Laio è una tragedia, oggi perduta, composta da Eschilo nel V secolo a.C. Essa era la prima parte di una trilogia di opere, cui seguivano lEdipo e i Sette contro Tebe (unica opera che ci è rimasta).

Trama L'opera era incentrata sulla figura di Laio, sposo di Giocasta e padre di Edipo. Della tragedia, comunque, è rimasto un solo frammento, in cui viene descritto l'assassinio di Laio da parte di uno sconosciuto (che in seguito si scoprirà essere il figlio Edipo).. Probabilmente, secondo la concezione eschilea della trilogia, nel Laio il sovrano era punito per una sua hybris, forse l'essersi unito a Giocasta nonostante l'oracolo di Apollo gli avesse predetto che il figlio che sarebbe nato lo avrebbe ucciso: in questo modo, si avviava la catena della maledizione dei Labdacidi che terminava nei Sette contro Tebe. A giudicare dalle informazioni su Edipo contenute in quest'ultima tragedia, si potrebbe pensare che Laio, morendo, lanciasse una maledizione proprio sul suo assassino, ossia suo figlio, così come Edipo maledice i propri figli.

Il dramma iniziava con un prologo di Laio, il re di Tebe, in trimetri giambiciFr. 169 M.. Questi motivava il suo imminente viaggio in carrozza, che avrebbe dovuto condurlo nei pressi di PotniaFrr. 172, 1733 M. Forse egli parlava qui dell'esposizione di suo figlio, il "piede gonfiato" [Edipo], in una chytraχυτρίζειν, nel Fr. 171.. Alla presenza di Laio entrava, in una parodos, il coro dei geronti della cittàFr. 169.. Dopo un primo stasimo seguiva quantomeno un dialogo tra il re e il corifeo. All'uscita di scena del re si ricollegava un ulteriore stasimo. Successivamente deve essere subentrato al coro un altro personaggio, verosimilmente la regina (preoccupata?) alla quale un messaggero avrà recato la notizia della morte di Laio. Da questo annuncio dovrebbero provenire i trimetri del Fr. 172:

Poi si deve essere parlato della morte per mano del bastone del "viandante solitario", del fatto che costui prese in bocca il sangue dell'ucciso per poi sputarlo di nuovoFr. 173; forse appartiene a questo punto anche il Fr. 310b., con la sezione coraleFr. 174, in cui si parlava di un «crollo», di Laio e «〈del profondo〉 e impetuoso guado marino», con, nell'esodo, il tradizionale lamento funebre, in parallelo ai Sette contro Tebe, sul cadavere del re.

Note

Bibliografia

Voci correlate Mitologia di Tebe Teatro greco Tragedia greca

Categoria:Opere teatrali ambientate a Tebe