugno furono ambigue poiché Israele contava sulla neutralità di re Hussein che era stato ammonito a più riprese in tal senso, anche per il tramite degli Stati Uniti, tradizionali alleati di entrambi i paesi. Di conseguenza Israele non aveva intrapreso azioni contro i giordani o schierato reparti al confine. Tuttavia la Giordania aveva firmato un Trattato di Mutua Difesa con l'Egitto appena il 30 maggio, e le notizie diffuse dalla propaganda egiziana (che parlavano di travolgenti successi della loro aviazione e dell'esercito) convinsero re Hussein ad attaccare. Dalle 10 del mattino i cannoni giordani cominciarono a bombardare Gerusalemme Ovest e Tel Aviv, mentre i 24 Hawker Hunter in dotazione attaccarono 3 campi di aviazione israeliani, ma senza grandi risultati. La reazione israeliana non si fece attendere: per prima cosa l'aviazione distrusse i campi di atterraggio di Mafraq e Amman e quindi, con una seconda missione, la totalità dei modernissimi Hawker giordanici. Nel corso del pomeriggio le brigate corazzate israeliane contrattaccarono a Gerusalemme e a Jenin, entrando quindi in Cisgiordania per la prima volta dal 1948.

6 e 7 giugno