LArca dell'Alleanza (in ebraico ארון הברית, ʾĀrôn habbərît, pronuncia moderna //), conosciuta anche come l'Arca del Patto, lArca della Testimonianza o lArca di Dio, è una sacra reliquia della tradizione ebraica, descritta come una cassa rivestita interamente d'oro che, secondo la tōrāh, era il simbolo dell'alleanza tra Dio e il popolo d'Israele.

Secondo il Libro dell'Esodo, conteneva le due tavole di pietra dei Dieci Comandamenti. Il racconto biblico riferisce che circa un anno dopo l'esodo degli Israeliti dall'Egitto, l'arca fu creata per custodire le Tavole della Legge che Dio aveva dato a Mosè sul monte Sinai. Secondo la Lettera agli Ebrei del Nuovo Testamento, conteneva anche il bastone di Aronne e una pentola di manna. L'arca serviva come prova della presenza di Dio tra le dodici tribù di Israele.

L'arca nella Bibbia e nella tradizione ebraica e cristiana Struttura e funzione L'arca è descritta dettagliatamente nel libro dell'Esodo (): era una cassa di legno di acacia, rivestita d'oro all'interno e all'esterno, a forma di parallelepipedo, con un coperchio d'oro puro (in ebraico כפורת, kappòret, normalmente tradotto in italiano "propiziatorio").

Le dimensioni dell'arca erano dunque di due cubiti e mezzo di lunghezza, un cubito e mezzo di larghezza e altezza, ovvero circa 110×66×66 cm. Ai lati erano fissate, con quattro anelli d'oro, due stanghe di legno dorato, con le quali l'arca veniva sollevata e veniva trasportata.

Sul coperchio d'oro dell'arca erano collocate due statue, anch'esse d'oro, di cherubini con le ali spiegate. e secondo interpretazioni cabalistiche di molto posteriori alla redazione biblica le due statue raffiguravano gli angeli Metatron e Sandalphon. Di fronte all'arca, Mosè era in grado addirittura di parlare con Dio, che compariva seduto su un trono fra i due cherubini che ornavano il coperchio (cfr. Esodo 25,22). Data la piccola dimensione dell'arca, i cherubini descritti nel Libro dell'Esodo dovevano essere anch'essi molto piccoli. Nel tempio di Salomone, invece, furono collocati due cherubini in legno d'ulivo ricoperto d'oro, alti 10 cubiti, cioè circa 5 metri (1 Re 6, 23-28).Inoltre, alcune leggende vogliono che l'arca, in alcune situazioni, si adornasse di un alone di luce divina e che da essa scaturissero lampi e folgori, capaci di incenerire chiunque ne fosse stato colpito, nel caso non avesse rispettato il divieto di avvicinarvisi.

Contenuto All'interno della cassa sarebbero state conservate le Tavole della Legge (Deuteronomio ), un vaso contenente una piccola quantità di manna raccolta da Aronne (Libro dell'Esodo ; cfr. Ebrei ) e la verga fiorita d'Aronne (Libro dei Numeri ). Inoltre in un passo del Talmud (trattato Baba Batra 14a), si discute se all'interno dell'arca vi fossero anche i resti delle prime Tavole, infrante da Mosè. Ci si chiede anche se vi fosse conservato pure il bastone di Mosè e l'olio dell'unzione dei sacerdoti e dei re d'Israele.

All'epoca dell'inaugurazione del Tempio di Salomone, tuttavia, pare che essa non contenesse nient'altro che le Tavole della Legge (1 Re ; 2 Cronache ).

Utilizzo e collocazione Durante la peregrinazione degli Israeliti nel deserto, l'arca rimaneva sempre nel loro accampamento, spostandosi insieme con loro. L'incarico di trasportare l'arca era riservato ai leviti. A chiunque altro era vietato toccarla; quando il re Davide fece trasportare l'arca a Gerusalemme, durante il viaggio un uomo di nome Uzzà la toccò per sostenerla e cadde morto sul posto (2Samuele , 1Cronache ). L'arca veniva trasportata coperta da un telo di pelle di tasso, coperto da un ulteriore telo di stoffa turchino (Numeri ), e quando il popolo si fermava nel deserto, essa veniva collocata al riparo di un'apposita tenda, chiamata "tenda del Signore" o "tenda del convegno", senza che venisse mai esposta al pubblico, se non in casi eccezionali.

Dopo l'entrata del popolo ebraico nella Terra d'Israele, la "tenda del convegno" fu eretta a Silo (Giosuè ) e vi rimase fino al tempo di Samuele. A quel tempo gli Israeliti decisero di portare l'arca in battaglia contro i Filistei perché assicurasse loro la vittoria, ma vennero sconfitti e l'arca fu catturata dai nemici (1Samuele ), che saccheggiarono anche il Mishkan, il "tabernacolo" in cui l'arca veniva custodita. Scoppiò però una grave pestilenza tra i Filistei a causa della presenza dell'arca tra loro e perciò, dopo sette mesi, decisero di restituirla agli Ebrei (1Samuele ). L'arca fu quindi posta nella città di Kiryat Ye'arim (1Samuele ) e vi rimase finché il re Davide la fece trasferire nella "città di David", la rocca di Gerusalemme (2Samuele ). Infine, nella seconda metà del X secolo a.C., l'arca trovò la propria collocazione definitiva quando Salomone, figlio e successore di Davide, la fece collocare nel Debir (in latino Sancta Sanctorum) del Tempio di Gerusalemme, da lui fatto costruire (1Re ).

Da quel momento l'arca sembra essere custodita nel Tempio di Salomone; ma essendo riposta nel Sancta Sanctorum, inaccessibile ai fedeli e alla maggioranza dei sacerdoti (soltanto un gruppo di Leviti selezionato poteva accedere alla sala dov'era conservata), ma non ci sono testimonianze oculari. L'unica citazione della sua presenza (o di una sua copia) ci viene dal Secondo Libro delle Cronache, in cui il re Giosia (nell'anno 621 a.C.) invita i leviti a ricollocare l'arca nel Tempio, da dove non è chiaro (2Cronache ).

Successivamente, all'arrivo dei Babilonesi e alla loro conquista di Gerusalemme (inizi del VI secolo a.C.), dell'arca già non vi è più traccia. Nel passo che parla del saccheggio degli arredi sacri del Tempio (2Re ) vengono elencati in modo minuzioso tutti gli oggetti che furono portati a Babilonia, ma non si fa menzione alcuna dell'arca dell'Alleanza.

Secondo il libro di Esdra, Ciro, re dei Persiani, restituì gli arredi sacri (538 a.C.), che evidentemente erano stati custoditi a Babilonia durante l'esilio, ma ancora una volta non viene nominata l'arca ().

L'arca biblica nel contesto religioso egiziano L'arca dell'alleanza ha molti tratti in comune con oggetti culturali egiziani della tarda età del bronzo (ad esempio le barche rituali usate nella religione egizia). La cassa di tipo pedes era trasportata con stanghe (cfr. ); quella di tipo pega veniva avvolta in un panno scarlatto (cfr. ); quella del dio Anubi era ricoperta d'oro dentro e fuori (cfr. ), veniva utilizzata per custodire oggetti sacri (cfr. ; ), era trasportata con stanghe attaccate alla base e solidamente unita al suo coperchio, detto "trono di misericordia" corrispondente al "propiziatorio" delle traduzioni bibliche, c'era la statua di una divinità. Nei "troni a palanchino", poi, l'idolo o il re in persona era collocato fra due immagini alate di esseri soprannaturali (cfr. ).

Secondo David Falk, quindi, l'arca dell'alleanza è caratterizzata da dettagli cultuali e stilistici affini alla casse rituali egiziane del periodo compreso fra il regno del faraone Amenhotep III e la fine della 20ª dinastia (circa 1400-1100 a.C.).David A. Falk, The Ark of the Covenant in Its Egyptian Context: An Illustrated Journey (Hendrickson Publishers, 2020).

Ipotesi sul destino dell'arca dell'Alleanza Il fascino esercitato da questo manufatto ha generato, nel tempo, una molteplicità di ipotesi sul suo destino dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme.

Si ipotizza che il manufatto sia andato perso prima del VI sec. a.C., o per cause accidentali o durante un saccheggio: Essendo fatta principalmente di un materiale deperibile come il legno, l'arca potrebbe essere andata distrutta in un incendio, e questo fatto potrebbe essere stato tenuto comprensibilmente nascosto dalla classe sacerdotale ebraica. Nei tempi antichi, era comune il divampare di piccoli e grandi incendi, in città realizzate con abbondante uso di legno, paglia e stoffe e con la continua presenza di fiamme libere. Un'altra possibilità è che il manufatto, realizzato con oro, sia stato rubato, distrutto e disperso dalle truppe che nei secoli hanno più volte saccheggiato il Tempio di Gerusalemme. L'arca dell'Alleanza, per esempio, potrebbe essere stata rubata durante il saccheggio del Tempio avvenuto tra il 797 e il 767 a.C. ad opera di Ioas, re di Israele con capitale a Sichem di Samaria (Secondo libro dei Re, ). In tal caso, l'arca potrebbe essere stata portata in Samaria, e da lì - dopo la distruzione del regno del Nord da parte degli Assiri - in qualsiasi altra parte del Medio Oriente.

Se l'arca non fosse stata già rubata, e se non fosse già stata nascosta in un luogo sicuro, essa sarebbe stata alla mercé delle truppe babilonesi nel 597-588 a.C. quando, su ordine di Nabucodonosor II, esse conquistarono Gerusalemme e saccheggiarono il Tempio. In questo caso, l'arca potrebbe essere stata portata in Babilonia. Come già citato nel paragrafo precedente, tuttavia, nell'elenco del materiale saccheggiato dai Babilonesi l'arca non è citata, e perciò si può supporre che al loro arrivo a Gerusalemme essa fosse in realtà già scomparsa.

Tra i vari “nascondigli” dell’arca dell'Alleanza troviamo infine anche Roma. Ci riferisce Santo Brasca, in un suo testo del 1480, che fra gli oggetti sacri recuperati dal Tempio di Gerusalemme da Vespasiano e Tito, c’era anche l’arca dell’Alleanza, che fu portata a Roma. In San Giovanni in Laterano, infatti, precisamente nella sagrestia della basilica, troviamo ancora oggi un’iscrizione del XIII secolo chiamata “Tabula Magna Lateranensis” che recita, tra l'altro: “Sotto questo altare c’è l’Arca del Patto, la verga di Mosè e la verga di Aronne. Vi è il candelabro d’oro, il turibolo d’oro pieno di incenso e un’urna d’oro piena di manna e dei resti dei pani dell’offerta”Massimo Olmi, "Giuliano l'Apostata e l'Arca perduta", in Fenix, 96, 2016, pp. 84-89.. Occorre aggiungere però che il famoso storico dell’epoca Giuseppe Flavio, nella sua opera “Bellum iudaicum", afferma che, saccheggiato il Tempio di Gerusalemme, i Romani portarono con sé a Roma vari oggetti sacri, ma nell'elenco fornito dall’autore, non vi è traccia dell'arca.

Tradizioni ebraiche sulla presenza dell'arca a Gerusalemme

Secondo quest'affermazione riportata dal Talmud (trattato Yoma), si ritiene che l'arca sia ancora situata nel luogo originario del Sancta Sanctorum: già re Salomone, profetizzando la futura distruzione del Tempio, avrebbe fatto costruire un luogo sotterraneo, in cui nascondere l'arca nel caso di attacchi nemici; la tradizione vuole che, in seguito, re Giosia l'avesse effettivamente scosta in quel luogo per ventidue anni.

si insegna che anche durante gli anni del secondo Tempio l'arca non fosse all'interno del Sancta Sanctorum, ma sempre in un luogo sotterraneo sul monte del Tempio, da dove comunque non veniva meno la sua funzione di santificazione (si ritiene, infatti, che la Gloria divina si fosse rivelata soltanto durante il periodo del primo Tempio, ma non durante quello del secondo, sebbene fosse comunque presente).

Nell'Antico Testamento Nel secondo libro dei Maccabei (), appartenente al canone biblico cattolico e ortodosso ma escluso dal canone da Ebrei e protestanti, (seppur utilizzato dalla primitiva comunità cristiana) si racconta che alla fine del VII secolo a.C. il profeta Geremia avrebbe sottratto l'arca alla distruzione portandola via da Gerusalemme e nascondendola sul Monte Nebo.

Il libro dei Maccabei, tuttavia, riporta fatti avvenuti molti secoli prima della sua redazione; quindi, potrebbe essere stato influenzato da leggende o interpolazioni successive. Questo brano del libro dei Maccabei, e in particolare il riferimento al fatto che l'arca rimarrà segreta «finché Dio non avrà riunito la totalità del suo popolo e si sarà mostrato propizio», evidenzia un profondo legame escatologico tra l'arca e la promessa della salvezza per il popolo ebraico.

Ipotesi dell'Etiopia