Santa Maria dei Servi (originariamente Santa Maria del Sacco) era una chiesa di Milano demolita nel 1839 per lasciare spazio alla nuova Chiesa di San Carlo al Corso, edificata fra il 1839 e il 1847, anno dell'inaugurazione. A differenza di questa, la cui facciata si apre sul corso oggi chiamato Vittorio Emanuele II, Santa Maria dei Servi si sviluppava parallelamente alla strada detta dei Servi con ingresso che guardava verso ponente, in direzione dell'attuale piazza del Duomo. L'edificio era fiancheggiato, sul lato sinistro, da un piccolo convento che, come la chiesa, era stato in precedenza utilizzato dall'Ordine dei Frati Saccati.

Storia

L'ordine dei Serviti, sorto nel 1233 su iniziativa di sette mercanti fiorentini, giunse a Milano allorché, per il moltiplicarsi dei seguaci, l'eremo di Monte Senario presso Firenze aperse le porte affinché i Servi di Maria dell'ordine potessero portare nuovi frutti. Era in quei tempi Signore e Arcivescovo di Milano Ottone Visconti (1207-1295) il quale concesse ai Serviti di insediarsi presso Porta Orientale, appena al di fuori delle mura cittadine sull'area ove poi sorgerà la chiesa di San Pietro Celestino). Nel 1290 l'Ordine si trasferì poi in una vasta area più interna alla città, dove la nobile famiglia dei Mozzanica possedeva terreni - confinanti con un piccolo convento affiancato da una chiesetta - che erano stati dell'ordine dei Frati della penitenza di Gesù Cristo, anche detti Frati Saccati: i Saccati (o del Sacco, o Sacchetti) avevano usanza di chiedere l'elemosina portando sulle spalle dei grandi sacchi, da cui il nome dell'Ordine. Fu in quell'anno che la vecchia chiesa mutò il proprio nome da Santa Maria del Sacco a Santa Maria dei Servi, in omaggio al nuovo ordine subentrato.

I Serviti, presa dimora presso il convento, ampliarono ed abbellirono nel tempo la chiesa aggiungendovi dieci cappelle; la chiesa stessa divenne poi meta di pellegrini allorché San Carlo Borromeo (1538-1584), arcivescovo di Milano, dimostrò particolare devozione per il beato servita Giovannangelo Porro (1451-1505) il cui corpo incorrotto era esposto sopra un altare della chiesa e successivamente traslato in San Carlo al Corso dove tuttora si trova. La devozione di San Carlo per il beato Porro era nata quando sua madre Margherita Borromeo, portando con sé il piccolo Carlo gravemente ammalato, era corsa a genuflettersi presso la tomba del Porro chiedendo al beato la grazia della guarigione. Questa avvenne effettivamente, il giovane Carlo crebbe sano e da quel giorno la chiesa dei Serviti fu meta di continui pellegrinaggi, in particolare di madri supplicanti intercessione per i loro bambini ammalati.

Nel 1799 il governo napoleonico soppresse l'ordine dei Serviti, fatto che segnò inesorabilmente la decadenza della chiesa, che venne chiusa nel 1836 e demolita nel 1847 per far spazio alla costruzione dell'attuale Chiesa di San Carlo al Corso e della piazzetta antistante.

Fu proprio nel chiostro di questa chiesa che l'11 novembre 1839 Alessandro Duroni espose per la prima volta in Italia un'apparecchiatura fotografica.

Descrizione La piccola chiesa si ergeva sull'attuale perimetro della piazza che precede la nuova basilica di San Carlo al Corso, basilica che invece occupa l'area del precedente convento. Secondo la descrizione di Serviliano Latuada del 1737, la chiesetta era a una sola navata e di forme lombarde, dotata di dieci cappelle laterali e con soffitto affrescato dal Fiammenghino (1561-1627) con una Beata Vergine cinta da angeli in atto di distribuire ai Padri Serviti il loro abito sacro. Nel 1727 l'altare maggiore fu ampliato con l'aggiunta di un tabernacolo, di gradini e di porticine laterali in marmi policromi; dietro ad esso fu ricavato un ampio coro. Nello stesso anno la chiesa fu arricchita da due nuove cappelle: nella prima si venerava l'immagine - opera del pittore Ruggeri - del Servita San Pellegrino Laziosi (1265-1345) racchiusa in una ancona d'altare in marmo con fogliame di rame dorato e angeli e cherubini. La seconda cappella, sotto il giuspatronato della famiglia Corti, era dedicata a Santa Giuliana rapita in estasi dipinta dal veronese Fedrichetti; sui fianchi due opere di Tommaso Formenti con la santa che riceve l'abito religioso e nel momento della morte.

La cappella dedicata al beato Angelo Porro conservava l'urna contenente il corpo incorrotto del beato, morto il 24 di ottobre del 1506: il giorno della sua festa l'urna veniva aperta e la reliquia mostrata alla venerazione dei fedeli.

Fra i dipinti vi erano opere di Giuseppe Nuvolone, detto il Panfilo, (1619-1703), di Giovanni Paolo Lomazzo (1538-1592), Daniele Crespi (1597 ca-1600), Bernardino Luini (1481-1532), Giovanni Battista della Rovere detto il Fiammenghino (1561-1627), Federico Macagni e Stefano Maria Legnani (1661-1713).

Note

Bibliografia

Fra E. M. Ronchi, Santa Maria dei Servi - Santa Maria dei Servi tra Medioevo e Rinascimento. Arte superstite di una chiesa scomparsa nel cuore di Milano, catalogo della mostra, Milano 1997

Voci correlate Chiese di Milano Chiese scomparse di Milano

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