Albino (Albì o ’Lbì in dialetto bergamascoIl toponimo dialettale è citato nel libro-dizionario di ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia. Centro principale della bassa Valle Seriana, è situata circa 13 chilometri a nord-est del capoluogo orobico.

È il sesto comune in provincia di Bergamo per popolazione e il più popolato della val Seriana.

Geografia fisica Territorio

Con una superficie di 31,32 km² e un'altezza media dal livello del mare di 342 metri, si estende lungo il fondovalle seriano su entrambi i versanti orografici.

Il capoluogo, su cui svetta la sagoma della Cornagera, si trova sulla destra idrografica del fiume Serio, ai piedi dell'altopiano di Selvino e Aviatico, con il quale è collegato, oltre che da sentieri e mulattiere, anche mediante la Funivia Albino-Selvino. Sullo stesso versante orografico vi sono le frazioni di Comenduno e Desenzano al Serio, poste a nord del capoluogo stesso, e quella di Bondo Petello, situata in una posizione più elevata, al termine della valle del torrente Albina, tra il monte Nigromo e il monte Rena.

Sull'opposto versante della valle Seriana, si sviluppa la Valle del Lujo, percorsa dall'omonimo torrente che nasce nei pressi del Colle Gallo, spartiacque con il comune di Gaverina Terme e la val Cavallina. In questa valle laterale, delimitata a Nord dal monte Altino e a sud-est dal monte Misma, si trovano le frazioni di Fiobbio e Abbazia, poste nel fondovalle, e quelle di Vall'Alta, Dossello e Casale, poste in località collinari.

Per ciò che concerne l'idrografia, oltre al fiume Serio, numerosi sono i corsi d'acqua che attraversano il territorio comunale. Quello con portata maggiore è il Lujo, affluente del Serio da sinistra, che si sviluppa nell'omonima valle e che raccoglie le acque di numerosi piccoli rivoli composti dalle acque in eccesso provenienti dai monti circostanti.

Di grande rilevanza sono anche l'Albina, che prende il nome dal paese stesso e lo divide dalle frazioni di Bondo Petello nella parte più a monte e da Desenzano in quella più a valle, e il Rio Re. Quest'ultimo, il cui corso è quasi completamente interrato, nei secoli scorsi ha ricoperto notevole importanza per l'economia albinese, in quanto sfruttato per la movimentazione di magli e mulini e per le esigenze idriche dei campi limitrofi.

Inferiore portata e rilevanza territoriale per il Rovaro, che nel suo tratto terminale funge da confine con Gazzaniga, nonché per gli altri piccoli torrenti che percorrono la val Brendena, la valle del Rena e Valgua (tutti affluenti dell'Albina), e quello che scende dal monte Cereto lungo la val Guarnasca che funge da confine amministrativo con il comune di Nembro.

Sono inoltre presenti anche alcuni canali artificiali, che attingono direttamente dal fiume Serio, che hanno ricoperto una notevole importanza per lo sviluppo agricolo e industriale del territorio. Tra questi vi sono la roggia Comenduna e la roggia Serio Grande, entrambe costruite nel periodo compreso tra il XII e il XIII secolo.

La prima nasce a Nord della frazione di Comenduno, da cui prende il nome, nei pressi del ponte per Cene. Parallelamente a essa vi è anche il canale Honegger-Italcementi-Spini, costruito in tre differenti periodi per soddisfare le esigenze delle rispettive aziende. Entrambe confluiscono nelle vasche di carico, poste nella parte meridionale del paese nei pressi del ponte romanico che collega il capoluogo con la valle del Lujo e Pradalunga, che forniscono la portata alle rogge Morlana, Borgogna-Pradalunga e Serio Grande.

Quest'ultima fin dall'epoca medievale ha ricoperto un ruolo fondamentale per i possedimenti del comune di Bergamo presso le campagne della pianura bergamasca, importanza che crebbe nel XIX secolo con l'espansione industriale.

Evoluzione del territorio comunale

Il territorio di Albino nel corso dei secoli ha subìto numerose e sostanziali modifiche dei propri confini. Inizialmente, appena ottenuta l'emancipazione dal potere vescovile nel corso del XII secolo, il comune disponeva di un'area che corrispondeva al censuario del capoluogo con l'aggiunta dei territori di Bondo, Petello e delle aree poste alla sinistra orografica della valle del Lujo, che andavano dal ponte sul fiume Serio fino a Fiobbio.

Nella seconda parte del XIV secolo incluse nei suoi confini anche Aviatico, con le relative frazioni Ama, Amora e Ganda, e venne inserito nella “Facta della Porta di San Lorenzo”, circoscrizione a cui facevano riferimento anche i vicini comuni di Bondo, Desenzano, Comenduno con Bruseto e Vall'Alta, uniti poi nell'organismo sovra comunale denominato “Comune Maggiore di Albino” (o “Concilio Maggiore di Albino”).

Nel 1475 Albino assorbì il comune di Bondo, come richiesto dagli stessi abitanti.

Nelle accurate descrizioni effettuate dal capitano Giovanni Da Lezze per conto della Repubblica di Venezia, nel 1596 Albino risultava composto dalle contrade di Ama, Amora, Bondo, Bruseto, Ganda, Fiobbio, Petello e Polona.

Nel 1653, dopo decennali richieste dei “poveri di Bondo”, a cui si accodarono poi gli abitanti di altre contrade, venne riconosciuto lo status di “contrada esterna” a “Bondo con Petello e Dosso” e sulla scia, anche “Fiobbio con Berlino”, “Ama con Amora e Pradale” e “Aviatico”.

Queste avevano un'autonomia praticamente totale tanto da essere dotate di un sindaco ciascuna, anche se in documenti successivi risultano talvolta ancora considerate incluse nei confini albinesi, complice il fatto che queste facevano comunque parte del Comune Maggiore di Albino.

Nel 1797, nell'ambito del passaggio di consegne tra la Repubblica di Venezia e la napoleonica Repubblica Cisalpina, venne soppresso il comune di Fiobbio, tuttavia già ripristinato nel 1805.

Una successiva riorganizzazione territoriale, avvenuta nel 1809, vide Albino inglobare nuovamente Fiobbio e Bondo e, per la prima volta, anche il comune di “Desenzano con Comenduno”, con Aviatico che tre anni dopo seguì la stessa sorte.

Il successivo cambio di dominazione, che vide la regione passare agli austriaci che la inserirono nel Regno Lombardo-Veneto, diede vita ad una nuova revisione dei confini che permise ad Aviatico, Bondo Petello, Desenzano con Comenduno e Fiobbio, di ottenere nuovamente quell'autonomia amministrativa persa pochi anni prima.

Tuttavia già nel 1818 Fiobbio ritornò nei confini albinesi, seguito cinque anni più tardi da quelli che per quasi sette secoli furono inclusi nei possedimenti dell'abbazia di San Benedetto, vale a dire i borghi di Abbazia e Casale.

L'ultima, consistente, variazione fu quella operata dal regime fascista nell'ambito di una politica di accentramento dei poteri verso i grandi centri a scapito dei piccoli borghi. Questa vide l'annessione ad Albino dei comuni di Desenzano (che comprendeva anche Comenduno), Bondo Petello e, per la prima volta, anche Vall'Alta (nei cui confini era inclusa anche la frazione di Dossello), il tutto mediante il Regio decreto nr.62 datato 12 gennaio 1928.

Quest'ultima disposizione vide raddoppiare la superficie territoriale di Albino, che passò da 1544 ettari a 3132.

Storia

Dalla preistoria alla storia

I più antichi reperti rinvenuti sul territorio albinese riconducono all'età preistorica: tra questi si segnalano resti pleistocenici ritrovati nella valle del Lujo, in località montuose al di sopra dei centri abitati delle frazioni di Abbazia e Casale. Tra questi siti, quello di maggior importanza è il Coren bűs, esplorato in ricerche speleologiche effettuate nel 1938 e nel 1982, nel quale si segnalano resti fossilizzati di fauna pleistocenica, tra cui suini, pecore, cani, uno stambecco, un bue e un orso (Ursus spelaeus). In essa inoltre sono emersi anche alcuni frammenti di selce, databili ad un periodo prossimo al X millennio a.C., riconducibili alle prime forme di presenza umana, nella fattispecie a gruppi di cacciatori che salivano d'estate dal fondovalle per cacciare.

Inquadrabili in questo ambito sono anche i reperti rinvenuti in alcune cavità naturali, situate nella valle dell'Albina (a monte della località di Petello in territorio di Aviatico), nelle quali si svilupparono alcuni tra i primi gruppi sedentari della valle Seriana.

In queste, conosciute con il nome di Büs de Scabla e Paradiso degli asini, sono state rinvenute sepolture dell'età del rame e presenze riferibili all'età del bronzo finale. Sempre in posizione elevata, ma nella piccola valle del Rovaro (che scende dal monte Rena nei pressi del confine con Gazzaniga e Aviatico), si trova la Grotta Corna Altezza nella quale sono state trovate tracce di frequentazioni preistoriche e sepolture riconducibili all'età del rame, periodo al quale sono databili anche i resti emersi nelle vicinanze del Colle Gallo, e un pugnale litico tipico della Cultura di Remedello, riconducibile ad un periodo attorno al III millennio a.C., rinvenuto presso la frazione Casale.

In quest'ultimo borgo, di grande rilievo è la scoperta avvenuta nel 1990 durante gli scavi per la costruzione del campo sportivo, in località Cap del Pir. In quell'occasione emersero resti di un insediamento stanziale neolitico, databile attorno al V millennio a.C., tra cui capanne in legno e due pozzi per l'acqua.

Sulle pendici del monte Misma numerosissime sono infine le cosiddette officine litiche, ovvero le aree in cui avveniva lo sfruttamento e la lavorazione della selce. Collocate ad un'altezza compresa tra i 600 e i 1.000 m s.l.m., risalgono ad un periodo compreso tra il neolitico e l'antica età del bronzo, con una notevole intensificazione dello sfruttamento nell'età del rame (circa 3.000 a.C.).

Il livello di antropizzazione tuttavia rimase molto basso per parecchi secoli: i primi stanziamenti fissi di una certa consistenza possono essere fatti risalire al periodo della conquista dei Galli Cenomani, tra il VI e il V secolo a.C., come si evince da alcuni toponimi presenti sul territorio comunale. A tal proposito il nome della frazione Comenduno è di chiara matrice celtica poiché il suffisso –dun veniva utilizzato dalle popolazioni celtiche per indicare un luogo sito in prossimità di colli o monti.

La dominazione romana

Una prima urbanizzazione avvenne in epoca romana, come testimoniato sia da numerosi reperti, che dalla stessa origine del toponimo del paese, che deriverebbe da Albinus, probabile fondatore del primo nucleo abitato, oppure da Albus (bianco). Meno probabile invece la connessione con il gallico alb, che indica genericamente un territorio sopraelevato.

La colonizzazione venne notevolmente favorita dalla presenza di risorse minerarie, su tutte il cadmio (ricavato dal rame) di ottima fattura e le pietre coti, come testimoniato da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. Segni di quei tempi sono stati trovati su gran parte del territorio comunale, a dimostrazione della capillarità dell'urbanizzazione avvenuta. Tra i principali reperti vi sono una stele funeraria recante un'epigrafe di Publio Furio Ilaro, abitante di questi luoghi già duemila anni fa, originariamente murata nella chiesa parrocchiale di San Giuliano e ora collocata presso il museo archeologico di Bergamo, e i resti di una necropoli risalente al III secolo presso Comenduno. In quest'ultima, scoperta nel 1880, emersero nove tombe, una zona adibita a cremazione, e una serie di monili e oggetti appartenuti ai defunti, con ben 73 monete.