Carsoli (pronuncia ; Carsòi in dialetto localeAngelo Bernardini, Attecchia po'. Il dialetto nel territorio di Carsoli, Pietrasecca, A.C. Lumen, 2003.) è un comune italiano di abitanti della provincia dell'Aquila in Abruzzo.
Geografia fisica Territorio
La cittadina, circondata dai monti Carseolani, è situata al confine dell'Abruzzo marsicano con il Lazio, sul versante settentrionale della piana del Cavaliere alle pendici del monte Fontecellese (). Il nucleo urbano si articola in due zone, la parte più antica che sorge a circa sul colle Sant'Angelo, dove si trova il castello medievale, e la parte moderna a poco più di
A ridosso del casello Carsoli-Oricola dell'autostrada A24 si sviluppa l'area artigianale, industriale e commerciale della piana del Cavaliere lungo la strada statale 5 Via Tiburtina Valeria.
Idrografia Il nucleo urbano di Carsoli è attraversato dal fiume Turano che forma nel confinante territorio reatino l'omonimo lago artificiale. Il corso d'acqua è alimentato da due torrenti, il Rio Sant'Antonio e il Rio Valle Mura, le cui sorgenti si trovano sul monte Bove. In località Valle Mura, non distante da Tufo Basso, è stata realizzata una diga artificiale dotata di vasche di laminazione circondate da terreni in servitù di allagamento, onde evitare esondazioni a valle del Rio Valle Mura e del fiume Turano.
Clima
Una delle caratteristiche climatiche più interessanti del luogo, e che si verifica in tutte le stagioni, è la forte escursione termica diurna: in condizioni di cielo sereno, calma di vento ed elevata umidità relativa si arriva fino a 20 °C di variazione, complici la forte vegetazione e il verde preponderante che amplificano gli scambi termici ed igrometrici giornalieri, consentendo una forte e rapida evapotraspirazione.
La media pluviometrica annuale si attesta intorno ai mm ed è tra le più elevate della provincia dell'Aquila, grazie soprattutto all'apertura verso ovest della valle, che così beneficia al meglio delle correnti umide occidentali. Con aria fredda al suolo, in inverno, si raggiungono con facilità i −10 °C anche in centro paese. In generale il clima è fresco nelle stagioni intermedie, non eccessivamente freddo in inverno e non eccessivamente caldo in estate.
Con perturbazioni occidentali il luogo beneficia di abbondanti precipitazioni, mentre con afflusso di aria fredda da oriente, le giornate sono tipicamente serene, con bassa umidità relativa e vento anche forte di caduta dai monti posti alle spalle del paese, determinante un moderato riscaldamento dell'aria. La neve cade in quantità modesta, a causa della quota non elevatissima, e principalmente con perturbazioni di matrice occidentale.
Origini del nome
Il toponimo deriva dal termine latino "Carsiolis" (o "Carseolis") relativo all'antica città popolata dagli Equi e presa dai Romani nel IV secolo a.C.; ha attestazioni in Ovidio, Livio e Strabone; deriva dalla base prelatina *kar(s) ‘roccia’.
Un'ipotesi fantasiosa che fa derivare il toponimo da un termine ebraico, con significato di "città della volpe" o "del lupo", trova un riscontro in Ovidio, che nel libro IV dei Fasti (come riportato da Anton Ludovico Antinori nel I volume degli Annali degli Abruzzi) riferisce di un leggendario episodio accaduto a Carsoli cui fece seguito l'istituzione della "corsa delle volpi" ai giochi cerealici che avevano luogo a Roma il 20 maggio di ogni anno..
Storia
Origini L'antica Carsioli (o Carseoli) era situata sulla via Tiburtina Valeria a circa 63 chilometri da Roma e tre chilometri a ovest rispetto al contemporaneo centro urbano di Carsoli, in località Civita, dove sono stati rinvenuti numerosi resti dell'antica città. Carsioli fu sottomessa dai Romani alla fine del IV secolo a.C. e rappresentò, insieme ad Alba Fucens, un importante avamposto fortificato, in area equa, contro gli attacchi del popolo antico dei Marsi. All'inizio del II secolo d.C., con la divisione dell'Italia in 17 province e la riorganizzazione amministrativa voluta da Adriano, entrò a far parte della provincia Valeria nella Samnium Regio.
Medioevo La caduta dell'Impero Romano d'occidente porta Carsioli, con tutta l'area marsicana, sotto il controllo dei Longobardi: le loro continue incursioni, anche qui, provocano devastazioni e distruzioni. Nonostante ciò ancora nel VII secolo, Paolo Diacono nell'opera Historia Langobardorum, parla di "Carseoli" come di una delle città principali della provincia Valeria, zona annessa al ducato di Spoleto.
La successiva comparsa dei Franchi sul territorio italiano causò una forte riduzione dei possedimenti degli aristocratici longobardi; in particolare il ducato spoletino fu notevolmente ridimensionato. Si costituì così la contea dei Marsi, tra la fine del IX e l'inizio del X secolo. Tra il X e l'XI secolo Carsioli venne indicata anche con il nome di "Sala", per concessione fatta dalla allora potente abbazia di Subiaco.
Nel 993 quando il conte dei Marsi Rainaldo scelse di risiedere a Carsoli, con il figlio Berardo e il fratello Gualtiero, donò al monastero sublacense notevoli territori carseolani fra cui la chiesa di Santa Maria in Cellis.
Durante l'episcopato di Pandolfo, nel 1048, a causa della rivalità fra i conti dei Marsi, uno di questi, Attone, si creò una propria diocesi con sede nella chiesa di Santa Maria in Cellis. Lo scisma durò fino al 1057, quando il sinodo romano di quell'anno riconobbe Pandolfo come unico vescovo dei Marsi.
In seguito al rafforzamento del sistema difensivo di colle Sant'Angelo e alla costruzione del castello che, sotto i Normanni, Carsoli divenne sede comitale dell'omonima contea. Il toponimo "Cellis", rimasto a indicare la chiesa di Santa Maria, nella forma di Celle Carsolarum o più semplicemente Celle, è riportato dai documenti più antichi che riguardano l'aggregato urbano che si andava formando sulle pendici di colle Sant'Angelo intorno al castello-recinto. Il colle più tardi avrebbe definitivamente preso il nome di Carsoli.
I successori di Berardo e Oderisio si spartiranno il territorio, abitando uno nel castello di Oricola, l'altro a Colli di Monte Bove, il terzo nel castello di Sant'Angelo alle Celle. Gradualmente molte terre verranno donate, dagli stessi conti, ai principali monasteri dell'Italia centrale, in particolare a Farfa, Subiaco e Montecassino. I monaci si sostituiranno così ai legittimi feudatari, almeno fino all'epoca sveva, quando, sotto Federico Barbarossa, Celle venne assediata e di nuovo occupata militarmente; nel 1176 il re di Sicilia, Guglielmo il Buono, subì in questi luoghi una pesante sconfitta contro gli svevi.
Nel XII secolo il territorio carseolano, secondo una tradizione del luogo, ospitò san Francesco d'Assisi.
Verso la fine del secolo, il paese vide il passaggio di Corradino di Svevia e di Carlo I d'Angiò. A quest'ultimo sarebbe da attribuirsi, secondo alcuni studiosi, la costruzione della chiesa di Santa Vittoria che però, secondo altri storici, sarebbe più antica.
Età moderna e contemporanea Passata sotto il ducato di Tagliacozzo, unitamente alla baronia carseolana e alla contea di Albe, anche Carsoli divenne un feudo degli Orsini, per passare stabilmente durante la seconda metà del XVI secolo sotto i Colonna, restando sede baronale fino all'abolizione dei feudi attuata a cominciare dal 1806. La peste del 1656 decimò la popolazione residente che in pochi mesi passò da 1600 a 300 unità. La seconda metà del Seicento fu caratterizzata dal dispotismo di un "signore" del luogo, Giovanni Festa De Leoni, contro il quale nel 1686 scoppiò a Carsoli e nei centri limitrofi, una violenta sollevazione popolare. La tirannia del feudatario terminò nel 1690 quando questi accusato di connivenza con gli Orsini venne ucciso sotto l'arco di Sbarrino, nei pressi della cinta muraria del borgo fortificato.
Carsoli, situata alla frontiera del Regno delle Due Sicilie con lo Stato Pontificio, è stata inevitabilmente coinvolta in tutte le principali vicende politiche e sociali del Settecento e dell'Ottocento.
Il comune carseolano non subì danni irreparabili dai terremoti della Marsica del 1904 e del 1915.
Nei primi anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e 1943, Carsoli fu uno dei comuni dell'Abruzzo a essere designato dalle autorità fasciste come luogo di internamento civile per profughi ebrei stranieri presenti in Italia. Gli internati furono 17, uno dei gruppi più numerosi nella provincia dell'Aquila. Diversi furono i militari deportati nei lager dai nazisti.
La cittadina fu devastata dai bombardamenti aerei degli Alleati: il 16 aprile 1944 si registrarono 39 vittime, altre due persone furono uccise da un altro attacco aereo. Il 25 maggio 1944 la città fu scena di un eccidio nazista. Nel 1944 vi furono diversi cittadini, tra i partigiani impegnati nella resistenza.
A cominciare dagli anni sessanta Carsoli ha fatto registrare uno sviluppo urbanistico ed economico, agevolato grazie all'apertura dell'autostrada A24 e alla conseguente creazione del distretto industriale della piana del Cavaliere.
Simboli Lo stemma è stato riconosciuto con D.P.C.M. del 17 marzo 1958. Nello stemma è rappresentata in campo azzurro un'aquila sorante su un portale d'argento con arco a tutto sesto chiuso da un portone d'oro. Il gonfalone, concesso con D.P.R. del 29 aprile 1958, è un drappo troncato di bianco e di azzurro.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa di Santa Maria in Cellis Antico edificio di culto edificato nel X secolo. Una nicchia esterna, posizionata al centro del campanile, conserva la supposta immagine di Carlo I d'Angiò. Chiesa di Sant'Antonio Citata in un documento del 1576 venne utilizzata come hospitale-ricovero. Dedicata a Sant'Antonio Abate successivamente è stata adibita ad asilo. Chiesa di Santa Vittoria. Chiesa nuova della Madonna del Carmine. Ruderi della chiesa di Sant'Angelo presso il castello. Chiesetta di Santa Maria della Presentazione (detta comunemente "chiesetta di Santa Martellecchia"), situata sulla via Tiburtina Valeria tra Carsoli e Colli di Monte Bove, all'altezza del bivio per Montesabinese. Chiesetta di San Vincenzo di Saragozza (localmente nota anche come "chiesetta della Madonna delle Rose"). Chiese di San Nicola, Sant'Antonio, San Berardo, Santa Maria della Speranza e San Rocco e la grotta Sant'Angelo a Colli di Monte Bove. Chiese di San Giovanni Battista e Sant'Atanasio a Montesabinese. Chiesa parrocchiale e Madonna delle Grazie a Pietrasecca. Convento e chiesa di San Francesco, chiese di Santa Maria Assunta, San Pietro, San Rocco e Madonna delle Grazie a Poggio Cinolfo. Chiesa di Santo Stefano a Tufo Alto. Chiese della Madonna delle Grazie e di San Giuseppe a Tufo Basso e della Madonna del Carmine in località Villetta. Chiese di San Nicola, San Martino e San Rocco a Villa Romana.
Architetture civili Dogana di Ponterotto Situata in località Recocce, in un punto in cui la moderna Via Tiburtina Valeria ricalca il tracciato della strada classica nei pressi del ponte sul fiume Turano, segnò il confine tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli. Una lastra in marmo riportava le tariffe doganali sulle merci che erano pertanto tassate e controllate. L'edificio si trova in condizione di rudere.
Architetture militari