Membro della Consulta Nazionale e dell'Assemblea Costituente, poi del Parlamento Italiano dal 1948 fino alla morte, fu più volte ministro, tra i maggiori esponenti della Democrazia Cristiana.
Professore universitario, pubblicò studi di economia e importanti opere su Cristoforo Colombo. Come giornalista collaborò con numerose testate quotidiane e periodiche.
Biografia Gli anni della formazione (1912-1943)
Paolo Emilio Taviani nasce a Genova, il 6 novembre 1912, figlio di Elide Banchelli, maestra elementare, e di Ferdinando Taviani, direttore scolastico e militante del Partito Popolare Italiano. Ancora bambino, Taviani si appassiona alla politica e alla geografia. Fino alla prima laurea la sua formazione si svolge nella città natale: nel 1930 termina gli studi classici presso il liceo D'Oria, nel 1932 si diploma in paleografia e Diplomatica presso l'Archivio di Stato, nel 1934 si laurea in giurisprudenza. Nello stesso anno diventa giornalista pubblicista e comincia a collaborare con Il Nuovo Cittadino (l'attività giornalistica proseguirà poi fino agli anni ottanta, soprattutto per Il Popolo e per Il Corriere del Pomeriggio di Genova).
Nel 1935 comincia a frequentare la Scuola Normale di Pisa e vi consegue due diplomi di perfezionamento (analisi matematica e calcolo delle probabilità, nel giugno, e scienze corporative, a novembre); nel 1936 si laurea in scienze sociali. Si laurea una terza volta, nel 1939, in lettere e filosofia, all'Università Cattolica di Milano. Dall'anno seguente è professore di storia e filosofia nei licei (prima a La Spezia, poi a Pisa, infine a Genova). Nello stesso periodo è assistente di geografia all'Università di Genova. Conseguita la libera docenza, a partire dal 1943 è professore incaricato di demografia presso la facoltà di giurisprudenza, sempre a Genova.
L'antifascismo e la Resistenza (1943-1945)
Fin dagli anni del liceo Taviani aderisce all'area del movimento cattolico più sensibile alla questione sociale. Passato all'università, diviene dirigente della Federazione universitaria dei cattolici italiani (FUCI) genovese. In seguito ai Patti Lateranensi, per un breve periodo condivide l'illusione che il fascismo possa evolversi in un movimento di riscatto sociale e nazionale, ispirato dai valori cattolici: a diciotto anni, appena iscritto all'università, entra a far parte del GUF di Genova; a ventuno partecipa ai Littoriali della cultura. Ma la politica bellicista del regime e soprattutto le leggi razziali del 1938 sciolgono l'illusione. Alla vigilia della guerra Taviani è decisamente schierato nel campo degli antifascisti: organizza i “gruppi di studio cristiano-sociali” a Pisa, Livorno, Lucca e Genova.
Già professore del liceo classico Lorenzo Costa della Spezia, nel luglio 1943 prende parte ai lavori per la redazione del Codice di Camaldoli, completato il 23 luglio. Il successivo 27 luglio, all'indomani della caduta del regime, fonda la sezione ligure del "Partito Cristiano-Sociale Democratico" (poi Democrazia Cristiana) unendo i giovani del movimento cristiano-sociale con gli anziani del Partito Popolare.
Subito dopo l'8 settembre (con il nome di copertura di Riccardo Pittaluga) è tra i costitutori del clandestino Comitato di Liberazione Nazionale per la Liguria (CLN-Liguria), come rappresentante della DC. Gli è affidato il reperimento di contributi finanziari per la lotta partigiana, attività che lo porta spesso a recarsi tra le brigate di montagna (è di questo periodo la profonda amicizia con i comandanti Aldo Gastaldi, ‘Bisagno’, e Aurelio Ferrando, ‘Scrivia’). Effettua missioni di collegamento con il CLN-Alta Italia (a Milano) e con gli osservatori militari alleati paracadutati oltre la linea del fronte. Cura inoltre La voce d'Italia, periodico illegale della Resistenza ligure. Nel dibattito all'interno del Cln regionale Taviani sostiene sempre la necessità di un comando militare unico, capace di coordinare in modo efficace l'impegno dei tanti volontari delle varie tendenze politicheG. Gimelli, La Resistenza in Liguria, Roma: Carocci, 2005, pp. 651-652.
La notte del 23 aprile 1945 il Cln-Liguria assume la direzione dell'insurrezione di Genova. Il 26 aprile è Taviani ad annunciare l'avvenuta Liberazione della città, in un messaggio radiofonico rilanciato dalla BBC: “Genova è libera, popolo genovese esulta! Per la prima volta nella storia di questa guerra un corpo d'esercito si è arreso alla forza spontanea di un popolo: il popolo genovese!”M.E. Tonizzi (a cura di), «A wonderful job». Genova aprile 1945: insurrezione e liberazione, Roma: Carocci, 2006, pp. 52, 84-85, 92-93, 120, figg. 3, 14; C. Brizzolari, Un archivio della Resistenza in Liguria, Genova: Di Stefano, 1974, pp. 317-362.
Taviani sarà poi insignito di medaglia d'oro ai benemeriti della cultura e dell'arte e delle medaglie d'oro al merito negli USA e nell'URSSIl necrologio di Paolo Emilio Taviani del Guardian (21 giugno 2001) dichiarava che l'aver guidato l'insurrezione di Genova, nell'aprile del 1945, guadagnò a Taviani il privilegio "pressoché unico" di ottenere due decorazioni, una dal governo americano ed una dal governo sovietico: ciò in quanto aveva ricevuto personalmente la resa del generale tedesco Meinhold nella qualità di massimo esponente del CLN Liguria. e riceverà il titolo di grande ufficiale della Legion d'onore in Francia.
Taviani tratterà delle vicende cospirative nella Breve storia dell'insurrezione di GenovaTaviani, Breve storia dell'insurrezione di Genova, , nella raccolta narrativa Pittaluga racconta e in decine di articoli e interventi pubblici. Particolarmente significativo il breve saggio pubblicato su Civitas nel 1983, in cui Taviani definisce la Resistenza italiana "guerra dei cento fronti", una formula in seguito ripresa dalla storiografiaP.E. Taviani, "La guerra dei cento fronti", in Civitas, 34.1 (1983), pp. 5-9; cfr. Gimelli, La Resistenza in Liguria, cit. pp. 979-981.
Le origini resistenziali connoteranno l'intero arco della sua attività politica. Dal 1963 sarà presidente della Federazione Italiana Volontari della Libertà (Fivl). Nel 1987 sarà nominato presidente del Museo storico della Liberazione di via Tasso, a Roma. Il 25 aprile 1994, a Milano, terrà un appassionato discorso in difesa dei valori della Resistenza, nel corso di una grande manifestazione popolare particolarmente avversata dalla coalizione uscita vincente dalle recenti elezioni politiche. Nel 2001 celebrerà il primo Giorno della Memoria presso il Museo di via Tasso.
Dalla Consulta agli incarichi di governo (1945-1975)
Terminata la guerra, Taviani s'impegna a favore della Repubblica. Nominato nella Consulta Nazionale, viene poi eletto all'Assemblea Costituente, dove è relatore nella III Sottocommissione per gli articoli sulla proprietà (41-45 del testo definitivo). Nelle elezioni del 1948, e poi in tutte le successive, sino a quelle del 1976, riesce sempre primo eletto nelle liste liguri della DC per la Camera dei deputati (risulterà il più votato anche tra i candidati di tutti i partiti della regione).
Tra il 1947 e il 1950 è vicesegretario e poi segretario politico nazionale della DC. Nel partito sosterrà sempre l'impostazione laica voluta da De Gasperi. Nel 1950 dirige a Parigi la delegazione italiana per il piano Schuman, primo fondamentale passo verso la costituzione dell'Europa unita. Come sottosegretario di De Gasperi al Ministero degli esteri (1951), poi come ministro per il commercio estero (1953), poi ancora della difesa (dal 1953 al 1958), Taviani sostiene la scelta filo-NATO, ma sempre nella prospettiva europeista: è uno dei più tenaci fautori della formazione della CECA, della CEE e infine dell'Unione europeaJ. Monnet, Mémoires, Paris: Fayard, 1976, pp. 380-383; D. Preda, “L'Europa di Paolo Emilio Taviani. Dalla Resistenza ai Trattati di Roma (1944-1957)”, in L'europeismo in Liguria. Dal Risorgimento alla nascita dell'Europa Comunitaria, Bologna: Mulino, 2002, pp. 161- 237..
Taviani è stato anche un forte sostenitore del rilancio della politica italiana di apertura verso il mondo arabo: l'11 settembre 1951, alla Fiera del Levante di Bari, definisce il nostro Paese un "Ponte sul Levante". Su impulso di Taviani venne anche creato un apposito "Centro per le relazioni culturali italo-arabe", inaugurato il 3 aprile 1952.
Come ministro della difesa promuove il rientro della Repubblica Federale Tedesca nella compagine occidentaleT. Di Maio, Alcide De Gasperi e Konrad Adenauer, Torino: Giappichelli, 2004, pp. 316-318, ha un ruolo di primo piano nella soluzione della questione di Trieste (pubblicherà poi il diario di quelle vicende in I giorni di Trieste) e dà concreta attuazione all'accordo tra governo italiano e NATO per la struttura militare stay-behind, ovvero operazione Gladio.
Tra il 1953 e il 1974 mantiene quasi ininterrottamente un incarico da ministro in tutti i successivi governi. Oltre i dicasteri già menzionati, fu ministro delle finanze (1959-60), ministro del tesoro (1960-62)Signor Fanfani's Cabinet. From Our Correspondent. The Times (London, England), Thursday, Jul 28, 1960; pg. 9; Issue 54835., ministro dell'internoNew Italian Cabinet. From Our Own Correspondent. The Financial Times (London, England), Thursday, December 05, 1963; pg. 13; Edition 23,178; Signor Moro Takes Office Again. From Our Correspondent, The Times (london, England), Thursday, Jul 23, 1964; pg. 9; Issue 56071. (1962-1968, 1973-1974), ministro della Cassa del Mezzogiorno (1968-1972, 1973), ministro del bilancio e della programmazione economica (1972).
Alle finanze riforma alcune delle imposte più antiquate. Al tesoro s'impegna per la convertibilità della lira con l'oro. Come ministro dell'interno favorisce l'attuazione dell'autonomia regionale prevista dalla CostituzioneG. Rumi, “Introduzione”, in P.E. Taviani, Discorsi parlamentari, Bologna: Il Mulino, 2005, p. 17., avvia il processo di coinvolgimento nelle attività di protezione civile delle associazioni di volontariato (cattoliche e laiche)DDL 3946/1967, art. 4, l. d. Nello stesso anno Taviani firma il primo riconoscimento dell'ARCI come ente assistenziale., e conduce la lotta contro il banditismo sardo e la mafia, così come quella contro gli attentati in Alto Adige, il neofascismo stragista (nel 1973 mette fuori legge Ordine Nuovo) e le Brigate Rosse (sono del settembre 1974 i primi arresti di Curcio e Franceschini).
Cristianesimo sociale, atlantismo e aperture a sinistra La formazione nei gruppi del movimento cristiano sociale caratterizza costantemente l'azione politica di Taviani. Il suo contributo alla Costituente e il volume su La proprietà saranno addirittura definiti ‘socialisteggianti’. I primi anni della guerra fredda trovano però Taviani fra i decisi sostenitori dell'inquadramento militare dell'Italia nella NATO, intesa quale unica garanzia possibile per la sicurezza internazionale del Paese.
Già nei primi anni sessanta Taviani afferma la necessità di aprire convintamente a sinistra anticipando in Liguria quell'alleanza tra DC e PSI che dopo sosterrà i governi nazionali. Nel 1964, nel ruolo di ministro dell'interno, respinge con fermezza la proposta del presidente della Repubblica, Antonio Segni, di presiedere un governo d'emergenza teso ad imporre al paese una svolta autoritaria in funzione anticomunistaF. Giorgino, Intervista alla prima Repubblica, Milano: Mursia, 1994, pp. 61-63.. Negli anni seguenti prevalgono le critiche delle forze conservatrici.