La basilica di San Francesco (baṡéllica d San Franzàssc in bolognese) è una chiesa bolognese del XIII secolo dedicata a san Francesco d'Assisi di proprietà dell'Ordine dei frati minori conventuali. Nel novembre del 1935 papa Pio XI l'ha elevata alla dignità di basilica minore.

Storia

Tommaso da Spalato fu testimone della presenza di san Francesco a Bologna dove il 15 agosto 1222 (o, forse più esattamente, nel 1223 Giansante Massimo, Francesco oratore. Bologna 15 agosto 1223, in Francesco in piazza. Nell'ottavo centenario del sermone di Francesco d'Assisi a Bologna, Milano, Edizioni Biblioteca Francescana, 2023, pp. 115-131), nella piazza del comune, tenne una predica (in forma di "concione")Tommaso da Spalato, Historia Pontificum Salonitanorum et Spalatensium, in Monumenta Germaniae Historica: Scriptores, XXIX, a cura di L. von Heinemann, Hannover, 1892, p. 580 (ristampa anastatica Stuttgart, Anton Hiersemann, 1975). Fonti Francescane 2252 che - secondo alcuni - determinò un decisivo interesse della città verso il francescanesimo. I francescani però, tramite l'opera di Bernardo di Quintavalle, avevano ottenuto già dal 1213, da parte di Nicolò Pepoli, la modesta casa di Santa Maria delle Pugliole, la quale sarà il loro primo insediamento a Bologna. Qui i frati rimasero fino al 1236, anno in cui, per interessamento di papa Gregorio IX e per la concessione delle autorità civili, ebbero la possibilità di avviare la costruzione del grande complesso che, fin dalle sue fondazioni, ebbe carattere di monumentalità.

Non si conosce il nome dell'architetto che realizzò il progetto iniziale, ma dalle cronache di Bartolomeo delle Pugliole si apprende che nel 1254 crollarono due arcate e che nell'incidente venne coinvolto frate Andrea "maestro della ghiexia", il quale ebbe le gambe spezzate. Questo fa presuppore che frate Andrea fu l'ideatore del progetto originale. La presenza a Bologna di Marco da Brescia, frate francescano, potrebbe far pensare che sia anche l'ideatore del progetto, ma non è suffragato da prove documentali. È probabile invece che tutto il complesso sia stato realizzato in maniera collettiva dalla comunità francescana intera, senza che ci sia stata una preminente individualità che ha ideato e condotto i lavori. Nel 1263 l'edificio era completo nelle sue parti essenziali.

Tra il 1397 e il 1402 fu innalzato un nuovo grande campanile su progetto di Antonio di Vincenzo, che realizzò anche la prima cappella privata, quella della famiglia Muzzarelli. Lungo il perimetro furono successivamente costruite altre cappelle gentilizie, tutte eliminate nei restauri di fine Ottocento, esclusa la quattrocentesca cappella di san Bernardino.

Dopo l'arrivo dei francesi (1796) la chiesa fu sconsacrata, ridotta a dogana, subì la dispersione del suo patrimonio artistico e conobbe un forte degrado strutturale. Tra il 1886 e il 1906 Alfonso Rubbiani ne curò un restauro che restituì alla chiesa l'aspetto originario ma con alcune pesanti ricostruzioni.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale hanno arrecato al complesso ulteriori danni e crolli (facciata, volte e chiostro), poi ripristinati dai restauri della Soprintendenza.

Descrizione Esterno Benché di forme e aspetto ancora prettamente romanici, San Francesco di Bologna è tra le costruzioni italiane quella nella quale sono riflesse con maggiore fedeltà le caratteristiche del gotico francese, chiaramente riconoscibili soprattutto negli archi rampanti absidali esterni.

Di notevole interesse nei pressi dell'abside i tre monumenti funebri (Arche) dei glossatori Accursio e del figlio Francesco d'Accursio, del giurista Odofredo e di Rolandino de' Romanzi.

La facciata a capanna è di impronta ancora romanica, tripartita da lesene e decorata da scodelle di ceramica lungo gli spioventi. Il portale si apre entro un protiro marmoreo affiancato da bassorilievi che forse risalgono all'VIII secolo.

Atrio romanico Alla base del campanile si trova la grande Tomba di Pietro Canetoli (1382), in stile gotico; vicino, l'affresco con Madonna col Bambino e santi di Pietro di Giovanni Lianori (1405 circa).

Incassato fra la chiesa e gli edifici che la fiancheggiano dal lato sud è un piccolo atrio in stile romanico, ma anch'esso fortemente restaurato, con archi a tutto sesto, e sulle pareti frammenti di sculture e elementi decorativi; da qui si accede al chiostro del convento e alla chiesa per un ingresso laterale.

Interno L'interno è a tre navate scandite da pilastri ottagonali con altissime (rispetto all'altezza della basilica) volte esapartite (cioè divise in sei vele, come a Notre Dame di Parigi). Nel coro si sviluppa un deambulatorio absidale con corona di nove cappelle a raggiera.

Sulla controfacciata si trova il Monumento di Ludovico Boccadiferro (1545); sulle pareti della chiesa si trovano il Monumento di Pietro Fieschi di Francesco di Simone Ferrucci (1492), lArca del vescovo Galeazzo Bottrigari (1519), il Monumento di Alessandro Zambeccari opera di Lazzaro Casario (1571), il Sepolcro di Giuseppe Arnolfini (1543); il Sepolcro di papa Alessandro V, opera di Nicolò Lamberti (1424) e Sperandio Mantovano, la Pietra tombale di Ercole Bottrigari (1612). All'altare maggiore è la grandiosa ancona marmorea di San Francesco che fu commissionata ai fratelli Pierpaolo e Jacobello dalle Masegne, ma realizzata dal solo Pierpaolo (1388-1392).

Alle pareti del presbiterio sono ricollocati frammenti di affreschi con Storie della vita di san Francesco, realizzati da Giovanni da Rimini nel refettorio del convento, staccati e restaurati.

Cappelle radiali Le nove cappelle radiali che si affacciano sul deambulatorio che compongono il peribolo absidale, furono lo spazio in cui trovò espressione l’opera della gilda di artisti che alla fine dell’Ottocento si riunì attorno all’ecclettica figura di Alfonso Rubbiani proprio a partire dal restauro della basilica di San Francesco per poi seguirlo in altre imprese volte a recuperare il volto medievale e rinascimentale della città.

I Cappella La decorazione murale è opera di Achille Casanova del 1933: in due ricche architetture sono raffigurati i santi Petronio e Luca, figura quest’ultima poi ridipinta da Renato Pasqui. Sull’altare, eseguito nel 1932, è una piccola tavola ad olio di ignoto del secolo XVI riproducente, con qualche variante, l’effige della Madonna detta “di San Luca”, patrona della Città e dell’Arcidiocesi di Bologna. Lateralmente, su commissione di Laura Rainieri Biscia, vedova Coltelli (gli stemmi delle due famiglie sono rispettivamente riprodotti a destra e a sinistra della sovrastante vetrata) sono collocate due tavole con la figura dei santi Bonaventura e Francesco di Paola, opera di Antonio Maria Nardi del 1942.

II Cappella Restaurata negli anni 1895-96, la cappella è illuminata da una bifora la cui vetrata reca lo stemma francescano. Di Achille Casanova la decorazione murale del 1906 in cui il caratteristico cordiglio francescano si allaccia in comparti dentro i quali è rappresentata l’allegoria del triplice reame francescano – Caritas, Obedientia, Paupertas – che si alterna al primo verso della canzone, spesso attribuita a san Francesco, «In foco amor mi mise». Sull’altare, disegnato da Edoardo Collamarini, è un’ancona in maiolica, in stile robbiano, opera dei fratelli bolognesi Arturo e Gennaro Minghetti del 1895, rappresentante la stimmatizzazione di san Francesco.

III Cappella Restaurata nel 1845 fu decorata nel 1898 da Achille Casanova. Essa simula l’allestimento di una festa notturna alla Madonna, invocata con vari appellativi, come Mater Dei, Mater amabilis, Mater inviolata. Dalla metà del secolo XX il vano è occupato dall’organo costruito da Balbiani e in seguito ampliato da Francesco Michelotto di Albignàsego (PD). Fu progettato e inaugurato dall'organista Ireneo Fuser.

IV Cappella Restaurata negli anni 1887-1895 presenta una decorazione murale a semplici motivi opera di Pompeo Fortini del 1895. Sull’altare è una tela di Carlo Secchi del 1942 rappresentante san Giuseppe da Copertino in estasi.

V Cappella votiva per la pace La cappella centrale fu ricostruita (dopo l’abbattimento di quella “vastissima” che nel 1713 soppiantò l’originale duecentesca) con le offerte di 80.000 sottoscrittori di tutto il mondo, “in voto a Dio e per la pace dei popoli e la concordia sociale”. La prima pietra fu posta il 13 febbraio 1891 dal Cardinale Francesco Battaglini, arcivescovo di Bologna (il cui cenotafio, a modo cosmatesco del secolo XIV, è posto sulla parete sinistra). L’inaugurazione ebbe luogo il 18 maggio 1899, nel giorno in cui all’Aja si apriva la prima conferenza di pace. È illuminata da tre bifore, a rulli dipinti, recanti: quella di mezzo due medaglioni con l’arcangelo Gabriele e la Vergine Annunciata; quella di sinistra il testo della laude francescana alla povertà; quella di destra il Cantico delle creature. Negli occhi soprastanti si vedono (da sinistra a destra): la testa di Madonna povertà (contornata dal verso «Dolce amor di povertade quanto ti dobbiamo amare»; la colomba dello Spirito Santo; il viso fiammeggiante di Frate sole (contornato dal primo verso del Cantico di san Francesco «Laudato sii mio Signor per misser frate Sole che di te porta significatione»). Tutta la complessa e ricca decorazione murale, eseguita dal Casanova, è allusiva all’aspirazione umana verso la pace. Nella volta è ricordata l’armonia degli astri con alcuni motti di Boezio che promettono agli uomini la felicità se l’amore che regola i cieli regolasse i cuori. Le nerbature, dipinte a gran copia di frutta, alludono al biblico augurio «Pax et abundantia». Nelle lunette, a sinistra l’Arca col primo patto di pace e di alleanza di Dio con l’uomo, a destra il trionfo della «pax Christiana» su tutta la terra profetizzata da Gesù col «fiet unus pastor et unum ovile». Compongono il fregio i Libri santi, aperti nelle pagine dove sono i più solenni inviti alla pace. Forma lo zoccolo una siete di rosai, a cui si intrecciano i nomi dei popoli; su di essi stendesi il comando nuovo di Gesù: «Diligite vos invicem». Dalla volta pende una grande lampada in ferro battuto nella quale una iscrizione trasparente chiede a Dio fiori in primavera, messi in estate, frutta in autunno, clemenza d’inverni per la pace e per la letizia dell’umanità. Sull’altare pende una croce di ignoto del secolo XIV con le mezze figure della Vergine e di san Giovanni e con quella del simbolico pellicano nei compassi terminali. Ai piedi dell’altare è la lastra sepolcrale di Alfonso Rubbiani, benemerito restauratore del tempio.

VI Cappella La decorazione murale, composta con semplici motivi giotteschi, si deve ad Achille Casanova. Di Augusto Sezanne sono invece il disegno e le pitture dell’altare (1892) sul quale è attualmente posta la tela col Sacro Cuore di Aurelio Mariani (sec. XIX). Alla parete sinistra è il monumento sepolcrale di Vianesio Albergati seniore eseguito da Francesco di Simone Ferrucci nel sec. XV. Nell’edicola è il sarcofago e superiormente il letto funebre su cui giace il defunto che tiene tra le mani un libro poggiato sul petto. Sulla parete di fondo è un affresco attribuito al Bagnacavallo, rappresentante l’eterno benedicente, in una gloria di angeli. Sul lato opposto il monumento sepolcrale di Vianesio Albergati juniore, morto nel 1533, eseguito da Lazzaro Casario (1580). Nell’edicola è il sarcofago e superiormente il letto funebre su cui giace il defunto in veste di protonotario apostolico.

VII Cappella Restaurata nel 1899 è illuminata da una monofora. La decorazione murale, di Achille Casanova, ricorda la festa fatta da Bologna al beato Guido Spada, reduce da Roma (1340), dove aveva persuaso Benedetto XII a togliere l’interdetto lanciato per la cacciata dalla città del Cardinale legato Bertrando del Poggetto. Nel fregio soprastante lo zoccolo, è riportata una laude composta nel 1340 in onore del Beato.