Trevico (Trevìco, Trëvìchë in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Avellino in Campania.
È il comune della regione posto alla maggior altitudine, nonché l'unico la cui sede comunale è posta oltre i 1.000
Geografia fisica Territorio Situato nell'Appennino campano, Trevico è il paese più antico e più alto della Baronia. Ribattezzato "il tetto d'Irpinia", con i suoi 1048 metri di altitudine è anche il comune più elevato dell'intera regione. Il suo territorio si estende tra i 589 e i 1094 .
Dal centro storico la visuale è assai ampia, tanto sulla vicina valle dell'Ufita quanto verso il Tavoliere delle Puglie; è inoltre possibile scorgere alcune parti di 6 delle 20 regioni italiane. Le pendici del rilievo su cui sorge Trevico sono rivestite da fitti castagneti.
Clima
A causa dell'altitudine il clima si presenta rigido e ventoso d'inverno ma assai fresco d'estate. A differenza che nel resto dell'Irpinia, ma analogamente alla vicina Puglia, le precipitazioni sono relativamente scarse.
Origini del nome Il toponimo Trivicum è attestato fin dall'epoca romana, sebbene nel Medioevo fossero utilizzate le forme Mons de Vico o semplicemente Vicum. In quanto all'etimologia vi sono due diverse spiegazioni. Secondo una prima ipotesi, si chiama così perché formato anticamente dall'unione di tre borghi (vici in latino). Una teoria alternativa vorrebbe che il nome Trevico derivi dal culto della Dea Trivia (altro nome di Diana) cui era dedicato, proprio su quel monte, un tempio.
Storia Orazio, nel 37 a.C., afferma nella Quinta Satira del primo libro dei suoi Sermones di aver percorso una diramazione della via Appia, sostando in una vicina Trivici villa, mentre era in viaggio verso Brindisi per una missione diplomatica in compagnia di Mecenate e Virgilio. Se l'origine del nome Trevico è dovuta alla fusione di tre villaggi, tres vici, è opportuno risalire ad un unico centro dalle caratteristiche ben definite.
La moderna Trevico sorse però nell'alto Medioevo. Quasi tutti i comuni della Baronia erano in origine casali di Trevico, che nel Medioevo era detta Mons de Vico o semplicemente Vicum.
L'importanza di Trevico crebbe nel tempo. Sotto i Normanni divenne sede di diocesi e venne per la prima volta usato il termine "Baronia" nel 1122 per indicare i possedimenti di Riccardo filius Riccardi che divenne appunto barone di Trevico, Contra e Flumeri.
Appartenuta a Gonzalo Fernández de Córdoba nel secolo XVI, passò poi a Ferrante Loffredo, la cui famiglia la tenne con titolo di marchesato fino all'eversione della feudalità.Lorenzo Giustiniani, Dizionario geografico-ragionato del Regno di Napoli, vol. 9, p. 251.
Nell'Ottocento il comune fece parte del circondario di Castelbaronia ricadente nel distretto di Ariano nell'ambito del principato Ultra all'interno del regno delle Due Sicilie. In epoca postunitaria Trevico fu parte del mandamento di Castelbaronia nell'ambito del circondario di Ariano di Puglia all'interno della provincia di Avellino.
Simboli
Il gonfalone è un drappo di azzurro. Lo stemma raffigurato sul gonfalone è particolare: la torre è infatti caricata nel merlo di centro, da una corona, forse a richiamare l’antica Baronia di Vico, mentre i merli laterali sostengono i globi imperiali; lo scudo è racchiuso in un cerchio rosso, bordato d'oro.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Cattedrale Dedicata a Santa Maria Assunta, fu edificata fra il V e il VI secolo, con pianta a croce greca. Tuttavia nell'XI secolo, allorquando Trevico fu eretta a sede vescovile, l'edificio fu profondamente modificato tanto che l'ingresso principale venne ricavato nel corpo del campanile. Ingrandita nel Cinquecento, venne gravemente lesionata durante il terremoto del 1694 e poi nuovamente a causa del sisma del 1702. Dopo lunghi lavori di ristrutturazione, patì gravi danni per effetto del terremoto del 1732. Rimodernata a fine Ottocento, venne ancora una volta danneggiata dal terremoto dell'Irpinia del 1980, cui seguì l'ennesimo restauro. Dichiarata monumento nazionale, custodisce le reliquie di Sant'Euplio e della martire palermitana Santa Rosalia.
Cripta Situata nei sotterranei della Cattedrale, ma provvista di ingresso autonomo, è di origine assai antica (il portale in stile gotico porta la data del 1409). A seguito di restauri eseguiti nel XX secolo, furono rinvenuti un altare sacrificale, due statue lignee della Madonna della Libera, tracce di affreschi (forse realizzati da allievi napoletani di Giotto) oltre a statue e dipinti antichi. La cripta è fornita di una serie di lucernari e orientata in modo tale da consentire l'illuminazione naturale..
Architetture militari Castello Il castello di Trevico si ergeva sul punto più alto del paese, in posizione ottimale per la difesa. Già esistente all'epoca della dominazione normanna, quando vi risiedeva Gradilone signore di Trevico e della Baronia, il castello divenne poi la dimora dei feudatari locali. Progressivamente abbandonato a partire dal XV-XVI secolo, cadde rapidamente in rovina. Di esso rimangono soltanto alcune cortine murarie munite di finestroni e i resti di una torre in stile aragonese.
Architetture civili Palazzo Scola È questa la casa in cui il regista Ettore Scola nacque (nel 1931) e trascorse la prima infanzia. Ubicato fra i vicoli del centro storico in posizione assai panoramica, conserva molti degli elementi stilistici e decorativi originari. Ristrutturato dopo i danni patiti a seguito del sisma del 1980, nel 2003 venne donato dalla famiglia Scola al comune di Trevico. Pur avendo risieduto stabilmente a Roma, Ettore Scola mantenne sempre legami molto stretti con il borgo d'origine, il cui nome compare anche nel titolo di un film (Trevico-Torino - Viaggio nel Fiat-Nam, girato nel 1973).
Società Evoluzione demografica
Etnie e minoranze straniere Al 31 dicembre 2010 risultano residenti nel territorio di Trevico 23 cittadini stranieri, pari al 2,12% della popolazione comunale.
Lingue e dialetti Accanto alla lingua italiana, a Trevico è in uso una varietà del dialetto irpino.
Religione La diocesi di Trevico, attestata fin dal 1058, si estendeva su tutta la Baronia. La sede vescovile venne però soppressa nel 1818 e aggregata a Lacedonia. Dal 1986 Trevico fa parte della diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia.
Geografia antropica Il centro cittadino, situato sulla vetta del monte di Trevico, accoglie solo una parte della popolazione residente. Una parte cospicua risiede invece nelle frazioni ubicate lungo il versante nord, a mezza costa. Tra le frazioni più notevoli si citano Molini, Caprareccia, Farullo e Lungarella.
Economia Le attività agro-silvo-pastorali sono alla base dell'economia locale. I tre principali prodotti tipici, quali la castagna di Trevico (di origini assai antiche), la patata di Trevico (impiantata fin dagli inizi dell'Ottocento) e il prosciutto di Trevico (anch'esso attestato fin dall'Ottocento), si fregiano del marchio PAT rilasciato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.
Amministrazione Altre informazioni amministrative
Il comune fa parte della Comunità montana dell'Ufita.
Note
Voci correlate Appennino campano Baronia (Italia) Castagna di Trevico Comuni più elevati delle regioni italiane Comunità montana dell'Ufita Diocesi di Trevico Irpinia - Colline dell'Ufita Patata di Trevico Prosciutto di Trevico Trevico-Torino - Viaggio nel Fiat-Nam Trivicum
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