La canzone dei Nibelunghi, anche nota come Il canto dei Nibelunghi o I Nibelunghi, titolo originale Nibelungenlied, è un poema epico scritto in alto tedesco medio agli inizi del XIII secolo. Narra delle vicende dell'eroe Sigfrido alla corte dei Burgundi e della vendetta di sua moglie Crimilde.

Fonti e autore

Il Nibelungenlied è basato su temi eroici germanici precristiani (la Nibelungensage), che includevano la narrazione, tramandata oralmente, di eventi storici realmente accaduti fra il V e VI secolo. La letteratura mitologica norrena ha un parallelo di questi temi nella Saga dei Völsungar e nella Atlakviða.

L'autore del poema è un anonimo dell'area del Danubio, fra Passavia e Vienna, e ha composto l'opera fra il 1180 e il 1210, forse alla corte del vescovo di Passavia, Wolfger von Erla (in carica dal 1191 al 1204). Secondo molti studiosi l'autore era probabilmente una persona istruita della corte del vescovo e scriveva per i chierici e per i nobili di corte.

Storia dei testi

Il poema, nelle sue varie forme scritte, è andato perduto alla fine del XVI secolo, ma nel corso del XVIII secolo sono stati riscoperti manoscritti risalenti addirittura al XIII secolo.

Si conoscono 37 manoscritti del Nibelungenlied (per lo più frammentari) e una rielaborazione olandese (manoscritto "T"). Undici di questi sono sostanzialmente completi. La versione più antica sembra essere quella conservata nel manoscritto "B". I manoscritti sono stati trovati principalmente nella parte meridionale dell'area di lingua tedesca (Svizzera, Vorarlberg, Tirolo e Alto Adige).

Il testo contiene circa 2.400 quartine di versi in rima baciata, raggruppati e articolati in 39 (cioè "avventure"). Il titolo con cui il poema è conosciuto fin dalla sua scoperta deriva dal verso finale di una delle tre versioni principali, "hie hât daz mære ein ende: daz ist der Nibelunge liet" ("qui si conclude la storia: questo è il racconto dei Nibelunghi"). Liet in questo caso significa "racconto", "epopea" piuttosto che la sua traduzione in tedesco moderno di "canzone".

Karl Lachmann ha etichettato i tre più antichi testi completi (manoscritti principali) con lettere come segue:

il manoscritto A (Monaco, Staatsbibliothek, Cgm 34), ritrovato nel 1779 a Hohenems, Vorarlberg il manoscritto B (San Gallo, Stiftsbibliothek, Cod. 857) il manoscritto C (Karlsruhe, Landesbibliothek, Cod. Donaueschingen 63), ritrovato nella stessa biblioteca del manoscritto A nel 1755

Questi tre manoscritti sono considerati i principali lasciti di tre differenti versioni testuali, il cui rapporto reciproco è ancora poco chiaro. Gli studiosi non sono ancora riusciti nel compito di comporre uno stemma del testo, ovvero ricostruire un albero genealogico delle versioni che sono state preservate e quindi trarre conclusioni definitive circa quale di esse si avvicini maggiormente all'originale. Nel 2009, tutti e tre i manoscritti sono stati dichiarati Patrimonio Documentario dell'Umanità dall'UNESCO. Oltre alle tre principali linee di trasmissione (A, B e C), si deve ipotizzare anche un'ampia tradizione orale, il cui impatto sulle versioni scritte è difficile da valutare.

I manoscritti e le loro versioni testuali sono raggruppati in base all'ultimo verso del testo. I manoscritti A e B terminano con le parole: daz ist der Nibelunge not ("questa è la caduta dei Nibelunghi"). Questi testi sono pertanto indicati come la "versione Not". Il manoscritto C e i suoi parenti terminano con daz ist der Nibelunge liet ("questa è la canzone/epica dei Nibelunghi"). Questo testo è quindi chiamato "versione Lied". Il testo C è stato il più diffuso e rappresenta un adattamento in funzione del pubblico, addolcendo in particolare la tragedia. Esistono diversi manoscritti che offrono quasi lo stesso testo di C; essi sono quindi riassunti sotto la denominazione di gruppo *C. Alcuni manoscritti, anche se pochi, offrono quasi lo stesso testo di B; questo gruppo è denominato *B.

Sinossi Il famoso incipit del Nibelungenlied è in realtà ritenuto un'aggiunta posteriore del redattore del manoscritto "C" (MS C, in breve), poiché non compare nei manoscritti più antichi. Potrebbe essere stata ispirata dal prologo della Nibelungenklage.

Testo Originale (MS C) Uns ist in alten mæren wunders vil geseit von helden lobebæren, von grôzer arebeit, von fröuden, hôchgezîten, von weinen und von klagen, von küener recken strîten muget ir nu wunder hœren sagen.

Tedesco Moderno Uns ist in alten Geschichten viel Staunenswertes gesagt von ruhmwürdigen Helden, von großer Mühsal (im Kampf), von Freuden und Festen, von Weinen und Klagen, vom Kampf kühner Helden könnt ihr jetzt viel Staunenswertes sagen hören.

Italiano Nelle antiche leggende son narrate cose stupende: di guerrieri famosi, imprese immense, di feste e di letizia, di lacrime e di pianto, di lotte d’audaci guerrieri; di ciò udrete narrar meraviglie.

I manoscritti più antichi iniziano invece con l'introduzione di Crimilde, la protagonista dell'opera.

L'epopea è divisa in due parti: la prima tratta la storia di Sigfrido e Crimilde, il corteggiamento di Brunilde e la morte di Sigfrido per mano di Hagen, nonché l'occultamento del tesoro dei Nibelunghi da parte di Hagen nel fiume Reno (capitoli 1-19). La seconda parte tratta del matrimonio di Crimilde con Attila, re degli Unni, dei suoi piani di vendetta, del viaggio dei Burgundi alla corte di Attila e della loro ultima resistenza nella sala del trono (capitoli 20-39).

Personaggi e vicende Il Canto dei Nibelunghi sviluppa due vicende principali. La prima riguarda l'eroe Sigfrido e le sue gesta alla corte dei Burgundi, fino alla sua morte per mano del traditore Hagen. La seconda riguarda la vendetta di Crimilde contro i suoi stessi parenti, colpevoli di avere permesso il delitto del marito.

Prima parte Prima Avventura: nella città di Worms, presso il Reno, abitava il popolo dei Burgundi, tra i quali figurava la bellissima Crimilde, sorella di tre potenti re, Gunther, Gernot e Giselher. Al servizio dei re erano molti nobili guerrieri, quali Hagen, consigliere del re, suo fratello Dankwart, il marescalco, Ortwin di Metz, il siniscalco, nipote di Hagen e Dankwart, Eckwarte e Gere, i due margravi, Volker di Alzeye, detto il suonatore, Sindolt, dispensiere del re, Hunold, il cameriere, e Rumold, mastro di cucina. Una notte, Crimilde sognò di possedere un falcone selvaggio, bello e forte, che però veniva sbranato davanti ai suoi occhi da due aquile; turbata dal sogno, la giovane si recò dalla madre, la Regina Ute, la quale le spiegò che il falcone simboleggiava un nobile sposo che però in futuro sarebbe stato in grave pericolo. La fanciulla rispose di voler vivere senza sposo, e così restar bella fino alla morte e non dover mai soffrire pene d'amore: evitando l'amore avrebbe evitato anche il dolore.

Seconda Avventura: nel Niederland, nella città di Xanten, presso il Reno, cresceva un giovane e nobile guerriero, Sigfrido, figlio del Re Sigmund e della Regina Sieglind. Sigfrido era forte e valoroso, molto amato a corte e desiderato da numerose dame.

Terza Avventura: udito parlare della bellezza di Crimilde, Sigfrido decise di recarsi alla corte del re dei Burgundi per chiedere in sposa la ragazza. Nonostante Sigmund e Sieglind tentassero di dissuadere il figlio dall'intento, pure mettendolo in guardia dalla superbia di Hagen, vassallo di Gunther, il giovane era convinto che, se non gli avessero concesso la mano della fanciulla, egli avrebbe conquistato il loro regno con la forza. Ma invece di prendere con sé l'esercito, come Sigmund gli consigliava, Sigfrido scelse soltanto dodici compagni che venissero con lui; furono dati loro abiti splendidi e si misero in viaggio.

Il settimo giorno arrivarono a Worms. Vedendo arrivare dei nobili stranieri, gli scudieri ed i cavalieri vennero, secondo l'usanza, per portargli gli scudi e condurre i cavalli, ma Sigfrido rifiutò e chiese dove potesse trovare re Gunther. Gli indicarono allora la vasta sala dove il re si era recato. Quando Gunther ne venne a sapere, il siniscalco Ortwin gli consigliò di chiedere a Hagen, che conosceva bene i popoli ed i paesi stranieri, se sapesse chi fossero: Hagen guardò dalla finestra e vide che doveva trattarsi di principi, o di messaggeri di principi, poi riconobbe tra essi Sigfrido e, narrate al re le magnifiche imprese dell'eroe, compresa l'uccisione del drago e la conquista del tesoro dei Nibelunghi, consigliò di accoglierlo in amicizia per non attirarsi il suo odio. Allora Gunther scese ed accolse l'eroe con cortesia e gli chiese il motivo della visita. Sigfrido disse di essere venuto per provare ancora la forza del re e dei suoi guerrieri: li avrebbe sfidati e il vincitore avrebbe governato sul regno dello sconfitto. Gernot, fratello del re, tentò di dissuadere Sigfrido dai suoi propositi, poiché non era nell'interesse di nessuno che si spargesse sangue e che ne nascesse una guerra, giacché già possedevano ricche terre ed altre non erano necessarie. Ordinò a tutti i guerrieri di non rispondere alle provocazioni del figlio di Sigmund, poi offrì agli stranieri il vino migliore e li servirono con ogni cortesia, addolcendo il cuore di Sigfrido.

Mentre furono preparati gli alloggi per gli ospiti e si allestirono in loro onore grandi tornei, Crimilde intanto guardava con ammirazione il giovane eroe, che le appariva migliore di ogni altro principe, e se ne innamorò.

Quarta Avventura: di lì a poco giunsero alla corte di Gunther messaggeri da lontano, i quali, esitando a rivelare il motivo del loro viaggio, temendo l'ira del re, dissero di essere stati inviati da Lüdeger, principe dei Sassoni, e da suo fratello Lüdegast, re di Danimarca, che marciavano contro i Burgundi per conquistare il loro regno. Entro dodici settimane i nemici sarebbero giunti, ma se il re avesse voluto scendere a patti, questo sarebbe stato riferito agli invasori perché fermassero la loro avanzata. Gunther riunì i suoi vassalli per consultarsi con loro: Gernot era propenso a difendersi, mentre Hagen consigliò di parlare con Sigfrido. Questi allora assicurò al re che, finanche gli invasori fossero stati trentamila, egli con mille uomini li avrebbe fermati. Così furono congedati i messaggeri e Gunther radunò i suoi guerrieri, con Volker come portavessilli e Hagen come guida. Sigfrido disse a Gunther di rimanere a Worms, poiché lui avrebbe guidato l'armata. Raggiunto il confine, Ortwin e Dankwart furono lasciati alla retroguardia. Sigfrido invece partì da solo in avanscoperta lasciando l'esercito ad Hagen e Gernot. Vide poi l'esercito nemico accampato, di oltre quarantamila, ma il re Lüdegast, che montava la guardia, scorse il nemico e spronò il cavallo contro di lui. Allora i due eroi si affrontarono con le spade e Sigfrido ferì l'avversario con tre duri colpi. Trenta guerrieri corsero in aiuto al loro re, ma Sigfrido ne risparmiò uno soltanto, che fuggì a riferire quanto era avvenuto. Lüdegast fu portato come ostaggio ad Hagen, mentre l'armata dei Burgundi marciò contro il nemico: erano mille, oltre i dodici cavalieri venuti con Sigfrido dal Niederland. Nella mischia Lüdeger si batté con Sigfrido: quando lo riconobbe fece abbassare i vessilli e chiese la pace, quindi fu preso prigioniero perché fosse anch'egli condotto come ostaggio alla corte di Gunther. Furono inviati messaggeri a Worms per riferire della vittoria. Crimilde allora si volle informare dell'esito della battaglia e, saputo che fra tutti gli eroi si era distinto Sigfrido, ne fu molto contenta. Lüdeger e Lüdegast furono condotti da Gunther, che concesse loro di muoversi liberamente, purché non lasciassero il suo regno: essi giurarono, quindi il re congedò i suoi vassalli, perché ritornassero alle loro terre, ma li invitò perché ritornassero dopo sei settimane ad una festa di corte. Anche Sigfrido chiese congedo, ma Gunther lo pregò di restare e il figlio di Sigmund accettò nella speranza di conoscere Crimilde.