Kaizen (改善) è una parola giapponese composta da due caratteri kanji, kai (cambiamento, miglioramento) e zen (buono, migliore), e significa cambiare in meglio, miglioramento continuo. È stata coniata da Masaaki Imai nel 1986 per descrivere la filosofia di business che supportava i successi dell'industria nipponica negli anni ‘80 con particolare riferimento alla Toyota, tanto da rappresentare il sinonimo di toyotismo. Nel contesto in cui il termine è stato coniato, kaizen viene tradotto con "miglioramento continuo" perdendo di originalità rispetto al ciclo di Deming dal quale deriva ma con il quale non coincideSecondo lo stesso Deming, durante le lezioni in Giappone nei primi anni '50, furono i giapponesi ad usare plan, do, check, act per abbreviare il suo approccio metodologico (cfr. W. Edwards Deming, Out of the Crisis, MIT Press, 1986, p. 88)..
Il kaizen, come pratica economica, si riferisce all'efficienza dei fattori produttivi legati alla microeconomia aziendale, attraverso lo sviluppo di sistemi di gestione finalizzati al contenimento dei costi di produzione.
Il kaizen come approccio per i sistemi di gestione per la qualità si connette con concetti come: il lean manufacturing (produzione snella); il Total Quality Management (TQM - Gestione della qualità totale); il just in time (JIT - abbattimento delle scorte); il kanban (metodo per la reintegrazione costante delle materie prime e dei semilavorati); la riprogettazione dei processi aziendali; lo statistical process control (controllo statistico dei processi).
Il kaizen come strategia comportamentale si riferisce ad una pratica diretta al miglioramento costante dei processi manifatturieri, ingegneristici e di business management secondo una logica bottom-up che recentemente ha trovato applicazione nella sanità, psicoterapia, coachingToshiro Katori, Untimely thoughts, MIT Press, 1999., oltre ad altre industrie non manifatturiere quali istituti bancari ed industrie del terziario avanzato.
La vision della strategia kaizen è quella del rinnovamento a piccoli passi, da farsi giorno dopo giorno, con continuità, in radicale contrapposizione con concetti quali innovazione, rivoluzione e conflittualità di matrice squisitamente occidentale. La base del rinnovamento è quella di incoraggiare ogni persona ad apportare ogni giorno piccoli cambiamenti il cui effetto complessivo diventa un processo di selezione e miglioramento dell'intera organizzazione. Secondo alcuni studiosi questa concezione del management sarebbe stata determinata dalle influenze culturali giapponesi, con una sorta di sincretismo fra tradizione e tecnologia, attraverso vicendevoli influssi e rielaborazioni, in un contesto favorito da una visione pragmatica dell'industria. La cultura avrebbe agito quindi come catalizzatore che ha permesso un diverso sviluppo dei processi industriali.
Storia del kaizen La storia del kaizen è indissolubilmente legata a quella della qualità in Giappone. Dopo la seconda guerra mondiale, le forze d'occupazione statunitensi portarono in Giappone alcuni esperti in business management quali Homer Sarasohn e Charles Protzman per aiutare la ricostruzione dell'industria giapponeseCfr. Records of the Engineering, Science, and Management (ESMWT) Program, Section 12.5.7, Records of the Office of Education, The National Archives. all'interno di un programma (Management Training Program) finalizzato ad introdurre il controllo statistico di matrice statunitense. Finito il programma governativo nel 1950, Sarasohn raccomandò W. Edwards Deming all'industria giapponese per proseguire lo sviluppo del metodo statistico.
I prodotti giapponesi, negli anni cinquanta, erano percepiti dal mercato come scadenti e grossolane imitazioni dei prodotti americaniCfr. http://www.businessballs.com/dtiresources/quality_management_history.pdf.. Deming ed altri guru del controllo di gestione statunitense, quali Armand Feigenbum e Joseph Juran, proposero al governo giapponese di ribaltare la situazione in 10 anni attraverso la massiccia introduzione del controllo qualità nell'industria manifatturiera. Il progetto venne avviato dal governo giapponese con l'istituzione dellEconomic and Scientific Section group (ESS) che realizzò il programma Training Within Industry (TWI) già nel 1951. Un filmato educativo del TWI, pensato per introdurre il J ProgramIl J Program era un programma di educazione e ricollocamento all'impiego sviluppato negli Stati Uniti durante la Grande depressione all'interno del New Deal Roosveltiano. (Job Instruction, Job Methods and Job Relations) anche in Giappone, era intitolato Miglioramento in 4 Passi la cui traduzione giapponese suonava Kaizen eno Yon Dankai: il termine Kaizen veniva ufficialmente introdotto in GiapponeCfr. Robert Maurer, One Small Step Can Change Your Life: The Kaizen Way, . Quale riconoscimento del lavoro svolto e dei risultati conseguiti, Deming fu insignito con un'alta onorificenza (Cavaliere di II Classe dell'Ordine del Sacro Tesoro) direttamente dalle mani dell'imperatore del Giappone nel 1960.
Durante gli anni sessanta l'importazione di prodotti giapponesi nei mercati europei ed americano incrementò significativamente grazie soprattutto all'alta qualità ed al prezzo contenuto di questi ultimi rispetto ai concorrenti occidentali: la profezia di Deming si era realizzata. I pionieri del cambiamento nipponico (Eiji Toyoda, Sōichirō Honda, Kaoru Ishikawa, etc.) si apprestavano a diventare i nuovi guru del business management grazie ai propri Quality Managers (Masaaki Imai, Taiichi Ōno, ed altri) ed ai sistemi di gestione per la qualità. Non a caso, la prima conferenza internazionale sulla qualità fu tenuta a Tokyo nel 1969. Proprio in quella occasione vennero poste le basi degli sviluppi futuri della qualità grazie all'intervento di Feigenbaum, che introdusse il concetto di qualità totale, e soprattutto l'intervento di Kaoru Ishikawa che segnò il definitivo distacco del modello giapponese dai sistemi di gestione della qualità occidentaliQuality Control in Japan is different and would be better to define it company wide Quality Control (Kaoru Ishikawa – 1969) che stentavano ad imporsi in patria.
Negli anni settanta fino a tutti gli anni ottanta, i crescenti successi dell'industria del Sol Levante imposero il kaizen e più in generale la qualità come punto di forza di ogni industria manifatturiera. A seguito della pressante crescita della competitività giapponese, in Inghilterra venne introdotta la BSI 5750 per la gestione dei sistemi qualità da cui, nel 1987, fu coniata la prima versione della ISO 9001. Nel 1986, la pubblicazione di Kaizen: The Key to Japan's Competitive Success di Masaaki Imai segnò: il consolidamento definitivo dell'esperienza in sistemi gestionali per la qualità giapponese; la nascita del kaizen come metodologia a sé stante; la mitizzazione del toyotismo e la coincidenza di quest'ultimo con la più ampia esperienza nipponica in materia di qualità.
Con le disavventure dell'industria del Sol Levante e l'impetuosa affermazione dell'industria cinese nel corso degli anni novanta, i giapponesi sono progressivamente scomparsi dalle citazioni e dalle case history. Il canto del cigno dell'avventura kaizen in termini planetari avviene negli anni 2000 e segnatamente con l'edizione, curata dalla stessa Toyota, del set completo dei principi del toyotismo denominato Toyota Way.
La cultura del kaizen Anche se il kaizen affonda le sue radici nell'approccio scientifico-statistico di matrice occidentaleCfr. ibidem: Storia del kaizen, ed è di fatto il prodotto della standardizzazione della produzione sperimentata già da Henry Ford con la catena di montaggio negli anni ‘30, rimane tuttavia un'esperienza tipicamente nipponica fino agli anni '60 e si diffonde in Occidente soltanto grazie ai successi commerciali e al processo d'internazionalizzazione dell'industria giapponese.
Questa ibridazione fra cultura occidentale ed orientale è essenzialmente una rivoluzione culturale finalizzata alla modernizzazione del Giappone seconda solo al movimento sonnō-jōi (onora l'imperatore) dell'era illuminata MeijiRobert Calvet, Storia del Giappone e dei giapponesi, Torino, Lindau, 2008, pp. 79-80.. Questo repentino cambiamento, che ha prodotto il boom economico giapponese, è anche un effetto collaterale del processo di occupazione delle forze armate americane nell'immediato dopo guerra (che a tutt'oggi perdura) e del bisogno di approvvigionamenti standardizzati da reperire nei paesi occupatiSecondo Henry Kissinger, la Qualità nasce come risposta alle esigenze logistiche delle forze d'occupazione americane che necessitavano di approvvigionarsi in loco. Da qui avrebbe preso le mosse tanto la procedurizzazione delle attività quanto la standardizzazione delle economie dei paesi occupati sul modello statunitense.. Fino a qui l'apporto culturale occidentale, per il resto il kaizen è un prodotto della cultura orientale, segnatamente nipponica, per molti aspetti:
In primo luogo, lo sviluppo e la diffusione del kaizen è stata un'operazione verticistica della classe dirigente giapponese del tutto simile all'importazione del modello cinese nell'epoca Tokugawa ed a quello della tecnologia occidentale dell'era MeijiRobert Calvet, Storia del Giappone e dei giapponesi, Torino, Lindau, 2008, p. 36.. L'apprendimento attraverso la pratica e la selezione euristica dei modelli da imitare, seppur assimilabile al pragmatismo del secolo scorso, si sposa magnificamente con la tradizione confuciana ed il rifiuto della verità teoretica come criterio di scelta tra diverse soluzioni ai problemi contingentiConfucio (孔夫子) Dialoghi, 7:1.. L'implementazione di una strategia kaizen presuppone una forte spinta motivazionale ed un senso d'appartenenza all'organizzazione, tali da far coincidere gli interessi del singolo con il gruppo d'appartenenza, che si distaccano dall'individualismo atomistico di matrice liberistaNorberto Bobbio, Liberalismo e democrazia, Milano, Simonelli Editore, 2006, cap. 9, “Individualismo ed organicismo”. per sposare una visione organicistaNicola Abbagnano, Dizionario di Filosofia, Torino, UTET, 1971, pp. 640-641. tipica delle società orientali. Il miglioramento continuo e graduale ricercato dal kaizen è antitetico al "rivoluzionismo occidentale"Thomas Kuhn, 1970, The Structure of Scientific Revolutions, pp. 105–106. che propone una visione del mutamento come fenomeno improvviso e profondo che comporta la rottura di un modello precedente ed il sorgere di un nuovo modello'’A contraris'’, Toshiro Katori ha proposto una modellizzazione del kaizen che includesse la teoria del cambio di paradigma mutuata da Kuhn: tuttavia l'autore rimane minoritario con riguardo al kaizen inteso come scuola ovvero corrente di pensiero degno di una trattazione enciclopedica. (ovvero paradigma secondo l'accezione di Thomas Kuhn) come nel caso della Rivoluzione scientifica, la Rivoluzione industriale, la Rivoluzione politica, etc. Il presupposto culturale del kaizen, ed a maggior ragione le pratiche di miglioramento personale omonime tanto quanto il Total Quality Management da esso sviluppatosi, è una visione olistica del processo produttivo, dell'efficienza e dell'economia in generale le cui radici filosofiche sono saldamente radicate nel taoismo cinese e particolarmente nel concetto di sincronicitàLama AnagarikaGovina, La struttura interna dell'I Ching, Roma, Astrolabio, 1998, p. 25. che appare chiaramente nello sviluppo dei cosiddetti '’Eventi Kaizen'’Cfr: . Lo spontaneismo necessario per il progresso (o meglio il ‘'miglioramento continuo'’) che dovrebbe svilupparsi secondo l'approccio ‘'’bottom-up'’' (ovvero secondo il principio che ‘'l'energia viene dal basso'’) corrisponde al principale canone dello shintoismoLeonardo Vittorio Arena, Vivere il Taoismo, Milano, Mondadori, 1996, p. 186..