La locuzione guerra civile in Italia è impiegata nella storiografia di settore, anche internazionale,Si veda ad esempio allo storico francese Pierre Milza sul Corriere della Sera del 14 luglio 2005: «È stata una guerra civile, fra gente fascista e gente antifascista. Anzi, in Italia ce ne sono state due, di guerre civili. Una all'inizio del fascismo, dal 1920 al 1925, e la seconda dal 1943 al 1945»; in Germania si vedano le lezioni tenute da Thomas Schlemmer presso l'Università di Monaco dal titolo Zwischen Bündnis und Besatzung. Krieg und Bürgerkrieg in Italien 1943-1945 (Alleanza ambigua e occupazione: guerra e guerra civile in Italia 1943-1945). E ancora, durante il tenuto presso l'Istituto Storico Germanico di Roma il 13, 14 e 15 aprile 2005 le relazioni dello storico tedesco Wolfgang Schieder e dell'italiano Carlo Gentile, entrambi dell'Università di Colonia.Eric Morris in La guerra inutile (Longanesi, 1993, p. 167) scrive: "Gli italiani erano ormai impegnati in una guerra civile. Il paese era un mosaico di realtà contrastanti. Spesso i membri di una stessa famiglia o di una stessa comunità si uccidevano fra loro in uno scontro che aveva ben poco rispetto delle norme umanitarie della battaglia". per riferirsi agli eventi accaduti durante la seconda guerra mondiale, in un periodo compreso tra l'annuncio dell'armistizio di Cassibile (8 settembre 1943) e la resa di Caserta (2 maggio 1945), durante il quale si verificarono conflitti tra forze della Repubblica Sociale Italiana (RSI), collaborazionisti delle truppe occupanti della Germania nazista, e i partigiani italiani (inquadrati militarmente nel Corpo Volontari della Libertà e in maggioranza politicamente organizzati nel Comitato di Liberazione Nazionale), sostenuti materialmente dagli Alleati, nell'ambito della guerra di liberazione italiana e della campagna d'Italia. Alcuni storici che si sono occupati del fenomeno della guerra civile in Italia hanno preso in considerazione anche i fenomeni di violenze postbelliche, collocando il termine della guerra civile oltre la fine ufficiale della Seconda guerra mondiale in Europa. Pertanto, per costoro, non è facile identificare una vera e propria data finale del fenomeno, che tende a sfumare con il diradarsi delle violenze. Alcuni hanno proposto come data finale della guerra civile l'amnistia Togliatti del 22 giugno 1946.

Oltre ai combattimenti diretti tra i reparti armati delle due parti, si registrarono anche rappresaglie sulla popolazione civile e repressioni da parte delle autorità della RSI, contrasti interni al movimento partigiano,Vedi ad esempio l'eccidio di Porzûs. mentre rari furono gli scontri armati tra le truppe fasciste e quelle fedeli al governo monarchico, il cosiddetto "Regno del Sud".: «[...] sia il governo regio che il governo fascista evitarono di massima, evidentemente d'intesa con i rispettivi alleati, di schierare sul fronte gli uni contro gli altri i propri reparti regolari. È questa una conferma che la guerra civile non fu combattuta fra Regno del Sud e Repubblica sociale italiana. Fu una guerra combattuta tra i fascisti e gli antifascisti, sull'unico territorio che li vedeva presenti entrambi politicamente e militarmente, in una partita che assumeva peraltro un significato coinvolgente l'intero popolo italiano».

In storiografia si parla di "guerra civile in Italia" principalmente in riferimento agli anni 1943-1945,Nicola Tranfaglia, Tra il 1943 e il '45 il nostro Paese visse una vera guerra civile. Ma un libro dello storico Fabbri mostra come quel conflitto nacque molto prima , in l'Unità, 9 febbraio 2010, p. 18. ma la definizione è usata anche per altri periodi. In particolare: il lealismo borbonico e la repressione del brigantaggio nel Mezzogiorno durante il Risorgimento (1860-1870);Paolo Zanetov, intervistato da Giovanna Canzano in http://www.giustiziagiusta.info; ; F. M. Agnoli, Dossier Brigantaggio, Controcorrente, 2003 la spedizione di Garibaldi del 1862 per liberare Roma dal dominio papalino che venne fermata con le armi dal Regio Esercito sull'Aspromonte;The Italian Civil War, The Spectator, 30 agosto, 1862, Volume 35 il periodo fra la fine della prima guerra mondiale e l'avvento del fascismo (1918-1922).F. Fabbri, Le origini della guerra civile, UTET, 2008;

La guerra civile segnò profondamente il Paese, producendo nella società italiana una spaccatura protrattasi per decenni.

Le origini Il 25 luglio 1943: la caduta del fascismo

Dopo la vittoria conseguita nella campagna del Nordafrica, gli Alleati diedero avvio alla Campagna d'Italia: tra l'11 e il 12 giugno del 1943 Lampedusa e Pantelleria furono i primi territori italiani ad essere conquistati, il 10 luglio iniziò lo sbarco in Sicilia, mentre il 19 luglio Roma fu bombardata per la prima volta.

La minaccia dell'invasione del territorio nazionale, la convinzione dell'inevitabilità della sconfitta, l'incapacità di Mussolini di «sganciarsi dalla Germania»,Renzo De Felice, Mussolini l'alleato 1940-1945, I, L'Italia in guerra 1940-1943, t. II, Crisi e agonia del regime, Torino, Einaudi, 1990, p. 1331, riporta che il generale Vittorio Ambrosio rimproverò a Mussolini di non aver chiesto a Hitler – durante il loro colloquio di Feltre del 19 luglio – di lasciar concludere all'Italia, stremata dalla guerra, una pace separata. Mussolini gli rispose: insieme alla consapevolezza che la sua presenza impediva ogni trattativa con gli Alleati, determinarono la caduta del suo governo: nella notte tra il 24 ed il 25 luglio il Gran Consiglio del Fascismo approvò una mozione di sfiducia contro il primo ministro, denominata ordine del giorno Grandi, dal nome del suo promotore Dino Grandi. L'indomani il re Vittorio Emanuele III fece mettere agli arresti Mussolini e lo sostituì al governo con il maresciallo Pietro Badoglio. Di fronte al colpo di Stato, i fascisti rimasero inerti e l'esercito poté occupare senza incontrare resistenze sia palazzo Wedekind che palazzo Braschi, rispettivamente sedi del partito e della federazione romana. In mancanza di ordini da parte del comandante Enzo Emilio Galbiati (che pure aveva votato contro la destituzione di Mussolini) non si mosse nemmeno la milizia fascista, sebbene potesse contare sulla 1ª Divisione corazzata "M", costituita da elementi fedeli al regime, che era dislocata a nord del Lago di Bracciano..

I quarantacinque giorni La notizia delle dimissioni di Mussolini venne vissuta da una parte degli italiani, prostrati dal conflitto, come prova della sua prossima conclusione: si ebbero manifestazioni di giubilo, ma anche di violenza, con la distruzione di beni e proprietà del PNF e delle organizzazioni di partito, la rimozione ed il danneggiamento di simboli e monumenti legati al fascismo. Tuttavia, le speranze riposte nella pace svanirono ben presto, in seguito al proclama con cui Badoglio annunciava: «La guerra continua. L'Italia […] mantiene fede alla parola data».. Cominciava così il periodo dei «quarantacinque giorni», in cui iniziarono le trattative segrete per concludere una pace separata con gli Alleati, dissimulate da pubbliche dichiarazioni di fedeltà alla Germania. I tedeschi intanto, preparati all'eventualità di una resa italiana, pianificavano l'operazione Achse per occupare la penisola.

Il governo Badoglio iniziò l'opera di smantellamento dello Stato fascista e adottò provvedimenti per mantenere l'ordine del Paese: sciolse il PNF, mantenne la proibizione della costituzione di partiti politici e impose la legge marziale. Inoltre, furono represse nel sangue alcune manifestazioni antifasciste, come quelle che si svolsero il 28 luglio a Bari (eccidio di via Nicolò dell'Arca) e Reggio Emilia (eccidio delle Reggiane), dove i militari spararono contro i manifestanti come disposto da una circolare del generale Mario Roatta, capo di stato maggiore dell'esercito, che ordinava di fronteggiare i disordini «in formazione di combattimento» e di «aprire il fuoco a distanza anche con mortai e artiglieria senza preavviso di sorta»..

Tali provvedimenti fecero in modo che presso gli antifascisti si diffondesse l'idea di una sostanziale continuità tra il governo di Mussolini e quello di Badoglio, fino a «domandarsi se la liquidazione del fascismo non sia per caso un tragico inganno».L'Unità del 4 agosto (edizione milanese), cit. in . Il sentimento era suffragato anche dal fatto che molti funzionari pubblici del periodo fascista in posti chiave erano stati lasciati al loro posto dal nuovo governo, come rimarcato dalla strofa della Badoglieide: «Gli squadristi li hai richiamati / gli antifascisti li hai messi in galera / la camicia non era più nera / ma il fascismo restava padron».

Successivamente, Badoglio riuscì a neutralizzare completamente la milizia, incorporandola nell'esercito e sostituendo i quadri superiori con ufficiali di sicura fede monarchica. Il successore di Galbiati al comando del corpo, Quirino Armellini, emanò il 30 luglio una circolare con cui riuscì a garantire a Badoglio l'inoffensività delle camicie nere, stigmatizzando «la reazione del Paese, antipatica e spesso brutale nei riguardi della Milizia», e assicurando la volontà del nuovo governo di continuare la guerra contro gli angloamericani, descritti come nemico «animato da inumano odio e dal deciso proponimento di annientare» la patria, al quale bisognava «opporre i nostri petti e le nostre armi, strenuamente combattendo a fianco dell'alleato».Il documento, noto come "circolare Armellini", è riprodotto integralmente in Giorgio Pisanò, Gli ultimi in grigioverde, pp. 1689 e ss. Alcuni passi sono citati inoltre in , come esempio della «posizione ambigua» in cui venne a trovarsi l'esercito dopo il 25 luglio.

Negli stessi giorni, gli antifascisti cominciavano a riorganizzarsi grazie al ritorno dal carcere, dal confino o dall'esilio di numerosi dirigenti di primo piano: Longo, Secchia e Scoccimarro per i comunisti; Nenni, Pertini, Morandi e Saragat per i socialisti; Bauer, La Malfa e Lussu per gli azionisti. Iniziarono quindi a formarsi le prime organizzazioni e i primi "Comitati di opposizione interpartitici" antifascisti, gettando le basi del futuro Comitato di Liberazione Nazionale. Il 3 agosto, una delegazione del Comitato centrale delle opposizioni – composta da Bonomi, De Gasperi, Salvatorelli, Ruini e Amendola – presentò a Badoglio una dichiarazione con cui si «reclamava» dal governo, «senza esitazioni e indugi che potrebbero essere fatali, la cessazione di una guerra contraria alle tradizioni e agli interessi nazionali e ai sentimenti popolari, la responsabilità della quale grava e deve gravare sul regime fascista».

Durante la notte tra il 23 e il 24 agosto il gerarca fascista Ettore Muti – accusato di complottare per restituire il potere a Mussolini – fu ucciso dai carabinieri inviati ad arrestarlo, ufficialmente durante un tentativo di fuga. In seguito alla fondazione della RSI, i fascisti indicarono in Badoglio il mandante dell'uccisione e celebrarono ampiamente Muti come il primo caduto della guerra civile, rivendicando la tesi del complotto come dimostrazione di non essere rimasti inattivi dopo il 25 luglio.Arrigo Petacco, Ammazzate quel fascista! Vita intrepida di Ettore Muti, Milano, Mondadori, 2002, ISBN 8804506865, p. 181. L'argomento secondo cui un tentativo di rivolta fascista contro Badoglio sarebbe stato impedito dalla morte di Muti – oltre che dall'assenza dei «migliori fascisti», impegnati al fronte, e dall'aver creduto alla continuazione dell'alleanza con la Germania – fu riproposto dalla pubblicistica di Salò anche nel dopoguerra.Ad esempio da Giorgio Pisanò, come rileva .