Biografia

Figlia illegittima di attori di provincia, Caroline crebbe con la nonna materna fino al 1813 quando, rimasta vedova, si trovò nell'impossibilità di prendersi cura della nipote, che fu così affidata alla madre. A Parigi, iniziò a lavorare come sarta e a prostituirsi e poi, con i risparmi così accumulati - e in particolare l'aiuto finanziario del facoltoso avvocato Antoine Cerclet, che ne aveva comprato la verginitàHenri Gouhier, La philosophie d'Auguste Comte, esquisses, 1987 - acquistò e gestì un gabinetto di lettura (un locale a metà strada tra un salotto-caffè letterario e una piccola biblioteca-emeroteca, dove era possibile leggere, commentare, consultare e prendere in prestito libri, giornali e riviste) nel Boulevard du Temple. Caroline Massin sposò Comte nel febbraio del 1825, ma, nonostante l'indubbia intesa intellettuale tra i due, attestata dal loro epistolario, il matrimonio non fu felice e la coppia si separò definitivamente nell'agosto del 1842. Ciononostante, Caroline continuò a seguire l'opera di Comte per tutta la sua vita, intrattenendo con l'ex marito una corrispondenza assidua e profonda.

Dopo la morte di Comte, avvenuta nel 1857, Caroline - sostenuta dal suo nuovo compagno, l'ex allievo di Comte Émile Littré - sarà protagonista di una lunga contesa con i discepoli del filosofo riuniti nella Società Positivista; merito della disputa, l'eredità del filosofo e in particolare i diritti d'autore sulle sue opere.

Fuggita a Rouen durante la guerra franco-prussiana, Caroline morì pochi anni più tardi, dopo il suo ritorno nella capitale, il 27 gennaio 1877.

Il rapporto con Auguste Comte

L'incontro Il 3 maggio del 1821, Caroline fece la conoscenza del giovane Auguste Comte. Era un giorno di festa, in occasione del battesimo del duca di Bordeaux, e Comte la incontrò nel Palazzo Reale, nelle Gallerie di legno (due basse gallerie parallele, distrutte sette anni più tardi, separate da una fila di negozi, spesso affittati a librai e modiste, dove la sera si raccoglievano le prostitute). Il filosofo rimase profondamente colpito dalla bellezza e dall’intelligenza di quella ragazza con cui intraprese una conoscenza. Caroline era stata abbandonata da Carclet, cosa che la fece cadere in una situazione miserabile, tanto da essere iscritta, all'età di neanche diciannove anni, già da due anni presso la polizia nel registro della prostituzione - per cui era costretta a continuare la propria vita dissoluta e a presentarsi regolarmente alle autorità..

Sei mesi dopo il loro incontro, Antoine Cerclet ricomparve nella vita di Caroline e la frequentazione con Comte si interruppe. Si rincontrarono un anno dopo, per caso, nella sala di lettura acquistata dallo stesso Cerclet per Caroline. Da lì, nel corso del 1823, vi furono nuovi incontri pubblici, poco frequenti. All'inizio del 1824, Caroline vendette la sua libreria. Dopo poco ella chiese a Comte lezioni di algebra per imparare la tenuta dei libri contabili.

La convivenza Nel marzo dello stesso anno, Caroline - in una situazione economica complicata, dopo non esser riuscita a divenire l'amante del direttore di un bazar presso il Palazzo Reale - convinse Comte alla convivenza nella ricerca di una vita più stabile. Lei iniziò a partecipare attivamente al suo lavoro intellettuale, parlando della possibilità di matrimonio.

La convivenza portò Comte a considerare seriamente i progetti di matrimonio: sempre più si avvicinava il periodo che avrebbe dedicato all'insegnamento, sentiva il bisogno di un ambiente più rispettabile, di un affetto intimo capace di compensare le lacune involontarie della sua educazione morale, ma si riteneva incapace di conquistare l’amore di una donna perbene ed era addolorato dal destino che avrebbe riportato Caroline alla prostituzione se lui l’avesse abbandonata - il matrimonio risultava, infatti, il solo mezzo per cancellare il suo nome dal registro della polizia.. Quello che, secondo Jane M. Style, fu solamente un abile stratagemma della Massin per colpire la generosità del cuore del filosofo, bastò. Comte non poteva riconsegnare la donna che era stata la sua brillante e intelligente compagna a una vita di infamia.

Il matrimonio Comte chiese dunque il consenso ai genitori, cosa che gli venne negata dal padre. Dopo dieci mesi di convivenza, vinta l'opposizione genitoriale, il 19 febbraio 1825, Comte convolò a nozze presso il IV Municipio di Parigi con Caroline, affiancata da un ufficiale di pace, co-testimone insieme al signor Cerclet che aveva un tempo comprato la sua verginità, che ottenne la sua totale cancellazione dal registro della prostituzione. Comte, unendosi a Caroline, avanzò una sola solenne promessa: che non avrebbe mai più avuto alcun contatto con Circlet, né di persona né per lettera. Lei acconsentì.

Dopo un viaggio di due settimane a Montpellier, città natale di Comte, tra i due nacquero già i primi dissapori. Lei mal sopportava l'ambiente periferico della cittadina, mentre il filosofo si immaginava di trascorrere lì il proprio futuro. Ritornati a Parigi, lo scontro aumentò quando Caroline negò di avere alcun obbligo nei confronti del marito, negando che era stata da lui salvata. Ciò nonostante, il filosofo continuò a sopportare sua moglie, cercando di giustificarla, pur essendo priva di purezza, fedeltà e delicatezza di sentimenti. A poco a poco Comte se ne rese conto. Tuttavia, lei era spesso una compagna piacevole, intelligente e disponibile, e lui l’aveva sposata con la piena intenzione di legarsi completamente a lei..

Durante il primo anno di matrimonio, Comte soffrì di frequenti e strazianti momenti di angoscia non volendo rassegnarsi all'indifferenza verso l'unica persona con cui era intimamente legato. Alla fine, dopo un anno di matrimonio, Caroline propose di permettere a Cerclet di far loro visita - nonostante la promessa matrimoniale - e, di fronte al rifiuto di Comte, se ne andò di casa. Il fatto lo turbò molto. Era, per lui, che si era battuto per salvarla da una vita di disonore, una proposta di condivisione del prezzo del disonore.

La crisi Il turbamento di Comte giunse al massimo nel momento in cui la tensione del lavoro si univa all'esaltazione e alla speranza dovuta al riconoscimento delle sue pretese da parte degli uomini più illustri del suo tempo. Iniziato, nel 1826, un Corso di filosofia nella propria abitazione, lo dovette interrompere a causa del turbamento provocato dal tradimento di Caroline che preferì l’uomo che l’aveva abbandonata alla miseria e alla vergogna dimenticandosi dell'uomo che l'aveva posta alla sua destra. Un parossismo di rabbia si impadronì di lui. Nell'aprile del 1826 Comte fuggì di casa, dapprima si diresse da Félicité de La Mennais, cercando conforto nel racconto della propria situazione; poi, vagò fino ad essere ritrovato a Montmorency dal medico Henri Blainville e da Caroline, che si fece accompagnare dallo stesso Cerclet - causa dei turbamenti del filosofo..

Blainville trovò Comte in uno stato di forte eccitazione cerebrale. Consigliò a Caroline di portarlo a casa e di garantirgli riposo e tranquillità assoluti, spiegandole che portarlo in un manicomio avrebbe ulteriormente peggiorato le sue condizioni. Lei rifiutò, a meno che Blainville stesso non si fosse impegnato a stare con lei per prendersene cura. Egli non poté farlo e così Comte fu portato nel manicomio privato del signor Esquirol, negandogli così il lavoro, la casa e l'affetto. Fu colto da un accesso di furia che, dopo il suo ricovero, sfociò in mania. I genitori di Comte vennero a sapere della condizione del figlio e la madre, Rosalie Boyer, si diresse prontamente a Parigi per riportare il figlio alla quiete. Ella però non ci riuscì poiché Esquirol poteva affidarlo solo alla moglie. Dopo alcuni mesi, Esquirol dichiarò Comte incurabile, ma la madre convinse Caroline a riportarlo nella sua vecchia casa e ad assisterlo lì, promettendo tutto l’aiuto economico che avrebbe potuto fornire. La madre, di profonda fede cattolica, prima di congedarsi, con l'aiuto di La Mennais, fece pronunciare la benedizione nuziale - all'insaputa di Comte, che non venne mai a sapere dell'azione materna durante la sua crisi cerebrale. Così, l'irritazione di Comte fu placata dalla sua credenza nell'apparente fedeltà e attaccamento di Caroline. Non essendogli permesso di lavorare, tuttavia, alla mania subentrò una depressione che lo portò a gettarsi dal Pont des Arts nella Senna, venendo salvato da un membro della Guardia Reale. Lo spavento completò l'opera di guarigione e gli tornò la consapevolezza della sua missione, riprendendo il lavoro quanto prima e sopportando la sua vita familiare con Caroline.

La continuazione della vita coniugale Una volta guarito, Comte decise di cancellare completamente dalla sua mente l'infedeltà di Caroline. Per questo entrò in rottura temporanea con La Mennais credendo che fosse stato lui a informare i genitori del passato da prostituta di Caroline - in realtà fu il padre della stessa - ruppe ogni rapporto con Tabarié, che lo aveva aiutato economicamente durante la malattia, per aver affermato che il suo matrimonio era stato un errore fatale. Alix, sorella di Comte, si era espressa con toni molto duri contro sua moglie, arrivando persino a dire ai suoi genitori che, se lei fosse venuta a Montpellier, sarebbe entrata in convento durante la sua visita. Durante un'epidemia di colera, poi, la madre Rosalie Boyer chiese a Comte di recarsi da solo a Montpellier, cosa che lo portò su tutte le furie, rifiutandosi di abbandonare sua moglie al pericolo. Le critiche esterne rivolte a sua moglie, lo ferivano nel vivo; si rendeva conto - secondo quanto riporta Jane M. Style - sempre più di aver rovinato la pace e la felicità della sua vita con un matrimonio donchisciottesco e privo d’amore.

Caroline osò ancora una volta, verso la fine del 1829, quando Comte aveva appena terminato il suo corso decisivo di Filosofia positiva, proporre al marito di accogliere in casa un ricco corteggiatore. Questa volta, pur respingendola con orrore, Comte non permise che ciò compromettesse la sua salute. Aveva cominciato ad accettarla per quello che era e a non aspettarsi da lei né fedeltà né purezza. Nel 1833, Caroline fu colpita dal vaiolo, cosa che le sfigurò il volto.

Nel 1841, Caroline assunse una collaboratrice domestica, Sophie Bliaux, la quale fu adottata dallo stesso Comte come figlia adottiva e gli restò accanto fino al momento della sua scomparsa, aiutandolo infinitamente nel momento del bisogno.

La fine del matrimonio Più volte lei lo lasciò, per poter essere libera. All’inizio lui la supplicò di tornare, ma giunse il giorno in cui le disse che se se ne fosse andata di nuovo, non sarebbe più potuta tornare. Lei non credette che avrebbe messo in atto quella minaccia e lo lasciò volontariamente il 5 agosto 1842, per non varcare mai più la soglia di quella casa. Così, nel 1842 ebbe fine quel matrimonio che Jean François Eugene Robinet - suo medico personale ed esecutore testamentario - ricorda così:Da quest'esperienza, Comte ne uscì profondamente segnato. Il suo cuore si irrigidì, la sua vita fu deturpata e la sua natura limitata, costretta e confinata. Il tenero attaccamento e l’amorevole venerazione che dovrebbero mettere radici e fiorire nella vita familiare, quando vengono lasciati appassire sono disastrosi.

Nonostante la fine del matrimonio, Comte continuò a versare a Caroline la somma di tremila franchi all’anno, impegno che venne mantenuto dai suoi discepoli riuniti nell'Esecuzione Testamentaria d'Auguste Comte fino alla morte della Signora Comte.

Comte si riprese completamente, comprendendo l'importanza dell'amore, soltanto quando conobbe Clotilde de Vaux, sua moglie spirituale e co-fondatrice della Religione dell'Umanità.

Note

Bibliografia

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