In contatto con i maggiori accademici del suo tempo, fu seguace del neoplatonismo e il primo traduttore delle opere complete di Platone in latino,Platone, Opera omnia, traduzione latina (Venezia, 1491) versione digitalizzata. la cui dottrina egli considerava propedeutica alla fede cristiana tanto da affermare: La sua Accademia fiorentina, un tentativo di far rivivere l'Accademia di Platone, ebbe notevole influenza sullo sviluppo della cultura europea dell'epoca.

Biografia Nato dal medico personale di Cosimo il Vecchio, Diotifeci d'Agnolo, e da Alessandra di Nanoccio,Ove non diversamente riportato, le notizie sulla vita e la dottrina di Ficino sono tratte da: . studia a Firenze sotto la guida di Luca de Bernardi e Comando Comandi e apprende le prime nozioni di greco da Francesco da Castiglione,Giuseppe Saitta, Marsilio Ficino e la filosofia dell'umanesimo, pag. 2, Fiammenghi & Nanni, 1954. mentre sarebbe da smentire la notizia riportata nella Vita Ficini di Giovanni Corsi, scritta nel 1506, che sia stato allievo del Platina.Giornale storico della letteratura italiana, voll. 111-112, a cura di Francesco Novati, Egidio Gorra, Vittorio Cian, Giulio Bertoni, Carlo Calcaterra, Loescher, 1938, pag. 339.

Il suo primo maestro di filosofia è il folignate Niccolò Tignosi, medico aristotelico autore di un De anima e di un De ideis.Arthur M. Field, The Origins of the Platonic Academy of Florence, pag. 140, Princeton University Press, 2014. Conseguenza di questi insegnamenti è la sua Summa philosophiae, un gruppo di scritti in latino dedicati a Michele Mercati intorno al 1454 in cui il Ficino tratta di fisica, di logica, di Dio e di aliae multae quaestiones.Giorgio Bàrberi Squarotti, Storia della civiltà letteraria italiana: Umanesimo e Rinascimento, vol. II, pag. 815, UTET, 1996. Nella dedica all'amico scrive di volerlo introdurre «a quegli studi che devono impegnare la nostra età, secondo la regola del nostro Platone».

Studia Epicuro e Lucrezio, scrivendo intorno al 1457 i Commentariola in Lucretium, che distruggerà nel 1492,; Michel Onfray, Il cristianesimo edonista, Controstoria della filosofia II, Fazi Editore, 2007, p. 136 ss.. il De voluptate ad Antonium Calisianum, il De virtutibus moralibus e il De quattuor sectis philosophorum, dove tratta di questioni morali e dell'anima riportando opinioni platoniche, aristoteliche, epicuree e stoiche, e lexercendae memoriae gratia, come esercitazione mnemonica e senza pretese sistematiche.

Nel 1456 scrive vari libri di Institutionum ad platonicam disciplinam, perduti, tratti da fonti latine e per questo motivo trascurati per la sentita esigenza di "abbeverarsi" alla diretta fonte greca. Sembra che il suo interesse al platonismo abbia indotto l'arcivescovo fiorentino Antonino Pierozzi, preoccupato di possibili deviazioni del Ficino verso eresie platoniche, a consigliargli di studiare sia medicina a Bologna sia l'opera di Tommaso d'Aquino.Giovanni Semprini, I platonici italiani, pag. 40, Edizioni Athena, 1926. Ma la permanenza a Bologna dal 1457 al 1458, testimoniata da Zanobi Acciaiuoli, non è documentata e resta certo l'ininterrotto interesse per la filosofia platonica e neo-platonica.

L'Accademia e la «pia filosofia»

Intorno al 1460 traduce Alcinoo, Speusippo, i versi attribuiti a Pitagora e lAssioco attribuito a Senocrate.AA.VV., La Letteratura italiana: Storia e testi, vol. XIII, pag. 929, a cura di E. Garin, Riccardo Ricciardi Editore, 1950-60. Tradotti gli inni di Orfeo, di Omero, di Proclo e la Teogonìa di Esiodo, riceve in dono da Cosimo de' Medici un codice platonico e una villa a Careggi, che diverrà nel 1462 sede della nuova Accademia Platonica, fondata dallo stesso Ficino per volere di Cosimo, con il compito di studiare le opere di Platone e dei platonici, al fine di promuoverne la diffusione, influenzato da Giorgio Gemisto Pletone e Bessarione.A. Della Torre, Storia dell'Accademia Platonica di Firenze, Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento in Firenze, 1902.

Qui inizia la traduzione, nell'aprile del 1463, dei Libri ermetici (Corpus hermeticum), portati in Italia dalla Macedonia da Leonardo da Pistoia; la sua opera di traduzione avrà un notevole influsso nel pensiero rinascimentale europeo.Eugenio Garin, Ermetismo del Rinascimento, pag. 72, Ed. Riuniti, 1988. Il Ficino vede in quella sapienza antica la presenza di una rivelazione, di una pia philosophia che si è attuata nel cristianesimo ma della quale l'umanità di tutti i tempi era sempre stata partecipe. Nella dedica a Cosimo, scrive che Ermete Trismegisto «per primo disputò con grandissima sapienza della maestà divina, della gerarchia degli spiriti» (daemonum ordine), «della trasmigrazione delle anime. Per primo fu chiamato teologo: lo seguì, secondo teologo, Orfeo, poi Aglaofamo, Pitagora e Filolao, maestro del nostro divino Platone».«Primus de maiestate Dei, daemonum ordine, animarum mutationibus sapientissime disputavit. Primus igitur theologiae appellatus est autor. Eum secutus Orpheus, secundas antiquae theologiae partes obtinuit. Orphei sacris initiatus est Aglaophemo successit in theologia Pythagoras, quem Philolaus sectatus est, divi Platonis nostri praeceptor».

Esiste dunque, secondo Ficino, una concorde e antica tradizione teologica, «una priscae theologiae undique sibi consona secta»,Francesco Monticini, trad. it. in La prisca theologia e il Lascaris di Abel-François Villemain, in Navi della libertà, pag. 176, «La Rivista di Engramma», n. 174, Venezia, luglio-agosto 2020. che nasce con Ermete e culmina con Platone.James D. Heiser, Prisci Theologi and the Hermetic Reformation in the Fifteenth Century, Repristination Press, 2011. La «pia filosofia», antitetica alle correnti di pensiero atee e materialiste, si propone di sottrarre l'anima agli inganni dei sensi e della fantasia per elevarla alla mente; questa percepisce la verità, l'ordine di tutte le cose, sia esistenti in Dio che emanate da Lui, grazie all'illuminazione divina, affinché l'uomo, tornato fra i suoi simili, possa renderli partecipi delle verità rivelategli dalla fonte divina (divino numine revelata).Andrea Cusimano, Storia del pensiero occidentale, pag. 167, Lulu.com, 2013.

La sua traduzione latina del Corpus hermeticum, già tradotto in volgare nel 1463 da Tommaso Benci, viene stampata nel 1471; nel 1462 inizia la traduzione latina dei dialoghi platonici, conclusa forse nel 1468, e vi aggiunge nel tempo i suoi commenti: intorno al 1474 quelli al Filebo, al Fedro e al Convivio (tradotto anche in italiano), nel 1484 al Timeo, e nel 1494 al Parmenide. e al Sofista.L'immenso lavoro di traduzione compiuto da Marsilio Ficino è stato documentato in particolare da Paul Oskar Kristeller, in Supplementum ficinianum: Marsilii Ficini florentini philosophi platonici Opuscula inedita et dispersa, 2 voll., Firenze, Leo S. Olschki, 1937. Cfr. anche: P. O: Kristeller, The First Printed Edition of Plato's Works and the Date of Its Publication (1484), in "Science and History: Studies in Honor of Edward Rosen", a cura di Erna Hilfstein, Pawel Czartoryski, e Frank D. Grande, pp. 25–35, Wroclaw, 1978; Marsilio Ficino as a Beginning Student of Plato, in "Scriptorium", n. 20, pp. 41–54, 1966; Marsilio Ficino and His Work after Five Hundred Years, in "Quaderni di Rinascimento", n. 7, Firenze, 1987.

Teologia platonica e altri lavori Dal 1469 al 1474 stende l'opera più importante, i diciotto libri della Theologia platonica de immortalitate animarum, dedicata a Lorenzo de' Medici. Dopo aver preso i voti sacerdotali il 18 dicembre 1473, compone la Religione cristiana, in italiano, di cui darà poi la versione latina nella De christiana religione. Dal 1475 al 1476 scrive la Disputatio contra iudicium astrologorum e nel 1481 viene dato alle stampe il suo Consiglio contro la pestilenza, dopo il flagello dell'epidemia del 1478..

Nel 1484 inizia la traduzione delle Enneadi di Plotino e dal 1488 al 1493 traduce le opere di Giamblico, Proclo, Prisciano, Porfirio, Sinesio, Teofrasto, Michele Psello, la Mistica teologia e i Nomi divini dello Pseudo-Dionigi, e i frammenti di Atenagora di Atene: con questo ampio corpus platonico il Ficino persegue la sua teorizzazione della continuità della tradizione teologica da Ermete ai platonici prolungatasi attraverso Dionigi Areopagita, Agostino, Apuleio, Boezio, Macrobio, Avicebron, Al-Farabi, Avicenna, Duns Scoto, Bessarione e il Cusano.

I tre libri del De vita, usciti nel 1489, gli procurano accuse di magia dalle quali si difende con un'Apologia;Arnaldo Della Torre, Storia dell'Accademia Platonica di Firenze (1902), pag. 623, Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento in Firenze, 1960. nel 1495 pubblica dodici libri di Epistulae che comprendono anche opuscoli scritti dal 1476 al 1491, come il De furore divino, la Laus philosophiae, il De raptu Pauli, le Quinque claves Platonicae sapientiae, il De vita Platonis, i De laudibus philosophiae, l'Orphica comparatio Solis ad Deum, la Concordia Mosis et Platonis, gli Apologi de voluptate quattuor.

La morte di Lorenzo il Magnifico, la successione di Piero il Fatuo e l'avvento di Girolamo Savonarola tra il 1494 e il 1498, a cui si avvicinarono anche i collaboratori e amici Giovanni Pico della Mirandola, Sandro Botticelli e Agnolo Poliziano, mise nell'ombra Ficino che tuttavia continuò a dirigere l'Accademia fino alla fine. Poliziano e Pico furono misteriosamente avvelenati nel 1494. Ficino fu avverso al Savonarola, che pure precedentemente aveva definito profeta. Lasciò incompiuto un Commento a San Paolo per la morte sopraggiunta a sessantasei anni, nel 1499. È sepolto nel duomo di Santa Maria del Fiore, dove un monumento lo celebra come il maggior filosofo fiorentino.

La dottrina È noto come Aristotele concepisca l'essere umano come sinolo, unità ordinata e indissolubile di materia e forma, di corpo e anima, cosicché il suo principale commentatore dell'antichità Alessandro di Afrodisia poteva ben dedurne esplicitamente la mortalità dell'anima contemporanea a quella del corpo.Alessandro di Afrodisia, L'anima, a cura di P. Accattino e P. Donini, Roma-Bari, Laterza, 1996. Al contrario, Platone aveva già distinto le due sostanze, concedendo all'anima una vita separata e indipendente dal destino del corpo.

A questa concezione aderisce Ficino, che in polemica contro Aristotele esalta la dottrina platonica, al punto da interpretarla come una forma di religiosità propedeutica alla fede cristiana.Marsilio Ficino su Parodos. La sua Theologia platonica o De immortalitate animarum si apre dunque con un

Per comprendere la sostanza dell'anima è necessario comprendere la struttura dell'universo, composto da cinque livelli gerarchici: Dio; gli angeli; le anime; le qualità; la materia. Al grado inferiore sta la materia, concepita, seguendo Averroè, come pura quantità: «La materia non ha di per sé nessuna forza che possa produrre le forme», diversamente da chi, come Avicebron, la concepisce come «sostanza produttrice di forme, fonte piuttosto che soggetto delle forme».

È la qualità il principio formale che dà sostanza alle realtà corporee, grazie a «una sostanza incorporea che penetra attraverso i corpi, della quale sono strumento le qualità corporee»: questa sostanza incorporea nell'uomo si eleva al rango di anima «che genera la vita e il senso della vita anche dal fango non vivente».Ficino, cit. in .

Al di sopra delle anime sono gli angeli: «Sopra quelli intelletti che alli corpi s'accostano, cioè l'anime ragionevoli, non è dubbio che sono assai menti, dal commercio dei corpi al tutto divise»;Le divine lettere del gran Marsilio Ficino, vol. 1, pag. 137, a cura di S. Gentile, Edizioni di storia e letteratura, 2001. e se l'intelletto dell'anima «è mobile e parte interrotto e dubbio»,Ficino, Sopra lo amore o ver' Convito di Platone, pag. 118, a cura di G. Ottaviano, Celuc, 1973. l'intelletto angelico è «stabile tutto, continuo e certissimo».