L'uso dell'acqua del fiume Olona è stato per secoli finalizzato all'irrigazione dei campi, alla pesca, all'allevamento di bestiame, all'azionamento delle ruote dei mulini ad acqua e, con l'industrializzazione delle sponde del fiume, alla movimentazione delle turbine idrauliche a servizio degli stabilimenti.. La presenza dei mulini, l'abbondanza di manodopera locale, l'esistenza di moderne e rilevanti vie di comunicazione lungo le sponde, la presenza di personalità della zona che possedevano cospicui capitali da investire e la lunga tradizione artigianale della Valle Olona permisero al fiume, che scorre in provincia di Varese e Milano, di diventare una delle culle dell'industrializzazione italiana..

Usi domestici

Il primo uso delle acque dell'Olona fatto da parte dell'uomo fu quello domestico.. Le acque dell'Olona vennero utilizzate come acqua potabile dalle popolazioni che risiedevano sulle sponde del fiume fino agli inizi del XX secolo. In seguito, queste acque furono dichiarate non potabili a causa dell'inquinamento, che iniziò a interessare l'Olona con l'intensificazione dello sviluppo industriale della zona.

Un altro impiego domestico fu quello della produzione del ghiaccio. Fino a parte del XX scolo, la popolazione della Valle Olona dirottava l'acqua del fiume in piccoli specchi d'acqua. Questi ultimi, durante la stagione invernale, gelavano fornendo poi il ghiaccio necessario alla conservazione degli alimenti. Il ghiaccio veniva poi asportato dagli specchi d'acqua e conservato nelle cantine.

L'irrigazione Generalità Un altro uso delle acque del fiume è quello a fini irrigui. Da secoli l'Olona è deviata in rogge e canali artificiali che si dirigono verso i fondi agricoli destinatari dell'acqua. L'utilizzo per fini irrigui fu precedente a quello connesso ai mulini ad acqua..

L'impiego delle acque del fiume fu principalmente praticata a sud di Legnano. Infatti, a nord della città del Carroccio, il corso d'acqua scorreva delimitato dalle scarpate della Valle Olona, è ciò rendeva difficoltoso il prelevamento dell'acqua. Le terre irrigate non appartenevano però ai contadini che le coltivavano; dal catasto del 1608 risulta infatti che l'86% di esse erano di proprietà dei nobili della zona, mentre il 14% erano possedute dalla Curia.. L'irrigazione dei terreni intorno all'Olona iniziò ad essere praticata sistematicamente a partire dal XII secolo. Lo sviluppo delle rete irrigua, invece, toccò il suo apice tra il XIV ed il XVI secolo.. Il tratto del fiume dove era presente la gran parte dei mulini e delle terre irrigate era quello tra Legnano e Pogliano.

L'irrigazione era permessa solo da metà marzo a metà settembre, mentre era vietata d'inverno (costituivano un'eccezione il periodo compreso tra il 24 dicembre ed il 27 marzo, la settimana santa e l'ottava di Pasqua). Dal XVI secolo, con le Novae Costitutiones, furono anche decretati gli orari durante i quali si poteva prelevare acqua dell'Olona per scopi irrigui. Dalle sorgenti a Canegrate era possibile irrigare i campi con le acque dell'Olona dal vespro del sabato al vespro della domenica, da Canegrate (esclusa) a Rho dal vespro della domenica al vespro del lunedì, mentre da Rho a Milano dal vespro del lunedì al vespro del martedì.

Le bocche di prelevamento temporanee ed abusive, che vennero vietate fin dai primi statuti medioevali, erano chiamate invece "scannoni". Gli statuti medioevali obbligavano anche gli utenti a far rientrare l'acqua dell'Olona dopo il loro utilizzo a scopo irriguo. Il documento più antico conservato nell'archivio del consorzio del fiume Olona che si riferisce ad una concessione per scopi irrigui è datato 1380. La gestione delle acque da immettere nei canali d'irrigazione fu spesso foriera di contrasti e di abusi, che avvenivano soprattutto durante i periodi di magra del fiume.

All'inizio del XVII secolo le tariffe per il prelievo delle acque per scopo irriguo erano: dalle sorgenti a Vedano Olona tre soldi per ogni pertica milanese di terreno bagnata, da Castiglione Olona a Rho sei soldi, mentre da Rho incluso a Milano la tariffa corrispondeva a quattro soldi..

Il catasto consortile Luigi Mazzocchi, nominato ingegnere d'Olona nel 1880 dal consorzio del fiume., descrive così la storia del catasto consortile.: "[...] sia i prati che godono diritti di irrigazione, sia gli opifici che godono diritti di forza matrice con acque d'Olona, sono iscritti col nome del proprietario nei libri del catasto consortile tenuti di conformità al catasto pubblico. Il primo catasto fluviale del Consorzio del fiume Olona, risale al principio del Seicento e fu compilato molto sommariamente dall'ing. Barca. Il secondo fu redatto dall'ing. Perego con le norme del catasto istituito da Maria Teresa. Il terzo catasto fu fatto dall'ing. Eugenio Villoresi. Il quarto fu aggiornato dall'Ufficio Tecnico del Consorzio nel 1908 secondo il censimento nuovissimo delle provincie di Milano e di Como attivato nel 1910. [...]".

I risultati dei vari catasti si riassumono come segue: Anno Compilatore Superficie irrigata (HA)1608 Ing. Barca 7201801 Ing. Perego 1882 Ing. Villoresi 1910 Ufficio Tecnico 6512010 Ufficio Tecnico Consorzio 500 circa

Bocche, canali e soratori Nel 1907, le bocche di presa dell'acqua, dalla Rasa di Varese, dove nasce l'Olona, a Milano, ammontavano a 274.. 18 di esse erano "libere", cioè non soggette a limitazioni, mentre 53 erano "privilegiate", ovvero sottoposte a una regolamentazione speciale. Tutte le altre era assoggettate ad un rigido disciplinamento che prevedeva il prelevamento d'acqua in giorni e orari ben precisi.

L'ingegnere Luigi Mazzocchi le definiva così.: "[...] le bocche e i bocchelli d'irrigazione lungo l'Olona e lungo le molinare non sono modellate, ma munite di semplice paratoja che nei rispettivi può alzarsi a piacimento o anche togliersi. Se la bocca è a due luci si chiama doppiaia, se invece ha una sola luce minore di si chiama bocchello. [...]".

Lungo l'Olona e le sue rogge, nel 1920, si contavano 279 bocche. Nel 2010 ne erano rimaste solo 40. Nel Parco dei Mulini, nel 2012, tra Legnano e Nerviano, erano funzionanti le seguenti boccheMappa del Parco dei Mulini: Roggia Arcivescova; Madonna delle Grazie e Lampugnani; Bocca Ceresa; Bocca Selvatica; Baratrina; Bocca Bellona; Rientra Boscheta; Gallarati Cacatossico; Magra Crivelli; Rosera; Arese 1; Olivetani. Dalle bocche si dirama una fitta rete di canali che conduce l'acqua nei campi da irrigare. Dopo aver irrorato i fondi agricoli, le acque dell'Olona fanno ritorno al fiume per mezzo di apposite rogge dette "soratori". In tal modo, si evita lo sperpero dell'acqua del fiume.

Il Cavo Diotti

Il Cavo Diotti è un canale artificiale che si immette nell'Olona, tramite l'affluente Bevera, dopo aver prelevato acqua da sorgenti presenti nel Canton Ticino e nel territorio di Viggiù... È stato costruito nel 1787. Il tratto meridionale del Cavo Diotti, cioè quello che estraeva a Castegnate l'acqua dell'Olona precedentemente immessa, venne interrato nel 1918 in seguito alla forte urbanizzazione della zona agricola di Pantanedo. Visto che la richiesta d'acqua per scopi irrigui si era quasi azzerata, questa parte del Cavo Diotti non venne infatti più adoperata.

Il Cavo Diotti fu voluto dall'avvocato Luigi Diotti, grande possidente terriero, per irrigare le sue proprietà. I fondi terrieri da lui posseduti si trovavano anche a Pantanedo, che era l'utenza finale del Cavo Diotti. Diotti, per realizzare l'opera, chiese ed ottenne il permesso dall'imperatore Francesco Giuseppe I d'Austria. Il progetto fu però foriero di polemiche: 32 utilizzatori delle acque del fiume si opposero strenuamente sostenendo che il prelevamento d'acqua sarebbe stato superiore alla sua introduzione.. Visto l'appoggio governativo, il consorzio del fiume Olona cedette ed il 17 marzo 1786 diede il permesso per l'avvio dei lavori di costruzione. Quando il Cavo entrò in funzione, le polemiche non si placarono. Per decenni ci furono delle dispute sulla quantità d'acqua immessa - che molti giudicavano insufficiente a causa del sistema di misurazione - e sullo stato manutentivo della zona delle sorgenti dell'Olona, dove il Cavo Diotti immetteva acqua.

Il tratto del Cavo Diotti che prelevava acqua a Castegnate, finché fu in funzione, rappresentò la derivazione artificiale più importante dell'Olona..

I riali Con il termine "riale" nei tempi antichi si indicavano i fiumi, mentre nella laguna veneta si chiamava la diramazione di un canale. Luigi Mazzocchi., nel 1920, registrò la presenza di quattro riali lungo il fiume Olona, designando con questo termine i canali che portavano l'acqua dell'Olona nei paesi rivieraschi secondo concessioni risalenti fin dal Medioevo. I quattro riali censiti nel 1920 erano: Riale di Canegrate. Mazzocchi scrive: "[...] per questo Riale le notizie sono conservate nell'archivio del consorzio del fiume Olona. Presumibilmente la concessione risale al 1350 e fu rilasciata al dott. Filippo Crespi medico ducale e medico privato del duca Giovanni Visconti. I privilegi furono poi confermati a Pietro Gallarati Scotti. Il diritto di prelevare acqua dal Riale di Canegrate fu confermato dal Re Lodovico di Francia. Il Riale di Canegrate fu alimentato per molto tempo dalla bocca Ceresa e soltanto nel 1680, a Giovanni Giacomo Crivelli fu concesso il riparo della bocca del Riale di Canegrate. [...]". Riale di Legnano: "[...] bocchello libero aperto in sponda dell'Olonetta di Legnano. Il Riale che segue la bocca, dopo breve tratto si biforca ed il ramo sinistro ritorna in Olona nello stesso Comune di Legnano. Questo Riale è noto anche sotto il nome di Cavetto dell'Olona. [...]". Riale di Parabiago: “[...] alimentato da un bocchello libero, aperto in sponda destra dalla molinara nel Comune di Parabiago. Il bocchello è ritagliato in una lastra di pietra ed ha forma rettangolare larga cm. 20 e alta cm. 8. l'originaria concessione risale all'imperatore Venceslao e fu accordata a quel comune al solo intento di abbeverare le bestie. Ora invece l'acqua così derivata serve solo alla irrigazione dei prati in catasto d'Olona. La portata di un simile orifizio si presumeva di once 6 di acqua. [...]". Riale di Rho: "[...] il bocchello libero che alimenta il Riale di Rho è aperto in sponda sinistra d'Olona. Originariamente doveva avere le dimensioni e la disposizione del Riale di Parabiago. [...]".

Una roggia storica: il riale di Parabiago Il riale di Parabiago è una roggia che, a partire dal 1216, preleva l'acqua del fiume Olona. In origine l'acqua era utilizzata per lavare i panni, per abbeverare le bestie e per irrigare giardini e orti.. La tradizione vuole che il privilegio del riale fosse stato concesso da Teodolinda, regina dei Longobardi, ma nessun documento è rimasto a conferma. Dai documenti risulta invece che il diritto è stato concesso nel 1216 dal duca Galeazzo Maria Sforza. Il riale di Parabiago (Röngia o Rià nel dialetto locale), un tempo attraversava il centro di Parabiago passando accanto alla chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, in piazza Giuseppe Maggiolini.

Il 27 luglio 1780 gli austriaci fecero temporaneamente chiudere il riale di Parabiago. Il parabaghiese Giuseppe Maggiolini, mobiliere ed ebanista di corte, chiese ed ottenne dall'arciduca di Milano la riapertura del riale affinché si potesse realizzare l'ampliamento della Chiesa parrocchiale di cui era fabbriciere. L'acqua ritornò a scorrere attorno alla piazza principale sino al 1928, anno della sua chiusura definitiva. Tuttavia il riale non fu completamente interrato, dato che ne rimaneva ancora un considerevole tratto nel Parco dei Mulini, seppur invaso dalla vegetazione. L'Ecomuseo del paesaggio di Parabiago, coadiuvato da alcune associazioni (Legambiente, Protezione civile), da agricoltori zona e da alcuni cittadini, nel 2009, ha riportato alla luce l'ultimo tratto del riale. Nell'anno successivo è stata rimessa l'acqua a fini naturalistici per la riproduzione degli anfibi.