Lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare (SCFM) è l'unica officina farmaceutica di Stato della Repubblica Italiana. Ha sede a Firenze, nel quartiere di Rifredi, e dipende direttamente dall'Agenzia Industrie Difesa (AID), ente di diritto pubblico vigilato dal Ministero della Difesa. Opera secondo standard di GMP e GACP, occupandosi della produzione di farmaci orfani, antidoti e prodotti per la difesa NBCR, cannabis a uso medico, integratori, cosmetici e alimentari, oltre che del procurement di soluzioni sanitarie modulari per le Forze armate e per la Protezione civile.

L'origine istituzionale risale al Regio Viglietto del 22 dicembre 1832 emanato da Carlo Alberto di Savoia nel Regno di Sardegna; l'attività operativa iniziò però nel 1853 con un laboratorio chimico-farmaceutico annesso al Deposito di farmacia militare di Torino. Trasferito a Firenze nel 1931, dal 1976 porta la denominazione attuale.

Lo Stabilimento è iscritto fra i Luoghi del cuore del Fondo Ambiente Italiano e nel 2025 è stato insignito del Pegaso d'Oro della Regione Toscana.

Storia

Le origini sabaude (1832-1853) Il 22 dicembre 1832 Carlo Alberto di Savoia emanò un Regio Viglietto che istituiva il Consiglio Superiore dell'Armata Sarda, fra i cui membri straordinari figurava un chimico-farmacista. Il provvedimento prevedeva la creazione di un laboratorio chimico-farmaceutico generale.

L'istituzione formale di un ente preposto alla preparazione dei farmaci avvenne tuttavia solo ventun anni dopo, sotto il regno di Vittorio Emanuele II di Savoia.

Il laboratorio di Torino (1853-1931) Con il regio decreto del 26 giugno 1853 sull'organizzazione del servizio chimico-farmaceutico militare, venne creato a Torino, in corso Siccardi, un Deposito di farmacia militare con annesso un Laboratorio Generale Chimico Farmaceutico, incaricato di preparare i medicinali necessari al servizio sanitario e veterinario dei corpi militari del Regno.

Nel 1884 il laboratorio cambiò la propria denominazione in Farmacia centrale militare.

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento il laboratorio assunse un ruolo di rilievo anche in ambito civile. Dal 23 dicembre 1900 il colonnello farmacista Carlo Martinotti avviò la produzione del cosiddetto «Chinino di Stato», utilizzato nel trattamento della malaria, che in quegli anni costituiva un'emergenza sanitaria di vasta portata in Italia. Per favorirne la somministrazione, in particolare ai bambini, vennero introdotte forme alternative al rimedio amaro tradizionale, fra cui pastiglie e cioccolatini al chinino.

Nel 1911 lo Stabilimento ricevette un riconoscimento all'Esposizione Internazionale d'Igiene Sociale di Parigi.

L'esperienza della prima guerra mondiale portò a una riorganizzazione: nel 1920 il laboratorio assunse la denominazione di Istituto Chimico Farmaceutico Militare.

Il trasferimento a Firenze (1931) Nell'ottobre del 1931 il Ministero della guerra dispose il trasferimento dell'Istituto da Torino a Firenze, in un'area di circa nel quartiere di Rifredi, lungo via Reginaldo Giuliani. La scelta di Firenze rispondeva all'esigenza di una collocazione geografica baricentrica rispetto al Regno d'Italia e all'attività di approvvigionamento e distribuzione su scala nazionale. Negli anni quaranta del XX secolo l'Istituto impiegava circa duemila persone, in prevalenza appartenenti al Corpo Sanitario dell'Esercito.

La Strage di Castello (5 agosto 1944)

Pochi giorni prima della Liberazione di Firenze, i sotterranei dell'Istituto vennero utilizzati come rifugio antiaereo dalla popolazione civile della zona di Castello per ripararsi dai bombardamenti.

La sera del 5 agosto 1944, in seguito a un episodio avvenuto in un'abitazione vicina, soldati tedeschi eseguirono una rappresaglia all'interno dei sotterranei dello Stabilimento. Vennero fucilate dodici persone: Aldo Bartoli, Giorgio Biondo, Ugo Bracciotti, Silvano Fiorini, Francesco Iacomelli, Francesco Granili, Michele Lepri, Mario Lippi, Giuseppe Mazzola, Vittorio Nardi (di soli sedici anni), Attilio Uvale e Tullio Tiezzi. Tre delle vittime erano partigiani: Silvano Fiorini, Mario Lippi e il giovane Vittorio Nardi.

Nello stesso periodo le truppe tedesche in ritirata distrussero anche la centrale termica dell'Istituto.

L'episodio è oggi commemorato all'interno dello Stabilimento da una lapide e da un monumento; ogni anno il 5 agosto si svolge una cerimonia con la partecipazione del Comune di Firenze, dello SCFM e dell'ANPI.

Dal dopoguerra alla denominazione attuale (1945-1976) Dopo la fine del conflitto e la riapertura delle attività produttive, lo Stabilimento riprese il proprio ruolo nel sistema sanitario militare nazionale e si distinse nelle attività di soccorso in occasione di calamità naturali e crisi sanitarie, tra cui l'alluvione di Firenze del 1966, il terremoto del Friuli del 1976, il terremoto dell'Irpinia del 1980 e il disastro di Černobyl' del 1986.

Tra il 1953 e il 1980 lo Stabilimento mantenne una sede distaccata a Mogadiscio, in Somalia, operativa nel periodo dell'Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia (1950-1960) e proseguita anche dopo l'indipendenza somala.

Nel 1976, in seguito alla ristrutturazione del settore tecnico-industriale del Ministero della Difesa, l'ente divenne interforze, alle dirette dipendenze della Direzione Generale di Sanità Militare di Roma, e assunse l'attuale denominazione di Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare.

L'ingresso nell'Agenzia Industrie Difesa (2001) Con il decreto del Ministro della Difesa del 24 aprile 2001 lo Stabilimento passò alle dirette dipendenze dell'Agenzia Industrie Difesa, ente di diritto pubblico costituito per la gestione delle unità produttive del comparto Difesa secondo logiche di sostenibilità economica.

Anni recenti (2014-presente) Dal 2014 lo Stabilimento è l'unico produttore italiano autorizzato dal Ministero della salute alla coltivazione di cannabis ad uso medico, a seguito di una disposizione congiunta dei Ministeri della Salute e della Difesa.

Durante la pandemia di COVID-19 lo Stabilimento ha realizzato soluzioni di disinfezione di mani e superfici, fornite all'ospedale militare da campo allestito a Piacenza.

Il 23 agosto 2024 il colonnello Arcangelo Moro, ufficiale dell'Arma di Cavalleria, è stato nominato direttore dello Stabilimento. Sotto la sua direzione sono stati realizzati il monumento ai caduti, il monumento commemorativo della Strage di Castello, la Galleria della Memoria del circolo unificato e altre opere di valorizzazione storica del compendio.

Nel 2026, in occasione della Giornata nazionale del Made in Italy, è stato avviato un progetto di apertura alla cittadinanza con l'inaugurazione di uno store ufficiale e la pianificazione di un museo dedicato alla storia farmaceutica dello Stabilimento.

Nell'aprile 2026 il Consiglio comunale di Firenze ha approvato l'avvio del procedimento per la rimozione della dicitura "Medaglia d'Oro" dalla denominazione ufficiale di via Reginaldo Giuliani, in considerazione del contesto storico in cui Reginaldo Giuliani aveva ricevuto l'onorificenza (guerra d'Etiopia del 1935-1936); contestualmente è stata avanzata la proposta di intitolare un tratto della via, antistante lo Stabilimento, alle vittime della Strage di Castello.

Direttori in ordine cronologico Cristoforo Grassi, Cavaliere e Dottore Farmacista (in carica dal 1853 al 1863)

Carlo De Rossi, Cavaliere e Dottore Farmacista (dal 1863 al 1875)

Luigi Dompé, Cavaliere e Dottore Farmacista (dal 1875 al 1880)

Gustavo Kermitte, Cavaliere e Dottore Farmacista (dal 1884 al 1887)

Giacomo Filippi, Cavaliere e Dottore Farmacista (dal 1887-1895)

Giuseppe Gatti, Cavaliere e Dottore Farmacista (dal 1895 al 1898)

Bernardo Antolino, Cavaliere e Dottore Farmacista (dal 1898 al 1912)

Giovanni Brero, Cavaliere e Dottore Farmacista (dal 1912 al 1913)

Antonio Abbati, Cavaliere e Dottore Farmacista (dal 1913 al 1914)

Alessandro Bompiani, Cavaliere e Dottore Farmacista (dal 1914 al 1915)

Carlo Martinotti, professore e Colonnello Chimico Farmacista (dal 1916 al 1920)

Alfredo Pagniello, professore e Colonnello Chimico Farmacista (dal 1923 al 1932)

Carlo Mozzana, dottore e Colonnello Chimico Farmacista (dal 1932 al 1942)

Carlo Goretta, dottore e Colonnello Chimico Farmacista (dal 1942 al 1945)

Silvio Cortassa, dottore e Colonnello Chimico Farmacista (dal 1945 al 1948)

Giulio Adilardi, dottore e Maggior Generale Chimico Farmacista (dal 1948 al 1953)

Raffaele De Benedictis, dottore e Maggior Generale Chimico Farmacista (dal 1953 al 1957)

Ettore Goffredi, dottore e Maggior Generale Chimico Farmacista (dal 1957 al 1961)

Giulio Audisio, professore e Maggior Generale Chimico Farmacista (dal 1961 al 1966)

Enzo Maggiorelli, professore e Maggior Generale Chimico Farmacista (dal 1966 al 1972)

Ruggiero Ruggieri, professore e Maggior Generale Chimico Farmacista (dal 1972 al 1977)

Antonio Alessandro, professore e Maggior Generale Chimico Farmacista (dal 1977 al 1984)

Vincenzo Pandolfo, dottore e Maggior Generale Chimico Farmacista (dal 1984 al 1987)

Giancarlo Brizzi, dottore e Tenente Colonnello Chimico Farmacista (nel 1987)

Gianfranco Polidori, dottore e Maggior Generale Chimico Farmacista (dal 1987 al 1997)

Giuseppe Muzzi, dottore e Colonnello Chimico Farmacista (dal 1997 al 1999)

Mario Ruggiero, dottore e Brigadier Generale Chimico Farmacista (dal 1999 al 2001)

Nicola Falanga, ingegnere e Brigadier Generale Chimico Farmacista (dal 2001 al 2004)

Giocondo Santoni, dottore e Maggior Generale Chimico Farmacista (dal 2004 al 2014

Antonio Medica, dottore e Colonnello Chimico Farmacista (dal 2015)

Sede e architettura La sede attuale, ottocentesca, sorge in via Reginaldo Giuliani 201 nel quartiere di Rifredi a Firenze, su un'area di circa . La via — strada interquartiere complementare nello stradario del Comune di Firenze — è intitolata a Reginaldo Giuliani (1887-1936), frate domenicano e cappellano militare medaglia d'oro al valor militare alla memoria, caduto in Etiopia durante la battaglia di Passo Uarieu. Il complesso comprende laboratori produttivi, depositi, uffici amministrativi, aree dedicate alla coltivazione di cannabis ad uso medico in ambiente controllato e spazi di interesse storico-museale.

L'edificio è inserito tra gli itinerari della Firenze scientifica curati dal Museo Galileo. A partire dal giugno 2025, in occasione del conferimento del Pegaso d'Oro della Regione Toscana, la facciata monumentale è illuminata permanentemente con il tricolore.

Organizzazione

Inquadramento istituzionale Lo Stabilimento è un'unità produttiva dell'Agenzia Industrie Difesa, che opera in regime di autonomia gestionale ed economica all'interno del comparto Difesa. Si tratta dell'unica officina farmaceutica di Stato della Repubblica Italiana, operante in complementarità rispetto al settore privato e secondo logiche di servizio pubblico non profit.

Direttore Direttore dal 23 agosto 2024 è il colonnello Arcangelo Moro, ufficiale dell'Arma di Cavalleria e già comandante del Comando militare esercito "Puglia".

Attività e produzione Le attività dello Stabilimento si articolano su quattro filoni principali: produzione farmaceutica e biotecnologica; nutraceutica, cosmetica e prodotti per la cura della persona; procurement di soluzioni sanitarie modulari per le Forze armate e la Protezione civile; assemblaggio di kit sanitari integrati. La produzione avviene secondo standard di GMP e GACP.

Farmaci orfani e carenti Lo Stabilimento produce molecole salvavita non disponibili sul mercato globale, in particolare:

Mexiletina 200 mg e 50 mg pediatrico, indicata nella terapia delle miotonie distrofiche e non distrofiche e di alcune aritmie cardiache; Tiopronina 250 mg, indicata per la cistinuria; D-penicillamina 150 mg, indicata per il trattamento della malattia di Wilson; Niaprazina polvere per soluzione orale, farmaco pediatrico per disturbi neurologici del sonno;