La Cina è stata, nel corso della storia, culla e ospite di numerose tradizioni religiose e filosofiche. Il confucianesimo e il taoismo, oltre al buddismo, costituiscono le cosiddette "tre dottrine", le quali hanno esercitato un ruolo importante nella storia e nella cultura cinese.Yao, 2011, p. 11Miller, 2006, p. 57 Questi tre sistemi, e specialmente taoismo e confucianesimo, fungono da cornici della religione tradizionale cinese di sostrato,Tam Wai Lun, "Local Religion in Contemporary China", in p. 73 vale a dire il culto devoto agli dèi locali e agli antenati, la quale, tuttavia, non si esaurisce in essi e si svolge anzi per la maggior parte al di fuori di qualsiasi cornice dottrinale; essa è sempre stata — e continua ad essere — la religione della maggioranza della popolazione, imperniata sull'identità spirituale dei lignaggi gentilizi, dei luoghi e regioni, e della nazione cinese tutta, che, costituendo il nerbo di senso della struttura economico-sociale della civiltà cinese stessa, non richiede un'aderenza dogmatica esclusiva, il che permettendo la pratica o l'espressione di convinzioni personali e fedi diverse allo stesso tempo. Mentre il confucianesimo nel suo aspetto religioso coincide con la religione tradizionale del culto di dèi del luogo e antenati, il taoismo si è sviluppato come movimento ecclesiastico distinto dalla religione comune a partire dal I o II secolo. Il buddhismo venne introdotto nel I secolo e crebbe sino ad avere un forte impatto in Cina, che tutt'oggi conserva.
Alcuni studiosi preferiscono non utilizzare il termine "religione" in riferimento ai sistemi di credenze cinesi, per via delle difficoltà ermeneutiche che tale termine di origine occidentale ingenera quando lo si usa per definire quelle che sono meglio definibili come "pratiche culturali/cultuali" e "sistemi di pensiero" della tradizione cinese. p. 187 Lo stato cinese odierno riconosce ufficialmente cinque "religioni dottrinali" (zongjiao), gestite attraverso istituzioni burocratiche centralizzate: il buddhismo, il taoismo, il protestantesimo, il cattolicesimo e l'islam. La religione tradizionale in tutte le sue forme, che non è considerata una "dottrina" (zongjiao) ma piuttosto un insieme di "credenze native" (minjian xinyang), non centralizzata a livello burocratico, gode di libertà.
In aggiunta a queste religioni, sono presenti varie religioni indigene delle minoranze etniche che abitano alcune regioni della Cina, e un numero non quantificato di aderenti a una varietà di nuove religioni di salvazione sorte principalmente dall'alveo della religione tradizionale cinese. Queste ultime rappresentano forme organizzate intorno a una dottrina coerente con la religione tradizionale (minjian zongjiao); tra di esse si annovera, per esempio, lo weixinismo. In Cina sono anche presenti varie organizzazioni religiose proibite dal governo quali "dottrine maligne", "eretiche", "irregolari" o "demoniache" (xiejiao) in quanto percepite come contrarie alla morale e all'ordine pubblico, alla tradizione religiosa normale, e all'autorità dello stato.
Secondo statistiche riferite al 2010 il 70% dei cinesi praticava la religione tradizionale, incluso un 13% che praticava culti tradizionali in una cornice dottrinale o rituale taoista o religioni popolari influenzate dal taoismo, mentre coloro che si identificavano solo come "taoisti" iniziati erano lo 0,8% (l'appellativo di "taoista" in Cina è tradizionalmente riservato ai soli sacerdoti/maestri taoisti o a coloro che intraprendono un discepolato diretto sotto la guida di questi ultimi, non è tradizionalmente esteso alle moltitudini dei seguaci laici). Gli aderenti al buddhismo erano il 14%, e di questi i buddhisti formalmente iniziati formavano l'1,3%. I cristiani erano il 2,4%, dei quali il 2,2% erano protestanti e lo 0,2% cattolici. I musulmani erano l'1,7%. Il restante 13% della popolazione non era religioso (era ateo, agnostico o non aveva dichiarato alcuna preferenza). Il confucianesimo come designazione religiosa è popolare tra gli intellettuali, anche se esistono vari movimenti popolari di matrice confuciana. Statistiche riferite a studi condotti nel 2014, riportavano una quota lievemente maggiore di buddhisti (16%), mentre la percentuale di affiliati alle altre religioni è pressoché identica a quella rilevata nel 2010. Statistiche raccolte negli ultimi anni 2010 e nei primi 2020, compilate e pubblicate nel 2023, rilevavano che circa il 70% dei cinesi praticava la religione tradizionale, di cui, senza esclusività e quindi in percentuali largamente sovrapponibili, un ~33% credeva nel buddhismo e un ~19% nel taoismo; circa il 25% erano non religiosi e atei; mentre circa il 5% erano aderenti di una o l'altra delle religioni abramitiche: ~2,5% al cristianesimo e 1,6% all'islam.
Concetti di "religione", difficoltà ermeneutiche e demografiche
Distinzione tra "dottrine"—zongjiao e "credi"—xinyang Lo studioso cinese Yao Xinzhong afferma che statistiche sul numero dei praticanti in Cina "non possono essere accurate in senso scientifico", poiché il concetto occidentale di "religione", acquisito in cinese come 宗教 zōngjiào per definire solo le religioni intese come "dottrine" (e quindi le cinque dottrine gestite in maniera centralizzata dallo stato: buddhismo, taoismo, islam, cattolicesimo e protestantesimo), non consente di misurare coloro che non si considerano membri di organizzazioni e seguaci di dottrine religiose ma sono comunque "religiosi" (nel senso antico latino di religio e cultus) nelle loro azioni quotidiane e credenze fondamentali, e quindi la spiritualità cinese diffusa che consiste nel culto a dèi e antenati senza riferimenti a specifiche dottrine, ossia quella che gli studiosi occidentali hanno definito "religione popolare o tradizionale cinese".Yao, 2010, p. 9 Inoltre, l'approccio cinese alla religione tende a essere sincretico, e seguire una religione non significa necessariamente il rigetto e la negazione di altre.Yao, 2010, p. 10 Nei sondaggi, poche persone si identificano come "taoisti" perché per la maggioranza dei cinesi questo termine fa riferimento ai sacerdoti ordinati di tale religione che operano riti in seno alla religione diffusa tradizionale. Storicamente, la lingua cinese non include termini per designare i seguaci laici del taoismo,Pregadio, 2013, p. 326 poiché il concetto di essere "taoisti" in tal senso è una parola nuova che deriva dalla concezione occidentale della "religione" come essere membri di un'istituzione religiosa.
L'analisi delle religioni tradizionali cinesi è complicata da ulteriori discrepanze tra le terminologie usate nelle lingue cinesi e in quelle occidentali, che si aggiungono alla mancata corrispondenza tra "religione" e zongjiao. Mentre nell'uso accademico occidentale "religione popolare" definisce in senso lato tutte le forme di culto devoluto a dèi e antenati, nell'uso cinese, popolare e accademico, tali culti non hanno mai avuto un nome complessivo, essendo tali culti un aspetto della stessa identità socio-economica locale e nazionale che articola la civiltà cinese. Per "dottrine popolari" (民間宗教 mínjiān zōngjiào) gli studiosi cinesi hanno usualmente inteso i movimenti popolari di salvazione organizzati (o sette religiose popolari).Palmer, 2011, pp. 12-14Clart, 2014, p. 393 Inoltre, a partire dagli anni 1990 alcune di queste organizzazioni iniziarono a registrarsi come branche dell'associazione del taoismo di stato, e quindi ad essere identificate sotto il nome di "taoismo".Goossaert, Palmer, 2011, p. 347, citazione: "[Dagli anni 1990] [...] un numero di [...] gruppi laici di salvazione (come lo Xiantiandao nella Cina meridionale e lo hongyangismo [弘阳教 Hóngyángjiào] in Hebei) si registrarono con successo nell'associazione taoista [gestita dal governo], guadagnando quindi legittimità". Per rettificare tale confusione terminologica, alcuni intellettuali cinesi hanno proposto il riconoscimento e la gestione legale da parte dello stato dei culti a dèi e antenati nonché l'adozione di designazioni onnicomprensive quali "religione nativa (o indigena) cinese" (民俗宗教 mínsú zōngjiào) o "religione etnica cinese" (民族宗教 mínzú zōngjiào),Clart, 2014, pp. 402-406 o altri nomi per identificarla.Altri nomi proposti (cf. Clart, 2014, p. 409) includono: semplicemente "religione cinese" (中華教 Zhōnghuájiào) in senso complessivo, visto come comparabile all'uso di "induismo" per le religioni indiane; e "shenxianesimo" (神仙教 Shénxiānjiào), "religione di dèi e immortali", in parte ispirato a "shenismo" coniato da Allan J. A. Elliott. (cf. Shi, 2008) Una terminologia molto diffusa nell'accademia e usata dal 2015 anche nei documenti ufficiali dello stato centrale per definire i culti di dèi e antenati, dotandoli di statuto speciale distinto da quello di "religione" intesa come "dottrina", è "credi nativi" (民間信仰 mínjiān xìnyǎng, dove minjian significa "popolari", "del popolo")."Credi popolari" (民间信仰 mínjiān xìnyǎng) è incluso nei documenti ufficiali di stato riguardanti le religioni a partire dal 2015. Cf. Xiaoxuan Wang, "“Folk Belief”, Cultural Turn of Secular Governance and Shifting Religious Landscape in Contemporary China", in K. Dean, P. van der Veer (a cura di), The Secular in South, East, and Southeast Asia. Global Diversities, Palgrave Macmillan, Cham, 2019, . p. 149
Mentre le zongjiao, in quanto sistemi di fede astratti e ideologici, sono sottoposte a un controllo più stringente da parte dello stato (specialmente le religioni percepite come estranee alla civiltà cinese e dannose per la salute pubblica, cristianesimo, islam e le 邪教 xiéjiào, "dottrine maligne"), la legislazione per le minjian xinyang ne permette una regolamentazione più fluida e ne valorizza l'importanza per la stabilità economica e sociale.Federico Ferrone (trad.), "In Cina rifiorisce la religione tradizionale", Internazionale, 11 ottobre 2019.
Analisi demoscopiche e statistiche Secondo i risultati di un censimento ufficiale forniti nel 1995 dall'ufficio di informazione dello stato cinese, in quegli anni le religioni cinesi tradizionali erano già praticate da quasi 1 miliardo di persone. 2005: un sondaggio sulla religiosità dei cinesi urbani nelle cinque città di Pechino, Shanghai, Nantong, Wuhan e Baoding, condotto da Yao Xinzhong, trovò che solo il 5,3% della popolazione analizzata apparteneva a organizzazioni religiose, mentre il 51,8% della popolazione non era religiosa nel senso che non apparteneva ad alcun'organizzazione religiosa. Nondimeno, il 23,8% della popolazione rendeva culto regolare a dèi e antenati, il 23,1% venerava Buddha o si identificava come buddhista, il 38,5% aveva credenze o pratiche associabili alla religiosità popolare, come il feng shui o la credenza nei poteri celesti, e solo il 32,9% erano atei convinti. pp. 169-185. Tre sondaggi condotti rispettivamente nel 2005, nel 2006 e nel 2007 dallo Horizon Research Consultancy Group su un campione prevalentemente urbano e suburbano, trovò che i buddhisti costituivano tra l'11% e il 16% della popolazione totale, i cristiani erano tra il 2% e il 4%, e i musulmani erano approssimativamente l'1%. I sondaggi restituirono anche che il ~60% della popolazione credeva in concetti associati alla religione popolare, come il fato e la fortuna. 2007: un sondaggio condotto dall'Università normale della Cina orientale prendente a campione popolazioni da diverse regioni della Cina, concluse che vi erano approssimativamente 300 milioni di credenti religiosi (≈31% della popolazione totale), di cui la vasta maggioranza ascrivibili a buddhismo, taoismo e religioni popolari.