Deputato al parlamento dal 1860 al 1867, fu il fondatore dell'Archivio storico lombardo e presidente onorario della SIAE. Letterato legato all'area romantica e al cattolicesimo, il Cantù fu autore di numerosi romanzi (tra i quali spicca Margherita Pusterla), di saggi storici (Storia Universale e Grande illustrazione del Lombardo Veneto) e di storiografia letteraria (Ragionamenti per servire di commento ai Promessi Sposi; Storia della letteratura italiana). Dal 1873 fino alla sua morte fu Direttore dell'Archivio di Stato di Milano, organizzandolo e trasportandone la sede nell'ex Collegio Elvetico/Palazzo del Senato.
Biografia I primi anni e l'insegnamento
Cesare Cantù nacque a Brivio, un paesino della Brianza, da Celso e da Rachele Gallavresi.. Educato al ginnasio Sant'Alessandro di Milano. fu, dopo essere stato respinto al Collegio Ghisleri di Pavia, docente supplente a Sondrio, città nella quale rimase dal 1821 al 1827 insieme al fratello minore Ignazio e dove, nel tempo libero, poté formare la sua cultura leggendo avidamente i classici italiani e quelli stranieri:, in particolare le Antichità italiche di Ludovico Antonio Muratori e la Storia delle Repubbliche italiane dello svizzero Sismonde de Sismondì.
Trasferitosi per l'insegnamento a Como dal 1828 al 1832, in quell'anno divenne insegnante in quello stesso collegio Sant'Alessandro di Milano dove aveva trascorso l'adolescenza e dove poté entrare in contatto con l'ambiente intellettuale della città, in primis con Tommaso Grossi, con Alessandro Manzoni e con il giurista Gian Domenico Romagnosi.. Arrestato il 15 novembre 1833 in quanto sospettato di far parte della Giovine Italia di Mazzini, fu liberato dal Carcere di Porta Nuova l'11 ottobre 1834, venendogli comminata però l'esclusione dai pubblici uffici e quindi dall'insegnamento; .
L'attività storica e letteraria Gli anni '30 Già nel 1828 aveva pubblicato, a Como, il poemetto Algiso, ma aveva dimostrato anche notevoli doti storiche elaborando la Storia della città e diocesi di Como, composta tra il 1829 e il 1831; . Arrivato a Milano, si cimentò nella critica letteraria scrivendo il saggio Sulla storia Lombarda del secolo XVII: Ragionamenti per servire di commento ai Promessi Sposi, edito nel 1832; . Nello stesso anno vide le stampe Il Sacro Macello di Valtellina. Le guerre religiose del 1620 tra cattolici e protestanti tra Lombardia e Grigioni, pubblicato a Milano nel 1832 e l'anno successivo i Racconti brianzoli (o Novelle brianzole). Liberato dal carcere, Cantù si dedicò interamente all'attività letteraria, redigendo tra il 1836 e il 1837 quattro libri di favole per bambini in cui compare il Carlambrogio di Montevecchia, emblema della sottomissione all'ordine costituito e all'autorità morale del clero, come più viene specificatamente ricordato ne Il galantuomoIl passo finale del Carlambrogio recita infatti: «Nel mondo c'è meno elefanti che formiche ... il numero dei servitori sorpassa di lunga mano quello dei padroni; amate la patria, il vostro governo, vivete d'accordo e lavorate: qui consiste tutta la vostra politica»; mentre ne Il galantuomo: «intimano ai potenti la verità in nome di Dio, istruiscono gli ignoranti, proteggono gli oppressi, riconciliano i nemici». Così riportato nella voce biografica di . In queste due opere si vede già il conservatorismo religioso che dominerà l'intera ideologia del Cantù anche negli anni a venire: «...nei suoi scritti si mosse sempre con un'ottica moralistica, rigidamente cattolica, che già negli anni Trenta assumeva caratteri reazionari»; : «Tutti gli scritti di Cantù sono percorsi da una vena moralistico-pedagogica reazionaria...».
Margherita Pusterla e la Storia universale Cantù, sulla scia del successo dei Promessi Sposi dell'amico Manzoni, si accinse alla stesura di un romanzo storico sul modello di quello manzoniano e del Marco Visconti di Tommaso Grossi: la Margherita Pusterla, scritta mentre era in carcere e che fu pubblicata soltanto nel 1838 a causa della censura austriaca.. Basatosi sulla vicenda storica di Margherita Visconti (XIV secolo - 1341), figlia di Uberto e andata in sposa a Francesco Pusterla, l'opera del Cantù ne ricalca la disgrazia famigliare (lei verrà imprigionata e uccisa per essersi opposta alle lusinghe del signore della città, Luchino) intrecciandola con quella di personaggi "di fantasia" (secondo la metodologia del romanzo storico) che fanno da contorno alla vicenda della nobildonna milanese.. Nonostante le vicinanze tematiche e ideologiche coi Promessi Sposi (l'affidamento alla religione quale strumento di consolazione e salvezza contro i mali del mondo), Margherita Pusterla si rivela un romanzo storico «cupo». e più pessimista rispetto a quello manzoniano, sia per la mancanza del lieto fine, sia della divisione "manichea" tra buoni e cattivi.
Gli anni '40 videro anche l'affermazione del Cantù in ambito storiografico: nel 1837 il libraio torinese Giuseppe Pomba propose al letterato lombardo la stesura di una Storia Universale che doveva raccogliere tutta la storia dell'umanità. Davanti all'opera monumentale che gli si prospettava, Cantù non si tirò indietro e, stipulato il contratto nel 1838, redasse tra quell'anno e il 1846 quest'opera divisa in 35 volumi; , definita da Marino Berengo «l'opera storica certo più letta e consultata per un cinquantennio in Italia». In seguito, la Storia Universale verrà ampliata tra il 1883 ed il 1890 raggiungendo i cinquantadue volumi. Anch'essa, però, risentì fortemente dell'influsso conservatore-clericale e di errori filologici vari, specialmente nella trattazione dell'Evo antico.
Il periodo risorgimentale
Dal 1848 alla collaborazione con Massimiliano d'Asburgo
La sua posizione conservatrice e clericale spinse Cantù ad aderire alla tesi neoguelfa propugnata da Vincenzo Gioberti nel Primato morale e civile degli italiani secondo cui né la tradizione cattolica né i principi dell'illuminismo e della rivoluzione francese potevano costituire la chiave di volta per un processo di unificazione in Italia, per raggiungere il quale sarebbe occorso ricorrere ad una specifica filosofia politica nazionale. Cantù, che nel 1844 e nel 1845 visitò prima le altre regioni italiane, e l'anno successivo Londra e Parigi., ritornò in Lombardia nel 1846, dove le sue posizioni antiaustriache si esacerbarono ulteriormente agli albori dei moti del 1848.
Sospettato dalla polizia, il 21 gennaio di quell'anno fu costretto alla fuga da Milano per riparare a Torino., per poi ritornare a Milano durante le cinque giornate e la prima guerra d'indipendenza. In seguito al rientro delle armate austriache del Radetzky il Cantù dovette nuovamente riparare per breve tempo all'estero, in Svizzera, da dove rientrò nuovamente a Milano in seguito all'amnistia nei confronti degli esuli politici, fatto che in seguito non gli venne perdonato da molti patrioti. Durante gli anni '50, infatti, Cantù giunse a collaborare col governo austriaco e a sognare un Lombardo-Veneto indipendente con Massimiliano d'Asburgo: «Peggio gli incolse a cagione de' suoi rapporti coll'arciduca Massimiliano, per i quali non gli furono risparmiate contumelie e calunnie». come re in contrapposizione ad un Piemonte che, guidato da Cavour, stava attuando una politica legislativa antiecclesiastica che il cattolico Cantù non poteva accettare: .
In questi ultimi anni del dominio austriaco nel Lombardo-Veneto Cantù riprese l'attività storica e letteraria, realizzando i saggi: L'Abate Parini e la Lombardia nel secolo passato (1854), Ezelino da Romano; la Grande Illustrazione del Lombardo-Veneto (1857), dettagliatissima enciclopedia storico-toponomastica delle principali località del Reame; la Storia di cento anni (1851) Storia degli Italiani (1854). Questi ultimi due furono pubblicati rispettivamente a Firenze e a Torino, in quanto potenzialmente pericolosi per l'ideologia nazionale ivi espressa.
L'Unità
L'attività politica Una volta che Milano e la Lombardia furono conquistate dalle truppe franco-sarde di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III Cesare Cantù assistette alla nascita dello Stato Unitario. Accantonati i pregiudizi contro la monarchia sabauda nel marzo 1860 fu eletto in quello che era ancora il Regno di Sardegna nel collegio di Almenno San Salvatore (Bergamo) per la VII legislatura; . Nel 1861 venne battuto a Caprino Bergamasco, entrando comunque in parlamento (VIII legislatura) il 28 gennaio 1863, dopo le dimissioni del suo avversario, ma, viste alcune procedure irregolari, fu dichiarato decaduto dallo scranno parlamentare alla fine dell'anno. Ritornò in parlamento nel 1865 sempre nel collegio di Caprino Bergamasco, rimanendovi fino al 13 febbraio 1867, quando terminò la IX legislatura..
In questi quasi sette anni di presenza parlamentare Cantù fu «solitario oratore del partito cattolico»., rappresentando, insieme a Vito D'Ondes Reggio, la fazione cattolica e conservatrice in un Parlamento dominato da liberali e da massoni. I discorsi del Cantù erano «enfatici e apocalittici» e, come riportati dal biografo Pietro Manfredi, erano quasi tutti concentrati nella difesa della religione cattolica e delle sue istituzioni (come riportato qui sotto), ma anche a difesa dei contadini meridionali e contrario alla Legge Pica che aprì alla repressione del brigantaggio: «Terzo, perché finiranno quelle esecuzioni sommarie, di cui fu contaminata per dieci anni l'Italia media ed ora da sei la meridionale»; : «...e coglie l'occasione per condannare sia le "esecuzioni sommarie" del Mezzogiorno...»:
La produzione letteraria
Il Cantù, nonostante gli impegni politici, continuò la sua attività di studioso e storico scrivendo Gli eretici d'Italia (1865-1866), in cui sottolineava il fattore positivo che la Chiesa cattolica ha svolto nei confronti dell'Italia, dando quindi un tono politico all'opera proprio negli anni in cui si discuteva in Parlamento riguardo alla questione di Roma capitale e al potere temporale dei papi; le Storie minori (Lombardia, Valtellina, Brianza) del 1864 e una serie di opere a carattere erudito come gli Edifizii di Milano, la Storia della letteratura italiana del 1865 (per lungo tempo assai diffusa, nei seminari cattolici; ma che riceverà una fiera stroncatura da parte di Francesco De Sanctis), Il Conciliatore e i carbonari del 1878, la sopracitata Storia universale, impostata nel periodo 1838-1846 e ampliata nel periodo come prima ricordato. Postumo, il Romanzo autobiografico, che verrà pubblicato soltanto nel 1969 a cura di Adriano Bozzoli, Milano-Napoli, Ricciardi, 1969. Infine, si segnalano opere morali finalizzate all'educazione del cattolico non istruito: Buon senso e buongoverno (Milano, 1870), Portafoglio d’un operaio (Milano, 1871), Attenzione! Riflessi di un popolano (Milano, 1871). Lungi dal Romanticismo come, del resto, da ogni anteriore espressione estetica di derivazione illuministico-classicistica, la critica letteraria del Cantù rimase sempre attaccata a un tono espositivo di taglio storicistico-aneddotico e metodologicamente precettistico, di evidente ascendenza gesuitica.