Il putridarium (plurale: putridaria), anche detto colatoio, era un ambiente funerario "provvisorio", in genere sotterraneo (tipicamente una cripta nei sotterranei di una chiesa), nel quale avveniva un particolare processo di mummificazione legato a pratiche religiose.
Storia e descrizione Il putridarium era una stanza rettangolare, generalmente di dimensioni ridotte, lungo le cui pareti erano scavate una decina di nicchie provviste di particolari sedili in muratura (cantarelle) con un ampio foro centrale. Dopo esser stati sottoposti a un intervento di lavaggio, i corpi dei defunti venivano posti a sedere nelle cantarelle, mentre sotto il foro veniva posto un bacile; sul cadavere venivano infine praticate le schiattature (venivano cioè bucati mani, piedi e collo per mezzo di un punteruoloDa cui il modo di dire napoletano schiattare in corpo, con riferimento palese o metaforico alla morte.) per favorire la fuoriuscita dei liquidi corporei durante la decomposizione, i quali scolavano attraverso il foro e finivano nei recipienti sottostanti. Il putridarium veniva sigillato con una o più porte di massiccio metallo, per evitare che i miasmi si diffondessero.
Anticamente la permanenza del corpo nel putridarium durava fino alla completa decomposizione dei tessuti molli, circa dieci-quindici anni, al termine dei quali le ossa venivano raccolte, lavate e trasferite nella sepoltura definitiva; poco fuori dal putridarium potevano essere presenti delle mensole su cui venivano esposti i crani dei defunti sottoposti a tale pratica. A partire dal XVII secolo si diffuse invece la pratica di esporre i corpi mummificati in cripte o catacombe: venivano pertanto tirati fuori dal colatoio dopo soli due anni, per poi essere sottoposti a interventi mirati a conservare i tessuti rimasti, lavati, rivestiti e infine portati nel luogo di sepoltura finale. Il massimo esempio di questa pratica si trova nelle catacombe dei Cappuccini di Palermo, ma è riscontrabile in molti altri luoghi.
Meno costosa dell'imbalsamazione (preferita dalle classi sociali più abbienti), la pratica della scolatura era quasi esclusivamente riservata a frati, monache e sacerdoti, oppure ai membri di una Confraternita; essa rispondeva infatti a precise idee religiose: il continuo modificarsi dell'aspetto esteriore del cadavere rappresentava visivamente i vari stadi della purificazione affrontati dall'anima del defunto nell'aldilà, fino alla completa redenzione; pertanto la cura del putridarium e dei corpi in esso ospitati era vista come un'opera pia. Il putridarium del convento delle clarisse presso il Castello Aragonese di Ischia non era sigillato, e le monache potevano liberamente accedervi per pregare in suffragio delle consorelle defunte o meditare sulla morte. Non mancano comunque esempi di laici sottoposti allo stesso trattamento.
Ricollegabile per certi aspetti all'antica credenza della "doppia morte/doppia sepoltura" diffusa nel Sud AmericaSull'argomento si possono vedere Fornaciari, Giuffra e Pezzini, op. cit., che citano il gesuita settecentesco Joseph-François Lafitau, Moeurs des sauvages amériquains comparées aux moeurs des premiers temps, Parigi, Saugrain - Hochereau, 1724, vol. 2º, p. 444 («Per la maggior parte dei popoli selvaggi i corpi morti non sono altro che un deposito messo temporaneamente dentro un sepolcro. Dopo un certo lasso di tempo vengono celebrati nuovi funerali attraverso i quali, con nuovi riti funebri, si estingue il debito dovuto ai defunti»), e la rappresentazione collettiva della morte del sociologo Robert Hertz ("Contribution a une étude sur la représentation collective de la mort", in L'Année sociologique, 1907, pp. 48-137)., la pratica è documentabile nell'Europa occidentale a partire dal tardo Medioevo; in Italia si diffuse principalmente nel Meridione (sostanzialmente nel territorio del Regno delle Due Sicilie), dove questi luoghi sono noti anche con il termine generico di "camere di mummificazione" o, più nello specifico, come "colatoi a seduta" (per distinguerli dai colatoi orizzontali) e, soprattutto nel napoletano, "cantarelle". Ne esistono tuttavia esempi anche in altre regioni.Cfr. sull'argomento le riflessioni di Davide Gorni, "Torna alla luce un convento del '500", sul Corriere della Sera dell'8 dicembre 2000, p. 54.
La pratica cominciò ad essere osteggiata dalle autorità cattoliche ufficiali dopo il Concilio di Trento (1563)Cfr. la già citata "Contribution..." di Robert Hertz, che individua nel purgatorio cattolico la successiva elaborazione (e mediazione) storica del concetto popolare di "doppia sepoltura".; tuttavia era ancora molto diffusa nel Settecento e Ottocento. Scomparve definitivamente all'inizio del XX secolo, in seguito a una più rigorosa applicazione delle norme igieniche e sanitarie.
Putridaria in Italia Agrigento : chiesa di Santa Maria dei Greci Altavilla Silentina.Cripta Chiesa di San Biagio. Ariano Irpino: cripta del Museo diocesano Azzio (VA): cripta della Chiesa di Sant'Antonio e Sant'Eusebio Cairate: chiesa "vecchia" del monastero di Santa Maria Assunta Caltanissetta: chiesa di San Sebastiano Castellammare del Golfo: Chiesa delle Anime Sante del Purgatorio Cerreto Sannita: Cripta sepoltura di San Rocco Chiaramonte Gulfi (RG): Cripta della Confraternita Maria SS. della Misericordia nella Chiesa Commendale del S.M.O.M dedicata a San Giovanni Battista Eboli: cripta di Santa Maria del Carmine Fiumedinisi: chiesa matrice Giarre:Cfr. Giovanna Buda, "Giarre una piazza restituita", I lavori di restauro del Camposanto Vecchio, Regione siciliana - Assessorato dei Beni Culturali, Ambientali e della Pubblica Istruzione - Dipartimento dei Beni Culturali, Ambientali ed Educazione Permanente - Palermo 2007 cripte del camposanto vecchio (alle spalle del Duomo) Guglionesi (CB): Collegiata di Santa Maria Maggiore Ischia: cimitero delle clarisse presso il castello aragonese Lamezia Terme: cripta chiesa di San Domenico Lecce: cripta duomo di Lecce Lentini (Sr): chiesa di S. Alfio e S. Maria la Cava Matera: chiesa di San Pietro Barisano Milano: chiesa di San Bernardino alle Ossa Monopoli: Chiesa di Santa Maria del Suffragio e delle Anime del Purgatorio Monteforte Irpino: chiesa di San Martino Napoli: catacombe di San Gaudioso, sotto la basilica di Santa Maria della Sanità Napoli: chiesa di Santa Maria Antesaecula Napoli. Chiesa di Santa Luciella Napoli. Chiesa della Trinità dei Pellegrini (https://museodeipellegrini.it/terrasanta/) Napoli: chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco Napoli: Basilica santuario di Santa Maria del Carmine Maggiore Napoli: chiesa di Sant'Anna dei Lombardi Oppido Lucano: chiesa matrice dei Santi Pietro e Paolo Palagonia: eremo di santa Febronia Palermo: catacombe dei Cappuccini Palermo: oratorio del Carminello Palmi: Chiesa del Santissimo Crocifisso Paludi (CS): Chiesa di San Clemente Piazza Armerina: chiesa della Madonna del Carmine Pizzo Calabro: Chiesa del Purgatorio e di Maria SS. Delle Grazie Riposto: chiesa della Madonna della Lettera Roma: cripta della basilica di Sant'Andrea delle Fratte San Marco d'Alunzio: ipogeo nella chiesa dell'Aracoeli Sant'Agata de' Goti: cripta della chiesa di Sant'Angelo de Munculanis Savoca: cripta della chiesa di Santa Maria in Cielo Assunta Solofra: cripta della collegiata di San Michele Arcangelo (Solofra) Taranto: ipogeo di Palazzo Spartera (ex convento dei Frati Olivetani) Tramonti: cripta del monastero dei Santi Giuseppe e Teresa a Pucara Soriano Calabro Cripta Convento San Domenico di Soriano Calabro Siracusa: cripta della chiesa di San Sebastianello (Artemision) Buscemi (SR): Chiesa di Sant'Antonio di Padova Trani: cripta della chiesa di San Rocco Trani: cripta della chiesa di Santa Maria di Dioniso Troina: cripta di Santa Lucia nella Chiesa del Santissimo Sacramento Tusa: sepolcro della Confraternita del Santissimo Sacramento nella chiesa madre Valenza Po: chiesa della Santissima Annunziata
Note
Bibliografia Antonio Fornaciari, Valentina Giuffra e Francesco Pezzini, Processi di tanatometamorfosi: pratiche di scolatura dei corpi e mummificazione nel Regno delle Due Sicilie, Borgo San Lorenzo, All'Insegna del Giglio, 2008 (consultabile anche sul sito Paleopatologia e su Academia.edu). Antonio Fornaciari, Divisione di Paleopatologia, Università di Pisa, I, Scheletrizzare o mummificare: pratiche e strutture per la sepoltura secondaria nell’Italia del Sud durante l’età moderna e contemporanea, Medicina nei secoli Arte e Scienza 25/1 (2013) 205-238, Journal of History of Medicine Roberta Fusco, Putridaria e pratiche di scolatura dei corpi. Antropologia della morte in epoca moderna. Università degli studi di Bergamo, Scholarly publishing initiatives, 2018 (consultabile su AISBERG) DOI:10.6092/TDUnibg_105305.
Voci correlate Castello Aragonese (Ischia) Cripta Reale del Monastero dell'Escorial#Il pudridero
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