Il Villaggio del Sole è un quartiere di Vicenza, esempio di architettura del '900.Giuseppe Barbieri, prefazione al libro inno di arte e parola a cura di E. e R. Brusutti, 2002, fuori commercio, a p. 13 Tra gli insediamenti a Vicenza che datano dal secondo Dopoguerra, quello del Villaggio del Sole è tra i pochissimi, forse addirittura l'unico, che abbia voluto e saputo proporre una qualche "forma urbis" …Cfr. Villaggio del Sole, un quartiere d'autore, a cura di Villaggio insieme, Vicenza 2010, a p. 47 il contributo di Chiara Mazzoleni Il progetto del complesso aveva ottenuto il premio In-Arch per l'articolazione dello spazio aperto e dei volumi edilizi, la tipologia degli alloggi e la singolarità della composizione … Essi [i progettisti] avevano dimostrato di possedere quelle capacità professionali - ossia una «speciale preparazione tecnico-architettonica» e una profonda conoscenza delle esperienze italiane e straniere – che si auspicava dovesse essere la principale prerogativa dei progettisti dell'edilizia economica … e a pp.118-9 il contributo di Umberto Saccardo: … rendere attivo il rapporto artificio-natura … il progetto [del quartiere] evidenzia la ricerca delle relazioni con il sole a sud e il colle e la campagna a nord. Nella sua forma arrotondata, ripete l'impronta quasi circolare delle mura che rinchiudono il centro storico della città e che all'interno, a loro volta, contengono le mura più antiche, a forma perfettamente circolareI resti sono rintracciabili visitando (vedi anche una mappa attuale della Città): Porta Castello, contrà Mure Pallamaio, ponte Furo, contrà Mure san Michele, Levà degli Angeli, via Canove Nove, via Canove Vecchie, Pedemuro San Biagio, Motton San Lorenzo, Porta Castello. Cfr. anche Biblioteca Civica Bertoliana (a cura di) Vicenza città bellissima – iconografia vicentina a stampa dal XV al XIX secolo, pianta n° 61 (di M. Monticolo, incisione del 1611). di Vicenza. Anche il Villaggio del Sole contiene al suo interno un prezioso manufatto circolare:Giuseppe Barbieri tratta dell'importanza e dei limiti del richiamo alla fabbrica rotonda del tempietto di Maser di A. Palladio, libro citato, p.11 e 12. la chiesa, capolavoro di Ortolani, Musmeci, Cattaneoinno di arte e parola citato. Come Vicenza è stata chiamata Città d'autore dal poeta Diego ValeriDiego Valeri, Invito al Veneto Massimiliano Boni Editore, Bologna 1977, pp. 71-78 Vicenza, città d'autore. per la presenza del Palladio, così il Villaggio del Sole è stato chiamato Un quartiere d'autoreAssociazione Villaggio insieme (a cura di ), Villaggio del Sole, un quartiere d'autore. La Serenissima Editrice. per la capacità di concertazione del capo progettista architetto Sergio Ortolani.
Il Villaggio del Sole sorge a km 1,3 fuori Porta Santa Croce, il varco delle mura cittadine da cui esce l'antica strada per Rovereto (TN), la SS. 46, e entra il fiume più importante della città, il Bacchiglione. A nord-ovest, dove il fiume e la strada incontrano Monte Crocetta, lì sorge il quartiere.
È un quartiere di edilizia pubblica, costruito dall'INA Casa nel 1960 comprendente 13 edifici abitativi, nove a 5 piani, tre a 4 piani e uno a 3 piani per 526 alloggi. Al centro, disegnato a ellisse dalla via C. Colombo, si trovano edifici bassi, d'uso collettivo: la chiesa, il centro sociale, la scuola primaria e l'edificio delle opere parrocchiali.
Il nome
Il nome indicato dai progettisti in tutti i loro disegni e plastici "Città del Sole, villaggio satellite di Vicenza" non può non richiamare l'agile libretto La città del sole in cui Campanella descrisse la sua repubblica felice.L. Firpo a pag. XXX dell'introduzione a La città del Sole di Campanella, Laterza, 2006. La ricerca di un'armonia nuova tra uomo e natura, tra società e mondo anima l'opera di Tommaso Campanella e sembra evidenziare l'orizzonte a cui tende l'atteggiamento culturale dei progettisti.Villaggio insieme (a cura di) Villaggio del Sole, un quartiere d'autore, Vicenza 2010, intervento di Umberto Saccardo, Città del Sole, villaggio satellite di Vicenza, schizzi postumi, p. 118. La scelta di impostare una certa tipologia di edifici, a pettine a nord e in linea curva sul fronte opposto, è strategica e fondamentale per strutturare la relazione tra natura e costruzioni.Cfr. ibidem p. 119. Altri fanno discendere il nome del quartiere dalla Villa del Sole, che da Monte Crocetta domina il quartiere. Trattasi di Villa Rota Barbieri (del '300), già adibita a solarium nella prima metà del '900.
Origine del quartiere Il Villaggio del Sole ha avuto origine da una volontà politica precisa che si è materializzato sotto le mani esperte di un gruppo di professionisti affermati.Cfr. ibidem, a cura della Redazione i progettisti, p. 129. L'intenzione iniziale, dare un'abitazione e un quartiere moderno ai lavoratori, è ancor oggi visibile perché incorporata nella forma del quartiere, intatto dalle origini. Nella tavola centrale del PRG Marconi (1959), l'ambito del Villaggio del Sole è rappresentato da una campitura uniforme (zona soggetta a Piano particolareggiato); per la maggior parte dei quartieri in formazione, invece, Marconi non rinunciava a applicare le regole sintetizzate nella legenda a “fisarmonica”: densità, distacchi, altezze, rapporti. Si sono così formati due ambienti urbani molto diversi: da un lato il “Villaggio” come attuazione pubblica di un'idea di città “moderna” (la città nel parco) e salubre (secondo la migliore tradizione dei regolamenti d'igiene), luogo nel quale gli abitanti diventeranno comunità; dall'altro i quartieri “privati” nei quali gli isolati delineati dalla trama viaria del PRG, sono stati gradualmente saturati dalla libera iniziativa edilizia privata, lotto dopo lotto, recinzione dopo recinzione, generando quella periferia senza soluzione di continuità che costituisce il carattere identificativo di gran parte delle città italiane.Cfr. ibidem, F. Lucato, un frammento nella nebulosa insediativa, p. 55. Vedere l'ortofoto del Villaggio del Sole fa capire quanto lungimirante sia stata la progettazione di questo quartiere negli anni Sessanta; solo confrontando l'edificazione di quartieri limitrofi edificati successivamente si ha la chiara percezione come il Villaggio sia stato pensato in stretto dialogo con la collina di Monte Crocetta con aree verdi che penetrano fino al centro del quartiere costituendo, oggi, veri e propri corridoi ecologici in “continuum” con il verde naturale collinare.Cfr. ibidem, A. Peruffo, Considerazioni sul verde, p. 101.
Progettisti Di seguito l'elenco dei progettisti:Cfr. ibidem, a cura della Redazione i progettisti, p. 133. Antonio Cattaneo (Vicenza 1901-1977), laurea in ingegneria civile a Padova 1924 Sergio Ortolani (Roma 1913-1984), laurea in architettura a Roma 1936 Tullio Panciera (Vicenza 1920-2000), laurea in architettura a Milano 1947 Renzo Todesco (Bassano 1920-1994), laurea in ingegneria idraulica a Padova 1946 Paolo Grazioli (Verona 1924-2011), laurea in ingegneria civile e idraulica a Padova 1948 Sergio Musmeci (Roma 1926-1981), laurea in ingegneria civile a Roma 1948 Gino Ferrari (Bassano 1927-1998), laurea in architettura a Venezia 1953
Relazioni con l'ambiente, l'edificato e la comunità degli abitanti Nell'opinione di diversi studiosi l'ambiente e la forma fisica del costruito sono stati fattori di promozione della coesione sociale tra gli abitanti/assegnatari e questi hanno risposto con la custodia dell'edificato, l'apertura al verde, alla ‘natura’. Forma fisica e forma della comunità sono state e sono oggi in positiva relazione/influenza.Cfr. ibidem: (1) Steve Bisson, p.17 Ciò che sorprende del Villaggio sono gli alberi, i fiori e le piante, l'ombra e il silenzio. La natura sembra più vicina. (2) Maria Bottero, p. 43 Il progetto riconduce l'urbanistica al paesaggio (3) Chiara Mazzoleni, p. 46 Un'atmosfera di villaggio si sarebbe creata e sviluppata nel quartiere nel corso del tempo, anche grazie alla configurazione morfologica ad esso conferita … (4) Fernando Lucato, p.55 … il Villaggio è nato come attuazione pubblica di un'idea di città “moderna” (la città nel parco) e salubre, luogo nel quale gli abitanti diventeranno comunità. (5) A. Peruffo, pag. 101, Considerazioni sul verde – Vedi nota 12. (6) M. Fantin, pag. 110 il disegno architettonico e di impianto che sta alla base del progetto del quartiere rappresenta un caso particolarmente esplicito di progettazione di un'idea di comunità. (7) U. Saccardo, p. 119 La descrizione del progetto attraverso gli schizzi evidenzia la ricerca delle relazioni con il sole a sud e il colle e la campagna a nord.
Riconoscimenti Nel 1963 al progetto venne assegnato il Premio di Architettura per il Veneto, assegnato dall'Istituto Nazionale di Architettura.
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La chiesa a tenda La chiesa di san Carlo al Villaggio del Sole è stata inaugurata il 7 ottobre 1962, due anni dopo il quartiere. Il progetto è di Sergio Ortolani (capo progettista anche del Villaggio del Sole), di Sergio Musmeci e di Antonio Cattaneo ed è stato approvato con lode dalla Pontificia Commissione Centrale per l'Arte Sacra in Italia.
Significato, forma e struttura dell'edificio «La chiesa mostra il suo significato (comunità, collaborazione, coesione …) attraverso la forma (pianta centrale, mancanza di facciata tradizionale, centralità dell'altare, forma avvolgente , tetto a “tenda” …) declinata dalla struttura (“spira mirabilis”, minimo strutturale , coesione di elementi “discreti”/distinti)»Elisabetta Brusutti, La forma si racconta: la chiesa di San Carlo in Villaggio insieme (a cura di) Villaggio del Sole, un quartiere d'autore, p. 61.
San Carlo è una chiesa quasi circolare, adatta a esprimere il significato di casa del popolo celebrante, della comunità, dell'assemblea, cioè una domus ecclesiae, piuttosto che una domus Dei di forma allungata, a croce latina, di tipo basilicale.
La chiesa è caratterizzata dal tetto a tenda, sostenuto da una ‘ragnatela’ di nervature a spirale logaritmica, a tre dimensioni. Il reticolo è formato da 3 fasci di 6, 18 e di 24 spirali ‘a vista’ che danno luogo a 141 nodi e ad un alto numero di triangoli equiangolari, via via più piccoli e leggeri salendo di quota. Il progetto architettonico è dell'ing. Sergio Musmeci, i calcoli strutturali sono dell'ing. Luciano Maggi di Vicenza (1927 - 2001). Sulla “Spira Mirabilis” si basano anche la pianta dell'edificio, i muri perimetrali, la distanza dei pilastrini, la distanza delle fughe delle pietre di rivestimento interno dei muri.
Essenzialità La cultura minimalista in cui è nata l'opera "rifiuta" lo spettacolare e domanda un'attenzione alle molte concordanze e ripetizioniTRE e Sei. Tre sono i livelli del pavimento, i muri perimetrali curvilinei, gli ingressi, i fasci di spirali del tetto, i contenitori di acqua benedetta, i confessionali. Le spirali disegnano il soffitto di triangoli equiangolari. Le famiglie di spirali del tetto sono sei o un multiplo, sei le facce dei pilastrini sopra i muri perimetrali, sei le lampade/braciere sopra l'altare e di forma esagonale, esagonale è il fonte battesimale e le acquasantiere. tenute sommesse, sotto tono, a disposizione di chi guarda con cura; domanda interesse alla essenzialità elegante del progettoSi può dire con Paul Valery: Ami n'entre pas sans désir (dettato per il frontone del Palais de Chaillot, Parigi, 1937).
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Note
Bibliografia Bonelli R. (a cura di), Complesso residenziale a Vicenza (Città del Sole), in L'architettura, cronache e storia, a. IV, n. 35, 1958. Magagnato L.-Vercelloni V., Inchieste edilizie sulle città italiane, Vicenza, in Casabella, n. 226, 1959. Ortolani S.-Cattaneo A.-Musmeci S., Chiesa parrocchiale di S. Carlo* in Vicenza, in Rivista Internazionale di Arte Sacra, fede e arte, a. XI, luglio-settembre 1963, pp. 350–353 (*sta scritto erroneamente “S. Benedetto”).