La campagna della Nuova Georgia (nome in codice Operazione Toenails) è stata la lunga serie di operazioni sviluppatasi sull'omonima isola dell'arcipelago delle Salomone. Vide le locali forze giapponesi del maggior generale Minoru Sasaki opporsi alle truppe statunitensi dell'ammiraglio Richmond Turner sbarcate il 30 giugno 1943, il cui obiettivo era l'aeroporto di Munda. La campagna registrò duri scontri nella lussureggiante giungla e si concluse solo a fine agosto, quando le ultime, scoordinate resistenze nipponiche in Nuova Georgia furono sbaragliate.
Situazione generale La Nuova Georgia, colonia britannica, non fu subito occupata dai giapponesi durante la loro grande espansione nella prima metà del 1942 sebbene evacuata dall'amministrazione coloniale. Solo tra la fine di ottobre e l'inizio di novembre, con l'inasprirsi della lotta in corso a Guadalcanal, il comando nipponico dell'Area del Sud-Est del viceammiraglio Jin'ichi Kusaka decise di creare una base aerea in Nuova Georgia: in questo modo i velivoli dell'esercito incaricati di attaccare le navi e le teste di ponte statunitensi avrebbero percorso distanze minori rispetto a quelle coperte partendo da Rabaul. Il 13 novembre una piccola squadra nipponica si presentò davanti a Munda (nella zona sud-ovest della Nuova Georgia) e lo sbarco fu completato il giorno dopo mediante piccole barche, che potevano superare con facilità le rive frastagliate e ricche di scogli. Presero terra due battaglioni antiaerei e due compagnie del 2º Battaglione appartenente al 229º Reggimento del colonnello Genjirō Hirata, a sua volta parte della 38ª Divisione comandata dal maggior generale Minoru Sasaki; le unità del genio giunsero una settimana più tardi e furono impiegate per la costruzione di un aeroporto..
In contemporanea furono rapidamente visitate le isole di Vangunu a sud-est, Kolombangara a nord-ovest, Rendova a sud, ed altri piccoli lembi di terra vicino alle coste; la maggior parte della popolazione locale fu indotta ad appoggiare i giapponesi, ma alcuni indigeni vennero organizzati dal Coastwatchers Donald G. Kennedy, la cui postazione si trovava a Punta Segi, estrema propaggine sudorientale della Nuova Georgia. Costui inviò sull'isola di Rendova, a sud di Munda, il suo aiutante mulatto Henry Wickham per aggiornarlo sullo stato di avanzamento dei lavori giapponesi. Il rapporto di Wickham fu inviato agli Alleati che dopo una ricognizione aerea, per la verità infruttuosa, bombardarono l'area compresa tra Punta Munda e la collina Kokengolo a nord-est più come gesto di fiducia in Kennedy che non per reale interesse. Il 3 dicembre però ogni scetticismo tra i comandi statunitensi riguardo a una base giapponese in fase di completamento sull'isola scomparve: le foto della ricognizione mostravano chiaramente segni dell'attività nipponica e perciò il sito di Munda fu bombardato alcune volte. Ciononostante, i giapponesi completarono una pista lunga metri entro il 17 dicembre, grazie anche a eccellenti misure di mimetizzazione. In seguito l'area venne attaccata dal cielo e occasionalmente dal mare ma le riparazioni furono sempre rapide, poiché condotte con bulldozer, e l'aeroporto non rimase mai fuori servizio per più di 48 ore, cosicché potesse essere adoperato anche dai velivoli di ritorno da Guadalcanal.
Forze e piani giapponesi
L'evacuazione di Guadalcanal nel febbraio 1943 aveva subito attribuito grande importanza alla Nuova Georgia e alle altre isole del gruppo (Rendova, Kolombangara, Vella Lavella, Vangunu) perché scudi avanzati dell'importante base di Rabaul, in Nuova Britannia. La decisione presa dal Gran quartier generale imperiale di difendere a oltranza le piste di Lae e Salamaua sulla costa settentrionale della Nuova Guinea convinse a utilizzare le Salomone come posizioni di ripiego: perciò reparti da costruzione furono sbarcati in tutta fretta a Kolombangara dove iniziarono a lavorare a un aeroporto presso la piantagione meridionale di Vila; il trasporto delle truppe destinate alla difesa fu però lento e contrastato attivamente dagli aerei del comando AirSols statunitense, operante dall'aeroporto Henderson Field di Guadalcanal..
Comunque per la fine di aprile, grazie a un'attenta schedulazione dei viaggi per sfruttare le notti di luna nuova, a Kolombangara si trovava l'8ª Forza speciale da sbarco combinata del retroammiraglio Minoru Ōta, in organico alla Marina imperiale giapponese. Era composta dalla 7ª Forza da sbarco speciale "Yokosuka" (sbarcata il 23 febbraio) forte di uomini e dalla 6ª Forza da sbarco speciale "Kure" (sbarcata il 9 marzo) i cui effettivi ammontavano a soldati. A queste forze si dovevano aggiungere i reparti già presenti della 17ª Armata del tenente generale Harukichi Hyakutake, incaricato dalla seconda metà del 1942 della difesa delle Isole Salomone: a seguito di alcune conferenze tra Hyakutake e il viceammiraglio Gun'ichi Mikawa, comandante dell'8ª Flotta con le stesse responsabilità, fu deciso che le truppe di esercito e marina dovevano equivalersi sul piano numerico. Infatti verso la fine di marzo unità di genieri e antiaeree, un battaglione di fanteria e un distaccamento d'artiglieria appartenenti alla 51ª Divisione erano stati trasportati a Kolombangara assieme al resto del 229º Reggimento; questa unità partì alla volta della Nuova Georgia poco dopo l'arrivo di un battaglione del 13º Reggimento della 6ª Divisione. La compresenza di grandi unità della marina e dell'esercito nelle Salomone indusse il Gran quartier generale imperiale a formare il 2 maggio un comando unificato che fu stabilito in Nuova Georgia e prese il nome di "Distaccamento Sudorientale": esso dipendeva amministrativamente dalla 17ª Armata ma rispondeva agli ordini operativi dell'8ª Flotta. La nuova carica fu assunta il 31 maggio dal maggior generale Sasaki, che sbarcato a Kolombangara ebbe la responsabilità di tutte le installazioni e difese dell'esercito, mentre il retroammiraglio Ota mantenne il comando dei suoi uomini e ricevette istruzione di fornire la massima cooperazione.
Per ottimizzare la difesa dell'area, Sasaki la divise in tre settori: centrale comprendente Munda, occidentale comprendente Kolombangara e orientale comprendente l'area Viru Harbor-isola di Vangunu. Il primo settore fu affidato al 229º Reggimento del colonnello Hirata ( uomini circa) coadiuvato da due batterie del 10º Reggimento d'artiglieria da montagna indipendente. Dal 229º il generale Sasaki distaccò una compagnia sull'isola di Rendova, a sud di Punta Munda, mentre la quarta fu trasportata a Viru Harbor, nella zona est della Nuova Georgia; di questa un plotone fu assegnato a una batteria costiera della "Kure" installata sulla costa orientale di Vangunu.
Nel quadro della collaborazione con l'esercito, Ōta fornì un sostanzioso appoggio organizzando nei pressi dell'aeroporto tre batterie costiere equipaggiate con cannoni da 140, 120 e 80 mm: per lo più puntate a nord verso Porto Bairoko e a est verso la spiaggia Laiana, alcune di queste armi coprivano anche la costa a sud di Munda, poiché i comandi statunitensi, non avvedutisi della fitta barriera corallina e di scogli presente, avrebbero potuto tentare un assalto anfibio anche in quella zona. L'area di Porto Bairoko fu presidiata dal grosso della 6ª Forza "Kure" posto agli ordini del capitano di fregata Saburo Okumura, mentre a Munda furono distaccate la 17ª e 131ª Unità da costruzione, una compagnia di mitragliatrici antiaeree e la 21ª Compagnia antiaerea. A Rendova fu sbarcata una compagnia di fucilieri e una batteria costiera fu posta sull'isola di Vangunu. Infine i due comandanti giapponesi inviarono plotoni un po' dappertutto lungo le coste della Nuova Georgia e le piccole isole vicine, perché fungessero da sentinelle avanzate e posti d'osservazione.
La difesa dello spazio aereo era invece di competenza della 15ª Unità di difesa aerea, così organizzata: 41º Battaglione campale antiaereo (mancante di una batteria); 3º Battaglione campale di ricerca aerea (mancante di una batteria); 31ª Compagnia campale antiaerea indipendente; 27ª Compagnia campale autocannoni
Nel settore della Nuova Georgia e di Kolombangara (quest'ultima difesa per lo più dalla "Yokosuka") erano stati dunque concentrati circa uomini della marina e soldati dell'esercito; in particolare, la guarnigione a difesa di Munda contava più o meno effettivi.. Il "Distaccamento Sudorientale" avrebbe potuto anche beneficiare del supporto della base di Rabaul, dove erano schierati sessantasei bombardieri, ottanatré caccia, un incrociatore leggero, otto cacciatorpediniere e otto sommergibili; inoltre l'intera 8ª Flotta fu spostata negli ancoraggi delle Isole Shortland e mise a disposizione 169 dei circa 300 suoi aerei basati nelle Salomone settentrionali e nell'arcipelago di Bismarck..
Piani e forze statunitensi
In campo alleato erano stati elaborati piani per la conquista della Nuova Georgia fin dal gennaio 1943 a causa dell'importanza della base aerea costruita a Munda; subito dopo la messa in sicurezza di Guadalcanal il viceammiraglio William Halsey, comandante di tutte le forze della marina statunitense nel teatro del Pacifico sud-occidentale, aveva progettato di attaccare l'isola già a metà aprile: gli sforzi in questa direzione rimasero però vaghi per oltre due mesi, poiché l'autorizzazione del Joint Chiefs of Staff giunse solo il 29 marzo. Nel periodo di stasi l'ammiraglio statunitense decise di condurre una serie di ricognizioni per rendersi pienamente conto della morfologia della Nuova Georgia: infatti le mappe in suo possesso erano decisamente poco affidabili e la ricognizione fotografica si era rivelata inutile a causa della fitta giungla equatoriale..
Perciò circa 100 uomini vennero allenati al particolare tipo di ambiente in un'apposita scuola a Guadalcanal, guidata da esperti veterani dell'esercito e della marina. La prima missione avvenne verso la fine di febbraio, quando sei membri del Corpo dei Marine sbarcarono in segreto sulle rive della Laguna Roviana (nord-nord-est di Munda) e mapparono corsi d'acqua, sentieri, contattarono guardacoste e ricercarono spiagge adatte a un attacco dal mare. Il 21 marzo una seconda spedizione fu attuata con l'ausilio di alcuni idrovolanti Consolidated PBY Catalina, che atterrarono presso Punta Segi: il gruppo di Marines si divise in pattuglie guidate dagli indigeni di Kennedy e iniziò un metodico lavoro di raccolta dati, mappatura, segnalazione di postazioni nipponiche; addirittura un piccolo manipolo giunse sull'isola di Rendova e prese direttamente contatto con Henry Wickham. Le mole di informazioni raccolte dette all'ammiraglio Halsey un quadro più chiaro della situazione ma evidenziò altresì che Punta Segi non era un luogo adatto a operazioni anfibie. Col passare dei giorni le esplorazioni divennero più frequenti e accurate, grazie anche agli sbarchi notturni effettuati da sommergibili o da cacciatorpediniere veloci; vennero inoltre segnalate la maggior parte delle opere difensive giapponesi. Eppure le notizie si fecero sconfortanti, perché fu compreso che uno sbarco a sud o a ovest di Munda poteva risolversi in un massacro a causa delle coste disseminate di scogli, bassi fondali, depositi di corallo, isolette. L'abbozzo di piano elaborato dallo stato maggiore di Halsey previde infine una serie di sbarchi lontano da Munda, seguiti dal rafforzamento delle teste di ponte e coronati da un attacco convergente all'aeroporto: per continuare a raccogliere informazioni e agevolare i futuri sbarchi alcuni membri dello speciale commando rimasero alla base di Punta Segi dopo un'ultima ricognizione avvenuta il 13 giugno.