I Dialoghi degli dei () sono un'opera di Luciano di Samosata, contenente ventisei brevi dialoghi con protagonisti gli dèi della mitologia greca.

Questa raccolta fa parte della quadrilogia dei Dialoghi (assieme a quelli marini, dei morti e delle cortigiane).

Struttura, temi e stile Come il titolo stesso suggerisce, nei vari dialoghi si confrontano sempre due o più divinità; gli episodi sono tratti dal mito, ma rivisitati originalmente dall'autore.

In particolare i "dialoghi" di Luciano si contraddistinguono per la loro scioltezza e capacità di coinvolgere il lettore, catapultandolo in universo totalmente diverso dal mondo religioso e dai miti che fino a quel momento si conoscevano.

Lo stile adottato da Luciano è particolarmente semplice e diretto, capace di suscitare risa e stupore di fronte alle narrazioni dei personaggi, ma vi sono anche momenti seri e di riflessione, che non tralasciano tutto sommato nella storia i motivi delle cause e degli avvenimenti dei protagonisti.

Ordine dei dialoghi Il corpus delle opere di Luciano di Samosata ci è giunto in manoscritti appartenenti a due recensioni fondamentali, indicate dagli studiosi come β e γ. Le due famiglie dispongono i dialoghi in modo diverso tra loro, secondo il seguente prospetto:

N.Nei manoscritti della recensione β. N.Nei manoscritti della recensione γ. Dialogo 1 5 Prometeo e Zeus 2 6 Eros e Zeus 3 7 Zeus ed Ermes 4 10 Zeus e Ganimede 5 8 Era e Zeus 6 9 Era e Zeus 7 11 Efesto e Apollo 8 13 Efesto e Zeus 9 12 Poseidone ed Ermes 10 14 Ermes ed Elio 11 19 Selene e Afrodite 12 20 Eros e Afrodite 13 15 Zeus, Eracle ed Asclepio 14 16 Ermes ed Apollo 15 17 Ermes ed Apollo 16 18 Era e Latona 17 21 Apollo ed Ermes 18 22 Era e Zeus 19 23 Afrodite ed Eros 20 — Il giudizio delle deeNei codici della recensione γ non fa parte dei Dialoghi degli dèi, ma è conteggiato a sé. 21 1 Ares ed Ermes 22 2 Pan ed Ermes 23 3 Apollo e Dioniso 24 4 Ermes e Maia 25 24 Zeus ed Elio 26 25 Apollo ed Ermes

L'articolo segue l'ordine della recensione β.

I dialogo: Prometeo e Zeus Ormai da anni Prometeo sconta la sua pena sul Caucaso, con l'aquila che gli rode il fegato ogni giorno. Zeus giunge a parlare col titano, il quale lo implora di lasciarlo andare giacché non ce la fa più a sopportare il supplizio, ormai ritenuto inutile visto che i fatti sono cambiati e che Zeus, secondo la sua opinione, sia entrato in buoni rapporti con la razza umana. Tuttavia Zeus è ancora infuriato con Prometeo per l'inganno delle ossa del sacrificio e soprattutto per il furto del fuoco; dichiara anzi che fece male a inchiodarlo al monte con due sole catene e a farlo soffrire con una sola aquila e che le punizioni avrebbero dovuto essere assi più tremende. Allora Prometeo fa una proposta a Zeus in cambio della promessa di essere liberato. Il dio accetta e così apprende con sorpresa che se si fosse unito con la dea Teti, figlia di Nereo, il figlio nato da questa unione avrebbe spodestato Zeus, prendendone il posto sull'Olimpo. Il re degli dei, stupito da ciò, libererà Prometeo ringraziandolo, e farà sposare Teti con il mortale Peleo, dalla cui unione nascerà Achille.

II dialogo: Eros e Zeus Zeus rimprovera Eros - che ha aspetto di fanciullo, anche se in realtà è più anziano e astuto del titano Giapeto - di averlo fatto innamorare di altre dee o di fanciulle mortali, costringendolo ad assumere travestimenti ridicoli per goderne; inoltre Zeus rimprovera a Eros di non aver mai usato i suoi poteri per avvantaggiarlo, ad esempio facendo in modo che qualche ragazza mortale si innamorasse di Zeus o che questi non venisse scoperto durante uno di questi amplessi, tanto che il sommo dio è sempre costretto a godere di nascosto dei suoi amori illeciti per non essere visto dagli altri dèi. Eros allora replica consigliando a Zeus di acconciarsi e truccarsi per apparire alle mortali concupite avvenente e non terribile quale re degli dèi, ma Zeus rifiuta il consiglio.

III dialogo: Zeus ed Ermes Zeus riferisce ad Ermes la vicenda di Io, figlia di Inaco tramutata in vacca da Era per vendicarsi dell'amore tra la ragazza e Zeus stesso.

Il re degli dèi invita quindi il dio messaggero a recarsi nella foresta Nemea, liberare la giovenca dal guardiano Argo Panoptes e condurla in Egitto. Lì Io assumerà nuovamente il suo aspetto consueto, anzi sarà assimilata sincreticamente alla dea Iside.

IV dialogo: Zeus e Ganimede Ganimede era un ragazzo bellissimo, principe di Troia dimorante sul Monte Ida. Zeus, invaghitosi del ragazzo, vedendolo un giorno pascolare le greggi sul monte si trasformò in aquila e lo condusse con sé sull'Olimpo.

Nel dialogo, Ganimede è incredulo e riluttante, non riuscendo a spiegarsi il suo stupefacente rapimento e la metamorfosi dell'aquila in dio. Zeus gli spiega che è stato lui l'artefice di tutto per tenerlo con sé, visto che lo ama molto e gli vuole talmente bene da volergli offrire l'ambrosia e il nettare così da trasformarlo in dio immortale; Ganimede vivrà sull'Olimpo, giocherà con Eros e sarà amato da Zeus. Il dio non comprende l'iniziale rifiuto del ragazzo e lo esorta ancor di più, facendogli comprendere l'importanza dell'occasione che gli si offre e aggiunge che non se ne presenterà un'altra simile. Ganimede è sul punto di accettare, ma non sa come comportarsi a letto visto che quando risiedeva sulla terra era solito scalciare quando dormiva col padre. Zeus, ridendo allegro e comprendendo le paure del ragazzo, gli assicura che si prenderà cura di lui promettendogli di non fargli mancare nulla.

Ganimede, felice e riconoscente, abbraccia Zeus, per poi ricevere l'ambrosia da Ermes ed essere istruito sull'attività di coppiere degli dèi.

V dialogo: Era e Zeus Questo dialogo è il seguito del precedente: Era è infuriata con Zeus per la sua passione per Ganimede.

La dea rinfaccia al marito di trascurare i suoi doveri e di dedicare troppo tempo al ragazzo, ritenendo sconveniente la sua passione pederastica. Tuttavia Zeus cerca di blandirla e convincerla che il leggiadro Ganimede sia molto più adatto al compito di coppiere degli dèi rispetto allo zoppo Efesto. Era, imperterrita, non si lascia smuovere, quindi Zeus conclude bruscamente ribadendo la sua passione per Ganimede

VI dialogo: Era e Zeus Issione, re dei Lapiti, famoso per i suoi tradimenti, non rese al suocero Deioneo i doni che gli aveva promessi per le nozze, anzi lo uccise in modo particolarmente crudele, facendolo cadere in una fossa piena di carboni ardenti. Tuttavia Zeus lo perdonò e anzi lo invitò al banchetto degli dèi, ma Issione cercò di sfruttare l'occasione per concupire addirittura Era.

Durante il banchetto avviene il colloquio tra Era e Zeus. La dea è assi indispettita per il gesto di Issione il quale, approfittando della benevolenza di Zeus, si era permesso di recarsi senza permesso in camera sua. Lì Issione, bevendo dalla coppa dove aveva posato le labbra Era, aveva preso a baciare il punto preciso dove si erano posate le labbra della dea e poi si era messo a implorarla di accettare le sue profferte. Zeus obietta che la colpa fosse stata di Eros che aveva scoccato una delle sue frecce per fare un dispetto, ma Era è assi contrariata e non vuole sentire ragioni. Zeus, in quanto non vuole uccidere Issione, propone alla moglie di fabbricare un simulacro di lei con una nuvola dimodoché Issione creda che Era voglia concedersi a lui. Era non crede alle proprie orecchie e non vorrebbe ascoltare, ma alla fine decide di acconsentire, congedandosi dal marito con la promessa che se Issione si vanterà sulla Terra di aver fatto l'amore con Era, Zeus lo avrebbe spedito all'Ade, ove sarà legato ad una ruota e costretto a girare per l'eternità.

VII dialogo: Efesto e Apollo Efesto e Apollo si trovano a discorrere su Ermes, figlio di Zeus e Maia, appena nato.Cfr. lInno omerico a Ermes.

Apollo comunica a Efesto tutte le malefatte che il dio-fanciullo ha combinato, benché nato da poco: Ermes ha infatti sottratto ai vari dèi le loro armi o attributi, incluse le tenaglie da fabbro allo stesso Efesto. L'ultima invenzione che portò a termine Ermes, dichiara Apollo, è la cetra: prendendo il guscio di una tartaruga morta, collegò nei fori quattro tendini di crine di cavallo per poi saldarli a un ponticello. Nel suonarla faceva invidia persino alla lira di Apollo stesso. Apollo conclude dichiarando la più recente attività del dio-fanciullo, ovvero recarsi nell'Ade.

VIII dialogo: Zeus ed Efesto Il dio fabbro Efesto viene convocato da Zeus affinché con la scure gli spacchi in due la testa. Efesto è riluttante ma, spronato da Zeus, procede: allora dalla testa del re degli dèi nasce Atena, armata di tutto punto, che in brevissimo tempo - come di consueto per gli dèi: si veda il dialogo precedente su Ermes - matura e diventa adulta.

Efesto se ne invaghisce immediatamente e chiede al padre di dargliela in sposa, ma Zeus gli spiega che ciò è impossibile perché la dea intende rimanere per sempre vergine.

IX dialogo: Poseidone ed Ermes Poseidone si sta recando dal fratello Zeus per fargli visita e chiede a Ermes il permesso di vederlo, ma questi glielo nega affermando che il dio sarebbe ancora indisposto per aver appena partorito. Poseidone all'inizio non comprende subito come ciò sia potuto accadere, essendo una gravidanza del padre degli dei un'eventualità inconcepibile.

Ermes allora spiega la vicenda: Zeus aveva amato Semele, ma Era, gelosa come sempre, con un inganno la indusse a chiedere a Zeus di rivelarsi in tutta la sua maestà. Quando ciò avvenne, lo splendore del dio annientò la donna, ma il feto non ancora compiuto rimase intatto. Allora Zeus lo prese e ordinò a Efesto di cucirglielo nella coscia per completare la gestazione. Pochi mesi dopo dalla gamba del dio nacque Dioniso, che fu mandato a vivere coi satiri e le ninfe di Nisa per sfuggire a Era.

Concluso il colloquio con Poseidone, Ermes si affretta a recare assistenza al "puerpero" Zeus.

X dialogo: Ermes ed Elio Tra i suoi vari amanti e fanciulle, Zeus era assai invaghito di Alcmena, moglie di Anfitrione. Quando questi era impegnato in guerra, Zeus adottò uno stratagemma per unirsi all'amata, con l'aiuto di Ermes.

Ermes si reca dal dio del sole Elio per comunicargli gli ordini impartitigli da Zeus. Elio dovrà arrestare i suoi cavalli e il carro alato del Sole, non portando la luce sulla Terra per ben tre notti, affinché Zeus possa unirsi ad Alcmena per tutto il tempo che voleva. Elio sdegnato replica che mai ubbidirà a tale ordine, lamentandosi dell'eccessiva sensualità di Zeus e dichiarando che simili incresciosi incidenti non sarebbero mai accaduti sotto il padre di Zeus Crono, il quale non si esimeva mai dai suoi doveri di re dell'Olimpo e che rimase sempre fedele a Rea sua moglie, finché non fu scacciato e sostituito da suo figlio Zeus.

Tuttavia Elio viene frenato da Ermes, che lo invita a collaborare promettendogli un premio.

XI dialogo: Selene e Afrodite Il colloquio ha come tema le vicende amorose di Afrodite e della dea della luna Selene.

La Luna, incontrandosi con Afrodite, le chiede come vadano i suoi rapporti con i suoi amanti e con il figlioletto Eros. La dea ribadisce che, dopo aver rimproverato l'interlocutrice sul fatto che perde tempo durante il suo lavoro notturno per congiungersi a Endimione, le racconta delle malefatte di Eros il quale la fa innamorare per spregio di vari uomini. Infatti la dea già possiede la sua cintura magica donatale quando uscì dalla spuma del mare che le dà tutti i poteri dell'amore e della seduzione, ma il figlio dispettoso sfruttò quest'occasione per rendere la madre protagonista di varie avventure amorose. Tra le molte, Afrodite cita l'incontro amoroso con Anchise, l'eroe troiano che diverrà padre di Enea. Quindi Afrodite chiede alla Luna come vadano i suoi rapporti con il suo amato. La dea racconta che compie tutto mentre lui dorme, che pian piano gli si avvicina dapprima sfiorandolo con baci per poi unirsi a lui.

XII dialogo: Eros e Afrodite