Figlio di Valentino Mazzola ed Emilia Ranaldi, nonché fratello minore di Sandro Mazzola, venne soprannominato Mazzolino.
Carriera Giocatore
Calciatore dalle buone qualità, il suo limite più grande fu costituito dal cognome di famiglia: pur avendo le doti necessarie per giocare a buon livello, erano immancabili i paragoni con i suoi più celebri congiunti, ovvero il padre Valentino, capitano del Grande Torino, e il fratello Sandro, che nell' aveva vinto moltissimo.
Questo non impedì al più giovane e meno noto dei fratelli Mazzola di mettersi in luce. A cavallo tra gli anni sessanta e settanta giocò nel ruolo sia di interno che di mezzala con Inter, , , e, soprattutto, , squadra con la quale vinse lo Scudetto nella stagione 1973-74, anche se non disputò neanche un minuto in campionato.
Chiuse la carriera in Serie C, con il , non prima di aver provato l'esperienza americana con l' e il .
In carriera totalizzò complessivamente 89 presenze e 12 reti in Serie A e 81 presenze e 15 reti in Serie BLa raccolta completa degli Album Panini, 1973-1974, La Gazzetta dello Sport, p.45, campionato che si è aggiudicato due volte (nell'annata 1965-1966 col Venezia e nel 1968-1969 con la Lazio).
Allenatore e dirigente Conclusa l'attività agonistica, intraprese quella di allenatore che, dopo aver guidato per un breve periodo la Nazionale italiana femminile e la Lazio Calcio femminile, lo portò a vincere con il il campionato di Serie C2 1984-1985 e ad ottenere una promozione, sempre militando in Serie C2, con il nel 1987-1988, primo allenatore avuto dal presidente Maurizio Zamparini. Successivamente fu osservatore per il .
Impegno nel sociale Dal 2005 fu presidente dell'associazione "Futursport International", che si occupava, tramite lo sport, del recupero di adolescenti in stato di disagio sociale capaci di distinguersi nell'attività calcistica. Dal 2006 si occupò della "Associazione vittime del doping" fondata dai familiari di Bruno Beatrice.
Allenò per diletto i ragazzi della Borghesiana, la squadra del suo quartiere.
La morte Morì dopo una lunga malattia la mattina del 7 maggio 2013, a Roma, a 68 anni. Lasciò la moglie Rita e i tre figli Riccardo, Sara e Michele. I funerali si svolsero il giorno seguente nella chiesa di San Luca Evangelista.
Procedimenti giudiziari Acquisizione del marchio della Fiorentina Nel 2003 Ferruccio Mazzola fu accanto all'imprenditore calabrese Valentino Rizzuto, il quale affermava di essere proprietario del marchio storico dell'Associazione Calcio Fiorentina, fallita l'anno precedente, e di essere intenzionato a fondare una nuova squadra chiamata "Fiorentina Football Club", con Mazzola presidente. In realtà l'operazione, a detta dello stesso Rizzuto, aveva solo lo scopo di ottenere soldi da Diego Della Valle, patron della Florentia Viola, per lo sfruttamento del marchio. Il tribunale di Roma però fermò le ambizioni di Rizzuto e Mazzola, dichiarando nulla la loro registrazione del marchio.
Accuse di doping al calcio italiano Nel 2004 Ferruccio Mazzola tra gli altri rivolse a Helenio Herrera, suo allenatore per poche partite ai tempi dell', deceduto nel 1997, l'accusa di sottoporre titolari e riserve a doping, facendo ricorso a pasticche, probabilmente amfetamine, sciolte nel caffè. Nel 2005 la società nerazzurra querelò per diffamazione Mazzola, chiedendo 3 milioni di euro per danni morali e patrimoniali da devolvere in beneficenza, ma il giudice respinse la richiesta della società.
I giocatori della Grande Inter interpellati sulla questione negarono quasi tutti le accuse: l'unico a convalidarle in toto fu Franco Zaglio, il quale era rimasto implicato in uno scandalo doping nella stagione 1961-62 e definì le pratiche dopanti come fatto comune nel calcio italiano dell'epoca. Sandro Mazzola confermò l'uso di pastiglie da parte di Herrera, ma smentì che contenessero sostanze dopanti: nonostante inizialmente avesse avuto il sospetto che l'allenatore desse simpamina ad alcuni calciatori nerazzurri, il fratello di Ferruccio sostenne che in realtà il vero doping del "Mago" fosse «psicologico», precisando che analisi di laboratorio fatte eseguire privatamente avevano dimostrato l'assenza di anomalie nel caffè; Sandro Mazzola affermò, inoltre, che la denuncia di Ferruccio era motivata da un desiderio di «rivalsa» nei confronti dell'Inter, aggiungendo che su questo argomento non diceva mai la verità. Luis Suárez respinse con fermezza le accuse, affermando di non aver mai accusato disturbi, di aver sempre superato i controlli antidoping, che la denuncia era arrivata in un momento in cui Ferruccio Mazzola aveva bisogno di soldi e che quest'ultimo non aveva mai partecipato alle partite ufficiali con l'Inter, quindi non poteva sapere cosa accadeva nello spogliatoio. Anche Luna Herrera, figlia di Helenio, difese la memoria paterna, argomentando che il "Mago", convinto salutista, forniva come stimolante ai suoi calciatori delle semplici cialde a base di acido acetilsalicilico associate a caffeina.
La testimonianza di Ferruccio Mazzola attribuiva a farmaci dopanti anche i decessi di numerosi giocatori della degli anni sessanta e settanta, così come a pratiche illecite sarebbero stati sottoposti nello stesso periodo lui e altri giocatori della . A tal proposito, la procura di Firenze aprì nel 2005 un'indagine sulla morte del calciatore viola Bruno Beatrice, ipotizzando che questa potesse essere stata determinata dal doping. Il 2 gennaio 2009 la procura, tuttavia, chiese l'archiviazione del caso per prescrizione.
Palmarès
Calciatore Competizioni nazionali
Venezia: 1965-1966 Lazio: 1968-1969
Lazio: 1973-1974
Competizioni internazionali Coppa delle Alpi: 1 Lazio: 1971
Altre competizioni
Lazio: 1973-1974
Allenatore
Siena: 1984-85 Venezia: 1987-88
Note
Bibliografia Ferruccio Mazzola e Fabrizio Calzia, Il terzo incomodo - Le pesanti verità di Ferruccio Mazzola, Bradipolibri, ottobre 2004 ISBN 88-88329-27-7
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